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domenica 27 ottobre 2013

Congresso PD: rappresentazione della Democrazia?

Il dubbio di fare un po' troppo spesso la campana stonata, ogni tanto mi viene.
Ma interpretare in chiave positiva l'esultanza che stasera pervade i cinguettii dei Democratici milanesi, confesso che mi risulta difficile.
Naturalmente, sono io che non capisco.
Ma cosa è successo? nulla, ci sono solo stati i congressi dei circoli del PD milanese e le votazioni per il segretario metropolitano. Nella mia città, nessuna sorpresa, tutto secondo copione: la complessa organizzazione del PD, ancora una volta (o per la prima volta?) fa filare tutto alla perfezione, sotto l'attento sguardo benedicente del nuovo che avanza, il "sindaco d'Italia" (ma la capitale non era Roma?).

Francamente, la delusione è profonda. Non solo per la platea esigua per una città con più di 30 mila abitanti, e nemmeno per il fatto che le persone attente e concentrate fossero meno di un terzo, mentre le altre stazionavano in capannelli dentro e fuori la sala, discutendo animatamente su questioni senza dubbio inerenti ai contenuti del congresso. Interventi istituzionali: il decano-presidente, i partiti ospiti, il segretario uscente, il segretario entrante, il sindaco, il capogruppo. Un susseguirsi di sperticate lodi, di dorati complimenti, di inutili raccomandazioni, perchè tutte le buone qualità sono già presenti, in questo fortunato partito.
Non si vota, tanto c'è un candidato unico (siamo un partito unito, noi), un direttivo unico (scelto dal nuovo segretario, mica si puo' fare un direttivo diverso): acclamiamo. Alleluja.
In cuor mio, dico, ora verrà il dibattito, parlerà qualcuno degli iscritti, anch'io potrò dire la mia, ho in tasca gli appunti che mi sono preparato per non perdere il filo ... gli iscritti, invece, cominciano ad alzarsi, chi va verso l'urna per votare il segretario provinciale, chi si avvicina ai capannelli vocianti, finalmente liberi di alzare il volume della conversazione. Chi se ne scappa direttamente a casa, il risotto non può attendere. Tutti sono contenti: la rappresentazione della Democrazia è compiuta.

Si contano i voti dei candidati alla provincia: il pupillo è primo, una donna seconda. Non poteva andare meglio, il copione è compiuto. 

E' stato il mio primo congresso di partito. Qualcosa mi dice che sarà anche l'ultimo.



martedì 20 luglio 2010

Ave Cesare, statista di rara capacità

«statista di rara capacità che conduce con responsabilità e lucida consapevolezza il Paese verso un futuro di donne e di uomini liberi che compongono una società solidale fondata sull’amore, la tolleranza e il rispetto per la vita»
Questa è la motivazione con cui la Provincia di Milano (a guida PDL) ha consegnato il premio "Grande Milano" a Berlusconi (che del PDL è il fondatore e padrone).
Ma chi scrive 'ste cose, avrà il coraggio di guardarsi allo specchio, la mattina? 
Passi per la "rara capacità", in effetti le persone cosi' sono, fortunatamente rare, ma "responsabilità e lucida consapevolezza" cosa sono? quando fa il cucu' alla Merkel ? o quando chiama "metastasi" la Magistratura? 
"un futuro di donne e di uomini liberi" lascia pensare che ora non lo siamo e che piu' avanti lo saremo di piu': credo che qui l'equivoco, immagino involontario, sia sulla parola "libertà", evidentemente io non gli sto attribuendo lo stesso significato di chi ha scritto questa delirante motivazione.
Ma il top sono i fondamenti della società verso cui lui ci starebbe conducendo: la solidarietà (provate a chiedere agli aquilani che manifestavano a Roma, due settimane fa), l'amore (si trova tutti i giorni sul giornale di famiglia, basta leggere i titoli del Giornale e di Libero), la tolleranza (ha a che fare con le "case di" ?), infine il rispetto per la vita (serviva per poter spalancare le porte del Duomo, tutto ha un prezzo).

tutta questa vicenda mi fa solo venire alla mente la storia di quell'imperatore che aveva nominato generale il suo cavallo ...

