L'avvento di Monti, anche se foriero di non ben definiti sacrifici, ci aveva per molti aspetti fatto un immenso piacere. Il professore milanese aveva sostituito il governo peggiore di tutta la nostra storia democratica, quel Berlusconi contro cui si era accanita molta della nostra denuncia, della nostra migliore e vitale energia.
E quando ormai pareva che non ci sarebbe stata alternativa al nano di Arcore per almeno ancora un anno e mezzo, ecco che un tornado finanziario-speculativo, tanto grave quanto improvviso, aveva costretto il sultano brianzolo a dimettersi, lasciando la scena al professore bocconiano.
Senz'altro questa sostituzione improvvisa e quasi insperata ci ha inebriato, al punto che in poche settimane Monti è diventato il salvatore della Patria, l'uomo da tutti agognato e da tutti adulato.
Ma, come nei migliori sogni, il risveglio è spesso traumatico e la realtà, temporaneamente dimenticata per far posto alle aspettative ed alla speranza, si ripresenta improvvisamente con la sua impietosa durezza.
E cosi', oggi conosciamo la tanto attesa "manovra": bastonate a chi ha una pensione e a chi ancora la sta aspettando, bastonate a chi possiede almeno una casa, a chi ha sempre denunciato i propri redditi, al punto da superare certe soglie, aumento dell'IVA (e quindi a carico di tutti noi), tagli agli enti locali (e quindi a tutti noi).
La domanda, a questo punto, come si dice sorge spontanea: che cosa è cambiato rispetto a prima? in che cosa questo governo si sta differenziando dal precedente (e dai precedenti)? Occorrevano i bocconiani per aumentare l'IVA? o per tagliare le pensioni? non si poteva finalmente dare quel segnale di cambiamento di rotta, di novità di approccio che tanti di noi si aspettavano da questi signori?
Nulla che riguardi i costi della politica, le sacche di privilegio, l'evasione fiscale, gli sprechi di denaro pubblico, le spese folli per armamenti inutili. E anche la tanto annunciata "equità" sembra aver lasciato il posto alla piu' semplice "continuità". Forse non abbiamo ancora tutti i dettagli, ma la strada scelta pare essere sempre la stessa: far pagare i soliti noti, docili e onesti pagatori di sempre, facili da raggiungere, sicuri, rassegnati.
Ora la palla passa ai partiti. Sarà interessante capire cosa farà la sinistra: accolto Monti come il salvatore della patria, ora dovrà decidere come schierarsi: appoggiarlo, rischiando di perdere consensi tra i suoi sostenitori delusi e demoralizzati? sfiduciarlo, passando per quelli che minacciano la stabilità dell'Europa, dell'Euro, dei mercati ? non sarà una scelta facile.
Io ritengo irrinunciabili tre cose:
1. dire forte e chiaro a Monti ed all'intero Paese che questa è una manovra ingiusta e stracotta, nella tradizione dei peggiori governi che l'hanno preceduto;
2. dire forti e chiare quali sono le proprie contro-proposte: un elenco preciso e dettagliato, con tanto di cifre e previsioni, dei provvedimenti che garantirebbero maggiore equità e lo stesso gettito, non nello stile del governo ombra di veltroniana memoria (talmente ombra che non l'ha visto nessuno), ma con chiarezza e concretezza quanto un vero governo dovrebbe avere;
3. fatti i primi due passi (il primo facile, il secondo molto piu' difficile), credo che verrebbe naturale assumersi la responsabilità di votare contro questo provvedimento, costi quello che costi, perchè esistono altre strade, percorribili da subito, che portano agli stessi risultati economici rispettando la giustizia sociale.
Solo cosi' i partiti della sinistra si possono veramente presentare (anche per le prossime elezioni che si avvicinano) come concreta forza di governo, capace di scelte e comportamenti all'altezza della situazione. Ma ci vuole coraggio e determinazione: ne saranno capaci?
PS del 6 Dicembre: i dettagli della manovra, ormai noti completamente, hanno per fortuna smentito alcune delle affermazioni qui sopra, come l'IRPEF (che non c'è) o l'extra tassazione dello scudo (di cui non si sapeva) o l'eliminazione delle Giunte provinciali. Rimane il fatto che due terzi della manovra è fatta di tasse, solo un terzo di riduzione di spesa, peraltro in gran parte a carico degli enti locali. Da apprezzare l'auto riduzione del proprio stipendio, da parte del Governo e la partecipazione emotiva ai sacrifici per tutti. Il giudizio a questo punto rimane sospeso, in attesa di riforme piu' strutturali (che necessariamente richiedono tempo) per ottimizzare la macchina statale e renderla piu' efficiente ed economica.
Continua il balletto dei partiti, che ancora una volta dimostrano la loro inconsistenza ideologica, sempre e solo alla ricerca della convenienza immediata, di piccolo cabotaggio. Ma pagherà, questa volta?
domenica 4 dicembre 2011
mercoledì 5 ottobre 2011
La Costituzione: ARTICOLO 21 - Libertà di espressione
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro si intende revocato e privo d'ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro si intende revocato e privo d'ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
Etichette:
costituzione,
liberta'
domenica 2 ottobre 2011
Referendum elettorale: un'altra occasione persa dal PD
Non si è ancora spento l'entusiasmo per il referendum del 12 e 13 giugno - quello che ha fermato i programmi di rinascita nucleare del nostro governo ed ha restituito all'acqua la sua posizione di bene essenziale per la vita, escludendone la "rilevanza economica" - che si profila all'orizzonte una nuova chiamata alle urne (referendarie) per cancellare l'ignobile legge elettorale definita "porcellum".
1.210.466: tanti sono stati i cittadini che, anche a costo di lunghe file (vedi foto presa a Milano, al banchetto in piazza S.Babila) hanno voluto firmare la richiesta di abrogazione di una legge antidemocratica e fatta apposta per proteggere la Casta.
Cosi' tanti, che anche il ministro Maroni, leghista della prima ora, afferma "Sono rimasto impressionato dal numero di firme raccolte in così poco tempo: anche questo è un segnale forte, sono dell'opinione che vada ascoltato e che si debba procedere al referendum". Eppure la Lega è forse il partito che piu' soffrirebbe per l'abrogazione di una legge che lei stessa ha voluto e preparato. Va dato atto al ministro di aver fatto un'affermazione coraggiosa e controcorrente, sperando non sia solo una nuova mossa della partita che Maroni sta giocando su un altro tavolo, quello della leadership all'interno della Lega stessa.
Alcuni osservatori, solo due giorni fa, attribuivano proprio alla Lega l'intenzione di rovesciare il tavolo ed andare al voto anticipato, per riuscire a votare una volta in piu' con la vecchia legge.
Staremo a vedere come andranno le cose, nelle prossime settimane.
Non pare invece altrettanto coraggiosa la posizione del PD, ancora una volta in bilico tra il si e il no: Parisi, braccio destro di Prodi e membro della Direzione del PD, è addirittura nel comitato promotore del referendum, ma Bersani, segretario dello stesso partito, non si schiera, non firma, e afferma che il referendum non è la strada da seguire per le riforme. Salvo poi saltare immediatamente sul carro del vincitore quando il numero di firme dice che la gente, gli elettori - in massa - vogliono cancellare questa legge elettorale.
Per la verità, la base del PD ha attivamente partecipato alla raccolta firme, nelle loro feste, nelle piazze, nei municipi governati dal PD. Ma la posizione defilata del segretario, che non ha voluto metterci direttamente la sua faccia, lascia come sempre trasparire la paura di prendere una posizione netta, precisa e chiara. Per non scontentare l'UDC, forse, contrario da sempre al referendum, e possibile, agognato alleato di futuri, ipotetici scenari. Sta di fatto che, per recuperare qualche voto al centro, il PD continua a non convincere schiere di potenziali elettori a sinistra, di fatto minando, giorno dopo giorno, l'unica vera possibile alternativa: un centro-sinistra serio e coerente, compatto e propositivo.
Sabato sera Bersani ha cosi' parlato del successo per le firme raccolte: "abbiamo aiutato la raccolta firme, abbiamo fatto un disegno di legge elettorale, siamo andati incontro a qualcosa che si era mosso prima di noi. Il partito che ho in testa - ha concluso - si comporta così".
Affermazioni, mio avviso, sconcertanti.
E' vero, hanno "aiutato a raccogliere le firme", ma detto da uno che non ha nemmeno firmato, suona un po' stonato, se non arrogante.
"Abbiamo fatto un disegno di legge elettorale", poi, vuol dire che non si crede nel referendum e che lo si vuole evitare: e allora, per cosa avete aiutato a raccogliere le firme?
