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martedì 29 ottobre 2013

Congresso PD: l'intervento mancato

Visto che il congresso di circolo del PD si è concluso proprio alla fine degli interventi istituzionali (Presidente, ospiti vari, segretario uscente ed entrante, sindaco, capogruppo) e non è stato dato spazio agli interventi degli iscritti, anch'io, che mi ero pure preparato degli appunti per non perdere il filo, non ho potuto dare il mio povero contributo.
Lo riporto perciò qui di seguito, magari qualcuno passa di qua e trova qualcosa di sensato, oppure mi cancella definitivamente dalla lista delle sue conoscenze.
In ogni caso, mi piacerebbe avere qualche feedback, perciò, se ne avete voglia, lasciatemi un commento.
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Congresso di circolo – Cernusco sul Naviglio – 26 ottobre 2013
Molti, tra i miei amici, mi stanno chiedendo perché mi sono iscritto al PD: forse da me non se l’aspettavano. Voglio perciò cogliere questa importante occasione per dare, anche pubblicamente, una risposta, che è poi quella che sto dando ai miei amici.
Mi sono iscritto al PD perchè il PD non mi piace. Detto così potrebbe sembrare un paradosso, o al massimo una battuta. Invece è esattamente quello che penso: questo PD non mi soddisfa. Ma penso anche che solo il PD, in questo momento, abbia le potenzialità per diventare quello che io mi prefiguro come “il partito modello”, non ce ne sono altri, per vari motivi. Perciò sento che, se voglio provare a dare il mio piccolo contributo, è qui che devo venire.
Cerco di sintetizzare in due minuti il mio punto di vista.
Io penso che il primo e più importante problema della politica italiana sia la mancanza di una regolamentazione dei partiti. L’art.49 della Costituzione sancisce che i partiti sono indispensabili, ma non ne richiede una regolamentazione per legge, come fa invece su altri argomenti e come eminenti padri costituenti chiedevano (da Mortati a Calamandrei). Solo per fare un esempio, il Codice Civile ha decine di articoli che stabiliscono come deve funzionare un’assemblea di condominio, ma nulla si dice di come deve funzionare un partito, che ha nelle sue mani la gestione del “condominio Italia”. Il “metodo democratico” (richiesto dalla Costituzione), il rispetto delle minoranze, il processo decisionale all’interno dei partiti devono essere scritti e congruenti con principi di legge chiari e non eludibili, per poter rappresentare i cittadini.
Credo che una legge di questo tipo dovrebbe servire ad un scopo principale: rompere l’abbraccio tra “partiti” e “istituzioni”. Le due cose sono ontologicamente distinte, la loro funzione è diversa e i due ambiti devono restare separati.
Cosi’, il primo punto su cui vorrei il Partito Democratico prendesse una chiara posizione è questo: chi ricopre ruoli istituzionali (dal capo dello stato, al capo del governo, i ministri, assessori, sindaci e consiglieri di tutti i livelli) non può contemporaneamente ricoprire ruoli “di parte”, cioè ruoli importanti all’interno dei partiti, proprio perché non si possono rappresentare “tutti i cittadini” essendo contemporaneamente “responsabili di una parte”. Gli esempi non mancano, dentro e fuori il PD: Maroni (Lega e Lombardia), Vendola (SEL e Puglia), Alfano (Ministro e PDL). Per non parlare di Renzi, candidato segretario nazionale e intenzionato a ripresentarsi per il secondo mandato come sindaco di Firenze.
Secondo punto: i doppi incarichi: chi ricopre un incarico di tipo istituzionale (elettivo o di nomina politica), non puo’ occupare e nemmeno candidarsi ad altri dello stesso tipo. Una lista di esempi si può trovare qui.
Terzo: il rispetto del mandato. Chi è stato eletto ad un ruolo istituzionale, non può (provare) a lasciarlo (interromperlo) per candidarsi e ricoprirne un altro.
Tutte queste questioni sono totalmente assenti dai programmi dei candidati, sia per il provinciale, sia per il nazionale. So che direte che queste sono questioni secondarie: si è sempre fatto così, i problemi importanti sono altri, bisogna occuparsi dei problemi veri del paese. Io non ne sono convinto: è inutile preparare un programma politico che potrebbe andar bene per un candidato al governo (di una provincia o di un paese), senza dire nulla di come si intende far funzionare il partito, perché il processo decisionale interno è più importante e viene prima delle stesse decisioni che si prenderanno. Io, da candidati alle segreterie, mi aspetterei impegni di questo tipo, non sul cuneo fiscale, la lotta all’evasione o la città metropolitana, aspetti sui quali è il partito intero, nella sua funzione prioritaria, che elabora un programma ed una proposta.
Quanto questi principi siano distanti dal vissuto di questo partito lo dimostra la composizione delle liste per queste elezioni provinciali: 5 sindaci, 4 deputati o senatori, 6 consiglieri regionali, provinciali o assessori, 17 consiglieri comunali o di zona (totale 32) solo tra i 52 capilista (4 candidati x 13 collegi). Per me è una enorme contraddizione per un partito che vorrebbe proporsi come il rottamatore della vecchia politica.
Un ultimo accenno, a riguardo della “forma partito” che mi sentirei di proporre.
Un partito cambiato, rispetto alla forma in vigore, non si occupa di carriere, non investe sui candidati, non ha neppure la smania di vincere perchè è solamente un luogo di dibattito, partecipazione dei cittadini e proposta di programmi e candidature, a cui si arriva “con metodo democratico”.
In questo modello i partiti sono comunque necessari, ma non dovrebbero travalicare le due funzioni vitali che devono svolgere:
·         preparare programmi e candidature
·         consentire uno spazio autenticamente libero alle idee e ai progetti dei cittadini

