Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post

lunedì 21 febbraio 2011

L'Italia e i suoi Fratelli ...


Credo che almeno mezza Italia abbia assistito al monologo di Benigni l'altra sera, al festival di Sanremo.
Anch'io l'ho fatto e non nego che la performance è stata notevole: Benigni è istrionico e accattivante e quel suo canticchiare l'inno di Mameli, a bassa voce, a luci soffuse, è stato, quasi, ripeto, quasi, commovente.
Ma c'era qualcosa in quei concetti che non mi piaceva, ho sentito delle posizioni, dei concetti che pensavo non appartenessero al popolo di sinistra, al pubblico che generalmente assiste entusiasta alle performance di Benigni.
Percio' mi sono subito collegato a Internet e in Facebook ho subito scritto il mio pensiero: "Benigni sa sempre attirarci con interventi ora divertenti, ora dotti, sempre emozionanti. E forse il particolare momento che viviamo ci porta a considerarci un po' dei novelli carbonari che tramano e combattono per una nuova libertà.
Ma mi chiedo: c'è da vantarsi ad essere italiani? non voglio dire che l'Italia in questo momento non ci merita (anche se è vero), ma ci si puo' vantare di "possedere una nazionalità" ? ci si puo' vantare di essere nati in un determinato preciso punto del pianeta? o non dovremmo piuttosto vantarci, semplicemente, di "esserci", solo in quanto persone vive, individualmente uniche? io sono orgoglioso dei risultati che sono riuscito ad ottenere io, o con l'aiuto di chi mi ha voluto bene, risultati grandi o piccoli che siano, ma non mi sento orgoglioso di essere nato a 300 kilometri da dove è nato Dante o Leonardo, non è un mio merito, è stata solo una fortuita coincidenza ... io la penso cosi'
Benigni è un grande e lo invidio anche un po', ma tutto questo patriottismo io non lo capisco".

Quella sera FB era piena zeppa di commenti entusistici su quanto avevamo appena visto a Sanremo, tutti, destra sinistra e centro (salvo qualche leghista, forse), si sperticavano nelle lodi del ritrovato patriottismo, nell'entusiastica celebrazione della bellezza di essere italiani, dell'orgoglio di essere conterranei di personaggi che hanno conquistato il mondo, con l'arte, con l'ingegno o con la spada.
Francamente ero esterefatto: l'ultima volta che si è sentito il panegirico di Scipione l'Africano, in Italia, credo fu quando il duce annuncio' l'inizio dell'impero italiano, con l'invasione dell'Eritrea e della Somalia. Correva l'anno 1935, XIII dell'era fascista.
Giovedi scorso il coro era unanime, perfino il mio sindaco, buon ragazzo dell'oratorio, twittava al mondo la sua commozione.
Francamente, ero senza parole.
Nessuno si esprimeva a sostegno delle mie tesi, che potete trovare molto argomentate nei commenti seguiti alla mia nota su FB. 
Ma finalmente, stasera, scopro che qualcun altro, molto piu' autorevole di me, ha espresso i suoi dubbi sui concetti espressi da Benigni e la cosa, francamente, mi ha risollevato: che abbia anche lui (come Bersani settimana scorsa!) preso spunto dalle mie note? so che non è vero, ma ... non si sa mai

martedì 8 febbraio 2011

Se non ora, quando?

Pubblico l'appello alla mobilitazione delle donne italiane per Domenica 13 febbraio, in tutte le città d'Italia.

"In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.
Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia – hanno costruito la nazione democratica.
Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.
Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.
Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.
L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI CITTA’ ITALIANA"


A Milano la manifestazione si terrà in Piazza Castello, alle 14:30

giovedì 20 gennaio 2011

CL e il desiderio perduto

Navigando qua e la', ho trovato una chicca che non posso non condividere, sperando magari anche di aprire un po' di dibattito sul tema.
Lo spunto viene dal sito del periodico Tracce, organo ufficiale di Comunione e Liberazione, dove ho trovato un interessante contributo, il cosidetto "volantino" del mese di dicembre.
Vi si fa un'analisi della crisi attuale del nostro Paese (applicabile forse anche in ambito piu' esteso) e la diagnosi finale è questa: " ...la crisi è sì sociale, economica e politica, ma è soprattutto antropologica perché riguarda la concezione stessa della persona, della natura del suo desiderio, del suo rapporto con la realtà...".
Si cita anche una ricerca del Censis, che ammonisce:"«Tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare una società troppo appagata e appiattita»", ed indica la direzione in cui ricercare una soluzione: "Ma chi o che cosa può ridestare il desiderio? È questo il problema culturale della nostra epoca. Con esso sono costretti a misurarsi tutti coloro che hanno qualcosa da dire per uscire della crisi: partiti, associazioni, sindacati, insegnanti.... Come? Attraverso la presenza di persone che documentano un’umanità diversa in tutti i campi della vita sociale: scuola e università, lavoro e imprenditoria, fino alla politica e all’impegno nelle istituzioni. Persone che non si sentono condannate alla delusione e allo sconcerto, ma vivono all’altezza dei loro desideri perché riconoscono presente la risposta.".
Quindi, usciremo dalla crisi che ci attanaglia, sempre secondo la rivista cicellina, solamente ad una condizione, cioè se: "decidiamo di essere veramente ragionevoli sottomettendo la ragione all’esperienza, se cioè, liberandoci da ogni presunzione ideologica, siamo disponibili a riconoscere qualcosa che nella realtà già funziona. Sostenere chi, nella vita sociale e politica, non si è rassegnato a una misura ridotta del proprio desiderio e per questo lavora e costruisce mosso da una passione per l’uomo, è il primo contributo che possiamo dare al bene di tutti.".
Mi si è illuminato il cervello: ecco le ragioni antropologiche ed escatologiche che giustificano il supporto a Silvio, che CL non gli hai fatto mancare, e la spiegazione del suo duraturo successo: il suo spropositato desiderio. Anche se con una piccola differenza: lui, la passione, ce l'ha per le donne ...