Ancora: "siamo andati incontro a qualcosa che si è mosso prima di noi" è una palese dichiarazione di impotenza e di incompetenza, di incapacità ad individuare le cose importanti, di intercettare i bisogni delle persone e di precorrere i tempi, tutte cose che, personalmente, mi aspetterei come ovvie dal maggiore partito di opposizione del Paese.
"Il partito che ho in testa si comporta cosi'". Bene. Almeno sappiamo che è esattamente questo il PD che vuole Bersani.
Ma è veramente questo che serve agli Italiani?
1.210.466: tanti sono stati i cittadini che, anche a costo di lunghe file (vedi foto presa a Milano, al banchetto in piazza S.Babila) hanno voluto firmare la richiesta di abrogazione di una legge antidemocratica e fatta apposta per proteggere la Casta.
Cosi' tanti, che anche il ministro Maroni, leghista della prima ora, afferma "Sono rimasto impressionato dal numero di firme raccolte in così poco tempo: anche questo è un segnale forte, sono dell'opinione che vada ascoltato e che si debba procedere al referendum". Eppure la Lega è forse il partito che piu' soffrirebbe per l'abrogazione di una legge che lei stessa ha voluto e preparato. Va dato atto al ministro di aver fatto un'affermazione coraggiosa e controcorrente, sperando non sia solo una nuova mossa della partita che Maroni sta giocando su un altro tavolo, quello della leadership all'interno della Lega stessa.
Alcuni osservatori, solo due giorni fa, attribuivano proprio alla Lega l'intenzione di rovesciare il tavolo ed andare al voto anticipato, per riuscire a votare una volta in piu' con la vecchia legge.
Staremo a vedere come andranno le cose, nelle prossime settimane.
Non pare invece altrettanto coraggiosa la posizione del PD, ancora una volta in bilico tra il si e il no: Parisi, braccio destro di Prodi e membro della Direzione del PD, è addirittura nel comitato promotore del referendum, ma Bersani, segretario dello stesso partito, non si schiera, non firma, e afferma che il referendum non è la strada da seguire per le riforme. Salvo poi saltare immediatamente sul carro del vincitore quando il numero di firme dice che la gente, gli elettori - in massa - vogliono cancellare questa legge elettorale.
Per la verità, la base del PD ha attivamente partecipato alla raccolta firme, nelle loro feste, nelle piazze, nei municipi governati dal PD. Ma la posizione defilata del segretario, che non ha voluto metterci direttamente la sua faccia, lascia come sempre trasparire la paura di prendere una posizione netta, precisa e chiara. Per non scontentare l'UDC, forse, contrario da sempre al referendum, e possibile, agognato alleato di futuri, ipotetici scenari. Sta di fatto che, per recuperare qualche voto al centro, il PD continua a non convincere schiere di potenziali elettori a sinistra, di fatto minando, giorno dopo giorno, l'unica vera possibile alternativa: un centro-sinistra serio e coerente, compatto e propositivo.
Sabato sera Bersani ha cosi' parlato del successo per le firme raccolte: "abbiamo aiutato la raccolta firme, abbiamo fatto un disegno di legge elettorale, siamo andati incontro a qualcosa che si era mosso prima di noi. Il partito che ho in testa - ha concluso - si comporta così".
Affermazioni, mio avviso, sconcertanti.
E' vero, hanno "aiutato a raccogliere le firme", ma detto da uno che non ha nemmeno firmato, suona un po' stonato, se non arrogante.
"Abbiamo fatto un disegno di legge elettorale", poi, vuol dire che non si crede nel referendum e che lo si vuole evitare: e allora, per cosa avete aiutato a raccogliere le firme?
Ancora: "siamo andati incontro a qualcosa che si è mosso prima di noi" è una palese dichiarazione di impotenza e di incompetenza, di incapacità ad individuare le cose importanti, di intercettare i bisogni delle persone e di precorrere i tempi, tutte cose che, personalmente, mi aspetterei come ovvie dal maggiore partito di opposizione del Paese.
"Il partito che ho in testa si comporta cosi'". Bene. Almeno sappiamo che è esattamente questo il PD che vuole Bersani.
Ma è veramente questo che serve agli Italiani?
Etichette:
opposizione,
PD,
referendum,
UDC
lunedì 18 luglio 2011
Casta contro Casta: ma come se ne esce?
La protesta contro la Casta sta montando. La manovra di spremitura, approvata a tempo di record dalla maggioranza con la desistenza dell'opposizione (in nome e nella speranza della pace dei mercati), è stata la classica goccia: il vaso è colmo, non ce la facciamo piu' ad essere sempre i soli a pagare l'intero prezzo degli errori e della incapacità di chi ci governa (e di chi, in parlamento, dovrebbe opporsi a chi ci governa).
Percio' ben vengano manifestazioni, proteste, accerchiamenti dei palazzi imperiali e tutto quanto serva a far sapere, sempre ai signori della Casta, che ci siamo stufati e che è giunto il momento di dire basta.
Mi fa un po' specie che queste proteste siano fomentate da un pezzo della stessa Casta, quell'IDV che tanto ha contribuito per mostrare l'enorme bubbone putrido che cova nelle aule del Parlamento: dell'IDV erano i piu' famosi saltatori della quaglia, a cominciare da De Girolamo, per finire con Scilipoti. L'IDV è il partito che ha uno statuto trappola, per cui i finanziamenti al partito IDV, in pratica, finiscono in una associazione privata di proprietà di Di Pietro. Percio', che proprio lui si erga a paladino della guerra alla casta, non mi piace proprio e mi sa tanto di nuova trovata populista del partito di Di Pietro, a cui siamo già da tempo abituati.
Mi piacerebbe invece che fosse qualche movimento al di fuori del palazzo a prendere in mano la battaglia, a coordinare le forze migliori del Paese, a guidarci verso la riappropriazione della democrazia, di quel potere popolare che la Costituzione ci assegna e defende.
Basta con i partiti, incapaci di risolvere alcunchè, se non i propri privati tornaconti. Basta. O almeno dateci la prova, immediata e tangibile, che credete in quello che dite, facendolo, una volta tanto.
Cominciamo con una nuova legge elettorale: serve un sistema che garantisca rappresentatività e democrazia, che consenta a chiunque, anche fuori delle organizzazioni partitiche convenzionali, di arrivare al Parlamento, con le proprie forze e con quelle della società civile. Una legge con l'uninominale di collegio, a doppio turno (sul modello francese), puo' dare queste garanzie: in un collegio di centomila abitanti un singolo privato cittadino puo' candidarsi al di fuori dei partiti ed essere eletto, se vale, se è conosciuto, onesto e appoggiato da un movimento popolare.
Chissà se una proposta del genere potrà mai essere portata avanti dai partiti, almeno da quelli che conosciamo oggi. Francamente non lo penso, troppo intenti a difendere la loro sopravvivenza, il loro piccolo orticello di privilegi. Ma se ci fosse un grande movimento popolare, di rinnovamento civile, in grado di spingere una simile proposta, di imporla al mondo dei partiti e di farla approvare al Parlamento, credo che potrebbe essere l'inizio di quel rinnovamento ormai indispensabile per far restare il nostro Paese nel novero dei paesi civili.
Speriamo bene.
Percio' ben vengano manifestazioni, proteste, accerchiamenti dei palazzi imperiali e tutto quanto serva a far sapere, sempre ai signori della Casta, che ci siamo stufati e che è giunto il momento di dire basta.
Mi fa un po' specie che queste proteste siano fomentate da un pezzo della stessa Casta, quell'IDV che tanto ha contribuito per mostrare l'enorme bubbone putrido che cova nelle aule del Parlamento: dell'IDV erano i piu' famosi saltatori della quaglia, a cominciare da De Girolamo, per finire con Scilipoti. L'IDV è il partito che ha uno statuto trappola, per cui i finanziamenti al partito IDV, in pratica, finiscono in una associazione privata di proprietà di Di Pietro. Percio', che proprio lui si erga a paladino della guerra alla casta, non mi piace proprio e mi sa tanto di nuova trovata populista del partito di Di Pietro, a cui siamo già da tempo abituati.
Mi piacerebbe invece che fosse qualche movimento al di fuori del palazzo a prendere in mano la battaglia, a coordinare le forze migliori del Paese, a guidarci verso la riappropriazione della democrazia, di quel potere popolare che la Costituzione ci assegna e defende.
Basta con i partiti, incapaci di risolvere alcunchè, se non i propri privati tornaconti. Basta. O almeno dateci la prova, immediata e tangibile, che credete in quello che dite, facendolo, una volta tanto.
