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giovedì 20 maggio 2010

Europa: in che mani siamo?

L'altalena delle borse e delle quotazioni dell'Euro di questi ultimi giorni, fanno vedere con chiarezza quanto sia debole e indifeso il sistema finanziario europeo.
Le scorribande degli speculatori mondiali hanno provocato profonde perdite e repentini guadagni con percentuali assolutamente inusuali, almeno in anni recenti. E senz'altro alcuni - pochi - avranno intascato rendite enormi, a danno del solito "parco buoi", i non addetti ai lavori, che come sempre si accollano le perdite.

Una domanda viene però spontanea in queste condizioni: ma i nostri politici, quelli che governano e prendono le decisioni di politica monetaria, finanziaria ed economica, sono all'altezza delle situazione ?
Una risposta precisa è forse impossibile, solo il tempo (e i risultati delle scelte di questi giorni, visibili solo tra molti mesi) potrà dire se le azioni e le decisioni prese sono quelle giuste. Nel frattempo, non ci resta che fare qualche considerazione, molto semplice, da non addetti ai lavori.

Primo: è evidente una mancanza di "governance" unitaria, di una posizione univoca e, in qualche modo, al di sopra delle parti, per la gestione delle questioni economiche in Europa. A parte la Banca Centrale Europea, unico organo comunitario di qualche peso, la politica finanziaria, fiscale e monetaria è nelle mani di ciascun singolo stato, che la interpreta e la definisce in base alle proprie, locali e limitate, esigenze, molto spesso dettate da banali, quanto miopi, considerazioni elettorali (cioè, vincere le elezioni).
Va da se' che questa situazione mostra tutta la sua debolezza nell'affrontare in maniera adeguata la situazione: una moneta, adottata da 16 paesi europei, ognuno dei quali agisce e si muove per proprio conto, diventa inevitabilmente bersaglio degli speculatori, essendo intrinsecamente incapace di porre in essere politiche e difese condivise e immediate, quando necessario.
In conclusione: l'adozione di una moneta unica avrebbe richiesto, fin da subito, una "governance" al di sopra delle parti, naturalmente espressione delle esigenze e dei governi di tutti i paesi, ma sostanzialmente autonoma nel muoversi e nell'agire quotidiano. Un'autorità di gestione, agile e autorevole, in grado di determinare gli indirizzi di natura finanziaria, economica e di tutto quanto connesso (quindi fino alla materia tributaria e fiscale), indispensabile se vogliamo tendere alla vera e sostanziale unità economica dell'Europa, unica possibilità per dare solidità alla moneta comune.

Il secondo punto, è piu' legato a come stanno andando oggi le cose ed alle scelte concrete dei politici del momento: siamo sicuri che gli attuali capi dei governi europei (con relativi ministri economici) sappiano il fatto loro? basta prendere ad esempio la Grecia: negli ultimi anni, i governanti locali hanno falsificato i numeri di bilancio dello stato, con la complicità di importanti società di rating, facendo vedere la situazione molto meno grave di quanto non fosse. Ma vi pare possibile? Ora, per colpa di un gruppo di persone senza scrupoli, anche se eletti dal popolo, non solo gli abitanti di quel paese, ma anche tutti noi, cittadini europei, paghiamo delle conseguenze pesanti e forse non del tutto ancora chiare.
Ma anche rimanendo in casa nostra, quali competenze puo' avere un governo con a capo una persona che ha costruito la sua fortuna prima costruendo palazzi, poi con il business delle TV, peraltro nate e cresciute in base a leggi ingiuste e improvvisate, frutto di clientelismi e, magari, anche di corruzione? Quali studi ha fatto Berlusconi? cosa ne sa di Macro-Economia e di Economia Politica ? mentre lui faceva lo "chansonnier" sulle navi da crociera, gli statisti della sua generazione si facevano il mazzo all'università.
E il ministro dell'economia? lui almeno è laureato (anche se in Giurisprudenza), ma ha sempre fatto il consulente tributario, oltre ad insegnare all'Università ed essere stato il pupillo economico di De Michelis ...
Provate a leggervi il curriculum di Timothy Geithner, suo corrispondente nell'amministrazione Obama. Giusto per capire la differenza ...
Per affrontare momenti cosi' critici e determinanti per la qualità della vita di tutti noi e per il futuro dei nostri figli, servirebbero persone in grado di raccogliere, degnamente, la fiducia dei cittadini, persone preparate e sicuramente interessate, prima di tutto, al bene del proprio paese. Non saltimbanchi, nani o illusionisti, sempre pronti a proteggere prima i loro affari e mai gli altri, provincialotti arricchiti, mezze tacche da operetta, gente che non solo non conosce le leggi dell'economia mondiale, ma nemmeno sa usare a dovere i congiuntivi.
In mano a questa gente, il futuro dell'Europa intera non puo' essere che preoccupante e incerto.
Forse è ormai tempo che ce ne rendiamo conto e cominciamo a fare qualcosa.

sabato 12 dicembre 2009

La classifica dei capi di governo europei - Eurotribune


Il quotidiano economico francese "La Tribune" ha pubblicato la classifica 2009 dei capi di governo europei.
La classifica e' stilata da un gruppo di giornalisti (sono elencati in fondo all'articolo citato) delle principali testate ed agenzie di news europee (c'e' un solo italiano nel gruppo, Lorenzo Consoli, di ApCom), sulla base di 4 criteri: capacità di leadership, spirito di gruppo, sincerità dell'impegno europeo e risposta alle grandi sfide dell'anno (clima, trattato di Lisbona, mercato interno ed uscita di crisi).