mercoledì 19 gennaio 2011

Chi ci libererà dal berlusconismo?

Mi spiace un po' iniziare l'anno nuovo, scrivere il primo post del 2011, parlando di questa faccenda. Certo, potrei astenermi, ho resistito finora, potrei resistere ancora. Ma ci sono un paio di aspetti che non ho ancora letto in giro e che vorrei condividere con i miei lettori.
Primo. Non è vero che nel nostro Paese non ci si indigna piu', molti sono indignati, in questi giorni, fortunatamente, e io sono tra questi, anche a costo di essere tacciato di moralismo. Magari ci si fa l'abitudine, all'indignazione, si inflaziona un po' questo sentimento, perchè capita di viverlo quasi ogni giorno, negli ultimi anni, ma quello che molti provano dopo le notizie che riempiono giornali, web e televisione, supera di gran lunga i livelli passati.
La cosa grave, eventualmente, è che non ci si indigna abbastanza o, in altri termini, che non abbastanza persone si indignano. Tant'è vero che è opinione comune, basta parlare un po' con le persone in giro, che se si dovesse andare alle elezioni ora, B.vincerebbe ancora. E' evidente, infatti, che molta gente è ammaliata dalle gesta del viscido nano, lo invidia, lo considera un modello da imitare, da ammirare, da idolatrare.
Non voglio qui ragionare sul perchè questo stia avvenendo, anche se qualche idea ce l'ho. Do' pero' come dato di fatto che una buona parte degli elettori italiani non riesce piu' a dare un giudizio equilibrato, indipendente, staccato sulla condotta del personaggio in questione e continua a prediligerlo come suo governante preferito, nonostante le malefatte di cui viene accusato.
Dando quindi per assodato il fatto che molti cittadini sono ormai preda di ipnosi collettiva e quindi incapaci di reagire, mi chiedo come possa invece rimanere inerme, silenziosa, quando non apertamente favorevole a B. tutta quella parte di Paese che solitamente si definisce come "intellighenzia", quelli che detengono il potere reale e che determinano, con le loro scelte e i loro suggerimenti subliminali, le loro pressioni nascoste, la vera direzione in cui va l'intera nazione. Mi riferisco, per parlare chiaramente, ai meta-poteri forti: la Chiesa cattolica, innanzitutto, con tutte le sue ramificazioni, sette e sotto sette, come Comunione e Liberazione, l'Azione Cattolica, l'Opus Dei e via discorrendo. In secondo luogo, gli industriali, gli imprenditori, grandi o piccoli che siano, quelli che piu' ci guadagnerebbero da un governo che sa governare e da una nazione riconosciuta universalmente nel novero dei Paesi normali. Infine, il mondo della Finanza, il potere economico, quello che normalmente chiede stabilità e certezza e non puo' sopportare un continuo andirivieni di crisi, traballamenti e mozioni di sfiducia.
Ebbene, tutti questi, per i propri principi (mi riferisco ad esempio a CL) o per convenienza (come nel caso delle forze economiche) dovrebbero togliere ogni appoggio, togliere l'ossigeno ad un personaggio privo di ogni principio etico e dedito solo all'auto esaltazione, che ogni giorno mette a repentaglio non tanto la sua dignità, ma quella di un intero Paese.
Solo oggi, dopo ormai quasi una settimana dall'inizio della storia, l'Avvenire e Famiglia Cristiana hanno cominciato a prendere le distanze, anche se con parole molto misurate. Da CL, invece, temo non ci sarà nessuna reazione, troppo intenti a coltivare i loro ipocriti traffici protetti dal potere, anche se eticamente deprecabile (ma, si sa, il fine giustifica i mezzi). Conosco un industriale, di rilevanza nazionale, che da un po' di tempo si fa negare quando Berlusconi lo cerca al telefono, ma non è ancora abbastanza. Servono parole chiare, pubbliche ed inequivocabili, che facciano riaprire gli occhi a chi si è assopito e indichino chiaramente la strada per uscire da questa tragica situazione.
Infine, una proposta, che magari sembrerà spregiudicata, ma quando la situazione lo richiede, è indispensabile anche un po' di coraggio. Le opposizioni parlamentari comincino a contattare la Lega e ad offrire loro un'alternativa: togliere l'appoggio al governo Berlusconi in cambio dell'approvazione dell'ormai stantio federalismo fiscale. Gli si faccia la proposta: far cadere il nano e costituire un governo a termine con lo scopo preciso di approvare il federalismo ed una nuova legge elettorale. Fatto questo, ognuno per la sua strada e si torni a votare. Se la Lega è questo che vuole, questo puo' avere, anche in fretta. Credo che una scelta del genere potrebbe essere compresa anche dai piu' fanatici militanti del Carroccio, che da tempo sopportano l'alleanza col puttaniere incallito in cambio di una promessa federalista, peraltro mai concretizzata.
Sarebbe un atto di coraggio di una classe politica ormai completamente compromessa e incapace di tirarci fuori dalle secche del berlusconismo.