Cominciamo con una nuova legge elettorale: serve un sistema che garantisca rappresentatività e democrazia, che consenta a chiunque, anche fuori delle organizzazioni partitiche convenzionali, di arrivare al Parlamento, con le proprie forze e con quelle della società civile. Una legge con l'uninominale di collegio, a doppio turno (sul modello francese), puo' dare queste garanzie: in un collegio di centomila abitanti un singolo privato cittadino puo' candidarsi al di fuori dei partiti ed essere eletto, se vale, se è conosciuto, onesto e appoggiato da un movimento popolare.
Chissà se una proposta del genere potrà mai essere portata avanti dai partiti, almeno da quelli che conosciamo oggi. Francamente non lo penso, troppo intenti a difendere la loro sopravvivenza, il loro piccolo orticello di privilegi. Ma se ci fosse un grande movimento popolare, di rinnovamento civile, in grado di spingere una simile proposta, di imporla al mondo dei partiti e di farla approvare al Parlamento, credo che potrebbe essere l'inizio di quel rinnovamento ormai indispensabile per far restare il nostro Paese nel novero dei paesi civili.
Speriamo bene.
Etichette:
democrazia,
Elezioni,
iniziative,
partiti
martedì 21 giugno 2011
E ora che si fa?
E' passata solo una settimana dal grande successo dei referendum e già si comincia a dimenticare la fatica della campagna referendaria e la gioia della vittoria, la soddisfazione di aver raggiunto un risultato dato per inatteso, se non anche per impossibile solo qualche settimana fa.
Non vorrei si stesse lentamente rientrando nella "normalità", nel tran tran della vita precedente, quando tra un dibattito televisivo e l'altro, si subivano, tra rassegnazione e impotenza, vicende e diatribe politiche sempre piu' lontane, avulse da ogni realtà. Magari fa parte di un preciso disegno, che il gran manovratore, quantunque caduto in disgrazia alla maggioranza degli italiani, continua a imporci, mantenendo un profilo basso e cercando di parlarne (e di farne parlare) il meno possibile: quando la carovana è passata, i cani smettono di abbaiare.
Percio', credo che dobbiamo mantenere alta l'attenzione su quanto è successo con questi referendum e con le precedenti elezioni amministrative delle grandi città: non disperdere il grande capitale umano, sociale, costruito in queste settimane, anzi incrementarlo e farlo crescere, per completare la svolta, per finire il lavoro non ancora perfezionato.
Permettetemi una breve analisi delle parti in gioco e poi una semplice proposta. Naturalmente per stimolare la discussione e la partecipazione.
Governo e maggioranza: nonostante la doppia batosta subita, elezioni e referendum, si cerca di minimizzare, da un lato, mentre dall'altro si preannunciano o si attuano grandi cambiamenti, in realtà per non cambiare nulla. Cosi' si inventano una posizione di "segretario politico" del PDL, posizione peraltro non prevista dello statuto dello stesso partito, e la assegnano ad Alfano. Come se la sconfitta fosse dovuta alla mancanza di qualche poltrona eccellente, o come se il turbinio di qualche incarico fantasioso e fantomatico bastasse a far tornare la fiducia agli elettori delusi. Dall'altro lato, la Lega, roteando in aria lo spadone minaccioso e arrugginito, rivendica per il nord, anzi, per Milano e Monza, un po' di sottobosco clientelare, un po di poltrone da occupare e da mungere, sperando questo possa placare gli animi risentiti di militanti ormai convinti che sia proprio il verde a meglio rappresentare il colore delle loro tasche. In sintesi: tanto tuono', che piovve.
Opposizione: non se la passano meglio, da queste parti. Dopo la sfrontatezza di aver cavalcato il cavallo vincente, quasi rivendicando di averlo loro partorito e allevato (solo un anno fa, Bersani rivendicava con fierezza la sua scelta di non firmare per i referendum, perchè inutili e sbagliati), qualcuno si è subito arrogato il diritto di chiedere dimissioni immediate per il governo. Qualcun altro, piu' saggiamente, ha tenuto una linea piu' defilata, intuendo che una richiesta del genere sarebbe stata completamente inutile: meglio lasciar bollire la maggioranza nel suo brodo, molto lontano non potrà andare. Forse Di Pietro aveva anche capito che la vittoria al referendum non era solo farina del suo sacco, dopo i deludenti risultati incassati alle amministrative del mese scorso (con l'eccezione, tutta speciale, di Napoli), anche se si puo' arrogare la paternità di due dei quattro quesiti. Piu' defilata e imbarazzata la posizione del terzo polo: loro hanno votato si per dire no, quindi ... non sapevano piu' cosa dire.
I media: piu' grave la posizione dei media, a mio avviso. Loro hanno continuato, sia prima che dopo i referendum, a tenere bordone agli sconfitti, a fare come se nulla fosse successo, o meglio: a vendere il prodotto che, secondo loro, è l'unico che tira: ampie paginate ai partiti, spazio per politici di ogni risma, colore e orientamento, analisi a gogo' fatte da chi per anni ha mangiato nel sistema partitocratico, uscito bastonato dalle urne. Il tutto trascurando completamente, salvo rarissime eccezioni, quelli che i referendum li hanno richiesti, difesi, pubblicizzati e vinti: i Comitati e le associazioni della società civile, che hanno creduto fin dall'inizio in questi referendum e non hanno lesinato tempo, intelligenza, immaginazione, soldi e, soprattutto, un incontenibile entusiasmo. Tanto da arrivare al trionfo del 13 giugno.
Ora, tutta questa energia, questa rete di conoscenze, amicizie (anche in senso di social networks), organizzazione e mobilitazione non deve andare dispersa, non deve raffreddarsi. Va trovato il modo non solo per mantenerla in vita, ma soprattutto per valorizzare la sua forza, la sua energia. Perchè è adesso il momento in cui, a mio avviso, questo enorme capitale umano puo' completare la sua opera di rigenerazione della società, di rinnovamento del pensiero ormai esaurito e logoro della partitocrazia, puo' ridare slancio e forza a tutte quelle persone che avevano perso ogni fiducia nel sistema civico, nella Politica (intesa proprio come servizio alla Polis, alla città).
Una nuova dimensione è alla nostra portata, distinta sia dal dogmatismo anarchico alla Grillo, sia dal pragmatismo redditizio e interessato dei partiti. Una dimensione sostenuta da pilastri tanto semplici quanto disattesi negli ultimi tempi: i diritti umani, inclusivi dei bisogni fondamentali e dei beni comuni che li soddisfano, la giustizia uguale per tutti, il rispetto per il pianeta e le sue risorse, la pace come ricerca di soluzioni magari faticose, ma rispettose di tutti, la preminenza delle persone, del lavoro, dell'uso parsimonioso dell'energia sulla finanza, sull'economia, sul guadagno illimitato e sconfinato.
Lo so, è una specie di utopia, forse una speranza, ma mai come ora credo sia possibile, realizzabile, concretizzabile. Abbiamo dimostrato che poche, chiare e forti idee riescono a smuovere le montagne, a mobilitare le personi migliori del nostro Paese ed a rovesciare i pronostici, anche contro i poteri forti costituiti.
Dobbiamo semplicemente mantenere l'organizzazione che ci siamo dati, la rete di contatti, di discussione, si segnalazione e di confronto che abbiamo utilizzato in questi mesi: non lasciamola cadere, disfarsi, ma continuiamo ad utilizzarla per nuovi obiettivi, per nuove battaglie, per altri successi. Facciamo una lista di priorità, di riforme, di storture da raddrizzare, di carenze da sanare e continuiamo a lavoraci e a spenderci, come abbiamo fatto molte volte, come sappiamo fare noi, perchè ne siamo capaci, perchè sappiamo che noi ce la possiamo fare.
Vi aspetto, fatemi sapere cosa ne pensate.
Non vorrei si stesse lentamente rientrando nella "normalità", nel tran tran della vita precedente, quando tra un dibattito televisivo e l'altro, si subivano, tra rassegnazione e impotenza, vicende e diatribe politiche sempre piu' lontane, avulse da ogni realtà. Magari fa parte di un preciso disegno, che il gran manovratore, quantunque caduto in disgrazia alla maggioranza degli italiani, continua a imporci, mantenendo un profilo basso e cercando di parlarne (e di farne parlare) il meno possibile: quando la carovana è passata, i cani smettono di abbaiare.
Percio', credo che dobbiamo mantenere alta l'attenzione su quanto è successo con questi referendum e con le precedenti elezioni amministrative delle grandi città: non disperdere il grande capitale umano, sociale, costruito in queste settimane, anzi incrementarlo e farlo crescere, per completare la svolta, per finire il lavoro non ancora perfezionato.
Permettetemi una breve analisi delle parti in gioco e poi una semplice proposta. Naturalmente per stimolare la discussione e la partecipazione.