E’ molto istruttivo a questo riguardo, il libro di Fabrizio Barca, “La Traversata”, di cui consiglio vivamente la lettura a chi non l’ha ancora fatto, perché mi pare ci sia molta strada da fare in questa direzione.
È fuori di ogni dubbio che la situazione su questi aspetti in tutti gli altri partiti è peggiore, e anche di molto in alcuni casi, rispetto al PD, ma questo non può bastare per consolarci ed a farci sentire a posto. Spero che la campagna elettorale per la segreteria nazionale serva almeno a far nascere un dibattito su questi temi, in modo che il nuovo segretario possa recepirli e, spero, cominciare a lavorare per un percorso di cambiamento vero.
Grazie
Fabio

domenica 27 ottobre 2013

Congresso PD: rappresentazione della Democrazia?

Il dubbio di fare un po' troppo spesso la campana stonata, ogni tanto mi viene.
Ma interpretare in chiave positiva l'esultanza che stasera pervade i cinguettii dei Democratici milanesi, confesso che mi risulta difficile.
Naturalmente, sono io che non capisco.
Ma cosa è successo? nulla, ci sono solo stati i congressi dei circoli del PD milanese e le votazioni per il segretario metropolitano. Nella mia città, nessuna sorpresa, tutto secondo copione: la complessa organizzazione del PD, ancora una volta (o per la prima volta?) fa filare tutto alla perfezione, sotto l'attento sguardo benedicente del nuovo che avanza, il "sindaco d'Italia" (ma la capitale non era Roma?).

Francamente, la delusione è profonda. Non solo per la platea esigua per una città con più di 30 mila abitanti, e nemmeno per il fatto che le persone attente e concentrate fossero meno di un terzo, mentre le altre stazionavano in capannelli dentro e fuori la sala, discutendo animatamente su questioni senza dubbio inerenti ai contenuti del congresso. Interventi istituzionali: il decano-presidente, i partiti ospiti, il segretario uscente, il segretario entrante, il sindaco, il capogruppo. Un susseguirsi di sperticate lodi, di dorati complimenti, di inutili raccomandazioni, perchè tutte le buone qualità sono già presenti, in questo fortunato partito.
Non si vota, tanto c'è un candidato unico (siamo un partito unito, noi), un direttivo unico (scelto dal nuovo segretario, mica si puo' fare un direttivo diverso): acclamiamo. Alleluja.
In cuor mio, dico, ora verrà il dibattito, parlerà qualcuno degli iscritti, anch'io potrò dire la mia, ho in tasca gli appunti che mi sono preparato per non perdere il filo ... gli iscritti, invece, cominciano ad alzarsi, chi va verso l'urna per votare il segretario provinciale, chi si avvicina ai capannelli vocianti, finalmente liberi di alzare il volume della conversazione. Chi se ne scappa direttamente a casa, il risotto non può attendere. Tutti sono contenti: la rappresentazione della Democrazia è compiuta.

