E' passata solo una settimana dal grande successo dei
referendum e già si comincia a dimenticare la fatica della campagna referendaria e la gioia della vittoria, la soddisfazione di aver raggiunto un risultato dato per inatteso, se non anche per impossibile solo qualche settimana fa.
Non vorrei si stesse lentamente rientrando nella "normalità", nel tran tran della vita precedente, quando tra un dibattito televisivo e l'altro, si subivano, tra rassegnazione e impotenza, vicende e diatribe politiche sempre piu' lontane, avulse da ogni realtà. Magari fa parte di un preciso disegno, che il gran manovratore, quantunque caduto in disgrazia alla maggioranza degli italiani, continua a imporci, mantenendo un profilo basso e cercando di parlarne (e di farne parlare) il meno possibile: quando la carovana è passata, i cani smettono di abbaiare.
Percio', credo che dobbiamo mantenere alta l'attenzione su quanto è successo con questi referendum e con le precedenti elezioni amministrative delle grandi città: non disperdere il grande capitale umano, sociale, costruito in queste settimane, anzi incrementarlo e farlo crescere, per completare la svolta, per finire il lavoro non ancora perfezionato.
Permettetemi una breve analisi delle parti in gioco e poi una semplice proposta. Naturalmente per stimolare la discussione e la partecipazione.
Governo e maggioranza: nonostante la doppia batosta subita, elezioni e referendum, si cerca di minimizzare, da un lato, mentre dall'altro si preannunciano o si attuano grandi cambiamenti, in realtà per non cambiare nulla. Cosi' si inventano una posizione di "segretario politico" del PDL, posizione peraltro non prevista dello statuto dello stesso partito, e la assegnano ad Alfano. Come se la sconfitta fosse dovuta alla mancanza di qualche poltrona eccellente, o come se il turbinio di qualche incarico fantasioso e fantomatico bastasse a far tornare la fiducia agli elettori delusi. Dall'altro lato, la Lega, roteando in aria lo spadone minaccioso e arrugginito, rivendica per il nord, anzi, per Milano e Monza, un po' di sottobosco clientelare, un po di poltrone da occupare e da mungere, sperando questo possa placare gli animi risentiti di militanti ormai convinti che sia proprio il verde a meglio rappresentare il colore delle loro tasche. In sintesi: tanto tuono', che piovve.
Opposizione: non se la passano meglio, da queste parti. Dopo la sfrontatezza di aver cavalcato il cavallo vincente, quasi rivendicando di averlo loro partorito e allevato (solo un anno fa, Bersani rivendicava con fierezza la sua scelta di non firmare per i referendum, perchè inutili e sbagliati), qualcuno si è subito arrogato il diritto di chiedere dimissioni immediate per il governo. Qualcun altro, piu' saggiamente, ha tenuto una linea piu' defilata, intuendo che una richiesta del genere sarebbe stata completamente inutile: meglio lasciar bollire la maggioranza nel suo brodo, molto lontano non potrà andare. Forse Di Pietro aveva anche capito che la vittoria al referendum non era solo farina del suo sacco, dopo i deludenti risultati incassati alle amministrative del mese scorso (con l'eccezione, tutta speciale, di Napoli), anche se si puo' arrogare la paternità di due dei quattro quesiti. Piu' defilata e imbarazzata la posizione del terzo polo: loro hanno votato si per dire no, quindi ... non sapevano piu' cosa dire.
I media: piu' grave la posizione dei media, a mio avviso. Loro hanno continuato, sia prima che dopo i referendum, a tenere bordone agli sconfitti, a fare come se nulla fosse successo, o meglio: a vendere il prodotto che, secondo loro, è l'unico che tira: ampie paginate ai partiti, spazio per politici di ogni risma, colore e orientamento, analisi a gogo' fatte da chi per anni ha mangiato nel sistema partitocratico, uscito bastonato dalle urne. Il tutto trascurando completamente, salvo rarissime eccezioni, quelli che i referendum li hanno richiesti, difesi, pubblicizzati e vinti: i Comitati e le associazioni della società civile, che hanno creduto fin dall'inizio in questi referendum e non hanno lesinato tempo, intelligenza, immaginazione, soldi e, soprattutto, un incontenibile entusiasmo. Tanto da arrivare al trionfo del 13 giugno.
Ora, tutta questa energia, questa rete di conoscenze, amicizie (anche in senso di social networks), organizzazione e mobilitazione non deve andare dispersa, non deve raffreddarsi. Va trovato il modo non solo per mantenerla in vita, ma soprattutto per valorizzare la sua forza, la sua energia. Perchè è adesso il momento in cui, a mio avviso, questo enorme capitale umano puo' completare la sua opera di rigenerazione della società, di rinnovamento del pensiero ormai esaurito e logoro della partitocrazia, puo' ridare slancio e forza a tutte quelle persone che avevano perso ogni fiducia nel sistema civico, nella Politica (intesa proprio come servizio alla Polis, alla città).
Una nuova dimensione è alla nostra portata, distinta sia dal dogmatismo anarchico alla Grillo, sia dal pragmatismo redditizio e interessato dei partiti. Una dimensione sostenuta da pilastri tanto semplici quanto disattesi negli ultimi tempi: i diritti umani, inclusivi dei bisogni fondamentali e dei beni comuni che li soddisfano, la giustizia uguale per tutti, il rispetto per il pianeta e le sue risorse, la pace come ricerca di soluzioni magari faticose, ma rispettose di tutti, la preminenza delle persone, del lavoro, dell'uso parsimonioso dell'energia sulla finanza, sull'economia, sul guadagno illimitato e sconfinato.
Lo so, è una specie di utopia, forse una speranza, ma mai come ora credo sia possibile, realizzabile, concretizzabile. Abbiamo dimostrato che poche, chiare e forti idee riescono a smuovere le montagne, a mobilitare le personi migliori del nostro Paese ed a rovesciare i pronostici, anche contro i poteri forti costituiti.
Dobbiamo semplicemente mantenere l'organizzazione che ci siamo dati, la rete di contatti, di discussione, si segnalazione e di confronto che abbiamo utilizzato in questi mesi: non lasciamola cadere, disfarsi, ma continuiamo ad utilizzarla per nuovi obiettivi, per nuove battaglie, per altri successi. Facciamo una lista di priorità, di riforme, di storture da raddrizzare, di carenze da sanare e continuiamo a lavoraci e a spenderci, come abbiamo fatto molte volte, come sappiamo fare noi, perchè ne siamo capaci, perchè sappiamo che noi ce la possiamo fare.
Vi aspetto, fatemi sapere cosa ne pensate.