martedì 26 ottobre 2010

Fabbrica Italiana Automobili Torino

Spero che se Marchionne porterà via veramente dall'Italia la Fiat, almeno abbia il buon gusto di cambiarle nome. Per non creare confusione nella clientela.
Quanto detto domenica dall'AD di FIAT è una chiara dimostrazione di quanto siamo messi male oggi in Italia, nei rapporti tra imprenditori e lavoratori, tra classe dirigente e operai. E' un rapporto malato, squilibrato, segnato da reciproca sfiducia e scollamento. Lo stesso che abbiamo piu' volte stigmatizzato e cercato di spiegare anche tra politica e gente comune.
Dare la colpa agli operai per tutti i mali che minano la competitività del nostro Paese, mi sembra miope, oltre che ingiusto: se le cose vanno bene, il merito è dei managers, che si intascano poderosi premi e dividendi. Se invece vanno male, la colpa è degli operai. Anzi, si cerca di dividere tra loro i lavoratori, di metterli in conflitto gli uni contro gli altri, per poterli sfruttare meglio: divide et impera, dicevano i romani.
Ma perchè in Germania, o negli Stati Uniti, dove il lavoro costa due o tre volte piu' che da noi, le cose vanno molto meglio?
Una cosa credo faccia la vera differenza e sia indispensabile se vogliamo rinnovare il modo di intendere il lavoro: il senso di appartenenza. Un lavoratore tedesco è orgoglioso di lavorare per la sua azienda, perchè sa che l'imprenditore si fida di lui e lo sa valorizzare. Negli Stati Uniti è ancora piu' spinto questo "sense of belonging", addirittura con manifestazioni che a volte rasentano il ridicolo o il grottesco. Noi Italiani siamo esattamente all'opposto: il nostro datore di lavoro è visto come una controparte, non si perde occasione per cercare di denigrarlo, di "fregarlo". Sentimenti specularmente e abbondantemente ricambiati dal "padrone", in maniera reciproca. Percio' ogni occasione è buona per cercare di trarre i massimi vantaggi a se stessi (sia da una parte che dall'altra), a volte anche rischiando di compiere veri e propri abusi o addirittura dei reati (non mancano gli esempi, da una parte e dall'altra).
In Germania i sindacati siedono nei consigli di amministrazione delle aziende, anche se in minoranza, ne condividono scelte e responsabilità, perchè hanno capito che una impresa che funziona bene fa il bene di tutti. Gli imprenditori apprezzano questa presenza ed il comportamento responsabile dei sindacati, perchè sanno che senza di loro non si va da nessuna parte. Ciascuna delle due parti sa che l'altra è indispensabile per ottenere quella sicurezza e quel benessere che diviene "bene comune" per tutti. Non mancano le contrapposizioni, non mancano le trattative, nemmeno gli scioperi mancano, ma alla fine si cerca il maggior consenso possibile, per il bene di tutti.
Da noi, no: l'AD della maggiore fabbrica italiana, una delle poche industrie manifatturiere ormai rimaste, dice in televisione che la parte italiana delle sue fabbriche non produce un Euro di utile operativo, per colpa delle richieste esose e dei comportamenti assenteisti degli operai. Il ministro delle Finanze addirittura dice che la sicurezza sul lavoro e i diritti "perfetti" sono un lusso, che in Cina o in Bulgaria non si possono permettere: loro lavorano e noi siamo in cassa integrazione.
Mi vengono in mente poche eccezioni che confermano questa regola ormai diffusa: la Ferrero e l'Esselunga sono due aziende "padronali", un proprietario (o una famiglia) che decide la politica industriale, le strategie. Nessun azionariato diffuso, società non scalabili in borsa, aziende che non hanno come priorità massima il dover produrre dividendi per i loro azionisti. Sindacalizzazione ai minimi e comunque morbida. Eppure sono due società sane, la prima esporta in tutto il mondo, la seconda è costantemente oggetto delle mire di gruppi stranieri, sempre rifiutate. Due aziende i cui dipendenti sono orgogliosi di lavorarvi, di appartenere a quel gruppo di persone che tutte assieme hanno fatto la fortuna di quel marchio, di quella "intrapresa". Imprenditori "illuminati", lavoratori valorizzati e contenti.
Quanti lavoratori in Italia possono dire altrettanto? vantarsi di lavorare per una certa società, esserne fieri? ce ne sono, senz'altro, ma forse si contano sulle dita delle mani.
Caro Marchionne, forse quello che ti serve per aumentare il valore delle azioni FIAT lo troverai in Polonia o in Brasile o in Serbia. Ma se il trattamento che verrà riservato a quelle maestranze sarà lo stesso di quello usato qui da noi, il tuo successo sarà effimero e passeggero. E non andrai lontano.
Il rispetto per gli altri essere umani è l'ingrediente indispensabile per lasciare un segno, per rimanere nella storia positiva di un Paese. Purtroppo, è ormai merce assai rara dalle nostre parti.