Ebbene, il vincitore, quest'anno, e' risultato il primo ministro svedese, Fredrik Reinfeldt, quasi sconosciuto 6 mesi fa, ora, con la presidenza dell'Unione Europea dal prossimo luglio, destinato a ricoprire un ruolo determinante.
Il francese Sarkosy, primo l'anno scorso, e' precipitato al nono posto, mentre Gordon Brown, terzo nel 2008, ora è addirittura 21°.

Al secondo posto sale il primo ministro lussemburghese, Jean-Claude Junker, mentre Angela Merkel e' terza. Poi via via tutti gli altri.

Scommetto che vi chiederete come si e' classificato il nostro. A suo favore, c'e' da dire che non ha perso posizioni, e' rimasto stabile come l'anno scorso. Forse solo perche' ... e' sempre all'ultimo posto. Pensate che prima di lui vengono lo spagnolo Zapatero (ottavo - chissà come brucia al nostro), il greco Papandreu (22°, forse per le finanze allo sbando e le violenze quotidiane per le strade di Atene), perfino il rumeno Basescu (26°). E poi lo sloveno Pahor (e chi l'ha mai sentito?), l'Estonia, la Lituania, l'Ungheria, ... tutti prima di Berlusconi.

Questo la dice lunga sulla credibilità europea di cui gode il caro Silvio.
Ma si sa, questi giornalisti non sono altro che una banda di comunisti ...




venerdì 13 novembre 2009

Povero Cristo!

Riporto integralmente una lettera di Paolo Farinella, prete.
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I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della consegna delle case. Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i «cristi immigrati», che parla di «difesa dei valori cristiani». Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.

Possiamo dire che c’è una nuova «Compagnia di Gesù» fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi le fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire. Intanto sul «povero Cristo» di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di «nutrizione e idratazione», da nessuno è venuta una parola di condanna verso i colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato «assassino» al papà di Eluana Englaro.

Povero Cristo, difeso dai preti come suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri, i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli affamati! Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri sventurati in cerca di uno scampolo di vita. Povero Cristo, difeso dalla “ministra” Gelmini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione “de noantri”, esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini. Povero Cristo, difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.

Povero Cristo! Gli tocca ringraziare la Corte di Strasburgo, l’unica che si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo. Signore, pietà!

Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di inchiodato alla croce, dica: Beati voi, difensori d’ufficio... beati voi che ho i piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo leverebbe nessuno.


venerdì 6 novembre 2009

9 Novembre 1989: un muro e' caduto


Stiamo vedendo e rivedendo in questi giorni i filmati di quella notte, in cui il popolo tedesco ha preso in mano il suo destino ed ha cambiato la storia dell'Europa intera.
Vedendo quei volti euforici, follemente felici, increduli, io provo una specie di invidia. Sono convinto che quelle persone, giovani o anziane, uomini, donne e bambini, abbiamo vissuto un momento di gioia cosi' intenso, come difficilmente possa accadere ad un essere umano nella sua storia.

Ma la gioia di quelle persone, cosi' intensa e indimenticabile, non puo' essere ancora completa e definitiva per l'esistenza, in vari luoghi del mondo, di altri muri e di altre divisioni. Non possiamo scordarcele: il muro tra Israele e Palestina, il confine tra le due Koree, tutti i confini caldi tra stati in tutti i continenti.
Ora, penso che sia una responsabilità nostra, di noi europei, che abbiamo vissuto la sofferenza di quella divisione e la gioia della sua eliminazione, intraprendere tutte le azioni, esercitare tutte le pressioni, percorrere tutte le strade necessarie per l'abbattimento di quelle barriere e per la soluzione dei problemi che le hanno generate.
Nessuno potrà dirsi libero fino a quando un solo uomo, una donna, un bambino non potranno esprimere in pieno tutta la loro libertà.


giovedì 29 ottobre 2009

La nuova Europa e' quasi realtà


L'Europa dei 27 e' ad un passo dal completamento.
Il mese di ottobre è stato un mese importante: la Polonia ha ratificato il Trattato di Lisbona il giorno 13, l'Irlanda, dopo il referendum del 16, che ha approvato l'adesione, ha ufficialmente firmato il Trattato il giorno 23. Ora tutti gli stati hanno detto SI e quindi l'approvazione e' completa.

