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domenica 4 dicembre 2011

Nuovo governo, stessa pioggia (di tasse)


Monti
L'avvento di Monti, anche se foriero di non ben definiti sacrifici, ci aveva per molti aspetti fatto un immenso piacere. Il professore milanese aveva sostituito il governo peggiore di tutta la nostra storia democratica, quel Berlusconi contro cui si era accanita molta della nostra denuncia, della nostra migliore e vitale energia.
E quando ormai pareva che non ci sarebbe stata alternativa al nano di Arcore per almeno ancora un anno e mezzo, ecco che un tornado finanziario-speculativo, tanto grave quanto improvviso, aveva costretto il sultano brianzolo a dimettersi, lasciando la scena al professore bocconiano.
Senz'altro questa sostituzione improvvisa e quasi insperata ci ha inebriato, al punto che in poche settimane Monti è diventato il salvatore della Patria, l'uomo da tutti agognato e da tutti adulato.
Ma, come nei migliori sogni, il risveglio è spesso traumatico e la realtà, temporaneamente dimenticata per far posto alle aspettative ed alla speranza, si ripresenta improvvisamente con la sua impietosa durezza.
E cosi', oggi conosciamo la tanto attesa "manovra": bastonate a chi ha una pensione e a chi ancora la sta aspettando, bastonate a chi possiede almeno una casa, a chi ha sempre denunciato i propri redditi, al punto da superare certe soglie, aumento dell'IVA (e quindi a carico di tutti noi), tagli agli enti locali (e quindi a tutti noi).
La domanda, a questo punto, come si dice sorge spontanea: che cosa è cambiato rispetto a prima? in che cosa questo governo si sta differenziando dal precedente (e dai precedenti)? Occorrevano i bocconiani per aumentare l'IVA? o per tagliare le pensioni? non si poteva finalmente dare quel segnale di cambiamento di rotta, di novità di approccio che tanti di noi si aspettavano da questi signori?
Nulla che riguardi i costi della politica, le sacche di privilegio, l'evasione fiscale, gli sprechi di denaro pubblico, le spese folli per armamenti inutili. E anche la tanto annunciata "equità" sembra aver lasciato il posto alla piu' semplice "continuità". Forse non abbiamo ancora tutti i dettagli, ma la strada scelta pare essere sempre la stessa: far pagare i soliti noti, docili e onesti pagatori di sempre, facili da raggiungere, sicuri, rassegnati.
Ora la palla passa ai partiti. Sarà interessante capire cosa farà la sinistra: accolto Monti come il salvatore della patria, ora dovrà decidere come schierarsi: appoggiarlo, rischiando di perdere consensi tra i suoi sostenitori delusi e demoralizzati? sfiduciarlo, passando per quelli che minacciano la stabilità dell'Europa, dell'Euro, dei mercati ? non sarà una scelta facile.
Io ritengo irrinunciabili tre cose:
1. dire forte e chiaro a Monti ed all'intero Paese che questa è una manovra ingiusta e stracotta, nella tradizione dei peggiori governi che l'hanno preceduto;
2. dire forti e chiare quali sono le proprie contro-proposte: un elenco preciso e dettagliato, con tanto di cifre e previsioni, dei provvedimenti che garantirebbero maggiore equità e lo stesso gettito, non nello stile del governo ombra di veltroniana memoria (talmente ombra che non l'ha visto nessuno), ma con chiarezza e concretezza quanto un vero governo dovrebbe avere;
3. fatti i primi due passi (il primo facile, il secondo molto piu' difficile), credo che verrebbe naturale assumersi la responsabilità di votare contro questo provvedimento, costi quello che costi, perchè esistono altre strade, percorribili da subito, che portano agli stessi risultati economici rispettando la giustizia sociale.Solo cosi' i partiti della sinistra si possono veramente presentare (anche per le prossime elezioni che si avvicinano) come concreta forza di governo, capace di scelte e comportamenti all'altezza della situazione. Ma ci vuole coraggio e determinazione: ne saranno capaci?
PS del 6 Dicembre: i dettagli della manovra, ormai noti completamente, hanno per fortuna smentito alcune delle affermazioni qui sopra, come l'IRPEF (che non c'è) o l'extra tassazione dello scudo (di cui non si sapeva) o l'eliminazione delle Giunte provinciali. Rimane il fatto che due terzi della manovra è fatta di tasse, solo un terzo di riduzione di spesa, peraltro in gran parte a carico degli enti locali. Da apprezzare l'auto riduzione del proprio stipendio, da parte del Governo e la partecipazione emotiva ai sacrifici per tutti. Il giudizio a questo punto rimane sospeso, in attesa di riforme piu' strutturali (che necessariamente richiedono tempo) per ottimizzare la macchina statale e renderla piu' efficiente ed economica.
Continua il balletto dei partiti, che ancora una volta dimostrano la loro inconsistenza ideologica, sempre e solo alla ricerca della convenienza immediata, di piccolo cabotaggio. Ma pagherà, questa volta?

mercoledì 6 aprile 2011

Junk Politik


Rifiuti
Junk Politic. Politica spazzatura. E' solo questa la definizione che mi viene in mente oggi.
Quello che sta avvenendo in questi giorni, dentro e fuori le aule del nostro Parlamento, è spazzatura politica.Junk Politic è un Parlamento che dedica tutto il suo tempo, le sue energie per deliberare leggi destinate solo a salvare il culo di uno, causando un sacco di disastri a tutti gli altri. E' Junk Politic chi applaude in maniera provocatoria l'oratore di turno. E' Junk Politic chi manda a quel paese il presidente della Camera, che lo richiama. Sono Junk Politic quei 314 deputati che con il loro voto stabiliscono per legge che Ruby è nipote di Mubarak. Honoris causa, forse.
E' Junk Politic fare marketing politico, anzichè governare. Sulla pelle degli Aquilani, dei Lampedusani, dei Napoletani. Degli Italiani.
E' Junk Politic il governo, che interrompe le proprie sedute per recarsi a votare, per non far mancare la maggioranza. Soprattutto dopo che per anni non si è fatto vedere in aula, nemmeno quando veniva chiamato per spiegare avvenimenti e decisioni al Paese intero.
E' Junk Politic tentare di stravolgere la Costituzione con proposte di modifica immonde, come l'eliminazione della norma transitoria che vieta la ricostituzione del partito fascista (norma peraltro già piu' volte disattesa), o l'articolo 41 che regola la responsabilità d'impresa, o gli innumerevoli tentativi di snaturare l'articolo 3 (la legge è uguale per tutti), o il 21 (libertà di stampa).
E' Junk Politic un ministro dell'Interno che chiama "emergenza clandestini" lo sbarco di poche migliaia di persone in fuga dalla guerra e dalla povertà. O il capo del governo che definisce lo stesso esodo "uno tsunami umano", poche settimane dopo il vero tsunami che ha distrutto e messo in ginocchio il Giappone.
E' Junk Politic volere ad ogni costo il processo breve, dimenticando che ogni reato ha non solo un presunto colpevole, ma soprattutto una vittima certa.
E' Junk Politic anche un'opposizione che continua a sollevare distinguo su ogni cosa, a voler mettere puntini sulle "i" e anche altrove, a non schierarsi, senza se e senza ma, contro i grossolani errori o le non-scelte di questo governo, a favore di una nuova legge elettorale, a favore di una legge contro i conflitti di interesse, una legge che protegga i giovani dalla precarietà, gli anziani dalla povertà, tutti dalla corruzione e dalle mafie.
E' un elenco che potrebbe continuare, ma temo che continueremmo solo a ripetere cose dette e ridette. Quasi sempre inutilmente.
Ma se credete, potete aggiungere qui sotto cio' che vuol dire, per voi, Junk Politic