martedì 6 luglio 2010

Milano rischia di scomparire. Dal Monopoli

Che dire? evidentemente a noi poveri cittadini di quest'Italia bistrattata e decadente, sfuggono quali sono i reali problemi che vanno affrontati per cercare di risalire la china.
E credo noi poveri cittadini non meritiamo, non siamo all'altezza di politici cosi' preparati e solerti, che soli continuano a battersi per il nostro bene.
Il consiglio comunale di Milano, ad esempio, ha ben chiare le priorità degli argomenti, cosa va messo davanti e cosa puo' aspettare. Trovandosi tutti d'accordo, maggioranza e opposizione.
Per questo ieri il consiglio ha presentato una mozione (presentatore Alessandro Fede Pellone - PDL- ma con le firme anche dell'opposizione) che chiede al sindaco Moratti di attivarsi per fare in modo che il nome di Milano compaia nella nuova, prossima edizione del gioco dei Monopoli: non è possibile che una città cosi' fondamentale per la nazione, cosi' importante per l'economia, manchi, non raggiunga quel minimo di consenso che invece altre città italiane, come Chieti o Reggio Calabria, hanno gia' raggiunto.
E' innegabile che questo sia un problema importante, il consiglio comunale ed il sindaco si devono, ovviamente, dare da fare.
Il Piano di Gestione del Territorio (PGT), invece, quello che dovrebbe disegnare la nuova fisionomia della città, documento fondamentale e indispensabile per la trasformazione urbanistica di Milano, quello puo' aspettare, quello lo discuteranno dopo, se resta tempo.
Anche perchè, se Milano non comparirà nei Monopoli, che senso avrebbe occuparsi della città "reale", dei suoi problemi? e poi, per essere bravi amministratori, ci si deve prima esercitare con costruzione di case e alberghi ... e come lo puoi fare in Parco della Vittoria o Vicolo Stretto? lo sanno tutti che non esistono ...

martedì 22 settembre 2009

A Milano: PDL contro PDL


Un'altra grana per Berlusconi, come se non ne avesse gia' abbastanza.

Ligresti, forse illuso durante la campagna elettorale da Podestà (allora candidato PDL, ora presidente della provincia di Milano), chiede il commissariamento del comune (sempre di Milano - sindaco la Moratti) perche' alcune sue aree edificabili verrebbero ridimensionate dal nuovo Piano di Gestione del Territorio (PGT) della Moratti.

Come gia' in passato tra Albertini e la Colli, si rinnova lo scontro tra i poteri lombardi, la provincia ed il comune, anche se nelle mani dello stesso partito. La Moratti, presentandosi come paladina del verde in citta', dei parchi pubblici, del parco sud con le sue cascine tanto care ai leghisti, non accetta l'intromissione del collega di partito, presidente della provincia.
Quest'ultimo forse si era dimostrato possibilista verso il pluri-palazzinaro Ligresti, facendogli intendere, durante la campagna elettorale, che si sarebbe trovata una soluzione per sbloccare i suoi progetti. All'insaputa della Moratti, che, spalleggiata del fido assessore Masseroli (di Comunione e Liberazione), ora si oppone alle modifiche richieste al "suo" PGT. Come se non bastasse, si arrabbia pure Albertini, che non e' disposto a passare per lo "sregolato", come sembra sottintendere l'attuale sindaco.
Di questi giorni anche il giallo della microspia, rinvenuta nell'ufficio del city-manager, il primo collaboratore della Moratti. Chi puo' averla messa? Gli interessi che girano in quell'ufficio sono tali e tanti (dal nuovo PGT all'Expo 2015), che sara' difficile trovare velocemente una risposta.

Insomma una bella patata bollente per il nano di Arcore, che tra l'altro ha grandi affari e inciuci da mille parti con l'amico Ligresti (da CAI-Alitalia in giu') e non vorra' certo mettersi contro.

Ora il comune potrebbe finire commissariato, rendendo vani gli intrallazzi e le strizzatine d'occhio della Moratti ai ciellini, ai leghisti e a quant'altro le servira', tra poco, per sostenere la sua ricandidatura alla poltrona cittadina.

E questa sarebbe una sconfitta non tanto per lei, o per l'intero PDL (il partito del "fare" ... o il Partito Del "Litigare"?), ma soprattutto per Milano e per i milanesi, ancora una volta calpestati dagli interessi forti, della politica romana e delle lobbies dei costruttori.