Purtroppo manca ancora una (apparentemente) piccola formalità: la firma dello strumento di ratifica da parte del Presidente della Repubblica Ceca, nonostante il Parlamento abbia già votato a favore. E' una specie di melina, per cercare di introdurre una piccola variante all'appendice relativa ai diritti fondamentali: si vuole inserire una clausola a favore della Repubblica Ceca per evitare richieste di rimborso da parte dei tedeschi Sudeti, cacciati dal territorio della Cecoslovacchia alla fine della guerra, previa confisca di tutti i loro beni. I Cechi, quindi, vogliono esser sicuri di non dover risarcire un giorno questa gente, dopo avergli fatto un torto evidente.
Sembra che la questione si stia risolvendo, grazie all'infaticabile mediazione del Presidente di turno, lo svedese Reinfeldt. Ma anche questo non sembra l'ultimo ostacolo: manca ancora un pronunciamento della Corte Costituzionale ceca (ma sempre loro?), invocata da alcuni parlamentari particolarmente avversi al Trattato. Anche per questo, comunque, dovrebbe essere questione di giorni.
Poi, forse, finalmente, partira' questo nuovo progetto, a lungo sognato dai Padri fondatori, altrettanto a lungo osteggiato da chi vede nell'Europa unita un ostacolo alla sovranità dei singoli paesi.

Io vedo molto favorevolmente questo risultato, che va nella direzione dell'apertura e dell'integrazione, unica strada per un mondo più sicuro, più giusto, più umano. Vent'anni fa è stato abbattuto il muro di Berlino, simbolo della divisione e della contrapposizione. L'adozione definitiva del Trattato sarà un altro passo fondamentale in questa direzione. Speriamo che qualche politico, piccolo e miope, in nome di qualche banale pretesa localista, non faccia saltare tutto. Si assumerebbe una responsabilità grave nei confronti della Storia.



mercoledì 27 maggio 2009

Rassegna(ta) stampa: l’Italia e’ in pericolo


L’affare “Noemi” non smonta, anzi. Ancora quotidianamente pressato dalle 10 domande di Repubblica, Berlusconi visibilmente nervoso prosegue sulla strada del silenzio e della malcelata indifferenza.

Pero’ il clamore attorno al suo comportamento, non tanto nei confronti della povera ragazza napoletana, quanto nei confronti dell’Italia intera, comincia ad aumentare anche sui giornali di tutto il mondo.
Ne parla il Financial Times di Londra (”Berlusconi non e’ Mussolini: lui ha squadre di veline, non di camice nere“, “svuota i media di seri contenuti politici e li sostituisce con l’intrattenimento“, “bolla ogni opposizione come comunista e dipinge se stesso come vittima“), l’Independent, ancora inglese (”e’ sintomatico della banalizzazione della politica in Italia il fatto che Berlusconi non venga accusato di corruzione, o di connessioni con la mafia, ma per una presunta relazione con una aspirante velina minorenne“, “vivere in Italia oggi e’ come essere imprigionati in una colata di lava che scivola lentamente verso il basso“), il Pais (spagnolo: “le critiche continuano ad accumularsi, in solo due giorni, perfino la Chiesa, finora sua fedele alleata, ha censurato la politica economica e quella nei confronti dell’immigrazione del Governo e, informa velata e senza citarlo, ha criticato il suo comportamento morale”), la rete ABC americana, l’agenzia Reuters. Forse molti altri ancora, non ancora trovati.
Tutti concludono dicendo: l’Italia e’ in pericolo. E noi sappiamo quanto.

Devo poi dare atto a Franceschini di aver colto nel segno (almeno questa volta): rivolgendosi agli italiani, si chiede: “fareste educare i vostri figli ad uno come Berlusconi?“. E’ una domanda quanto mai azzeccata e credo che faremo tutti bene a darci una risposta. Anche il 6 e 7 giugno, quando avremo in mano la scheda elettorale.