venerdì 1 aprile 2011

La moratoria nucleare è ufficiale


Centrale_nucleare
Secondo quanto riportato da Televideo RAI, che cita l'ANSA come fonte, ieri il Presidente Napolitano ha firmato il Decreto del Consiglio dei Ministri che stabilisce una moratoria di un anno per la definizione dei siti dove ospitare le centrali nucleari nel nostro Paese.
Questo comporta un congelamento di tutto il processo che vuole riportare in Italia la produzione di energia atomica.
E' una doppia buona notizia: primo perchè tutto si ferma almeno per un anno. Secondo, perchè questo atto del Consiglio dei Ministri vale per 60 giorni e dovrà, entro tale termine, pena la decadenza, essere discusso ed approvato dal Parlamento. Cio' vuol dire che a pochi giorni dal Referendum abrogativo del nucleare del 12 giugno si aprirà anche in Parlamento (potrete seguire qui il suo percorso) una discussione su questo tema e sarà un'occasione in piu' per ragionare, parlare, informare e convincere i cittadini italiani ad esprimersi con la partecipazione al voto.
Rimane aperta e senza risposta, comunque, la questione di un serio piano energetico nazionale: questa moratoria, se da un lato allontana per un po' l'inizio della nuova era atomica italiana, dall'altro lato introduce un ulteriore ritardo nella ricerca delle fonti energetiche necessarie per il Paese: questo governo non si sta occupando dei veri problemi nazionali, evita semplicemente di prendere posizioni chiare su questioni che diventeranno vitali nel breve futuro e che rischiano di portarci al fallimento.Un'ultima nota: un'altra buona notizia "collaterale" è che lo stesso documento firmato da Napolitano non contiene il  nuovo aumento a 60 del numero dei consiglieri (e a 15 per gli assessori) per le città con piu' di un milione di abitanti. La norma era stata varata dal Governo principalmente per accogliere le richieste di Alemanno - in evidente difficoltà nel gestire tutte le pretese dei suoi traballanti sostenitori entro il numero di 48 - ma aveva trovato la contrarietà del Quirinale.

lunedì 28 marzo 2011

Punizione divina?

Stanno avvenendo cose strane in questo Paese. Molto strane. Al punto che mi chiedo, una volta di piu', se tutto cio' sia serio o se stiamo precipitando non già nel ridicolo (quello l'abbiamo già raggiunto e superato), ma nel grottesco.

L'uomo piu' imputato dell'universo, pretenderebbe di trasformare un processo in un derby: squadra del cuore contro resto del mondo. E' capitato oggi a Milano.

Il Paese piu' indeciso del mondo, che l'altro ieri stava con Gheddafi, ieri con la Francia, oggi contro la Francia, domani chissà, resta escluso dalla video conferenza preparatoria della riunione tra tutti i paesi che partecipano alle azioni contro la Libia: quando si fa sul serio, i giullari non servono.

Abbiamo un presidente del consiglio che prima va in giro per il mondo a reclamizzare le nostre segretarie come le piu' belle del mondo, per attirare investimenti, e quando questi investimenti arrivano, fa una legge per bloccarli.

Forum, una trasmissione delle reti Mediaset, cerca di mettere una stampella al disastroso risultato della ricostruzione all'Aquila, invitando una "sedicente" commerciante aquilana, che dice che tutto funziona e la città è rinata. Smascherata nel giro di 12 ore.

In Germania, invece, il nostro presidente del consiglio viene usato nello spot per far pagare il canone televisivo ai tedeschi. Della serie: se non pagate, diventate come loro. "Una democrazia è forte quando ha media liberi". Qualche secolo fa, un simile affronto sarebbe valso una dichiarazione di guerra.

A capo (vice presidente, per la verità) della maggiore organizzazione scientifica nazionale, il CNR, c'è un creazionista, uno che nega la teoria evoluzionista darwiniana (e organizza pure un congresso per ribadirlo) e che afferma, in una intervista a Radio Maria, che il terremoto giapponese è una punizione di Dio (a proposito, andate al link e sottoscrivete la petizione per chiederne le dimissioni: è il minimo che possiamo fare).


E questo è solo la sintesi dell'ultima settimana: ma cosa abbiamo fatto di male per meritarci una simile sciagura? sarà anche questa una punizione di Dio ?

venerdì 18 marzo 2011

Come neve al sole ...

Dopo i tragici avvenimenti giapponesi, che ancora forse non ci hanno mostrato tutto il male che puo' essere causato dall'energia nucleare, anche l'Italia si accoda alla schiera di quanti, in tutto il mondo, sospendono o rimettono in discussione i piani di sviluppo degli impianti nucleari.
Ha iniziato il sottosegretario Saglia, presente alla seduta finale delle commissioni VIII e X che dovevano esaminare lo schema di Decreto Legislativo n.333 relativo alla procedura di scelta dei siti degli impianti: ha cominciato a dire che solo le Regioni che condivideranno la scelta nucleare ospiteranno gli impianti. che equivale a dire nessuna, stante la situazione attuale.
Concetto ribadito oggi dal ministro Romani. In serata anche una dichiarazione di Veronesi, presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sembra rimettere in discussione il modello di sviluppo scelto per il rientro nell'era atomica.
In ultimo, anche il ministro dell'Ambiente, Prestigiacomo, si lascia scappare una confidenza subito catturata dall'agenzia Dire: "dobbiamo fermarci, non possiamo rischiare di perdere le elezioni sul nucleare".
Per un motivo o per l'altro, quindi, pare proprio che anche il nostro governo ci stia ripensando. Le motivazioni non sono molto nobili, ma questo non ci stupisce, vista la caratura della nostra classe politica. In ogni caso, quello che conta in questo momento, è il risultato: fermare questa folle corsa verso un modo di sfruttare l'energia dell'atomo che ancora non riusciamo a controllare nel modo dovuto, in piena sicurezza e senza creare problemi piu' grandi di quelli che si vogliono risolvere.