Si contano i voti dei candidati alla provincia: il pupillo è primo, una donna seconda. Non poteva andare meglio, il copione è compiuto. 

E' stato il mio primo congresso di partito. Qualcosa mi dice che sarà anche l'ultimo.



lunedì 24 settembre 2012

Polverini e polveroni

Alla fine, la Polverini getta la spugna e rassegna le dimissioni. Vere, questa volta.
Segue a ruota le dimissioni dei consiglieri di opposizione, prima, e quelle di una parte dei consiglieri della sua stessa maggioranza (l'UDC), poi. Evidente ormai l'impossibilità di continuare a governare una "regione importante come il Lazio" (come dice lei stessa).
Il polverone sollevato dalle spese allegre dei consiglieri PDL ha alla fine travolto tutto e tutti, costringendo all'azzeramento del Consiglio Regionale che porterà a nuove elezioni.

Ora i cittadini, quelli che ancora non hanno perso ogni speranza e interesse per la Politica, chiedono riforme, chiedono pulizia, chiedono di espellere questi amministraroti infedeli.
Ma vorrei sottolineare una mia convinzione profonda: non sarà semplicemente allontanando queste persone, o togliendo i finanziamenti ai partiti, o dimezzando il numero di parlamentari che ci liberemo di questi comportamenti.
È innegabile che ci serviranno persone nuove, oneste e disinteressate per uscire da questa situazione di corruzione dilagante, ma non basterà. Serviranno soprattutto riforme in grado di ridefinire i meccanismi secondo cui funziona oggi la politica.
Ci sono pratiche e comportamenti che discendono direttamente da come è stata pensata la "forma" della Politica: come funzionano i partiti, come si assegnano i ruoli e le candidature alle cariche istituzionali, come si passa ad un nuovo incarico senza aver completato il precedente e così via.

È possibile che il Codice Civile dica per filo e per segno come deve funzionare un condominio, ma non spenda una parola per regolamentare i partiti, che sono gli attori principali per la gestione dello Stato e della cosa pubblica, come recita l'articolo 47 della nostra Costituzione?

Perciò la prima riforma da fare è rifondare i partiti. Vuol dire definire regole e norme che stabiliscano come deve funzionare un partito, la democrazia interna, il rispetto delle minoranze interne, la gestione dei finanziamenti, la scelta dei candidati.
Ma assieme a queste, serviranno regole per mantenere distinte le cariche elettive, che servono a gestire la cosa pubblica, quindi sono di tutti, non appartengono al partito ed ai suoi notabili, come invece avviene adesso. In altre parole, completa distinzione tra partito e cariche elettive, in modo che la carriera nel primo non equivalga alla permanenza perpetua nelle seconde (limite ai mandati).
E poi regole che impediscano l'accesso a nuove cariche elettive quando se ne occupa già una, di qualsiasi livello (rispetto del madato), impossibilità a candidarsi contemporaneamente in più collegi, limite alle spese in campagna elettorale, e in ogni caso piena trasparenza dei finanziamenti pubblici e privati.
Insomma, ridefinire le "forme" che reolano l'accesso alle cariche pubbliche, per fare in modo che i partiti non ne divengano i proprietari esclusivi e non ci sia più una "casta" che vive e prospera col denaro pubblico.

Come arrivare a queste riforme è, in realtà, il punto cruciale, perchè i partiti dovrebbero essere in grado di modificare se stessi riducendo il proprio potere in maniera sostanziale. Cosa ovviamente  molto improbabile.
Ma nonostante questo, non ci sono altre strade: i cittadini devono prendere nelle loro mani la responsabilità di costruire o favorire dei soggetti politici, nuovi o già esistenti che agiscano in questo modo, puntando primariamente alla costruzione di regole nuove in grado di smantellare il sistema attuale e di sostituirlo con uno più moderno e trasparente. Per questo serve determinazione e discernimento, serve una solida preparazione culturale, per evitare e smascherare demagogie e populismi. Serve visione e speranza, per superare insuccessi e momenti difficili.
Ma non c'è alternativa: il futuro è nelle nostre mani, a noi il compito di attualizzarlo, con le nostre forze, la nostra intelligenza e la nostra passione. Vogliamo provarci?