martedì 26 maggio 2009

Lettera aperta all’onorevole Toia - PD


Pubblico una mia lettera di risposta all’invito al voto che ho ricevuto dall’on. Patrizia Toia, candidata per il PD nella circoscrizione Nord-Ovest per le europee.
Onestamente, mi aspettavo una risposta dall’onorevole, ma non e’ ancora arrivato nulla. Chissa’, magari pubblicandola qui, risponde …
Mi piacerebbe avere i vostri commenti
Ciao
Fabio
===============================Gentilissima Onorevole Toia,
mi permetto di rispondere alla sua lettera del 19 maggio, che ho ricevuto “in nome della comune esperienza nella Margherita”.
Io sono tra quelli che si trovano ancora “in una posizione di attesa”, non avendo aderito al PD, anche se ne seguo da vicino le vicende. Non vi ho aderito perche’ ero (e sono tuttora) molto perplesso della scelta poco coraggiosa fatta a suo tempo per fondarlo, preferendo di fatto quella che e’ stata definita “una fusione fredda” tra Margherita e DS, piuttosto che scegliere con decisione una strada di novita’ e di rinnovamento. La “predestinazione” del segretario scelto con le primarie (Veltroni) non lasciava spazio ad alcuna reale innovazione, ma solo ad una spruzzatina di nuovo, a mascherare la solita cooptazione dall’alto dei co-predestinati.
Tant’e’ vero’ che in giro ci sono sempre le solite facce, a parte qualche sparuto giovinotto o signorina, funzionali ovviamente alla necessita’ di mostrarsi nuovi, come (solo a parole) veniva enunciato.
Rimango percio’ in attesa di novita’, di decisioni, di atti di coraggio da parte del nuovo segretario del PD, Franceschini, (ed eventualmente di chi gli succedera’) prima di fare la mia scelta. Prima o poi dovra’ avvenire qualcosa, perche’, ne sono certo, non ci sono grandi alternative ad una formazione democratica e riformista. Mi permetto anche (e mi scuso fin da ora per la mia presunzione) di suggerire uno slogan, che in questo momento e’ quello che mi parrebbe piu’ adatto per attirare gli attendisti come me: non il trito “yes, we can”, ma piuttosto: “yes, we can do more”. Se poi fosse anche sostenuto dai fatti …
Della sua lettera ho apprezzato la franchezza delle ultime righe ed e’ per questo che ho deciso di scriverle.
Quindi le dico, con altrettanta sincerita’, che non votero per lei.
Per due motivi principali. Il primo perche’ non credo (piu’) ai politici di professione: persone che per tutta, o quasi, la loro vita hanno partecipato ad elezioni, sono stati eletti, hanno gestito la cosa pubblica, hanno percepito stipendi considerevoli. Soprattutto in questi ultimi anni in cui al sistema delle preferenze (o delle primarie di collegio) sono state sostituite le nomine “dall’alto” delle segreterie: i professionisti della politica che eleggono se stessi. Basta, vogliamo facce veramente nuove.
Il secondo motivo e’ un corollario al primo: credo che chi ha fatto politica per almeno vent’anni (gli ultimi vent’anni) nel centro sinistra sia responsabile del disastro civico , politico e democratico in cui siamo ora. Siete stati vicini al potere, siete stati al potere, avete permesso che l’Italia cadesse nel baratro che stiamo sperimentando in questi giorni. La colpa non e’ nostra, di noi elettori, la colpa e’ della classe politica (mi riferisco espressamente al centro-sinistra, dagli altri, si sa, non si puo’ pretendere) che e’
stata al potere dagli anni 80 fino all’anno scorso, fino ai giorni nostri.
Mi scuso se generalizzo, mi scuso se includo anche lei in questa classe politica, ma anche lei ne ha fatto parte, come ricordo e come leggo nella sua biografia.
Percio’, cara Patrizia, non avra’ il mio voto. Io cerchero’ una faccia nuova, ammesso che riesca a trovarla. Oppure, questa volta, “passero”, in attesa di tempi migliori. E credo non sara’ un dramma, almeno per noi elettori, se il PD avra’ qualche deputato in meno in Europa. Forse sara’ piu’ semplice decidere in quale gruppo europeo entrare e forse, ai non eletti, rimarra’ piu’ tempo per pensare. Al loro futuro.
Mi scuso ancora per la franchezza, anche se sono certo l’apprezzera’.
Anche nel mio caso, l’amicizia nei suoi confronti rimane immutata.
Con i saluti piu’ cordiali
Fabio
===========================================
PS: spero che questa lettera arrivi nelle sue mani, spero che la sua segreteria non filtri troppo. Per parte mia, se non mi fara’ sapere nulla in contrario, la pubblichero’ nel mio blog. Sara’ l’ennesimo messaggio in bottiglia e, si sa, questo tipo di messaggi servono a mantenere viva la speranza, ma raramente arrivano a destinazione.

domenica 5 aprile 2009

Storie di ordinaria, squallida pseudo-politica

Voglio pero’ soffermarmi un attimo su un paio di cose, per riflettere con voi sui soliti modi di far politica in Italia. In attesa di tempi migliori.

Il primo pensiero va a Berlusconi: dopo tanto tempo passato alla guida del governo, ruolo interpretato con i suoi modi da imprenditore brianzolo (per i milanesi: da “bauscia”), ancora non ha imparato a sopportare chi critica le sue gaffes e le sue esternazioni.
Minacciare la stampa (e a questo punto anche i bloggers) di “pesanti azioni” e’ assolutamente inaccettabile e degno solo di una dittatura.
Quindi, invitandovi come sempre a vigilare per smascherare ogni tentazione di imbavagliare i giornali e la rete, mi unisco ai fantasiosi giovanotti che, nella piazza principale di Praga, davanti ad Obama, hanno innalzato un manifesto di scuse ad Obama per il nostro capo del governo.


Il secondo punto e’ invece, questa volta, per Antonio Di Pietro.
Non basta predicare le cose giuste, per raccogliere il consenso della gente, bisogna anche dimostrare, con i fatti, con il proprio comportamento, di metterle in pratica, di crederci. Mi riferisco all’annunciata candidatura dello stesso Antonio Di Pietro alle prossime elezioni Europee. Se risultasse eletto (cosa naturalmente piu’ che probabile) dovra’ dimettersi il giorno successivo. O da parlamentare Europeo, o da parlamentare italiano: le due cariche sono incompatibili.
Quindi, come succede spesso (e come fara’ anche lo stesso Berlusconi), ci si mette in gioco, imbrogliando sulle regole, solo per accalappiare la buona fede degli elettori.
Altri sono i comportamenti che io mi aspetto e pretendo da chi fa politica: pane al pane, vino al vino, si diceva una volta. Se si dice una cosa, quella deve essere.
Quindi anche Di Pietro, che tanto si scaglia (e giustamente) contro il premier, quando ha l’occasione di dimostrare la sua distanza ed il suo distacco da certe pratiche, non ce la fa e si comporta esattamente come il suo principale avversario.