Ora restiamo a vedere se questa intenzione del governo si concretizzerà in azioni certe e chiare o non diventerà solo un modo per far passare un po' di tempo sperando che la gente se ne dimentichi.

L'emergenza quindi non è ancora finita e dobbiamo continuare a parlarne ed a mobilitarci, anche in vista del referendum del prossimo giugno: un plebiscito per il SI sarebbe la vera pietra tombale sulle centrali atomiche, e speriamo questa volta sia per sempre.

mercoledì 20 ottobre 2010

Fini: un colpo al cerchio ed uno alla botte

Avevo già avuto modo di esprimere le mie perplessità sulla strategia di Fini e del suo nuovo partito (in questo post).
Mi pare che il voto favorevole al Lodo Alfano Costituzionale (ed ancor piu' il voto contrario all'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro Lunardi, respinto ieri dalla Camera proprio con i voti di FLi) sia un altro tassello che va a confermare un quadro a mio avviso già chiaro: a Fini ed ai suoi "futuristi" non interessano i principi, i contenuti, le idealità, ma semplicemente agiscono in un'ottica di interesse personale ritenuta la migliore per ottenere il loro scopo: acquistare peso e contare più possibile nei confronti di Berlusconi e della Lega.
Non si spiegherebbe altrimenti la loro enunciazione a parole di totale dedizione ai principi di legalità, di eguaglianza di fronte alla Legge, di lotta alla corruzione, non accompagnata però dal quei comportamenti che dovrebbero obbligatoriamente servire a rendere credibile quanto dicono: come molti altri politici, dicono una cosa, ma coi fatti ne dimostrano un'altra.
La votazione a favore del Lodo Alfano costituzionale e la strenua difesa di Lunardi da parte di FLI dicono che valgono di piu' le strategie di posizionamento all'interno della destra e nei confronti di un possibile elettorato da conquistare, piuttosto che l'amore per l'uguaglianza e la legalità da un punto di vista sostanziale.
Oggi Fini non puo' presentarsi come colui che fa cadere il Governo, come il guastatore che manda tutti alle elezioni. Primo, perchè la legislatura non ha ancora raggiunto la metà dei cinque anni previsti, precludendo ai parlamentari (i suoi ma anche gli altri) quei privilegi che invece avranno al raggiungimento dei 2 anni e mezzo.
Secondo, perchè difficilmente potrebbero avere un successo elettorale se passeranno come coloro che spaccano tutto e non tengono in debito conto i gravi problemi del Paese.
Quindi, profilo basso ed evitare ogni occasione di rottura, lamentandosi del Governo e di Berlusconi, ma di fatto sostenendolo in ogni possibile occasione. Nel frattempo si deve lavorare per organizzare il partito nel Paese ed essere più pronti possibile quando veramente si andrà alle elezioni.
Ancora una volta, quindi, non l'interesse del Paese, il bene dei cittadini al primo posto, ma l'interesse del partito, il calcolo subdolo di cosa conviene per la propria conservazione, i propri privilegi.
A me pare una scelta controproducente, ma forse, in un Paese in cui la politica è malata e gli elettori sono frastornati da pifferai inconcludenti, magari sortirà gli effetti voluti.

giovedì 20 maggio 2010

Europa: in che mani siamo?

L'altalena delle borse e delle quotazioni dell'Euro di questi ultimi giorni, fanno vedere con chiarezza quanto sia debole e indifeso il sistema finanziario europeo.
Le scorribande degli speculatori mondiali hanno provocato profonde perdite e repentini guadagni con percentuali assolutamente inusuali, almeno in anni recenti. E senz'altro alcuni - pochi - avranno intascato rendite enormi, a danno del solito "parco buoi", i non addetti ai lavori, che come sempre si accollano le perdite.

Una domanda viene però spontanea in queste condizioni: ma i nostri politici, quelli che governano e prendono le decisioni di politica monetaria, finanziaria ed economica, sono all'altezza delle situazione ?
Una risposta precisa è forse impossibile, solo il tempo (e i risultati delle scelte di questi giorni, visibili solo tra molti mesi) potrà dire se le azioni e le decisioni prese sono quelle giuste. Nel frattempo, non ci resta che fare qualche considerazione, molto semplice, da non addetti ai lavori.

Primo: è evidente una mancanza di "governance" unitaria, di una posizione univoca e, in qualche modo, al di sopra delle parti, per la gestione delle questioni economiche in Europa. A parte la Banca Centrale Europea, unico organo comunitario di qualche peso, la politica finanziaria, fiscale e monetaria è nelle mani di ciascun singolo stato, che la interpreta e la definisce in base alle proprie, locali e limitate, esigenze, molto spesso dettate da banali, quanto miopi, considerazioni elettorali (cioè, vincere le elezioni).
Va da se' che questa situazione mostra tutta la sua debolezza nell'affrontare in maniera adeguata la situazione: una moneta, adottata da 16 paesi europei, ognuno dei quali agisce e si muove per proprio conto, diventa inevitabilmente bersaglio degli speculatori, essendo intrinsecamente incapace di porre in essere politiche e difese condivise e immediate, quando necessario.
In conclusione: l'adozione di una moneta unica avrebbe richiesto, fin da subito, una "governance" al di sopra delle parti, naturalmente espressione delle esigenze e dei governi di tutti i paesi, ma sostanzialmente autonoma nel muoversi e nell'agire quotidiano. Un'autorità di gestione, agile e autorevole, in grado di determinare gli indirizzi di natura finanziaria, economica e di tutto quanto connesso (quindi fino alla materia tributaria e fiscale), indispensabile se vogliamo tendere alla vera e sostanziale unità economica dell'Europa, unica possibilità per dare solidità alla moneta comune.