giovedì 16 settembre 2010

L'etica ? non abita piu' qui

Quello che sta succedendo in Parlamento in questi giorni è una dimostrazione di quanto il senso etico dei nostri governanti sia ormai a livelli da terzo mondo, tanto che perfino Napolitano si è preso la briga di richiamare all'ordine la classe politica.
Due gli episodi che vale la pena sottolineare, solo gli ultimi, senz'altro non gli unici.

Lo chiamano "gruppo di responsabilità nazionale", sono una ventina di deputati di vari partitucoli dentro al gruppo misto, che, mettendosi una mano sulla coscienza, sono disposti a sacrificarsi ed a votare a favore del governo per consentirgli di sopravvivere fino alla fine legislatura. Detta cosi', dà l'idea di persone che in nome di un interesse piu' alto, la stabilità del governo, appunto, sono disposte a rinunciare alla loro specificità, alla loro identità di residui partitici di altri tempi ed a votare pro-Berlusconi.
Il Marketing quindi vince sulla sostanza: il nome altisonante, la responsabilità nazionale, li eleva a disinteressati servitori dello stato. In realtà, è la solita compravendita dei voti, un "voto di scambio" bello e buono: in cambio del sostegno al Governo, si promettono posti di vice-ministro, di sottosegretario, di passacarte riconosciuto. Tant'è che la nomina del nuovo ministro allo Sviluppo, il sostituto di Scaiola (dimessosi piu' di quattro mesi fa!), prevista entro settimana scorsa, è nuovamente sospesa, rimessa in gioco dal risiko delle poltrone che si sta svolgendo in queste ore. E la posta in gioco, si sa, è molto alta.

Secondo fatto: passata quasi in silenzio, una dichiarazione di Stracquadanio, pasdaran del PDL, rende bene qual'è la cultura che domina nella nostra classe politica. Riporto dal Corriere della Sera: "Se anche una deputata o un deputato facessero coming out e ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza - insiste Stracquadanio - non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato". Con parole piu' chiare: prostituirsi per fare carriera (politica) è pienamente accettabile.
Che questi comportamenti siano sempre avvenuti, non è un segreto per nessuno. Io pero' continuo a pensare che siano retaggio della società feudale dei secoli passati, una aberrazione inaccettabile per una società civile, per una cultura in cui le persone sono tutte uguali, sia davanti alla legge che davanti alle opportunità.

Che il nostro presidente del consiglio sia privo di ogni valore etico e morale, è un dato di fatto. Ma che i suoi valori da Don Rodrigo della bassa Brianza diventino la normalità, la regola, nel nostro povero e bistrattato Paese, è una cosa che davvero non riesco a comprendere e ad accettare.