Ma che credibilita’ puo’ avere chi si comporta in questo modo? perche’ dovremmo dargli il nostro voto?
Di sicuro, il mio non ce l’avranno.


lunedì 23 marzo 2009

Segni e Guzzetta a Pontida



Oggi il Comitato per il referendum elettorale si e’ recato a Pontida, dove 9 secoli fa le genti italiche giurarono per allearsi e per cacciare l’invasore, il Barbarossa.

Oggi da questo luogo si e’ voluto lanciare un messaggio di unita’ e di speranza contro la nuova barbarie: la partitocrazia.

E’ stato inoltre lanciato un chiaro segnale al popolo leghista (che ama radunarsi in questo paesino simbolicamente importante) perche’ prema sui suoi capi per evitare una nuova “porcata” (oltre alla legge elettorale in vigore): lo spreco di 400 milioni di Euro semplicemente perche’ non si vuole accorpare il referendum con le altre elezioni europee e amministrative.

Se la cosa piu’ importante da difendere e’ la sopravvivenza di un partito, anche a costo di sperperare una montagna di denaro pubblico, vuol dire che ormai il potere della partitocrazia e’ immenso e serve una grande alleanza, tra le persone oneste e sensate, per sconfiggere questa nuova forma di sopraffazione: riprendiamoci la democrazia nelle nostre mani !



mercoledì 28 gennaio 2009

Sbarramento al 4% per le Europee. Ma non basta

PD e PDL, alla fine, sembra stiamo convolando ad un conveniente (per loro) accordo sulla legge elettorale per le europee, introducendo uno sbarramento al 4%: chi non lo supera resta fuori.Questa intesa, che fa gridare all'inciucio ai piccoli partitini (da Mastella ai cocci di PRC), io credo sia invece il primo passo di una riforma complessa, ma indispensabile, se si vuole ridare all'Italia una classe politica degna di un paese civile.
In nome della rappresentativita' di tutte le minoranze, in realta', da almeno trent'anni siamo paralizzati da una miriade di partitini sempre in guerra tra loro, ciascuno nel tentativo di diventare ago della bilancia della maggioranza di turno: credo che i due anni del governo Prodi siano stati molto esplicativi del fenomeno, ma gli esempi non mancano nemmeno nei governi di destra.
Ora invece, favorendo l'aggregazione, si dovrebbe arrivare ad una semplificazione del sistema, con qualche possibilita' in piu' di avere partiti stabili e un po' piu' seri.
Ma, come dicevo, questo e' solo il primo passo, forse il piu' facile. Ora serve un altro sforzo da parte dei partiti che vogliono mostrarsi veramente credibili e "adulti": la scelta dei candidati attraverso le primarie. Primarie libere, aperte a tutti, senza lacci o vincoli stile "primarie di Veltroni".Vuol dire che chi vuole si presenta per essere candidato, con la sua faccia, con un programma. La gente lo vota e chi prende piu' voti entra in lista.
Ora, non mi aspetto che da parte del PDL ci sia qualche rigurgito di democrazia, al punto tale da indire delle primarie: i partiti-azienda non sono istituzioni democratiche. Anche se la speranza e' l'ultima a morire.
Da parte del PD, invece, le mie aspettative sono, nuovamente, enormi. Se questo partito vuole veramente rappresentare e dare voce a quella parte della societa' italiana, riformista e democratica, che in questi ultimi anni si e' sentita, in modo particolare, tradita e non rappresentata dai partiti che conosciamo, ebbene, e' questo il momento per dare prova di essere, come dice il suo stesso nome, veramente "democratico": deve indire primarie semplici, libere, trasparenti. E vinca il migliore.
A primarie cosi' strutturate puo' partecipare anche chi magari si schiera piu' a sinistra o piu' al centro rispetto alla stessa linea del partito: si presenta, spiega il suo programma, si fa votare. Se prende piu' voti degli altri diventa candidato, altrimenti resta fuori.
Serve un partito che sia strumento per chi, in una certa area politica, vuole mettersi a servizio della gente, del suo paese, non un partito che serve solo ad assicurare una tranquilla rendita per l'eternita', dove "la chiamata dall'alto" garantisce prima un posto in lista e poi, eventualmente, un posto da trombato, per occupare qualche poltrona gestita dalla politica, come avviene nei partiti che conosciamo oggi (dall'estrema destra all'estrema sinistra, senza distinzione).
I partiti attuali hanno perso il contatto con il paese reale, con i cittadini. Le primarie possono veramente diventare il ponte, lo strumento che riavvicina la gente alla politica e, soprattutto, i partiti alla gente.
E' l'ultima chiamata per il PD, ma potrebbe essere la prima di una nuova era.
Fabio

giovedì 11 dicembre 2008

Un governo miope ci puo' solo portare nel baratro

Gia’ l’Italia ha i suoi problemi strutturali, frutto di 30 anni di governi di coalizione che puntavano solo alla rielezione, piuttosto che al risanamento ed all’interesse dei cittadini.
Ora il governo Berlusconi prosegue in questa direzione, incapace di avere una visione del futuro che non sia puramente il perpetuarsi degli interessi particolari, vuoi della solita casta dei politici, vuoi di un gruppetto di imprenditori capaci solo di rischiare con i soldi degli altri.