Il secondo punto, è piu' legato a come stanno andando oggi le cose ed alle scelte concrete dei politici del momento: siamo sicuri che gli attuali capi dei governi europei (con relativi ministri economici) sappiano il fatto loro? basta prendere ad esempio la Grecia: negli ultimi anni, i governanti locali hanno falsificato i numeri di bilancio dello stato, con la complicità di importanti società di rating, facendo vedere la situazione molto meno grave di quanto non fosse. Ma vi pare possibile? Ora, per colpa di un gruppo di persone senza scrupoli, anche se eletti dal popolo, non solo gli abitanti di quel paese, ma anche tutti noi, cittadini europei, paghiamo delle conseguenze pesanti e forse non del tutto ancora chiare.
Ma anche rimanendo in casa nostra, quali competenze puo' avere un governo con a capo una persona che ha costruito la sua fortuna prima costruendo palazzi, poi con il business delle TV, peraltro nate e cresciute in base a leggi ingiuste e improvvisate, frutto di clientelismi e, magari, anche di corruzione? Quali studi ha fatto Berlusconi? cosa ne sa di Macro-Economia e di Economia Politica ? mentre lui faceva lo "chansonnier" sulle navi da crociera, gli statisti della sua generazione si facevano il mazzo all'università.
E il ministro dell'economia? lui almeno è laureato (anche se in Giurisprudenza), ma ha sempre fatto il consulente tributario, oltre ad insegnare all'Università ed essere stato il pupillo economico di De Michelis ...
Provate a leggervi il curriculum di Timothy Geithner, suo corrispondente nell'amministrazione Obama. Giusto per capire la differenza ...
Per affrontare momenti cosi' critici e determinanti per la qualità della vita di tutti noi e per il futuro dei nostri figli, servirebbero persone in grado di raccogliere, degnamente, la fiducia dei cittadini, persone preparate e sicuramente interessate, prima di tutto, al bene del proprio paese. Non saltimbanchi, nani o illusionisti, sempre pronti a proteggere prima i loro affari e mai gli altri, provincialotti arricchiti, mezze tacche da operetta, gente che non solo non conosce le leggi dell'economia mondiale, ma nemmeno sa usare a dovere i congiuntivi.
In mano a questa gente, il futuro dell'Europa intera non puo' essere che preoccupante e incerto.
Forse è ormai tempo che ce ne rendiamo conto e cominciamo a fare qualcosa.

martedì 13 aprile 2010

Anche la finanza dice no al nucleare

Il governo canta vittoria, dopo il recente viaggio di Berlusconi oltralpe e gli accordi firmati con governo e ditte francesi che si occupano di energia atomica: l'Italia e' nuovamente e felicemente avviata verso l'avventura nucleare.
Ma nei mezzi d'informazione di regime non c'è traccia di uno studio che dimostra quanto sia anti-economica la scelta nucleare, al punto che un privato, da solo, non ci penserebbe nemmeno ad avventurarvisi.
Certo, direte voi, la solita voce fuori dal coro del solito comunista ambientalista di turno. Invece no, questa volta non e' cosi'.
Chi dice che investire oggi in centrali nucleari e' fuori di ogni logica economica, e' una banca, forse una di quelle banche che potrebbe anche ricavarci dell'utile da un investimento cosi' ingente. Si tratta di Citibank, una delle banche piu' importanti dell'Inghilterra (e del mondo).
In uno studio, disponibile qui, dal titolo New Nuclear - The Economics say no, dice in sostanza che i rischi tecnologici e finanziari connessi alla costruzione ed alla conduzione di una nuova centrale nucleare sono cosi' alti per un ente privato al punto da renderlo assolutamente proibitivo.
I rischi maggiori sono 5 e si possono definire in questo modo: pianificazione, costruzione, prezzo dell'energia, conduzione, decommissioning. Attualmente, gli investitori, ai governi dei paesi industrializzati che si vogliono cimentare sulla strada di nuovi impianti nucleari, chiedono assicurazione solo del rispetto dei piani temporali, dimenticando tutto il resto. Paradossalmente, il "planning" e' il rischio finanziariamente meno rilevante, mentre Citibank definisce "corporate killers" (gli ammazza-società) soprattutto la costruzione, il prezzo dell'energia e la conduzione.
Si noti che non vengono presi nemmeno in considerazione altri rischi, quelli a cui siamo abituati noi, diciamo "ambientalisti": il problema delle scorie e la sicurezza stessa dell'impianto (contro le fughe radioattive).

Lo studio stabilisce i costi medi per una centrale nucleare di 1,600 Mw attorno a 5.5 - 6.0 miliardi di Euro, che vorrebbe dire dover vendere l'energia ad un costo di 65 Euro al Mw/ora per un lunghissimo periodo di tempo (da notare che il prezzo medio nel 2009 e' stato di 47 Euro per Mw/ora).

Per quanto riguarda planning e tempi di costruzione, esiste un esempio chiarissimo in Finlandia: la centrale di Olkiluoto 3 (figura in alto) ha visto l'inizio dei lavori nel 2004, con termine previsto nel 2009. Invece è ancora in alto mare, l'ultima previsione dice che la messa in servizio sarà a giugno 2012, con oltre 3 anni di ritardo. Naturalmente, anche il costo previsto e' aumentato, passando dagli iniziali 3.0 miliardi di Euro agli attuali (ancora previsti) 5.3 miliardi (75% in più del previsto). Ma la cosa piu' preoccupante e' che la costruzione dell'impianto non e' nelle mani di qualche azienda del terzo mondo, incapace di rispettare budget e previsioni, ma bensi della francese AREVA, proprio una di quelle aziende con cui il nostro Berlusconi ha siglato fior di accordi.

Un esperto francese del campo, Thibaut Maidelin, dice che una centrale da 800Mw a ciclo combinato a gas costa circa 500 milioni di euro ed e' disponibile dopo 4 anni. Una centrale nucleare col doppio della potenza (1600Mw) costa undici o dodici volte di piu' (5.5 - 6 miliardi di Euro) e richiede almeno 8 anni per la sua costruzione. In caso di ritardo, se la costruzione richiede piu' di 10 anni, l'investimento si traduce in una catastrofe finanziaria. Chiaro che, se a pagare sono i cittadini di uno stato, ...

Forse Berlusconi si sta imbarcando in questa rischiosissima avventura proprio perchè, visti i tempi in gioco, il problema non lo riguarderà di certo e non sarà lui a dover continuare a mettere le mani nelle tasche degli italiani ...

martedì 16 marzo 2010

L'opposizione chieda le dimissioni di Berlusconi

Se c'e' una cosa che l'opposizione deve fare, in questo momento di confusione, e' dimostrarsi compatta e risoluta nel chiedere, ad una voce, le dimissioni del premier.