lunedì 21 giugno 2010

Fedeladrismo ... sport nazionale

Berlusconi continua ad aver fretta di approvare il suo DDL "Intercettazioni": modificatelo, ma approvatelo prima delle ferie, dice.
Perche' il tempo stringe. Ed anche il cerchio si stringe, attorno ai loschi affari che cricche di ogni parte e di ogni colore stanno portando avanti dalle Alpi alla Sicilia.
E' di questi giorni (ma l'informazione nazionale non ne ha parlato) una raffica di arresti che ha colpito i capi della Comunità Montana di Morbegno, i responsabili della "Eventi Valtellinesi" (che gestisce i grandi eventi in valle, che siano campionati di sci o festival della salsiccia), nonche' ex assessori e capi dell'opposizione (di destra). Quasi tutti nominati con voti di Lega e PDL, ma anche con l'appoggio del centrosinistra. I dettagli si possono trovare qui e qui. Fondamentali, anche questa volta, le intercettazioni, che hanno rivelato come gli arrestati spendevano e gestivano soldi pubblici a scopi privati. A danno, questa volta, della regione Lombardia: eloquente esempio di corruzione federalista.
Si sviluppa intanto l'inchiesta partita dalla Protezione Civile, che vede l'incriminazione anche di Lunardi (ex-ministro del Governo Berlusconi) e del cardinale Sepe (che, promette, collaborerà con la giustizia italiana, nei termini previsti dal Concordato - in altre parole, non dirà nulla). Che il Vaticano fosse dentro fino al collo si era intuito, ora cominciano ad arrivare le prime verifiche.

Intanto, sotto una pioggia battente che allaga i prati e fa sprofondare nel fango i sempre fedeli scalmanati uditori, Umberto Bossi da Pontida ripete, come un disco rotto, i ritornelli del federalismo, del decentramento, della padania libera. Ma libera da che? dai ladri o dai giudici impiccioni?
In ogni caso, tranquilli: l'Italia è molto piu' unita di quanto non appaia dalle farneticazioni del trota padre, almeno quando si tratta di rubare.
E non so se di questo dobbiamo rallegrarci o preoccuparci.

lunedì 14 giugno 2010

Auguri a Guccini - Cyrano

Raramente inserisco dei video da YouTube, ma oggi faccio un'eccezione.
Oggi Francesco Guccini festeggia i suoi 70 anni. Una data importante, per certi aspetti incredibile: solo ieri cantavo con i miei amici le sue canzoni, accompagnandole con la chitarra appena comprata. Poi, in un baleno, sono passati quarant'anni.
Oggi voglio ricordare questo poeta del nostro tempo, ringraziandolo per quello che ha scritto, suonato, cantato per noi, per quello che ci ha comunicato, per la passione che ci ha trasmesso, con quella che per me è la sua canzone migliore. Ed anche attuale. 
Tanti auguri, Francesco.




giovedì 8 aprile 2010

Italia malata

E' di oggi la notizia che le famiglie italiane sono sempre piu' povere, per colpa della crisi e della perdita del lavoro. Il numero dei disoccupati continua ad aumentare, per colpa di una congiuntura che da mesi ci viene presentata come finita, ma che in realtà sembra voler durare ancora a lungo. Chi lavora è fortunato, ma rischia ogni giorno la vita: gli incidenti nei cantieri e nelle fabbriche italiane ormai si susseguono ad un ritmo che ci fa quasi diventare indifferenti (18 morti da inizio d'anno solo in Lombardia!). Il Paese frana ad ogni acquazzone, mettendo a repentaglio persone, paesi, intere regioni e distruggendo in un istante intere vite di centinaia di persone.
Insomma, siamo pieni di problemi che minacciano la vita stessa dei cittadini di questo povero Paese, problemi che dovrebbero essere in cima alle priorità di un qualsiasi governo, eletto dagli stessi cittadini che si aspettano ora azioni indispensabili e coraggiose.


Invece, la politica di questo strano Paese litiga su chi deve essere il regista delle riforme, su chi ha vinto di più le elezioni, su come deve essere eletto il presidente-padrone della repubblica, produce leggi con l'unico scopo di proteggere il manovratore, per impedirne il legittimo controllo da parte della magistratura e dei cittadini, riorganizza l'amministrazione statale non per migliorarne l'efficienza, ma per consentirle di fare più tranquillamente i suoi sporchi affari, inventa opere pubbliche totalmente inutili e avulse da ogni minimo collegamento con la realtà, ma che saranno fonte di arricchimento smisurato per chi riuscirà a metterci sopra le mani.


Gli Italiani non hanno bisogno di una repubblica presidenziale, non hanno bisogno di ministeri trasformati in S.p.A. per mangiare meglio, non hanno bisogno di processi abbreviati al solo scopo di far sapere subito alle vittime che non avranno mai giustizia. Gli Italiani non hanno bisogno di questa politica.
Chiedono solo che qualcuno si occupi di loro, chiedono che qualcuno li aiuti a tirare la fine del mese, chiedono Giustizia per ogni morte sul lavoro, per ogni Euro pubblico impropriamente intascato da amministratori disonesti. Chiedono innanzitutto attenzione, non solo la settimana prima delle elezioni, ma sempre, ogni giorno.