mercoledì 6 aprile 2011

Junk Politik


Rifiuti
Junk Politic. Politica spazzatura. E' solo questa la definizione che mi viene in mente oggi.
Quello che sta avvenendo in questi giorni, dentro e fuori le aule del nostro Parlamento, è spazzatura politica.Junk Politic è un Parlamento che dedica tutto il suo tempo, le sue energie per deliberare leggi destinate solo a salvare il culo di uno, causando un sacco di disastri a tutti gli altri. E' Junk Politic chi applaude in maniera provocatoria l'oratore di turno. E' Junk Politic chi manda a quel paese il presidente della Camera, che lo richiama. Sono Junk Politic quei 314 deputati che con il loro voto stabiliscono per legge che Ruby è nipote di Mubarak. Honoris causa, forse.
E' Junk Politic fare marketing politico, anzichè governare. Sulla pelle degli Aquilani, dei Lampedusani, dei Napoletani. Degli Italiani.
E' Junk Politic il governo, che interrompe le proprie sedute per recarsi a votare, per non far mancare la maggioranza. Soprattutto dopo che per anni non si è fatto vedere in aula, nemmeno quando veniva chiamato per spiegare avvenimenti e decisioni al Paese intero.
E' Junk Politic tentare di stravolgere la Costituzione con proposte di modifica immonde, come l'eliminazione della norma transitoria che vieta la ricostituzione del partito fascista (norma peraltro già piu' volte disattesa), o l'articolo 41 che regola la responsabilità d'impresa, o gli innumerevoli tentativi di snaturare l'articolo 3 (la legge è uguale per tutti), o il 21 (libertà di stampa).
E' Junk Politic un ministro dell'Interno che chiama "emergenza clandestini" lo sbarco di poche migliaia di persone in fuga dalla guerra e dalla povertà. O il capo del governo che definisce lo stesso esodo "uno tsunami umano", poche settimane dopo il vero tsunami che ha distrutto e messo in ginocchio il Giappone.
E' Junk Politic volere ad ogni costo il processo breve, dimenticando che ogni reato ha non solo un presunto colpevole, ma soprattutto una vittima certa.
E' Junk Politic anche un'opposizione che continua a sollevare distinguo su ogni cosa, a voler mettere puntini sulle "i" e anche altrove, a non schierarsi, senza se e senza ma, contro i grossolani errori o le non-scelte di questo governo, a favore di una nuova legge elettorale, a favore di una legge contro i conflitti di interesse, una legge che protegga i giovani dalla precarietà, gli anziani dalla povertà, tutti dalla corruzione e dalle mafie.
E' un elenco che potrebbe continuare, ma temo che continueremmo solo a ripetere cose dette e ridette. Quasi sempre inutilmente.
Ma se credete, potete aggiungere qui sotto cio' che vuol dire, per voi, Junk Politic





lunedì 4 aprile 2011

Ber Lusken: messaggio audio n.24


Responsabili
Questa volta è toccato alla platea del gruppo dei responsabili, neo terza gamba della maggioranza, ascoltare in diretta l'audio messaggio numero 24.
Come di consueto, i contenuti dipendono dal destinatario e quindi il grande filosofo ha parlato di accoglienza a Lampedusa (e Calderoli gli ha subito replicato: li accolga a casa sua - ora che ce l'ha), di riforma costituzionale dello Stato (il Parlamento cambia quello che il governo propone - e questo non va bene), di impegno alle prossime amministrative e, argomento che non manca mai, di magistratura deviata e comunista.

L'occasione, come detto, era quella di una assemblea dei Responsabili, il gruppo parlamentare che raccoglie transfughi da vari partiti, dove non si sentivano, evidentemente, abbastanza remunerati. Ora, con il loro decisivo sostegno alla maggioranza, possono aspirare a ricompense ben piu' significative: ministeri, vice-ministeri, sottosegretariati e via di questo passo. Oltre, naturalmente, alla ricandidatura alle prossime elezioni. Questo gruppo comprende personalità eminenti, da Scilipoti e Razzi (fu IDV), a Calearo e Cesario (fu PD), Romano, Pionati e Ruvolo (fu UDC), piu' una schiera di altri modelli di fedeltà (usciti dal PDL, alcuni passati da FLI) che potete trovare qui.