Governo e maggioranza: nonostante la doppia batosta subita, elezioni e referendum, si cerca di minimizzare, da un lato, mentre dall'altro si preannunciano o si attuano grandi cambiamenti, in realtà per non cambiare nulla. Cosi' si inventano una posizione di "segretario politico" del PDL, posizione peraltro non prevista dello statuto dello stesso partito, e la assegnano ad Alfano. Come se la sconfitta fosse dovuta alla mancanza di qualche poltrona eccellente, o come se il turbinio di qualche incarico fantasioso e fantomatico bastasse a far tornare la fiducia agli elettori delusi. Dall'altro lato, la Lega, roteando in aria lo spadone minaccioso e arrugginito, rivendica per il nord, anzi, per Milano e Monza, un po' di sottobosco clientelare, un po di poltrone da occupare e da mungere, sperando questo possa placare gli animi risentiti di militanti ormai convinti che sia proprio il verde a meglio rappresentare il colore delle loro tasche. In sintesi: tanto tuono', che piovve.
Opposizione: non se la passano meglio, da queste parti. Dopo la sfrontatezza di aver cavalcato il cavallo vincente, quasi rivendicando di averlo loro partorito e allevato (solo un anno fa, Bersani rivendicava con fierezza la sua scelta di non firmare per i referendum, perchè inutili e sbagliati), qualcuno si è subito arrogato il diritto di chiedere dimissioni immediate per il governo. Qualcun altro, piu' saggiamente, ha tenuto una linea piu' defilata, intuendo che una richiesta del genere sarebbe stata completamente inutile: meglio lasciar bollire la maggioranza nel suo brodo, molto lontano non potrà andare. Forse Di Pietro aveva anche capito che la vittoria al referendum non era solo farina del suo sacco, dopo i deludenti risultati incassati alle amministrative del mese scorso (con l'eccezione, tutta speciale, di Napoli), anche se si puo' arrogare la paternità di due dei quattro quesiti. Piu' defilata e imbarazzata la posizione del terzo polo: loro hanno votato si per dire no, quindi ... non sapevano piu' cosa dire.
I media: piu' grave la posizione dei media, a mio avviso. Loro hanno continuato, sia prima che dopo i referendum, a tenere bordone agli sconfitti, a fare come se nulla fosse successo, o meglio: a vendere il prodotto che, secondo loro, è l'unico che tira: ampie paginate ai partiti, spazio per politici di ogni risma, colore e orientamento, analisi a gogo' fatte da chi per anni ha mangiato nel sistema partitocratico, uscito bastonato dalle urne. Il tutto trascurando completamente, salvo rarissime eccezioni, quelli che i referendum li hanno richiesti, difesi, pubblicizzati e vinti: i Comitati e le associazioni della società civile, che hanno creduto fin dall'inizio in questi referendum e non hanno lesinato tempo, intelligenza, immaginazione, soldi e, soprattutto, un incontenibile entusiasmo. Tanto da arrivare al trionfo del 13 giugno.
Ora, tutta questa energia, questa rete di conoscenze, amicizie (anche in senso di social networks), organizzazione e mobilitazione non deve andare dispersa, non deve raffreddarsi. Va trovato il modo non solo per mantenerla in vita, ma soprattutto per valorizzare la sua forza, la sua energia. Perchè è adesso il momento in cui, a mio avviso, questo enorme capitale umano puo' completare la sua opera di rigenerazione della società, di rinnovamento del pensiero ormai esaurito e logoro della partitocrazia, puo' ridare slancio e forza a tutte quelle persone che avevano perso ogni fiducia nel sistema civico, nella Politica (intesa proprio come servizio alla Polis, alla città).
Una nuova dimensione è alla nostra portata, distinta sia dal dogmatismo anarchico alla Grillo, sia dal pragmatismo redditizio e interessato dei partiti. Una dimensione sostenuta da pilastri tanto semplici quanto disattesi negli ultimi tempi: i diritti umani, inclusivi dei bisogni fondamentali e dei beni comuni che li soddisfano, la giustizia uguale per tutti, il rispetto per il pianeta e le sue risorse, la pace come ricerca di soluzioni magari faticose, ma rispettose di tutti, la preminenza delle persone, del lavoro, dell'uso parsimonioso dell'energia sulla finanza, sull'economia, sul guadagno illimitato e sconfinato.
Lo so, è una specie di utopia, forse una speranza, ma mai come ora credo sia possibile, realizzabile, concretizzabile. Abbiamo dimostrato che poche, chiare e forti idee riescono a smuovere le montagne, a mobilitare le personi migliori del nostro Paese ed a rovesciare i pronostici, anche contro i poteri forti costituiti.
Dobbiamo semplicemente mantenere l'organizzazione che ci siamo dati, la rete di contatti, di discussione, si segnalazione e di confronto che abbiamo utilizzato in questi mesi: non lasciamola cadere, disfarsi, ma continuiamo ad utilizzarla per nuovi obiettivi, per nuove battaglie, per altri successi. Facciamo una lista di priorità, di riforme, di storture da raddrizzare, di carenze da sanare e continuiamo a lavoraci e a spenderci, come abbiamo fatto molte volte, come sappiamo fare noi, perchè ne siamo capaci, perchè sappiamo che noi ce la possiamo fare.
Vi aspetto, fatemi sapere cosa ne pensate.
Etichette:
democrazia,
partiti,
referendum,
società
venerdì 10 giugno 2011
4 SI per cominciare a ricostruire
Pubblico la lettera di Marco Bersani, del Forum per il contratto mondiale per l'acqua, alle redazioni di Anno Zero e Ballaro', che evidentemente non hanno capito nulla di quanto è accaduto e sta accadendo in questo Paese.
Condivido in pieno, dalla prima all'ultima riga.
========================================
Cara redazione di Ballarò / Annozero,
sembrate appartenere alla libera informazione, ma intanto Vespa è stato
l'unico conduttore di talk show che si è comportato correttamente con il
Comitato Promotore dei referendum per l'acqua.
Non avete capito nulla di quello che sta succedendo in questo Paese.
Pensate che il grande risultato delle elezioni amministrative sia la
spinta per i referendum e invece è stata la spinta dei referendum (1,4
milioni di firme per l'acqua, do you remember?) a produrre il grande
risultato delle elezioni amministrative.
Continuate a pensare che il Paese sia diviso tra il tiranno e
l'opposizipne di centro-sinistra e non avete capito che c'è una società
dal basso che vuole cacciare Berlusconi, ma che al contempo non ne può
più di un centro-sinistra politicista e liberista.
Non evete filato i referendum, fino a che il blocco di potere
"Repubblica/Espresso/Pd" non ha immaginato che il referendum potesse
essere utilizzato come "spallata" per il tiranno; solo allora siete
scesi in campo, ma., mancandovi le basi per capire il protagonismo
sociale in atto, non riuscite ad invitare l'anomalia del Comitato
promotore (che non ha tessere e guarda al futuro) e ricorrete allo
stantio copione del chiacchericcio fra opinionisti e politicanti.
Mi fate tristezza.
Forse un giorno non ci sarete più.
Se quel giorno nessuno farà manifestazioni di popolo per voi, forse
allora intuirete il perchè.
Marco Bersani
venerdì 6 maggio 2011
Referendum: vince chi partecipa
Il 12 e 13 giugno saremo chiamati a votare per quattro referendum: 2 in tema di acqua pubblica, uno sul nucleare, uno sulla questione del legittimo impedimento (per il capo del governo ed i ministri).
Qualcuno dirà: altri referendum ?
Effettivamente negli ultimi quindici o vent’anni, lo strumento del referendum è stato abusato, sia per quanto riguarda la quantità, sia, spesso, per la qualità dei quesiti sottoposti al giudizio dei cittadini, sia, ultimo ma non meno importante, perché le decisioni prese dai cittadini con la partecipazione al referendum sono poi state disattese dalla politica e varie norme abrogate sono state poi ripresentate sotto forme o nomi diversi.
La naturale conseguenza è stata la perdita di fiducia in questo strumento, tanto che dal 1997 non viene piu’ raggiunto il famigerato “quorum”.
Sta di fatto, però, che il referendum è pur sempre un grande esercizio di democrazia partecipativa e diretta: tutti possono esprimere, con un SI o con un NO, cosa pensano su un determinato tema.
Evidentemente, tutta questa libertà fa paura a molti e, sia negli anni scorsi, sia in questa occasione, il potere costituito (in tutte le sue forme) impiega ogni mezzo per evitare che i cittadini si esprimano liberamente: dal famoso “andate al mare” craxiano - fortunatamente inascoltato - al boicottaggio della Chiesa ai referendum sulla procreazione assistita – coronato da successo - fino ai tentativi del governo attuale di confondere le idee agli elettori con modifiche apparenti alle leggi sottoposte a referendum e limitando ogni forma di discussione, sia nei media, che in interventi pubblici.