La posizione del governo italiano nella discussione del piano europeo di riduzione delle emissioni di CO2, che io stento a credere sia condivisa dai cittadini pensanti del nostro paese, ci sta costringendo nell’angolo, in una posizione non solo difficile per le nostre relazioni con gli altri paesi europei, ma soprattutto relegandoci tra i paesi piu’ retrogradi e dannosi per la salute dell’intero pianeta.

Siamo gia’ al 44-esimo posto nella classifica dei 57 paesi con maggiori emissioni di CO2, per quanto riguarda le azioni intraprese per la riduzione di emissioni. Nei primi 5 posti della classifica, cioe’ i paesi che stanno facendo di piu’ per l’ambiente, ci sono Svezia, Germania e Francia, seguiti da India e Brasile. Noi, invece, siamo in compagnia di Arabia Saudita, USA e Cina (che non hanno mai ratificato il trattato di Kyoto). Tra l’altro, l’anno scorso eravamo in posizione 41, ora peggiorata a 44. E, per quanto sta dimostrando di saper fare questo governo, non mi pare proprio che la situazione sia destinata a cambiare, se non in peggio.

In questa trattativa con la Comunita’ Europea, l’Italia e’ quella che piu’ di tutti sta trascinando l’intero continente al ribasso, compromettendo definitivamente il Piano del 3 x 20 (20% di emissioni di CO2 in meno, 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili, il tutto entro il 2020). E’ una posizione assolutamente opposta a quella in cui si sta muovendo il mondo intero, anche se con difficolta’, Stati Uniti del neo presidente Obama in testa.

Anziche’ pensare ai disastri che stanno avvenendo in campo economico, fianziario, ambientale, il nostro governo pensa alla riforma della costituzione (peraltro gia’ bocciata due anni fa dalla maggioranza dei cittadini, con un referendum dedicato), pensa al PD che lo paragona ad un dittatore (perche’, non e’ vero?), pensa a Di Pietro, che vuole mettere in galera i ladri.

Insomma, questo governo non e’ all’altezza della situazione: la gravita’ dei problemi richiederebbe persone piu’ preparate, piu’ lungimiranti, meno attaccate ai loro meschini interessi di bottega e piu’ concentrate sull’interesse di tutti noi, cioe’ i cittadini di questo paese.

Abbiamo bisogno di Statisti con la S maiuscola, di persone che sappiano immaginare come sara’ il mondo tra 50 anni e da subito sappiano indirizzarsi in quella direzione, anche con dei sacrifici, anche se costa. Non ci servono i commercialisti di Sondrio, le soubrettes del varieta’, le prime-donne del gossip televisivo, piu’ attente al loro look che ai problemi urgenti che abbiamo.

Mi piacerebbe che il popolo della rete (almeno quello, visto che ne abbiamo ancora la possibilita’) si facesse sentire, cominciasse a premere su questa classe politica di incapaci: l’unica nostra possibilita’ di salvezza e’ che se ne vadano. Per sempre.



venerdì 10 ottobre 2008

Un'altra Italia, un'altra opposizione


Di seguito il mio articolo, scritto ai tempi di Piazza Pulita, pubblicato sul sito di MicroMega, nel nuovo forum politico.
Potete trovare qui tutti gli interventi e l’intero dibattito sul tema “Lista civica per le europee”.