In questa legislatura, B. è finalmente riuscito, dopo tanto lavoro, a distillare una classe politica prona alle sue volontà, piegata ai suoi privati interessi, incapace di resistere ai suoi richiami tintinnanti.
Tutti quelli che, negli anni, gli sono stati vicini, ma senza vendergli completamente l'anima, se ne sono andati. O sono stati scacciati. Vi ricordate Martino? oppure Urbani? Dotti ? Pisanu? e via via per arrivare a Fini: tutti allontanati perchè avevano ancora un briciolo di dignità.
Così, prima nel suo partito - complice il "porcellum", la legge elettorale che mette nelle mani di una sola persona la scelta dei condidati - poi anche nei partiti altrui (uomini e donne senza morale e senza dignità si trovano ovunque, evidentemente), ha messo insieme la piu' grande accozzaglia di servitori, di esseri privi di ogni senso etico, di mercenari della politica, disposti a tutto pur di intascare qualche favore, qualche poltrona o forse, peggio, qualche migliaio di Euro.

Cosi', la platea di quelli che mostrano di divertirsi con le sue patetiche barzellette si è allargata ed è ora piedestallo alle sue gesta paranoiche.
Ma un uomo di così ampie vedute, dovrebbe saperlo: a costruire sulla melma, prima o poi, si scivola.



giovedì 20 gennaio 2011

CL e il desiderio perduto

Navigando qua e la', ho trovato una chicca che non posso non condividere, sperando magari anche di aprire un po' di dibattito sul tema.
Lo spunto viene dal sito del periodico Tracce, organo ufficiale di Comunione e Liberazione, dove ho trovato un interessante contributo, il cosidetto "volantino" del mese di dicembre.
Vi si fa un'analisi della crisi attuale del nostro Paese (applicabile forse anche in ambito piu' esteso) e la diagnosi finale è questa: " ...la crisi è sì sociale, economica e politica, ma è soprattutto antropologica perché riguarda la concezione stessa della persona, della natura del suo desiderio, del suo rapporto con la realtà...".
Si cita anche una ricerca del Censis, che ammonisce:"«Tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare una società troppo appagata e appiattita»", ed indica la direzione in cui ricercare una soluzione: "Ma chi o che cosa può ridestare il desiderio? È questo il problema culturale della nostra epoca. Con esso sono costretti a misurarsi tutti coloro che hanno qualcosa da dire per uscire della crisi: partiti, associazioni, sindacati, insegnanti.... Come? Attraverso la presenza di persone che documentano un’umanità diversa in tutti i campi della vita sociale: scuola e università, lavoro e imprenditoria, fino alla politica e all’impegno nelle istituzioni. Persone che non si sentono condannate alla delusione e allo sconcerto, ma vivono all’altezza dei loro desideri perché riconoscono presente la risposta.".
Quindi, usciremo dalla crisi che ci attanaglia, sempre secondo la rivista cicellina, solamente ad una condizione, cioè se: "decidiamo di essere veramente ragionevoli sottomettendo la ragione all’esperienza, se cioè, liberandoci da ogni presunzione ideologica, siamo disponibili a riconoscere qualcosa che nella realtà già funziona. Sostenere chi, nella vita sociale e politica, non si è rassegnato a una misura ridotta del proprio desiderio e per questo lavora e costruisce mosso da una passione per l’uomo, è il primo contributo che possiamo dare al bene di tutti.".
Mi si è illuminato il cervello: ecco le ragioni antropologiche ed escatologiche che giustificano il supporto a Silvio, che CL non gli hai fatto mancare, e la spiegazione del suo duraturo successo: il suo spropositato desiderio. Anche se con una piccola differenza: lui, la passione, ce l'ha per le donne ...


mercoledì 22 dicembre 2010

Fallimento conclamato

La Politica che si arrabatta per sopravvivere, facendo lo slalom tra votazioni alla Vanna Marchi, leggi "ad personam" vere o annunciate, esternazioni para-fasciste di qualche nostalgico d'altri tempi e manovre serpeggianti che ottengono il solo effetto di confondere gli amici, piu' che gli avversari.
Intanto il Paese va da un'altra parte, scende in piazza anche sfidando le manganellate e chiede a gran voce ascolto, solidarietà e futuro.
Ormai è fin troppo evidente che questi partiti, questi politici non hanno nè capacità, nè interesse a capire ciò che sta succedendo nel Paese. E' un fallimento conclamato.
Rinunciate, andate via, la vostra stagione è finita. C'avete provato, ci state provando da decenni, ma non ci siete riusciti. Avete fallito.
Oppure ravvedetevi, chiedete scusa a chi vi ha pagato lo stipendio finora e uscite dai vostri palazzi dorati per capire cosa sta succedendo, per parlare con la gente, per ascoltare i consigli da chi lavora, studia, lotta tutti i giorni per un'Italia migliore.