Naturalmente, sono ben consapevole che l’ampia maggioranza di cui dispone il Governo non consentirà di ottenere in tal modo la sua fine anticipata; tuttavia, per lo meno, si costringerebbe il Premier a dover presenziare nell’aula parlamentare, per essere messo di fronte alle proprie responsabilità e queste sarebbero conosciute da tutto il paese, visto che le suddette sarebbero trasmesse in diretta sui canali RAI: “chi di tv ferisce di tv perisce”…E con le sue televisioni, Berlusconi ha ferito a morte questo paese.

E' inutile lanciare strali o minacciare il Capo del Governo di dimissioni tramite i mass-media, o nei discorsi in piazza, se poi a queste parole non vengono fatti seguire atti formali. Ritengo dovrebbe essere un atto dovuto, da parte di un’opposizione che voglia veramente dirsi tale.

Inoltre, c'e' sempre il rischio che, dopo le elezioni regionali, si ricominci a parlare di larghe intese, di riforme condivise e via dicendo. Ma questa maggioranza ha dimostrato di non volere il bene dei cittadini, ha sempre e solo difeso gli interessi privati del suo capo, anche di fronte ad evidenti e certificate prove della sua disonestà (basti pensare al processo Mills). Spero quindi che queste esternazioni di antiberlusconismo non siano soltanto spot elettorali, dopo di che si ritorna al piccolo cabotaggio di prima.

La mozione di sfiducia e' una richiesta ai capi dell'opposizione che sta ormai montando in maniera decisa dalla rete, dal popolo viola, dalle basi degli stessi partiti.
Vi invito percio' ad unirvi, scrivendo ai capi dei partiti di opposizione presenti in Parlamento e copiando questo post, semplicemente cliccando sui link qui sotto:

venerdì 5 marzo 2010

La paninoteca di Brera

Si, avete letto giusto, e' proprio scritto paninoteca di Brera. E non c'entra Milioni, quello che per un panino ha fatto perdere il posto al PDL nella scheda elettorale del Lazio.
In questo caso invece la persona in questione e' Mario Resca, ex AD di McDonald, mentre ora, di mestiere, fa il commissario. Si, il commissario della Pinacoteca di Brera (adesso e' proprio il museo milanese), con un piano di spesa di 50 milioni di Euro.
Questa pero' e' solo una carica accessoria, il principale titolo di tale Resca, e': Direttore Generale per la Valorizzazione del patrimonio artistico. Di fatto un plenipotenziario del Ministero dei Beni culturali. E esperto di panini.

I Beni Culturali erano il Ministero pronto per Bertolaso, fresco di ritorno da Haiti, dove aveva appena acceso una rissa (verbale e diplomatica) con Hillary Clinton. Sgridato pubblicamente da Berlusconi, fu, dallo stesso, candidato alla carica di Ministro, appena tornato in Italia. Appunto il Ministero dei Beni culturali. Come finì, lo sappiamo tutti: scandali e mazzette l'hanno bruciato prima di diventare ministro.

In questi ultimi mesi, pero', il lavoro per ristrutturare la "possibilità di spesa" del ministero e' stato abbondantemente rivisto, secondo il modello "il partito del fare-affari": si e' usata la società ALES (Arte Lavoro e Servizi SPA), quella utilizzata per i lavoratori socialmente utili, controllata dal ministero, cambiandone radicalmente lo statuto. Ora i compiti a cui si dovrà dedidcare sono: "gestione di musei, aree archeologiche e monumentali, biblioteche, archivi, la guardiania, le visite guidate, la biglietteria, il bookshop, la gestione dei centri di ristoro (con somministrazione di alimenti e bevande rivolta ai fruitori dei luoghi della cultura)... la gestione del marchio e dei diritti d' immagine, il supporto tecnicooperativo per le attività di prestiti. L' esercizio di attività di pubblicità e promozione in tutte le sue forme, anche attraverso l' organizzazione di uffici stampa e piani di comunicazione, di mostre, convegni, fiere promozionali, spettacoli e, in generale, di eventi culturali; l'attività di editoria in generale e in particolare la pubblicazione, produzione e coedizione di libri".
Ce n'è per tutti i gusti e per tutte le competenze, con il vantaggio (già sperimentato più volte e solo saltato all'ultimo momento con Protezione Civile spa) di evitare qualsiasi gara d'appalto, di gestire i soldi pubblici (del ministero, appunto) per regalare forniture e servizi di ogni genere alle imprese amiche.
Con il trucco poi dei commissariamenti, che ormai coprono qualsiasi attività avvenga nella penisola, assegnati agli amici degli amici: Balducci (teatro Petruzzelli: 50 milioni spesi anzichè i 23 pianificati), Nastasi (Maggio Fiorentino e San Carlo di Napoli a cui ha lavorato Gagliardi, quello che sghignazzava la notte del terremoto a L'Aquila) e, appunto, Resca, esperto di panini (e quindi di servizi di refezione, al punto che il New York Times ironizzo' dando la notizia: McCaravaggio e coca, il menu' della Pinacoteca di Brera).

In conclusione, questo e' il quadro che si sta chiarendo un passo alla volta: una cricca di imprese, pronte a correre dappertutto (al prezzo che tanto fisseranno loro stesse), protetti da un'altra cricca di plenipotenziari del ministero, che per poco non finiva nelle mani di Bertolaso, protetto con abile campagna mediatica dal propietario di tutti i media italiani: Berlusconi.
Il tutto sollo lo sguardo santificatorio di Letta.

Nonostante i magistrati di Firenze, minacciati e offesi da Berlusconi, il partito del fare-i-loro-affari non si fermerà.

Tutti i dettagli della storia li trovate qui.


venerdì 12 febbraio 2010

Il nucleare visto da destra


Formigoni, candidato PDL presidente della Lombardia ha detto che e' favorevole al nucleare, ma non in Lombardia.
Zaia, candidato leghista in Veneto, non permettera' mai la costruzione di una centrale nucleare in Veneto.
Polverini, candidata in Lazio per il PDL, e' contraria al nucleare in Lazio.
Cappellacci, governatore PDL della Sardegna, ha detto perfino: "da noi nessuna centrale. Dovrebbero passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile".

Altri candidati di destra, nelle altre regioni, si accoderanno presto, una volta aperta la strada dai big.