E dico soprattutto ai capi dell'opposizione: svegliatevi, smettetela di sprecare tempo ed energie in inutili lotte tra di voi, per chi è più bravo, per chi arriva prima. Cominciate a occuparvi delle cose, dei problemi, della gente che paga il vostro stipendio.
Se l'Italia sta andando in rovina, è anche colpa vostra.





giovedì 25 febbraio 2010

Un colpo di genio

Il buon Giovanardi, parlamentare del PDL nonchè neo paladino della purezza delle Casta, aveva avuto un'idea grandiosa: sottoporre deputati e senatori al test antidroga. Ma il rischio di sputtanare mezzo parlamento era troppo alto, percio' aveva aggiunto una piccola clausola, alla sua proposta: il test sara' volontario (non obbligatorio) e, soprattutto, anonimo. "un atto di responsabilità", l'aveva definito Casini, che nella scorsa legislatura aveva presentato un progetto di legge per il test obbligatorio, bocciato dal Parlamento.
Ben 232 parlamentari hanno risposto all'appello e circa 170 hanno dato il consenso per la publbicazione dei risultati: tutti negativi.
Degli altri 50, alcuni non hanno ritirato l'esito, altri non hanno dato il consenso, ma la cosa piu' interessante è che, tra questi 50, uno è risultato positivo.
Ora, la prima reazione è: ma chi è 'sto fesso che si sottopone al test per farsi trovare positivo?

Io credo invece che costui sia stato un genio: protetto dall'anonimato, ha pensato bene di invalidare tutta la strombazzante parata pensata da Giovanardi. Un test positivo invalida tutto il test, stende un'ombra su questi residui 50 parlamentari rendendo palese l'inutilità dell'iniziativa e, soprattutto, l'ipocrisia di questa scelta.

Ma quando i nostri dipendenti parlamentari impareranno che non possono prendersi beffe di noi? se vogliono dimostrare la loro serietà e la loro onestà, facciano i seri e gli onesti, basta con queste manfrine, che non fanno altro che buttare fango nel ventilatore per far diventare fango ogni cosa.

Io ringrazio ufficialmente questo "fesso" positivo, perchè ha reso evidente, una volta di piu', se ce ne fosse ancora bisogno, l'inadeguatezza di questa classe politica.


sabato 16 gennaio 2010

Tramuteranno le loro radici in àncore ...

Tempo fa, in un mio precedente post (che trovate qui), mi occupavo di una risoluzione della Camera fatta per impegnare il Governo a prendere provvedimenti per salvaguardare "le nostre radici".
L'argomento e' sempre stato un mio pallino, perche' mi pare che in questo mondo globalizzato e post-moderno, la difesa ad ogni costo del proprio campanile sia assolutamente anacronistico, oltre che inutile.

Mi sono percio' sembrate quanto mai interessanti ed azzeccate le idee di un grande pensatore, Zygmunt Bauman (nella foto a lato), un saggio 84-enne uscito dalla Polonia negli anni della cortina di ferro ed ora felicemente dimorato in Inghilterra.

L'Espresso n.1 del 2010 ne pubblica un'intervista quanto mai interessante, in cui il filosofo passa in rassegna i principali anacronismi di un societa' in trasformazione, dove - citando Gramsci - "il vecchio sta morendo, ma il nuovo non è ancora nato". Valori come solidarietà, fratellanza, uguaglianza, fondamenta del mondo (occidentale) moderno, non sono più in voga e stentano a trovare dei sostituti, se non semplici reazioni alla paura ed all'insicurezza che l'assenza di questi valori produce.
Dice ancora Bauman: "oggi il vecchio che sta morendo è l'ordine mondiale sostenuto dalla triplice formula Stato, Territorio, Nazione. Nessun territorio, oggi, puo' aspirare alla piena sovranità statuale. Di più, è assurdo pensare alla stessa idea di unità nazionale in un pianeta costellato da arcipelaghi di diaspore. E perfino i governi delle grandi potenze fanno finta di essere sovrani, solo per illudere o consolare i loro elettori. La recente visita di Barak Obama in Cina, assomigliava ad un'udienza di un cliente presso il direttore di una banca."

Ma l'intuizione piu' interessante di Bauman, a mio avviso, e' questa: "alla metafora delle radici, preferisco la metafora dell'àncora, perche' l'àncora la puoi buttare giù e tirare su quando vuoi, senza danno per la nave."

E' bello paragonarci a delle barche solo provvisoriamente ancorate in un punto, in una baia. Godere del panorama e della posizione. Altri possono fare altrettanto, avvicinandosi e buttando l'àncora presso a noi. Noi o gli altri possiamo, in un qualsiasi momento, tirar su l'àncora e spostarci da un'altra parte.
Se fossimo capaci di vedere gli altri cittadini di questo piccolo mondo come dei viaggiatori, come siamo noi, temporaneamente presenti in un luogo, ma non proprietari esclusivi di quel luogo (tra l'altro, verrà il giorno in cui lo dovremo abbandonare forzatamente), sarebbe molto più facile la convivenza, la comprensione, la solidarietà, l'integrazione.

Temo però che non sarà nemmeno il 2010 a vedere realizzato questo sogno



sabato 9 gennaio 2010

In questo mondo di ladri ...