E’ evidente infatti la contraddizione di un governo che non perde occasione per ricordare che il suo potere è legittimato dal popolo (quello dell’articolo 1 della Costituzione) e che nel contempo cerca in tutti i modi di evitare che proprio quello stesso popolo si esprima, quando ne ha la possibilità.
Esiste perciò solo una strada per ribadire il primato del popolo in democrazia: partecipare. Indipendentemente dal parere che si vuole esprimere, un SI o un NO, partecipare significa far sapere alla politica che noi, e solo noi, elettori di questa Repubblica, abbiamo nelle nostre mani le decisioni che peseranno sulla nostra salute, sulle nostre tasche, sulla qualità della giustizia nel nostro Paese.
Perciò se in questa consultazione referendaria verrà raggiunto il quorum, avremo vinto tutti, indipendentemente dal risultato dei SI e dei NO. Se invece l’apatia, il disinteresse, o addirittura il calcolo meschino della propria limitata e personale convenienza, faranno fallire la consultazione, sarà una sconfitta non tanto per chi ha chiesto questi referendum, ma per l’intero Paese, che si rivelerà ancora una volta incapace di riprendere nelle proprie mani il suo destino e di riprendere la strada della vera giustizia, dello sviluppo sostenibile, del bene comune.
Mi piacerebbe che tutti riflettessimo su questo, dando prova, con la partecipazione al voto del 12 e 13 giugno, che la parola Democrazia significa ancora qualcosa, in questo nostro Paese. Nonostante tutto.
Qualcuno dirà: altri referendum ?
Effettivamente negli ultimi quindici o vent’anni, lo strumento del referendum è stato abusato, sia per quanto riguarda la quantità, sia, spesso, per la qualità dei quesiti sottoposti al giudizio dei cittadini, sia, ultimo ma non meno importante, perché le decisioni prese dai cittadini con la partecipazione al referendum sono poi state disattese dalla politica e varie norme abrogate sono state poi ripresentate sotto forme o nomi diversi.
La naturale conseguenza è stata la perdita di fiducia in questo strumento, tanto che dal 1997 non viene piu’ raggiunto il famigerato “quorum”.
Sta di fatto, però, che il referendum è pur sempre un grande esercizio di democrazia partecipativa e diretta: tutti possono esprimere, con un SI o con un NO, cosa pensano su un determinato tema.
Evidentemente, tutta questa libertà fa paura a molti e, sia negli anni scorsi, sia in questa occasione, il potere costituito (in tutte le sue forme) impiega ogni mezzo per evitare che i cittadini si esprimano liberamente: dal famoso “andate al mare” craxiano - fortunatamente inascoltato - al boicottaggio della Chiesa ai referendum sulla procreazione assistita – coronato da successo - fino ai tentativi del governo attuale di confondere le idee agli elettori con modifiche apparenti alle leggi sottoposte a referendum e limitando ogni forma di discussione, sia nei media, che in interventi pubblici.
E’ evidente infatti la contraddizione di un governo che non perde occasione per ricordare che il suo potere è legittimato dal popolo (quello dell’articolo 1 della Costituzione) e che nel contempo cerca in tutti i modi di evitare che proprio quello stesso popolo si esprima, quando ne ha la possibilità.
Esiste perciò solo una strada per ribadire il primato del popolo in democrazia: partecipare. Indipendentemente dal parere che si vuole esprimere, un SI o un NO, partecipare significa far sapere alla politica che noi, e solo noi, elettori di questa Repubblica, abbiamo nelle nostre mani le decisioni che peseranno sulla nostra salute, sulle nostre tasche, sulla qualità della giustizia nel nostro Paese.
Perciò se in questa consultazione referendaria verrà raggiunto il quorum, avremo vinto tutti, indipendentemente dal risultato dei SI e dei NO. Se invece l’apatia, il disinteresse, o addirittura il calcolo meschino della propria limitata e personale convenienza, faranno fallire la consultazione, sarà una sconfitta non tanto per chi ha chiesto questi referendum, ma per l’intero Paese, che si rivelerà ancora una volta incapace di riprendere nelle proprie mani il suo destino e di riprendere la strada della vera giustizia, dello sviluppo sostenibile, del bene comune.
Mi piacerebbe che tutti riflettessimo su questo, dando prova, con la partecipazione al voto del 12 e 13 giugno, che la parola Democrazia significa ancora qualcosa, in questo nostro Paese. Nonostante tutto.
Etichette:
acqua,
democrazia,
giustizia,
nucleare,
referendum
mercoledì 20 aprile 2011
Avanti popolo ...
Solo un governo di pagliacci e di saltimbachi puo' comportarsi in questo modo.
Dopo averci fatto credere che il rinascimento nucleare era la cosa piu' importante su cui puntare, la riforma epocale indispensabile per il Paese (quasi come quella della ingiustizia), con un colpo di spugna cancella tutto:avevamo scherzato.
Ma quale Paese puo' sopravvivere a tanta stupidità? solo perchè il governo rischiava di essere messo in minoranza dal popolo, si preferisce cancella re e rimettere in soffitta un piano su cui tra l'altro sono già stati spesi fior di soldi, di tempo, di intelligenze (per quanto bacate).
In piu', oggi, proprio per dimostrare con fatti precisi che questo governo non vuole saperne del potere supremo del popolo, è stata presentata da un grigio e quasi sconosciuto senatore del PDL una modifica dell'articolo 1 della Costituzione, dove dice che il potere è del popolo, che lo esercita nelle forme fissate dalla Legge. Ebbene, in tale modifica il popolo viene sostituito dal Parlamento, che diventa il motore ed il giudice di ogni decisione nazionale.
Già si era tolta al popolo la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento (con una legge elettorale canaglia), ora si sottrae al popolo la possibilità di esprimersi su un tema importantissimo come il nucleare con un referendum, mancava solo l'estromissione formale dello stesso popolo anche dalla Costituzione, per completare l'opera.
A mio parere questa proposta è un colpo di stato strisciante, attuato in maniera subdola e apparentemente indolore.
Mi auguro che il popolo si renda conto di casa sta succedendo e si svegli, riprenda il mano il proprio destino, la propria autorità e mandi definitivamente a casa questa risma di pagliacci e di saltimbanchi.
Per sempre.
I prossimi referendum, quelli che ancora rimangono, sono la prima occasione. Vediamo di non sprecarla.
Dopo averci fatto credere che il rinascimento nucleare era la cosa piu' importante su cui puntare, la riforma epocale indispensabile per il Paese (quasi come quella della ingiustizia), con un colpo di spugna cancella tutto:avevamo scherzato.
Ma quale Paese puo' sopravvivere a tanta stupidità? solo perchè il governo rischiava di essere messo in minoranza dal popolo, si preferisce cancella re e rimettere in soffitta un piano su cui tra l'altro sono già stati spesi fior di soldi, di tempo, di intelligenze (per quanto bacate).
In piu', oggi, proprio per dimostrare con fatti precisi che questo governo non vuole saperne del potere supremo del popolo, è stata presentata da un grigio e quasi sconosciuto senatore del PDL una modifica dell'articolo 1 della Costituzione, dove dice che il potere è del popolo, che lo esercita nelle forme fissate dalla Legge. Ebbene, in tale modifica il popolo viene sostituito dal Parlamento, che diventa il motore ed il giudice di ogni decisione nazionale.
Già si era tolta al popolo la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento (con una legge elettorale canaglia), ora si sottrae al popolo la possibilità di esprimersi su un tema importantissimo come il nucleare con un referendum, mancava solo l'estromissione formale dello stesso popolo anche dalla Costituzione, per completare l'opera.
A mio parere questa proposta è un colpo di stato strisciante, attuato in maniera subdola e apparentemente indolore.
Mi auguro che il popolo si renda conto di casa sta succedendo e si svegli, riprenda il mano il proprio destino, la propria autorità e mandi definitivamente a casa questa risma di pagliacci e di saltimbanchi.
Per sempre.
I prossimi referendum, quelli che ancora rimangono, sono la prima occasione. Vediamo di non sprecarla.
Etichette:
acqua,
costituzione,
liberta',
opposizione,
referendum
mercoledì 6 aprile 2011
Junk Politic
Junk Politic. Politica spazzatura. E' solo questa la definizione che mi viene in mente oggi.
Quello che sta avvenendo in questi giorni, dentro e fuori le aule del nostro Parlamento, è spazzatura politica.
Junk Politic è un Parlamento che dedica tutto il suo tempo, le sue energie per deliberare leggi destinate solo a salvare il culo di uno, causando un sacco di disastri a tutti gli altri. E' Junk Politic chi applaude in maniera provocatoria l'oratore di turno. E' Junk Politic chi manda a quel paese il presidente della Camera, che lo richiama. Sono Junk Politic quei 314 deputati che con il loro voto stabiliscono per legge che Ruby è nipote di Mubarak. Honoris causa, forse.