Ma il loro capo, lo sa ?


venerdì 5 febbraio 2010

Difesa Servizi spa: non solo appalti, ma anche centrali nucleari

La legge Finanziaria 2010 prevede, tra le altre cose, la costituzione della societa' per azioni "Difesa Servizi spa", a cui verrebbe assegnata la gestione di tutto quanto riguarda il funzionamento del Ministero della Difesa, esclusi gli "armamenti".
Non solo quindi i servizi tipici di caserme e ministeri (mense, pulizie, manutenzioni, ecc.) gestiti in deroga ad ogni controllo, gara o altro, ma soprattutto la gestione delle dismissioni dei siti abbandonati, non piu' necessari dopo l'eliminazione della leva obbligatoria.
Le nostre citta' sono piene di siti militari, caserme ormai abbandonate, spesso inglobate dai quartieri residenziali, quindi una risorsa di valore enorme per i costruttori affamati di nuovi spazi edificatorii.
Ma questo è niente. Sentite qui.
Nel DDL 1152-RF (di prossima discussione al Senato) c'e' il seguente art. 2-bis: "Il Ministero della difesa, nel rispetto del codice dei beni culturali e del paesaggio, allo scopo di soddisfare le proprie esigenze energetiche, nonché per conseguire significative misure di contenimento degli oneri connessi e delle spese per la gestione delle aree interessate, può affidare in concessione o in locazione o utilizzare direttamente, in tutto o in parte, i siti militari, le infrastrutture e i beni del demanio militare (...) con la finalità di installare impianti energetici destinati al miglioramento del quadro di approvvigionamento strategico dell'energia, della sicurezza e dell'affidabilità del sistema (...) nel quadro degli obiettivi comunitari in materia di energia e ambiente".

Detto in altri termini: il Ministro della Difesa puo' realizzare (anche) centrali nucleari nelle aree del demanio militare, senza dover chiedere il permesso a nessuno, senza pareri delle regioni, con la possibilità di rivendere l'energia prodotta e pagarsi le spese di gestione del Ministero.

Forse è il caso che di questo si cominci a parlarne in giro, prima di trovarci la cosa fatta.



domenica 27 dicembre 2009

Azione di governo e valori cristiani

Bene ha fatto il presidente berlusconi a ricordare al Papa (in un messaggio privato, subito diffuso dall'ANSA), che l'azione di governo e' stata sempre improntata ai valori del cristianesimo.
Infatti non se n'era accorto nessuno.

Ora pero' mi viene spontaneo chiedermi: quali, tra i provvedimenti degli ultimi mesi, e' il piu' allineato con tali valori? forse lo scudo fiscale, che ripulisce i capitali neri sottratti alla giusta tassazione?
forse la legge che istituisce il reato di immigrazione clandestina e punisce una persona solo per il suo "essere" straniero?
Forse il lodo Alfano, che stabilisce la disuguaglianza di alcune persone di fronte alla legge?
O forse le generose signorine che hanno frequentato la casa dell'imperatore: erano li' per il catechismo?

Forse il cristianesimo in cui sono cresciuto io, ed in cui credo, non è la stessa religione a cui si riferiva berlusconi. Credo sia l'unica spiegazione possibile.



mercoledì 9 dicembre 2009

Pippo e Paperino, oppio dei popoli

La cosa sarebbe sfuggita ai piu', ma quando Aldo Grasso l'ha ipotizzata sul Corriere di oggi (9 dicembre), molti hanno fatto mente locale: perchè venerdi scorso la consueta puntata di "L'era glaciale", condotta da Daria Bignardi, non e' andata in onda alla solita ora (le 23 - su RAI DUE), ma e' iniziata a mezzanotte, preceduta da 50 minuti di cartoni animati di Pippo e Paperino? le spiegazioni della RAI sono generiche e inutili, parlano di problemi tecnici. Sara'.
Fatto sta che, andando a vedere chi c'era come ospite di Daria, si scopre una Fiorella Mannoia che, apertamente provocata dalla conduttrice, non si trattiene dall'affermare che il governo attuale e' brutto e non lo voterebbe mai. Piuttosto voterebbe per Fini, se facesse quello che molti si aspettano da lui.
Si sa che a pensar male si fa peccato, ma si indovina, viene spontaneo ipotizzare un tentativo di ritardare e nascondere le critiche all'imperatore, soprattutto quando queste vengono da persone intelligenti e con un certo seguito.

Un'altro fatto che invece non e' proprio sfuggito alla mia amica Manuela, che vive in Florida e si tiene in contatto con l'Italia e con quello che avviene qui proprio guardando i programmi di RAI INTERNATIONAL (ora RAI ITALIA), trasmessi in tutto il mondo ed anche laggiu'. Un unico canale, tra l'altro a pagamento (10 dollari al mese, mi pare) che trasmette a tutte le ore, pescando i programmi principalmente da due soli palinsesti della RAI (RAI1 e RAI2, quasi niente RAI3, tolto "Un posto al sole"). Inoltre, "Porta a Porta", "Don Matteo", il "Medico in famiglia" o il telegiornale di RAI UNO vanno sempre in onda all'ora di cena (americana, attorno alle 18), mentre Ballaro', Report o Anno Zero sono previsti nel palinsesto (ad orari quasi normali), ma poi vengono costantemente rimandati e spostati: la puntata di Ballaro' di settimana scorsa e' stata trasmessa alle due del pomeriggio, Anno Zero a notte fonda, Report mai ...
Basta andare qui per vedere come non venga mai previsto alcun programma di RAI 3, le notizie sono solo TG1 e TG2, Anno Zero e' programmato per venerdi alle 14 (ora della costa est degli USA) e via di seguito.
Il tutto comunque con una AVVERTENZA: i programmi indicati sono suscettibili di variazioni. Vi consigliamo pertanto di controllare giorno per giorno gli orari definitivi. Modo elegante per dire: se qualcosa salta, ve l'avevamo detto.

Angeletti, segretario della UIL, ospite di Ballaro' nella puntata di ieri sera (martedi' 8), ad un certo punto ha detto: non e' vero che la gente vota Berlusconi perche' i media nascondono le opposizioni e fanno solo vedere le cose positive, la gente lo sostiene e lo sceglie perchè vede cio' che il governo fa, la gente vuole "il fare", ama i governi che fanno molto per il loro paese.

Anche Angeletti avra' guardato Pippo e Paperino l'altra sera, preferendoli alla Bignardi?


domenica 22 novembre 2009

Report e lo strapotere dei partiti: che fare?