Milano (anzi, il suo sindaco Moratti), vuole intitolare una via od uno spazio verde del centro al compianto (dallo stesso sindaco) Bettino Craxi.
C'è chi s'indigna, chi si oppone, chi si stupisce. Io lo trovo normale, prevedibile e, lasciatemelo dire, quasi giusto.
Si, perchè in un paese dove chi piu' ruba piu' fa carriera, dove la parola "escort" produce solo un sentimento di invidia, dove chi parla e racconta la mafia andrebbe "strozzato", dove si rimuovono le targhe in memoria di chi ha dato la vita contro la mafia, dove i capitali illegalmente accumulati all'estero si possono ripulire pagando una tangente del 5% allo Stato, dove chi si occupa del prossimo e dei piu' diseredati e' un comunista, beh, in un paese come questo e' normale che vengano intitolate le vie ai latitanti, ai delinquenti, ai corrotti.
Anzi, io intitolerei a Craxi la piazza del Duomo, quella piazza su cui, dal suo studio, si sara' affacciato molte volte, mentre intascava le buste di danaro.

Da tempo ormai, in questo paese, non ci si puo' stupire piu' di niente.



lunedì 21 dicembre 2009

Nell'ottava dell'aggressione

Ricorreva ieri l'ottava dall'aggressione a Berlusconi.
E' stata una settimana molto significativa, per capire come vanno le cose qui da noi.

Primo. La gestione mediatica dell'evento ha sortito gli effetti attesi: la popolarità del premier aumenta (Repubblica gli da' 4 punti in piu'), Di Pietro cade (-6 punti), Governo e gli altri partiti sostanzialmente stabili. Quindi, le trombe di regime hanno fatto il loro dovere: Cicchitto, Minzolini, Fede, l'odio, l'amore, il mandante morale, ... Era atteso, niente di eclatante, anzi, personalmente mi aspettavo anche di più.

Secondo. Nella settimana appena conclusa, si e' votata la finanziaria alla Camera: voto di fiducia n. 27, nessuna discussione, deputati strettamente nelle mani dell'esecutivo, alla faccia della "libertà" così abbondantemente sbandierata. Un altro provvedimento allegato alla finanziaria: lo scudo fiscale rinnovato fino ad aprile del prossimo anno, forse non tutti avevano fatto in tempo a lavare i loro capitali sporchi, oppure qualche rata delle entrate illecite di qualcuno scadeva a Natale e non si voleva perderla. Di cosa ci meravigliamo? nel paese che ha inventato le indulgenze plenarie a pagamento, lo scudo tremontiano e' peccatuccio veniale.

Terzo. E' stata questa anche la settimana del summit di Copenhagen, per un accordo che potesse salvare il pianeta da ben peggiori disastri ecologici. Fallimento quasi completo, per la sfuggente volontà a fare qualcosa di concreto da parte dei paesi piu' ricchi. L'Europa ha brillato per la sua vacuità, forse facendo la gioia dei detrattori del Trattato di Lisbona. Ma tra gli europei, ha brillato ancor piu' l'insignificanza della partecipazione italiana, anzi sono quasi convinto che non ci sia andato nessuno del nostro governo, comunque l'effetto e' stato quello.
Mi piace pero' sottolineare come la copertura mediatica delle nostre TV sia stata quanto mai assente e fuorviante: se si e' parlato dell'evento, è stato solo per far vedere i manifestanti che protestavano e che combattevano con la polizia. Come a dire: i soliti comunisti che si preoccupano di stronzate. Ma quale riscaldamento del pianeta, quali emissioni di gas serra: noi qui avevamo ben altro (re) Sole malato, questo è un reale problema per la sicurezza ed il futuro dei cittadini italiani. E come spesso accade, ci sono cascati tutti, anche giornali e personaggi da cui ci aspetteremmo di più.

Mi auguro che il freddo di questi giorni ottenga un duplice effetto: da un lato raffreddi i bollenti spiriti di qualche scriteriato parlamentare che usa le parole come un souvenir del Duomo, dall'altro che qualche mammut baffuto si trovi così a suo agio in questo clima glaciale, da chiedere l'ibernazione perenne.

Non ci resta che sperare.

sabato 28 novembre 2009

Sono giorni difficili: scrivo per non dimenticare

Stiamo vivendo giorni cruciali, difficili e assurdi, stanno succedendo cose che forse un giorno ricorderemo come importanti, decisive, anche ora non sappiamo perche' o da quale parte ci troveremo dopo, se saremo felici o distrutti.
Scrivo solo qualche nota, per fissare la memoria, per non dimenticare, senza la pretesa di dire qualcosa di speciale o di nuovo.

1. Circa due mesi fa Berlusconi aveva ironizzato sul fatto che alcuni magistrati stessero riaprendo vecchie inchieste degli anni 1993-94. Fu un po' un sasso nello stagno, nessuno ne aveva parlato, l'ha tirato fuori lui, e' sembrato quasi un mettere le mani avanti.