E' Junk Politic fare marketing politico, anzichè governare. Sulla pelle degli Aquilani, dei Lampedusani, dei Napoletani. Degli Italiani.
E' Junk Politic il governo, che interrompe le proprie sedute per recarsi a votare, per non far mancare la maggioranza. Soprattutto dopo che per anni non si è fatto vedere in aula, nemmeno quando veniva chiamato per spiegare avvenimenti e decisioni al Paese intero.
E' Junk Politic tentare di stravolgere la Costituzione con proposte di modifica immonde, come l'eliminazione della norma transitoria che vieta la ricostituzione del partito fascista (norma peraltro già piu' volte disattesa), o l'articolo 41 che regola la responsabilità d'impresa, o gli innumerevoli tentativi di snaturare l'articolo 3 (la legge è uguale per tutti), o il 21 (libertà di stampa).
E' Junk Politic un ministro dell'Interno che chiama "emergenza clandestini" lo sbarco di poche migliaia di persone in fuga dalla guerra e dalla povertà. O il capo del governo che definisce lo stesso esodo "uno tsunami umano", poche settimane dopo il vero tsunami che ha distrutto e messo in ginocchio il Giappone.
E' Junk Politic volere ad ogni costo il processo breve, dimenticando che ogni reato ha non solo un presunto colpevole, ma soprattutto una vittima certa.
E' Junk Politic anche un'opposizione che continua a sollevare distinguo su ogni cosa, a voler mettere puntini sulle "i" e anche altrove, a non schierarsi, senza se e senza ma, contro i grossolani errori o le non-scelte di questo governo, a favore di una nuova legge elettorale, a favore di una legge contro i conflitti di interesse, una legge che protegga i giovani dalla precarietà, gli anziani dalla povertà, tutti dalla corruzione e dalle mafie.
E' un elenco che potrebbe continuare, ma temo che continueremmo solo a ripetere cose dette e ridette. Quasi sempre inutilmente.
Ma se credete, potete aggiungere qui sotto cio' che vuol dire, per voi, Junk Politic
Quello che sta avvenendo in questi giorni, dentro e fuori le aule del nostro Parlamento, è spazzatura politica.
Junk Politic è un Parlamento che dedica tutto il suo tempo, le sue energie per deliberare leggi destinate solo a salvare il culo di uno, causando un sacco di disastri a tutti gli altri. E' Junk Politic chi applaude in maniera provocatoria l'oratore di turno. E' Junk Politic chi manda a quel paese il presidente della Camera, che lo richiama. Sono Junk Politic quei 314 deputati che con il loro voto stabiliscono per legge che Ruby è nipote di Mubarak. Honoris causa, forse.
E' Junk Politic fare marketing politico, anzichè governare. Sulla pelle degli Aquilani, dei Lampedusani, dei Napoletani. Degli Italiani.
E' Junk Politic il governo, che interrompe le proprie sedute per recarsi a votare, per non far mancare la maggioranza. Soprattutto dopo che per anni non si è fatto vedere in aula, nemmeno quando veniva chiamato per spiegare avvenimenti e decisioni al Paese intero.
E' Junk Politic tentare di stravolgere la Costituzione con proposte di modifica immonde, come l'eliminazione della norma transitoria che vieta la ricostituzione del partito fascista (norma peraltro già piu' volte disattesa), o l'articolo 41 che regola la responsabilità d'impresa, o gli innumerevoli tentativi di snaturare l'articolo 3 (la legge è uguale per tutti), o il 21 (libertà di stampa).
E' Junk Politic un ministro dell'Interno che chiama "emergenza clandestini" lo sbarco di poche migliaia di persone in fuga dalla guerra e dalla povertà. O il capo del governo che definisce lo stesso esodo "uno tsunami umano", poche settimane dopo il vero tsunami che ha distrutto e messo in ginocchio il Giappone.
E' Junk Politic volere ad ogni costo il processo breve, dimenticando che ogni reato ha non solo un presunto colpevole, ma soprattutto una vittima certa.
E' Junk Politic anche un'opposizione che continua a sollevare distinguo su ogni cosa, a voler mettere puntini sulle "i" e anche altrove, a non schierarsi, senza se e senza ma, contro i grossolani errori o le non-scelte di questo governo, a favore di una nuova legge elettorale, a favore di una legge contro i conflitti di interesse, una legge che protegga i giovani dalla precarietà, gli anziani dalla povertà, tutti dalla corruzione e dalle mafie.
E' un elenco che potrebbe continuare, ma temo che continueremmo solo a ripetere cose dette e ridette. Quasi sempre inutilmente.
Ma se credete, potete aggiungere qui sotto cio' che vuol dire, per voi, Junk Politic
Etichette:
governo,
Parlamento,
politica
lunedì 4 aprile 2011
Ber Lusken: messaggio audio n.24
![]() |
| Cesario, Sclilipoti, Calearo |
Come di consueto, i contenuti dipendono dal destinatario e quindi il grande filosofo ha parlato di accoglienza a Lampedusa (e Calderoli gli ha subito replicato: li accolga a casa sua - ora che ce l'ha), di riforma costituzionale dello Stato (il Parlamento cambia quello che il governo propone - e questo non va bene), di impegno alle prossime amministrative e, argomento che non manca mai, di magistratura deviata e comunista.
L'occasione, come detto, era quella di una assemblea dei Responsabili, il gruppo parlamentare che raccoglie transfughi da vari partiti, dove non si sentivano, evidentemente, abbastanza remunerati. Ora, con il loro decisivo sostegno alla maggioranza, possono aspirare a ricompense ben piu' significative: ministeri, vice-ministeri, sottosegretariati e via di questo passo. Oltre, naturalmente, alla ricandidatura alle prossime elezioni. Questo gruppo comprende personalità eminenti, da Scilipoti e Razzi (fu IDV), a Calearo e Cesario (fu PD), Romano, Pionati e Ruvolo (fu UDC), piu' una schiera di altri modelli di fedeltà (usciti dal PDL, alcuni passati da FLI) che potete trovare qui.
In questa legislatura, B. è finalmente riuscito, dopo tanto lavoro, a distillare una classe politica prona alle sue volontà, piegata ai suoi privati interessi, incapace di resistere ai suoi richiami tintinnanti.
Tutti quelli che, negli anni, gli sono stati vicini, ma senza vendergli completamente l'anima, se ne sono andati. O sono stati scacciati. Vi ricordate Martino? oppure Urbani? Dotti ? Pisanu? e via via per arrivare a Fini: tutti allontanati perchè avevano ancora un briciolo di dignità.
Così, prima nel suo partito - complice il "porcellum", la legge elettorale che mette nelle mani di una sola persona la scelta dei condidati - poi anche nei partiti altrui (uomini e donne senza morale e senza dignità si trovano ovunque, evidentemente), ha messo insieme la piu' grande accozzaglia di servitori, di esseri privi di ogni senso etico, di mercenari della politica, disposti a tutto pur di intascare qualche favore, qualche poltrona o forse, peggio, qualche migliaio di Euro.
Cosi', la platea di quelli che mostrano di divertirsi con le sue patetiche barzellette si è allargata ed è ora piedestallo alle sue gesta paranoiche.
Ma un uomo di così ampie vedute, dovrebbe saperlo: a costruire sulla melma, prima o poi, si scivola.
Etichette:
Parlamento,
politica,
Responsabili
venerdì 1 aprile 2011
La moratoria nucleare è ufficiale
Secondo quanto riportato da Televideo RAI, che cita l'ANSA come fonte, ieri il Presidente Napolitano ha firmato il Decreto del Consiglio dei Ministri che stabilisce una moratoria di un anno per la definizione dei siti dove ospitare le centrali nucleari nel nostro Paese.
Questo comporta un congelamento di tutto il processo che vuole riportare in Italia la produzione di energia atomica.
E' una doppia buona notizia: primo perchè tutto si ferma almeno per un anno. Secondo, perchè questo atto del Consiglio dei Ministri vale per 60 giorni e dovrà, entro tale termine, pena la decadenza, essere discusso ed approvato dal Parlamento. Cio' vuol dire che a pochi giorni dal Referendum abrogativo del nucleare del 12 giugno si aprirà anche in Parlamento (potrete seguire qui il suo percorso) una discussione su questo tema e sarà un'occasione in piu' per ragionare, parlare, informare e convincere i cittadini italiani ad esprimersi con la partecipazione al voto.