martedì 14 dicembre 2010

Anche Veltroni e Di Pietro dovrebbero dare le dimissioni

E' facile, in momenti come questo, farsi prendere dallo scoramento.
Molti, forse tutti noi, ci aspettavamo che la data odierna, 14 dicembre, segnasse la fine dell'era berlusconiana, conseguenza e nello stesso tempo causa del marciume che invade l'Italia in questi ultimi tempi. Lo speravamo, anche se avevamo quasi il timore di ammetterlo.
Ed infatti, non è successo. Dopo la diaspora dei finiani, la contro-diaspora dei finiani pentiti, che di fatto hanno riportato in bilico la conta.

Ma la vera goccia, che ha fatto traboccare il famoso vaso, sono stati i tre "transfughi" che, abbandonando le fila di quella che era, ad inizio legislatura, l'opposizione, hanno determinato la vittoria, pur risicata, dei "fiduciosi". Sto parlando di Calearo e Cesario (ex-PD) e di Scilipoti, eletto nelle fila dipietriste. Auto definendosi "movimento di responsabilità", hanno votato la fiducia a Berlusconi e si sono fiondati (cosi' dicono le cronache) nell'ufficio del premier subito dopo il voto. Per incassare il premio, probabilmente.
Non voglio spendere piu' di tante parole su tali figuri, in fin dei conti mercenari e prezzolati sono sempre esistiti e anche costoro non finiranno certo nei testi di storia come eroi del ventunesimo secolo.
Vorrei invece soffermarmi un attimo su qualcun altro, su chi ha scelto questi personaggi, li ha inseriti in lista, in una posizione tale da garantirne l'elezione. Mi riferisco a Veltroni, segretario del PD nel 2008, che ha personalmente candidato Calearo come capo lista nel nord-est e Cesario in Campania, e a Di Pietro, che ha scelto e approvato il nome di Scilipoti.

Loro sono i veri responsabili, loro sono le acute menti che hanno saputo valutare la coerenza, la convinzione, le potenzialità di questi uomini probi, loro hanno avuto l'intuito di consegnare un seggio parlamentare, la rappresentanza di decine di migliaia di cittadini onesti e in buonafede a personaggi dal profilo alto e dalla incrollabile coerenza. Grazie anche ad una legge elettorale che mette tutta la responsibilità della scelta dei parlamentari nelle mani dei segretari di partito, sottraendola ai cittadini elettori.

Ebbene, io credo che Veltroni e Di Pietro dovrebbero dare una spiegazione, dovrebbero giustificare le loro scelte e ammettere i loro errori politici, dimostrando che, almeno loro, sono uomini degni di essere chiamati tali. Nell'unico modo possibile: rassegnando le dimissioni e sparendo dalla scena pubblica per sempre.
Non si puo' sempre incolpare Berlusconi di tutti i mali, anche l'insipienza e gli errori di chi sta dall'altra parte sono almeno corresponsabili del fallimento della Politica e dell'Etica nel nostro Paese.
Siate seri, chiedete scusa e andatevene. Per il nostro bene e per il vostro.