Piazza Pulita: Costruiamo la rete delle reti delle realtà civiche
Devo dire che ho letto con rinnovata speranza l’intervento di Paolo Flores D’Arcais per il lancio di una lista civica per le elezioni europee.
Io da molto tempo coltivo questa speranza: che tutte le realtà “civiche”, presenti e operanti nel territorio, nelle amministrazioni comunali o provinciali, e schierate da una stessa parte, il centro-sinistra, possano coordinarsi, mobilitando la base che già le sostiene, per dare corpo e gambe ad una formazione nazionale che si ispira ai principi di una lista civica: democrazia più diretta, vicinanza ai problemi dei cittadini, ascolto della base, nessuna imposizione “romana”.
Premetto che già vivo e opero in una realtà di questo tipo, facendo parte di una lista civica (anzi, ne sono al momento presidente e portavoce) della mia città (cintura milanese) che un anno fa ha dato il suo contributo essenziale a vincere le elezioni, col suo 11%, in totale controtendenza rispetto al globale spostamento a destra dell’elettorato e dopo decenni di amministrazioni di centro o di destra.
Ho seguito con trepidazione e partecipazione la nascita del PD e le sue primarie, cercando anche di costiture una lista che pero’ non ha avuto nessuno spazio, visto il meccanismo di aggancio ai candidati previsto dal regolamento: appena chiarito questo piccolo dettaglio, ho abbandonato ogni speranza di rinnovamento e di “rinascita” di un modo di far politica finalmente diverso, onesto, che non mette al primo posto gli interessi propri o del partito, ma la qualità di vita della maggior numero di cittadini possibile, il famigerato “bene comune”.
La delusione è stata grande. Pero’ l’intuizione che da quel tentativo non poteva nascere niente di nuovo si è dimostrata azzeccata ed è, aihmè, tristemente confermata da cio che sta avvenendo al PD, giorno dopo giorno. Una strda, a mio avviso, destinata al fallimento, salvo un deciso, quanto improbabile, cambiamento di rotta.
La stessa speranza e trepidazione ho poi sperimentato per la Lista Civica Nazionale. Altro tentativo finito male, anche se alcune persone, a voi note, sono state aggregate alle liste di IDV e sono state elette. Pero’ sostanzialmente non si è riusciti a dar vita a quel collegamento, a quella rete di esperienze concrete che vive e lavora sul territorio.
Anche alla luce di questi sfortunati tentativi, con altri amici che condividono questo stesso modo di sentire, abbiamo dato vita al nostro Comitato Piazza Pulita, che vuole rendersi utile portando la sua piccola goccia, poche semplici azioni concrete, con riflessioni, iniziative, segnalazioni, idee che aiutino a migliorare il mondo in cui viviamo. Partendo dal basso.
Io sono sempre stato di questa idea: non serve un soggetto politico nuovo, un altro partito. Dobbiamo solo riuscire a coordinare, a collegare insieme centinaia, migliaia di realtà civiche che esistono già, che conoscono magari uno per uno i loro elettori, che sono capaci di mobilitare in poco tempo migliaia di persone, con le mailing list, il porta a porta, le telefonate. E’ tutto un mondo che opera e si muove già, che porta a casa risultati concreti ogni giorno e, sono convinto, che fa politica per passione e senza guadagnarci nemmeno un euro bucato. E’ questo mondo poco appariscente che sta tenendo in piedi il tessuto civile di questo paese, che sta tenendo accesa la fiammella della speranza, che resiste giorno per giorno al berlusconismo dilante e contagioso.
E’ per questo che ho visto con grande sollievo e rinata speranza questa proposta di Paolo, di far ripartire il tentativo di una lista civica per le europee. E’ ovvio che non sarà una passeggiata, non sarà nemmeno facile vincere le resistenze di una parte della sinistra che vede in questo tentativo un segno di debolezza di questa parte politica, convinti di dover cambiare le cose “dall’interno”.
Io quindi voglio provarci ancora, perchè sono convinto che le forze necessarie, nel nostro paese, ci sono: tanti giovani delusi dai tentativi fatti, ma non ancora rassegnati, tante persone che da anni fanno politica, a livello locale, avendo come bandiera solo l’onestà e l’interesse di tutti. E vogliono provarci ancora.
Si tratta solo di coordinamento e di comunicazione, di trovare quei canali che possono far arrivare questo messaggio a quante più persone possibile. E per questo dobbiamo essere capaci di mobilitare e coinvolgere le realtà civiche esistenti. Costruire “la rete di reti”. Io do’ la mia personale disponibilità a lavorare in questo senso, a contribuire per la nascita di questo coordinamento, a partecipare a questa esperienza che credo sia improcrastinabile se veramente abbiamo a cuore il futuro del nostro paese.Vi ringrazio per l’attenzione
Cordiali saluti

Fabio Battagion
www.piazza-pulita.org

giovedì 9 ottobre 2008

Non è mai troppo tardi

Credo di non aver mai condiviso nulla di quanto ha detto e fatto Paolo Guzzanti negli ultimi anni.
Gli va pero’ dato atto che questa volta la lealta’ alla sua coscienza l’ha portato a prendere una posizione chiara e coraggiosa.
Riporto qui solo poche frasi dal suo blog, sperando che la cosa non finisca qui, ma venga in qualche modo ripresa anche fuori dalla rete e diventi di dominio pubblico.
E’ finalmente una voce che, partendo dalla sua stessa parte, dice come e’ veramente Berlusconi.
Noi, in realta’, lo sapevamo gia’.