Rimane aperta e senza risposta, comunque, la questione di un serio piano energetico nazionale: questa moratoria, se da un lato allontana per un po' l'inizio della nuova era atomica italiana, dall'altro lato introduce un ulteriore ritardo nella ricerca delle fonti energetiche necessarie per il Paese: questo governo non si sta occupando dei veri problemi nazionali, evita semplicemente di prendere posizioni chiare su questioni che diventeranno vitali nel breve futuro e che rischiano di portarci al fallimento.
Un'ultima nota: un'altra buona notizia "collaterale" è che lo stesso documento firmato da Napolitano non contiene il nuovo aumento a 60 del numero dei consiglieri (e a 15 per gli assessori) per le città con piu' di un milione di abitanti. La norma era stata varata dal Governo principalmente per accogliere le richieste di Alemanno - in evidente difficoltà nel gestire tutte le pretese dei suoi traballanti sostenitori entro il numero di 48 - ma aveva trovato la contrarietà del Quirinale.
Questo comporta un congelamento di tutto il processo che vuole riportare in Italia la produzione di energia atomica.
E' una doppia buona notizia: primo perchè tutto si ferma almeno per un anno. Secondo, perchè questo atto del Consiglio dei Ministri vale per 60 giorni e dovrà, entro tale termine, pena la decadenza, essere discusso ed approvato dal Parlamento. Cio' vuol dire che a pochi giorni dal Referendum abrogativo del nucleare del 12 giugno si aprirà anche in Parlamento (potrete seguire qui il suo percorso) una discussione su questo tema e sarà un'occasione in piu' per ragionare, parlare, informare e convincere i cittadini italiani ad esprimersi con la partecipazione al voto.
Rimane aperta e senza risposta, comunque, la questione di un serio piano energetico nazionale: questa moratoria, se da un lato allontana per un po' l'inizio della nuova era atomica italiana, dall'altro lato introduce un ulteriore ritardo nella ricerca delle fonti energetiche necessarie per il Paese: questo governo non si sta occupando dei veri problemi nazionali, evita semplicemente di prendere posizioni chiare su questioni che diventeranno vitali nel breve futuro e che rischiano di portarci al fallimento.
Un'ultima nota: un'altra buona notizia "collaterale" è che lo stesso documento firmato da Napolitano non contiene il nuovo aumento a 60 del numero dei consiglieri (e a 15 per gli assessori) per le città con piu' di un milione di abitanti. La norma era stata varata dal Governo principalmente per accogliere le richieste di Alemanno - in evidente difficoltà nel gestire tutte le pretese dei suoi traballanti sostenitori entro il numero di 48 - ma aveva trovato la contrarietà del Quirinale.
Etichette:
governo,
nucleare,
Parlamento
lunedì 28 marzo 2011
Punizione divina?
Stanno avvenendo cose strane in questo Paese. Molto strane. Al punto che mi chiedo, una volta di piu', se tutto cio' sia serio o se stiamo precipitando non già nel ridicolo (quello l'abbiamo già raggiunto e superato), ma nel grottesco.
L'uomo piu' imputato dell'universo, pretenderebbe di trasformare un processo in un derby: squadra del cuore contro resto del mondo. E' capitato oggi a Milano.
Il Paese piu' indeciso del mondo, che l'altro ieri stava con Gheddafi, ieri con la Francia, oggi contro la Francia, domani chissà, resta escluso dalla video conferenza preparatoria della riunione tra tutti i paesi che partecipano alle azioni contro la Libia: quando si fa sul serio, i giullari non servono.
Abbiamo un presidente del consiglio che prima va in giro per il mondo a reclamizzare le nostre segretarie come le piu' belle del mondo, per attirare investimenti, e quando questi investimenti arrivano, fa una legge per bloccarli.
Forum, una trasmissione delle reti Mediaset, cerca di mettere una stampella al disastroso risultato della ricostruzione all'Aquila, invitando una "sedicente" commerciante aquilana, che dice che tutto funziona e la città è rinata. Smascherata nel giro di 12 ore.
In Germania, invece, il nostro presidente del consiglio viene usato nello spot per far pagare il canone televisivo ai tedeschi. Della serie: se non pagate, diventate come loro. "Una democrazia è forte quando ha media liberi". Qualche secolo fa, un simile affronto sarebbe valso una dichiarazione di guerra.
Forum, una trasmissione delle reti Mediaset, cerca di mettere una stampella al disastroso risultato della ricostruzione all'Aquila, invitando una "sedicente" commerciante aquilana, che dice che tutto funziona e la città è rinata. Smascherata nel giro di 12 ore.
In Germania, invece, il nostro presidente del consiglio viene usato nello spot per far pagare il canone televisivo ai tedeschi. Della serie: se non pagate, diventate come loro. "Una democrazia è forte quando ha media liberi". Qualche secolo fa, un simile affronto sarebbe valso una dichiarazione di guerra.
A capo (vice presidente, per la verità) della maggiore organizzazione scientifica nazionale, il CNR, c'è un creazionista, uno che nega la teoria evoluzionista darwiniana (e organizza pure un congresso per ribadirlo) e che afferma, in una intervista a Radio Maria, che il terremoto giapponese è una punizione di Dio (a proposito, andate al link e sottoscrivete la petizione per chiederne le dimissioni: è il minimo che possiamo fare).
E questo è solo la sintesi dell'ultima settimana: ma cosa abbiamo fatto di male per meritarci una simile sciagura? sarà anche questa una punizione di Dio ?
Etichette:
democrazia,
governo,
informazione
venerdì 18 marzo 2011
Come neve al sole ...
Dopo i tragici avvenimenti giapponesi, che ancora forse non ci hanno mostrato tutto il male che puo' essere causato dall'energia nucleare, anche l'Italia si accoda alla schiera di quanti, in tutto il mondo, sospendono o rimettono in discussione i piani di sviluppo degli impianti nucleari.
Ha iniziato il sottosegretario Saglia, presente alla seduta finale delle commissioni VIII e X che dovevano esaminare lo schema di Decreto Legislativo n.333 relativo alla procedura di scelta dei siti degli impianti: ha cominciato a dire che solo le Regioni che condivideranno la scelta nucleare ospiteranno gli impianti. che equivale a dire nessuna, stante la situazione attuale.
Concetto ribadito oggi dal ministro Romani. In serata anche una dichiarazione di Veronesi, presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sembra rimettere in discussione il modello di sviluppo scelto per il rientro nell'era atomica.
In ultimo, anche il ministro dell'Ambiente, Prestigiacomo, si lascia scappare una confidenza subito catturata dall'agenzia Dire: "dobbiamo fermarci, non possiamo rischiare di perdere le elezioni sul nucleare".
Per un motivo o per l'altro, quindi, pare proprio che anche il nostro governo ci stia ripensando. Le motivazioni non sono molto nobili, ma questo non ci stupisce, vista la caratura della nostra classe politica. In ogni caso, quello che conta in questo momento, è il risultato: fermare questa folle corsa verso un modo di sfruttare l'energia dell'atomo che ancora non riusciamo a controllare nel modo dovuto, in piena sicurezza e senza creare problemi piu' grandi di quelli che si vogliono risolvere.
Ora restiamo a vedere se questa intenzione del governo si concretizzerà in azioni certe e chiare o non diventerà solo un modo per far passare un po' di tempo sperando che la gente se ne dimentichi.
L'emergenza quindi non è ancora finita e dobbiamo continuare a parlarne ed a mobilitarci, anche in vista del referendum del prossimo giugno: un plebiscito per il SI sarebbe la vera pietra tombale sulle centrali atomiche, e speriamo questa volta sia per sempre.
Ha iniziato il sottosegretario Saglia, presente alla seduta finale delle commissioni VIII e X che dovevano esaminare lo schema di Decreto Legislativo n.333 relativo alla procedura di scelta dei siti degli impianti: ha cominciato a dire che solo le Regioni che condivideranno la scelta nucleare ospiteranno gli impianti. che equivale a dire nessuna, stante la situazione attuale.
Concetto ribadito oggi dal ministro Romani. In serata anche una dichiarazione di Veronesi, presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sembra rimettere in discussione il modello di sviluppo scelto per il rientro nell'era atomica.
In ultimo, anche il ministro dell'Ambiente, Prestigiacomo, si lascia scappare una confidenza subito catturata dall'agenzia Dire: "dobbiamo fermarci, non possiamo rischiare di perdere le elezioni sul nucleare".
Per un motivo o per l'altro, quindi, pare proprio che anche il nostro governo ci stia ripensando. Le motivazioni non sono molto nobili, ma questo non ci stupisce, vista la caratura della nostra classe politica. In ogni caso, quello che conta in questo momento, è il risultato: fermare questa folle corsa verso un modo di sfruttare l'energia dell'atomo che ancora non riusciamo a controllare nel modo dovuto, in piena sicurezza e senza creare problemi piu' grandi di quelli che si vogliono risolvere.