2. Un mese e mezzo fa la Corte Costituzionale ha bocciato il lodo Alfano.

3. Quindici giorni fa, sempre il nostro presidente ha passato 3 o 4 giorni senza farsi vedere: nessuna dichiarazione, nessuna intervista, nessuna telefonata ai talk-show in prima serata, nessuna inaugurazione di casette all'Aquila. Assolutamente insolito, improbabile. Erano i giorni della caduta del muro a Berlino, del convegno della FAO ... niente, profilo basso, sembrava preoccupato o forse bastonato.

4. Da qualche giorno girano voci di un possibile avviso di garanzia per Berlusconi per consorso esterno in associazione mafiosa, tra l'altro a lanciarlo per primo e' stato proprio il suo quotidiano, Il Giornale.

5. Ieri, 26 novembre, Berlusconi parla di "clima da guerra civile", di crescente aria di intolleranza, di tentativo di sovvertire il volere popolare da parte della magistratura.

6. Oggi, 27 novembre, Napolitano indice una conferenza stampa (cosa peraltro mai vista) in cui avverte la magistratura di non oltrepassare i suoi compiti, avverte tutti che un governo rimane al suo posto finche' ha una maggioranza parlamentare, votata dal popolo, che lo sostiene. Chiede ai poteri costituzionali di fare "uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche". Parole sibilline, valutate da ogni parte in maniera "pro domo sua".

7. Nel frattempo, l'aria si fa sempre piu' pesante, la contrapposizione tra favorevoli e contrari a Berlusconi sempre piu' netta. Il No Berlusconi Day (fissato per il 5 dicembre) continua a raccogliere adepti, mentre l'altra parte copia e vuole organizzare il Si Berlusconi Day, stesso giorno e stessa città (Roma). Per fortuna non se ne sente piu' parlare, ma magari stanno lavorando nell'ombra. In ogni caso sarebbe una follia.

L'incertezza e' totale: arriverà veramente questo avviso di garanzia, sempre piu' chiacchierato e atteso? e se si, cosa succederà dopo? ci sarà la polizia per le strade, come il giorno del no al lodo Alfano? Tutti gli elementi citati sopra potrebbero essere spiegati proprio da un evento di questo tipo, un avviso di garanzia per associazione mafiosa, c'è chi dice che sia gia' arrivato, ora si sta solo cercando il modo di farlo sapere al paese, o forse di nasconderlo ...

Intanto migliaia di lavoratori protestano nelle piazze, dormono nelle azienda occupate, ogni sera un gruppo nuovo.
Sono giorni pesanti, di incertezza. Non sappiamo cosa succederà domani.
Spero solo di aver sbagliato tutto.


lunedì 23 novembre 2009

L'acqua privata? allora ce la compriamo noi !

Rilancio un'idea del mio amico Roberto (Kuda): il governo vuole far entrare i privati nel capitale delle municipalizzate che gestiscono l'acqua? eccoci, i privati siamo noi. Popolo di sinistra, partiti di sinistra, raccoglitori di firme pro-referendum, tutti quelli che non condividono questo provvedimento che sta per diventare legge, si impegnano, con un minimo esborso economico, a partecipare ad una società che si compra la quota minima per garantire le sopravvivenza delle società di gestione, esercitando cosi' un doppio controllo sulla gestione, come proprietari e come cittadini.
E' una buona idea, magari non semplice da realizzare, ma si puo' approfondire e lavorarci.

Giusto per informazione, il comune di Parigi ha deciso di fare marcia indietro sul contratto di gestione dell'acqua cittadina e di chiudere il rapporto con le grandi società che la gestivano fino a quest'anno (Veolia e Suez): dal primo gennaio 2010 la gestione ritornerà in una società pubblica (leggi qui i dettagli - in francese, oppure qui - in italiano)


venerdì 13 novembre 2009

Povero Cristo!

Riporto integralmente una lettera di Paolo Farinella, prete.
=======================================================
I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della consegna delle case. Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i «cristi immigrati», che parla di «difesa dei valori cristiani». Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.

Possiamo dire che c’è una nuova «Compagnia di Gesù» fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi le fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire. Intanto sul «povero Cristo» di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di «nutrizione e idratazione», da nessuno è venuta una parola di condanna verso i colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato «assassino» al papà di Eluana Englaro.

Povero Cristo, difeso dai preti come suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri, i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli affamati! Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri sventurati in cerca di uno scampolo di vita. Povero Cristo, difeso dalla “ministra” Gelmini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione “de noantri”, esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini. Povero Cristo, difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.

Povero Cristo! Gli tocca ringraziare la Corte di Strasburgo, l’unica che si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo. Signore, pietà!

Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di inchiodato alla croce, dica: Beati voi, difensori d’ufficio... beati voi che ho i piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo leverebbe nessuno.