[dal blog di Paolo Guzzanti] Ieri sera ho ascoltato da Berlusconi parole terribili e inaccettabili che non avrei mai voluto ascoltare. Ma poiche’ invece le ho udite, non posso e non voglio fingere di non essere stato testimone e ho dunque il dovere che hanno tutti coloro che assistono ad un misfatto: chiamare a rapporto la propria coscienza e metterla al corrente del conflitto.
Dichiaro dunque da ieri notte una insuperabile crisi di coscienza: la mia coscienza e’ la sola entita’ cui io debba essere fedele.
Con i leaders politici si e’ leali, non fedeli. E io lealmente dico che di questa storia ne ho abbastanza. Cio’ che ho trovato piu’ grave, inaccettabile e nauseante è stato il tono con cui Berlusconi ha ripetuto a megafono le storie della propaganda russa, dicendo che “bisognava andare a “prendere quello la’, quel SADDAM”, intendendo il presidente Saakashvili .
Berlusconi ha riconfermato più volte in modo imbarazzante, anche perché sempre sorridente e faceto trattando una questione di una gravità morale gigantesca, la sua amicizia con Putin ed ha detto che il suo amico Putin, che deve essere un omonimo di quello che comanda a Mosca, non ne poteva più di udire i racconti strazianti di madri schiacciate dai carri armati (georgiani), donne violentate (dai georgiani) poveri soldati uccisi (russi) e così - quando ce vo’ ce vo’ - ad un certo punto anche un sant’uomo come lui ha perso la pazienza e ha fatto ciò che ha fatto Hitler con la Polonia.
Anche Hitler era seccatissimo con i polacchi: i polacchi nel 1939 erano uno strazio, sempre a manifestare sentimenti antidedeschi, a provocare incidenti di frontiera, per cui alla fine anche quell’altro sant’uomo di Hitler (bisogna pur capirlo) perse la pazienza e invase, spalleggiato dal suo compagno di merende Stalin che invase dall’altra parte.

Forse qualcosa si muove, anche da quella parte


venerdì 3 ottobre 2008

Un autorevole appello contro le liste bloccate

Vi segnalo un articolo, pubblicato da ‘La Stampa’ di qualche giorno fa, a firma di Giovanni Guzzetta, presidente del comitato per il referendum elettorale.

Io l’ho trovato un contributo lucido e intelligente e vi invito a leggerlo. Ovviamente non mi aspetto che sortisca risultati di sorta, visti gli interlocutori.


mercoledì 17 settembre 2008

Vogliamo le PREFERENZE !!

Mi scuso se torno ancora su un argomento che ho gia’ toccato in passato: la legge elettorale.

I partiti di opposizione, molto ma molto timidamente, cominciano a farsi sentire: si devono reintrodurre le preferenze.
Per me e’ una espressione della democrazia che e’ irrinunciabile: se non c’e’ la possibilita’ di scegliere almeno la persona, anche se all’interno di una lista preparata da un partito (per migliorare questo si puo’ provvedere piu’ avanti), non ha senso andare a votare.

Voglio rilanciare l’iniziativa, cui avevo gia’ accennato in passato, e che mi piacerebbe girasse nel popolo di Web 2.0 e diventasse la rivendicazione del popolo della rete: senza la preferenza non andiamo a votare per le Europee (la prossima primavera). Nel caso possiamo aprire una sottoscrizione e fare un banner da mettere nei nostri siti e pubblicizzare al massimo.

Che ne dite ? si puo’ fare ? attendo i vostri commenti. Numerosi.



lunedì 16 giugno 2008

Dopo il NO irlandese al Trattato di Lisbona


L’Irlanda ha detto NO al Trattato di Lisbona, in pratica un no al faticoso cammino che ci dovrebbe portare, in un tempo piu’ o meno lungo, ad un’Europa, anche politicamente, unita.
Nel coro di pareri dispiaciuti e preoccupati, proveniente da praticamente ogni stato europeo, Italia compresa, stona la solita voce contraria della Lega Nord. Ma alla Lega riservero’ un post dedicato nei prossimi giorni.

Aggiungo qui alcune considerazioni circa la Comunita’ Europea.
Un’Europa unita’ e piu’ forte non puo’ che far del bene all’attuale situazione politica del mondo intero.
Si pensi semplicemente al fatto che la EU e’ il piu’ grande gruppo di paesi (quasi mezzo miliardo di abitanti) che ha completamente e spero definitivamente messo al bando la pena di morte. L’Europa ha una attenzione ed un rispetto per i diritti umani che non esiste in alcun altro paese importante, nemmeno della cosiddetta area “occidentale”. Lo stesso avviene per il rispetto dell’Ambiente (anche se su questo ci sono alcune pecore nere all’interno della stessa Unione) e per l’attenzione verso fonti di produzione di energia in forma rinnovabile.
In sintesi, un’Europa unita potrebbe essere una significativa garanzia per la pace, per il miglioramento, per la stessa sopravvivenza del nostro pianeta, da contrapporre da un
lato alla miopia degli Stati Uniti, dall’altro alla cecita’ delle tigri asiatiche.

Francia, Germania, Regno Unito (meglio tacere sugli altri) non avrebbero mai da soli lo stesso peso internazionale che potrebbero avere all’interno di una grande unione che comprende 27 paesi che si muovono come uno solo.

Vorrei quindi che il percorso dell’unita’ non venisse interrotto a causa del voto irlandese. Vorrei che i governanti europei, quelli che ci credono, continuassero a guardare avanti, a immaginare ed a farci vedere un’Europa piu’ giusta, piu’ pulita, piu’ sicura di quella che vediamo oggi con i nostri occhi.
Vorrei che si smettesse di arroccarsi attorno al proprio campanile, in nome di tradizioni vecchie, ormai insignificanti, completamente incompatibili con lo stato attuale delle cose.

E’ un sogno ? forse. Ma il migliore modo per smettere di sognare e’ realizzare i sogni.