Preannunciando l'inizio di Report, questa sera, Fabio Fazio ha detto: "una delle poche trasmissioni per cui paghiamo volentieri il canone RAI".
Niente di piu' giusto: la puntata di Report di stasera e' stata illuminante e istruttiva. Ha messo in fila concetti e fatti, in gran parte noti, dando un quadro, a mio avviso, estremamente preoccupante del deficit di democrazia di cui soffre il nostro Paese.

Il tema della serata era il potere ed il bilanciamento tra i poteri, come espressione e garanzia della democrazia. Ricapitolo i tre punti critici principali, quelli per cui nel nostro Paese la democrazia e' in gravissimo pericolo, rimandandovi possibilmente alle registrazioni, se avete perso la puntata.

1. La legge elettorale: i cittadini sono stati privati della possibilita' di scegliere le persone, di esprimere la preferenza. Quindi, gli elettori scelgono il partito, mentre il partito sceglie chi sara' eletto e chi no. di conseguenza, ogni eletto, depuitato o senatore che sia, deve ringraziare non tanto gli elettori, quanto il capo del suo partito, il solo che lo ha scelto effettivamente.

2. le continue richieste di fiducia: ogni discussione, ogni modifica, ogni emendamento viene eliminato, quando il governo chiede la fiducia su un provvedimento, una proposta di legge. Il voto diventa palese, quindi, essendo ogni deputato e senatore tenuto al guinzaglio dal suo capo-partito, non c'e' modo di votare in maniera difforme da quanto chiesto dal partito, cioe' dal governo. In questo modo, il governo si sostituisce al parlamento, determinando quali sono le leggi da votare e come devono essere fatte, frutto quasi sempre di accordi fatti in altre sedi tra i partiti di maggioranza.

3. Il Parlamento, ed in particolare l'opposizione, hanno perso quindi la loro funzione: l'ordine del giorno lo decide la maggioranza, le leggi devono avere la copertura finanziaria, che viene garantita solo per i progetti di legge del governo, non si puo' discutere nel merito dei provvedimenti legislativi, perche' ogni modifica viene impedita dalla richiesta di fiducia. Quindi, l'opposizione non ha modo di fare alcuna proposta di legge, in quanto regolarmente respinta dalla maggioranza. In Parlamento arriva solo cio' che viene deciso dal governo (infatti, l'80% delle leggi approvate sono di iniziativa governativa), inoltre, vengono fatti passare provvedimenti eterogenei, fatti di articoli che non c'entrano niente uno con l'altro: solo come esempi recenti, la privatizzazione dell'acqua (non necessariamente urgente) e' stata messa col decreto di attuazione delle norme europee (magari piu' urgente); il reato di clandestinita' (che avrebbe meritato discussione e ragionamenti specifici) infilato nel decreto sicurezza. E cosi' via.

Ma vi pare che funzioni una democrazia fatta cosi'? quella che viene sbandierata come l'investitura popolare per questo governo, in realta' non e' stata altro che un assegno in bianco, fiducia ottenuta carpendo la buona fede, anzi direi meglio, la dabbenaggine del popolo, infinocchiato dai martellamenti ad arte dei mezzi di comunicazione principali, saldamente nelle mani di Berlusconi.

A questo punto, che fare? in realtà le modifiche da apportare al sistema mi sembrano evidenti, ma il problema e': come richiederle? come attuarle? il problema in realta' e' lo strapotere dei partiti, che non si piegheranno certo al volere o al bene dei cittadini.
Ma una soluzione la dobbiamo trovare, e in fretta, prima che il nostro Paese venga travolto dalla sete di potere di chi lo governa.

venerdì 20 novembre 2009

Processi brevi: solo 1% sara' bloccato


Se fossero vere le previsioni del ministro Alfano, secondo cui solo l'1% dei processi verra' cancellato dalla nuova legge che limita a sei anni la durata dei processi, credo che si dovrebbero trarre due conclusioni molto semplici:

  • la legge sarebbe sostanzialmente inutile, perche' vuol dire che gia' ora i processi, almeno per i reati previsti dalla riforma, durano meno di 6 anni, escluso al massimo proprio quell'1%
  • ancora di piu' sarebbe evidente che la riforma e' fatta per fermare i processi di Berlusconi, tra i pochi a cadere entro quell'1% bloccato. Se non fosse così, cosa la fanno a fare?
Mi pare un autogol, caro Angelino.

mercoledì 18 novembre 2009

Bambini affamati e cani senza coda

Devo ammettere che mi e' particolarmente difficile scrivere qualcosa, stasera.
Non perchè manchino gli spunti o il materiale, ma solo perchè lo sconforto ha ormai raggiunto un livello quasi insormontabile.
Ma non vi sentite anche voi vittime di continua ingiustizia?
Non passa giorno che il nostro governo non ci prenda a schiaffi, non si prenda beffe di noi, cittadini di questo Paese.

Solo per restare nelle ultime settimane: non bastava introdurre lo scudo fiscale, che regala l'immunità ad evasori e trafficanti.
Non bastava la proposta di cancellare la stragrande maggioranza dei processi, mandando a casa completamente perdonati i ladri e i delinquenti e sbeffeggiando le vittime di quei reati, che non potranno mai piu' ottenere giustizia.
Poi la finanziaria, con tutte le sue contraddizioni e i provvedimenti improvvisati, come fossero estratti a caso dal cappello del mago.
Ora la questione dell'acqua privata, strappata al Parlamento e blindata con la richiesta di fiducia, impedendo qualsiasi dibattito.

Io mi metto nei panni di un giovane, un ragazzo o una ragazza che si affaccia in questi anni al panorama politico, pieno di speranze e di ideali: che cosa puo' pensare, che sentimenti potrà nutrire verso un modo di fare politica basato sull'interesse personale spudorato e la menzogna fatta unica regola di convivenza?
Berlusconi e il suo governo, con il loro comportamento, con le leggi che hanno fatto e stanno facendo, hanno la grave responsabilità di aver rubato la speranza alle nuove generazioni di questo Paese, di aver tarpato le loro ali, di avergli impedito di credere nella possibilità di realizzare un mondo piu' giusto, piu' onesto.

Un Parlamento che dedica mezz'ora al convegno della FAO e ai gravi problemi della nutrizione e della fame del mondo, mentre sbatte via due giorni di discussione sulla coda dei cani, senza riuscire nemmeno a trovare un accordo, ma che Parlamento e'? quali valori, quali priorità comunica ai suoi cittadini?