Ora restiamo a vedere se questa intenzione del governo si concretizzerà in azioni certe e chiare o non diventerà solo un modo per far passare un po' di tempo sperando che la gente se ne dimentichi.
L'emergenza quindi non è ancora finita e dobbiamo continuare a parlarne ed a mobilitarci, anche in vista del referendum del prossimo giugno: un plebiscito per il SI sarebbe la vera pietra tombale sulle centrali atomiche, e speriamo questa volta sia per sempre.
lunedì 14 marzo 2011
Fukushima: allarme ancora alto
Non siamo ancora fuori dall'emergenza per quanto riguarda l'impianto nucleare di Fukushima, duramente colpito dal terremoto, che ha sconvolto il Giappone, e dal successivo tsunami. Anzi, la situazione si sta facendo di ora in ora piu' incerta e pericolosa.
Il contenitore del reattore 1 è esploso sabato mattina, a causa dell'idrogeno prodotto dalle reazioni incontrollate avvenute all'interno del nucleo, surriscaldato dall'avaria all'impianto di raffreddamento.
Oggi è esploso il contenitore del reattore 3, per cause analoghe (vedi foto).
La temperatura delle barre di combustibile nucleare continua a salire, in mancanza del liquido di raffreddamento ed anche il pompaggio di acqua marina per abbassare la temperatura non ha ancora portato ai risultati sperati. In particolare, sembra che all'interno del reattore n.2 il combustibile nucleare abbia già iniziato il processo di fusione.
Una nuvola di vapori radioattivi si sta spostando verso sud, risparmiando per ora la città di Tokio, situata a soli 270 km di distanza.
Intanto, in tutto il mondo le reazioni a questo disastro sono di tipo diverso. Alcuni stati continuano a confermare i loro programmi nucleari, affermando che è impossibile il ripetersi di una serie di eventi sfortunati come quelli avvenuti in Giappone. Tra questi paesi c'è la Turchia, la Russia (11 centrali in costruzione) e, malauguratamente, anche l'Italia (8 centrali programmate).
Altri, invece, hanno già sospeso, in attesa di ulteriori accertamenti, il cammino per la costruzione di nuove centrali. Uno di questi paesi è la Svizzera.
Anche la Francia mette in dubbio la completezza delle informazioni fin qui rilasciate dalle autorità giapponesi, supponendo la situazione sia molto piu' grave di quanto non venga detto.
Aggiornamento delle ore 18:00: anche la Germania dichiara di non voler proseguire sulla strada del prolungamento del servizio delle centrali piu' vecchie: saranno spente secondo i piani originali.
Il contenitore del reattore 1 è esploso sabato mattina, a causa dell'idrogeno prodotto dalle reazioni incontrollate avvenute all'interno del nucleo, surriscaldato dall'avaria all'impianto di raffreddamento.
Oggi è esploso il contenitore del reattore 3, per cause analoghe (vedi foto).
La temperatura delle barre di combustibile nucleare continua a salire, in mancanza del liquido di raffreddamento ed anche il pompaggio di acqua marina per abbassare la temperatura non ha ancora portato ai risultati sperati. In particolare, sembra che all'interno del reattore n.2 il combustibile nucleare abbia già iniziato il processo di fusione.
Una nuvola di vapori radioattivi si sta spostando verso sud, risparmiando per ora la città di Tokio, situata a soli 270 km di distanza.
Intanto, in tutto il mondo le reazioni a questo disastro sono di tipo diverso. Alcuni stati continuano a confermare i loro programmi nucleari, affermando che è impossibile il ripetersi di una serie di eventi sfortunati come quelli avvenuti in Giappone. Tra questi paesi c'è la Turchia, la Russia (11 centrali in costruzione) e, malauguratamente, anche l'Italia (8 centrali programmate).
Altri, invece, hanno già sospeso, in attesa di ulteriori accertamenti, il cammino per la costruzione di nuove centrali. Uno di questi paesi è la Svizzera.
Anche la Francia mette in dubbio la completezza delle informazioni fin qui rilasciate dalle autorità giapponesi, supponendo la situazione sia molto piu' grave di quanto non venga detto.
Aggiornamento delle ore 18:00: anche la Germania dichiara di non voler proseguire sulla strada del prolungamento del servizio delle centrali piu' vecchie: saranno spente secondo i piani originali.
Etichette:
notizie mai sentite,
nucleare
sabato 12 marzo 2011
Fukushima: ad un passo dalla catastrofe
Fukushima: sarà probabilmente un nome che ricorderemo e che entrerà nelle discussioni sul nucleare che ci capiterà di fare tra non molto, appena si entrerà nel vivo del referendum di giugno.
Fukushima è una località giapponese, colpita dal terribile sisma del 11 marzo (8.9 della scala Richter). In questa località, c'è un impianto nucleare, anzi, ben 6 reattori (mentre altri due sono in progettazione).
I reattori piu' recenti (dal 4 al 6) erano fortunatamente spenti per manutenzione, mentre i piu datati (il n.1 è del 1971, il n.2 del 1974, il n.3 del 1976) erano in servizio e al momento della scossa è automaticamente scattato il processo di spegnimento automatico. Naturalmente, in condizioni "normali", tutto avrebbe dovuto andare per il meglio, ma con un terremoto cosi' violento puo' sempre capitare l'imponderabile: un guasto alle linee elettriche ha compromesso la funzionalità dell'impianto di raffreddamento, che percio' non ha funzionato come dovuto. L'improvviso riscaldamento del nucleo è stato percio' inevitabile ed è scattata l'allerta nazionale, con l'evacuazione dei residenti nel raggio di 10 km dall'impianto. Si sta pensando ad uno "scarico controllato" di vapore acqueo (potenzialmente radioattivo) per rimettere in sicurezza l'impianto di raffreddamento.
Io mi auguro che non succeda nulla di piu' grave, che la situazione si risolva e si possa concentrarsi sui già enormi danni del terremoto e del successivo tsunami.
Ma vorrei anche che questa fosse un'occasione per noi, che siamo ancora in tempo, per renderci conto della pericolosità intrinseca della tecnologia nucleare e per cercare vie alternative, che esistono e sono molto piu' sicure e percorribili.
Naturalmente, qui da noi, già stasera le grancasse della propaganda governativa erano su tutti i canali TV a dire che il nucleare è sicuro, che a Fukushima si tratta di un impianto vecchio, che qui non ci saranno terremoti cosi' violenti.
Mi permetto di darvi un consiglio: al prossimo referendum del 12 giugno, votate SI. Giusto per evitare che tra qualche anno non tocchi a noi dichiarare l'allerta nazionale.
Fukushima è una località giapponese, colpita dal terribile sisma del 11 marzo (8.9 della scala Richter). In questa località, c'è un impianto nucleare, anzi, ben 6 reattori (mentre altri due sono in progettazione).
I reattori piu' recenti (dal 4 al 6) erano fortunatamente spenti per manutenzione, mentre i piu datati (il n.1 è del 1971, il n.2 del 1974, il n.3 del 1976) erano in servizio e al momento della scossa è automaticamente scattato il processo di spegnimento automatico. Naturalmente, in condizioni "normali", tutto avrebbe dovuto andare per il meglio, ma con un terremoto cosi' violento puo' sempre capitare l'imponderabile: un guasto alle linee elettriche ha compromesso la funzionalità dell'impianto di raffreddamento, che percio' non ha funzionato come dovuto. L'improvviso riscaldamento del nucleo è stato percio' inevitabile ed è scattata l'allerta nazionale, con l'evacuazione dei residenti nel raggio di 10 km dall'impianto. Si sta pensando ad uno "scarico controllato" di vapore acqueo (potenzialmente radioattivo) per rimettere in sicurezza l'impianto di raffreddamento.
Io mi auguro che non succeda nulla di piu' grave, che la situazione si risolva e si possa concentrarsi sui già enormi danni del terremoto e del successivo tsunami.
Ma vorrei anche che questa fosse un'occasione per noi, che siamo ancora in tempo, per renderci conto della pericolosità intrinseca della tecnologia nucleare e per cercare vie alternative, che esistono e sono molto piu' sicure e percorribili.
Naturalmente, qui da noi, già stasera le grancasse della propaganda governativa erano su tutti i canali TV a dire che il nucleare è sicuro, che a Fukushima si tratta di un impianto vecchio, che qui non ci saranno terremoti cosi' violenti.
Mi permetto di darvi un consiglio: al prossimo referendum del 12 giugno, votate SI. Giusto per evitare che tra qualche anno non tocchi a noi dichiarare l'allerta nazionale.
Iscriviti a:
Post (Atom)