Penso siate d'accordo con me che la desolazione sia totale e che etica e giustizia abbiano ceduto definitivamente il passo all'imbroglio, alla stupidità ed alla sopraffazione.


giovedì 5 novembre 2009

L'Aquila: Giornalisti strattonati e allontanati


Quando si parla di libertà di informazione, non si vuole dire che un giornale, sotto la sua propria responsabilità, non possa dire quello che vuole, ma che succedono cose come quelle descritte da un giornale dell'Aquila (di cui tra l'altro non ho trovato traccia nella stampa nazionale):

L'Aquila, 4 nov - La giornata del Premier Silvio Berlusconi all'Aquila si è conclusa con un episodio decisamente increscioso: A Sant'Elia alcuni cronisti sono stati strattonati e spintonati dalle forze dell'ordine su indicazioni del responsabile immagine del Premier.
Nella confusione che e' seguita le forze dell'ordine hanno respinto i giornalisti allontanandoli dal premier che intendevano seguire come sempre. Alcuni di loro sono stati perfino fermati e identificati. Un brutto finale per una giornata caratterizzata da eventi di interesse per la popolazione terremotata, per la citta' e il suo patrimonio culturale.

Avendo notizia dell'evento l'associazione stampa parlamentare ha diffuso la seguente nota:

"L'Associazione stampa parlamentare protesta con forza contro l'inaccettabile comportamento tenuto oggi in Abruzzo dallo staff del presidente del Consiglio e, in particolare, dal responsabile della sua immagine. Alcuni colleghi al seguito del presidente del Consiglio sono stati spintonati e allontanati con la forza mentre cercavano di svolgere il loro lavoro. Con l'occasione, vogliamo ribadire che i giornalisti hanno il diritto-dovere di informare, in condizioni di autonomia e serenita'.
Ogni ostacolo posto all'esercizio quotidiano del diritto di cronaca va respinto fermamente e deve essere considerato come una lesione alla liberta' di stampa. Invitiamo pertanto il presidente del Consiglio a intervenire per rimuovere gli ostacoli che impediscono ai giornalisti di svolgere il loro lavoro".


Di solito il premier, nelle sue scorribande, si fa accompagnare da un solo cameraman, magari di una agenzia secondaria, che poi diffonde le immagini filtrate e pre-visionate.

Uno dei motivi per cui siamo al 49-esimo posto della classifica di Reporters sans Frontieres per la libertà di stampa


martedì 3 novembre 2009

Salta il 5 per mille: addio al non-profit

La Camera ha bocciato il 28 ottobre scorso un emendamento (del PD) alla Finanziaria 2010 che reintroduceva il meccanismo del 5 per mille, strumento indispensabile per la sopravvivenza di tante associazioni e gruppi non-profit.
PDL e Lega insieme hanno bocciato la proposta, perche' non c'e' la copertura. Ora migliaia di associazioni di volontariato, di ricerca, del terzo settore non potranno piu' contare su questo contributo che era quasi l'unico a tenerle in vita.

Il 5 per mille era stato voluto nel 2005 dallo stesso Tremonti, che ora forse non lo ritiene piu' utile o indispensabile. Era una delle unihe 3 leggi intelligenti del governo Berlusconi (assieme alla legge contro il fumo ed i punti sulla patente).

19 milioni di contribuenti italiani avevano scelto una associazione o un ente no-profit e avevano ad esso destinato la propria quota di 5 per mille. Ci sono stati sempre notevolissimi problemi nell'assegnazione e nei calcoli relativi, tanto che non sono ancora stati distribuiti i contributi (in parte) del 2007 e di tutto il 2008. Pero' molte associazioni continuavano a vivere ed a prestare la loro preziosa opera proprio grazie a questo contributo.

Ora, grazie a Tremonti, al PdL ed alla Lega, tutto questo finira'

Un'altra intelligente operazione di questo lungimirante governo.



giovedì 15 ottobre 2009

Divide et impera


Lo dicevano gia' i Romani: se vuoi governare tranquillo, fa in modo che i tuoi nemici siano divisi.

Oggi si e' compiuto un passo drammaticamente importante, storico, in questa direzione. La firma separata del contratto dei metalmeccanici, separata per quanto riguarda i sindacati: UILM e FIM-CISL hanno firmato, gli altri (FIOM, della CGIL) e UGL (anche se per motivi diversi) no, e' un eclatante esempio di come il detto dei nostri antenati latini sia sempre attuale.

Non voglio entrare nel merito del contenuto dell'accordo, se 112 Euro siano tanti o pochi (solo come riferimento, a gennaio 2008 - il contratto precedente - erano stati concessi 127 Euro), ma il fatto che per la prima volta da trent'anni il sindacato dei metalmeccanici si e' presentato spaccato alla controparte.
E' un grande successo per il governo, infatti tutti i suoi ministri brindano e si lasciano andare alle lodi piu' esagerate. Dice Sacconi - Ministro del Welfare: "La sottoscrizione del contratto dei metalmeccanici in tempi brevi e con rilevanti contenuti di welfare conferma la positività del nuovo modello contrattuale e la semplificazione delle relazioni industriali che grazie ad esso si sta realizzando. Le nuove regole infatti tolgono al contratto nazionale quell'improprio carico di significati - anche di carattere ideologico - facendone un momento importante ma inserito in un continuo contesto di interazione tra le parti sociali nella dimensione dei territori e delle aziende". Che, riletto, significa: senza i comunisti il mondo e' migliore.

Se i sindacati firmatari fossero seri (ma sappiamo che non lo sono, altrimenti non si sarebbero comportati cosi'), l'accordo dovrebbe ora essere sottoposto al referendum dei lavoratori, come avvenne due anni fa per il precedente contratto. Se venisse bocciato, sarebbe una bocciatura per il modello "separatista" del trio Berlusconi-Bonanni-Angeletti. Che il minuto successivo dovrebbero andarsene, per aver dilapidato un capitale (l'unità sindacale, appunto) di valore inestimabile.
L'accordo potrebbe anche essere approvato dai lavoratori, nel qual caso se ne dovrebbe andare Epifani, che dimostrerebbe di non aver capito che il paese sta andando, purtroppo, da tutt'altra parte.

In ogni caso, un accordo come questo non puo' passare nella piu' totale indifferenza, come se niente fosse, come sta avvenendo.
In ultimo, per chi ancora non lo conoscesse, andate a rileggervi il malaugurato "Piano di rinascita democratica" (pagina 14, si ritrovano quasi le parole di Sacconi), redatto in tempi non sospetti - era il 1976 - dal capo piduista Licio Gelli: un altro risultato positivo per Berlusconi, tessera P2 n.1816