mercoledì 20 ottobre 2010

Fini: un colpo al cerchio ed uno alla botte

Avevo già avuto modo di esprimere le mie perplessità sulla strategia di Fini e del suo nuovo partito (in questo post).
Mi pare che il voto favorevole al Lodo Alfano Costituzionale (ed ancor piu' il voto contrario all'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro Lunardi, respinto ieri dalla Camera proprio con i voti di FLi) sia un altro tassello che va a confermare un quadro a mio avviso già chiaro: a Fini ed ai suoi "futuristi" non interessano i principi, i contenuti, le idealità, ma semplicemente agiscono in un'ottica di interesse personale ritenuta la migliore per ottenere il loro scopo: acquistare peso e contare più possibile nei confronti di Berlusconi e della Lega.
Non si spiegherebbe altrimenti la loro enunciazione a parole di totale dedizione ai principi di legalità, di eguaglianza di fronte alla Legge, di lotta alla corruzione, non accompagnata però dal quei comportamenti che dovrebbero obbligatoriamente servire a rendere credibile quanto dicono: come molti altri politici, dicono una cosa, ma coi fatti ne dimostrano un'altra.
La votazione a favore del Lodo Alfano costituzionale e la strenua difesa di Lunardi da parte di FLI dicono che valgono di piu' le strategie di posizionamento all'interno della destra e nei confronti di un possibile elettorato da conquistare, piuttosto che l'amore per l'uguaglianza e la legalità da un punto di vista sostanziale.
Oggi Fini non puo' presentarsi come colui che fa cadere il Governo, come il guastatore che manda tutti alle elezioni. Primo, perchè la legislatura non ha ancora raggiunto la metà dei cinque anni previsti, precludendo ai parlamentari (i suoi ma anche gli altri) quei privilegi che invece avranno al raggiungimento dei 2 anni e mezzo.
Secondo, perchè difficilmente potrebbero avere un successo elettorale se passeranno come coloro che spaccano tutto e non tengono in debito conto i gravi problemi del Paese.
Quindi, profilo basso ed evitare ogni occasione di rottura, lamentandosi del Governo e di Berlusconi, ma di fatto sostenendolo in ogni possibile occasione. Nel frattempo si deve lavorare per organizzare il partito nel Paese ed essere più pronti possibile quando veramente si andrà alle elezioni.
Ancora una volta, quindi, non l'interesse del Paese, il bene dei cittadini al primo posto, ma l'interesse del partito, il calcolo subdolo di cosa conviene per la propria conservazione, i propri privilegi.
A me pare una scelta controproducente, ma forse, in un Paese in cui la politica è malata e gli elettori sono frastornati da pifferai inconcludenti, magari sortirà gli effetti voluti.

mercoledì 15 settembre 2010

PD: verso la resa dei conti finale?

Sembra proprio che si stia avvicinando il momento della resa dei conti, della battaglia finale: allontanatesi le elezioni anticipate (tra pochi mesi saremo a metà legislatura, meglio sciolgliere le camere nella seconda metà), il PD si ritrova con in mani problemi non risolti, con un cerino che tra poco potrebbe scottare le dita a qualcuno.
Bersani, dopo mesi di fibrillazione della maggioranza, finalmente mette nero su bianco una proposta concreta: rimbocchiamoci le maniche! un po' poco per uno che, da statuto, dovrebbe candidarsi alla presidenza del consiglio.
Veltroni invece rispolvera lo "spirito del Lingotto" (spirito nel senso di ectoplasma) e invita i parlamentari del PD a sottoscrivere una lettera d'intenti, che per molti pero' non esiste. Pare che firmeranno solo alcuni ex-Margherita (forse non era stata sciolta bene, a suo tempo).
Chiamparino non lascia passare un giorno senza sparare bordate alla dirigenza, alla segreteria, alla nomenklatura. Sta studiando da candidato per le primarie. Per andare 'oltre'.
Bindi butta acqua sul fuoco.
Marini butta benzina.
Renzi e Civati buttano D'Alema.
Siamo al tutti contro tutti, molte buone idee in circolo, ma un po' alla rinfusa, non si capisce se sono ipotesi di lavoro, ultimatum, fabbriche del programma, o semplici appunti che gli eventi turbinosi di queste settimane rilanciano per aria.
Quanto durerà ancora questa agonia?

giovedì 19 agosto 2010

Una proposta dirompente: primarie anche per la Camera ed il Senato

Interrompo il silenzio "vacanziero" del mio blog per rilanciare una proposta che ho raccolto nella rete e che mi pare quanto mai sensata.
Stiamo vivendo un momento di grande incertezza, in cui non si sa come andrà a finire tra pochi mesi: si voterà subito, con l'attuale legge elettorale definita "porcata" da chi l'ha strenuamente voluta, oppure avremo un governo di transizione con l'obiettivo di fare una nuova legge per scegliere il nuovo parlamento?
Credo che questa seconda possibilità sia veramente improbabile, proprio perchè sarà difficile unire tutte le opposizioni, con l'aggiunta dai finiani, sotto un unico cappello e soprattutto metterli d'accordo attorno ad un'unica proposta di legge elettorale, che vada bene per tutti.
Percio', penso che un partito minimamente serio dovrebbe cominciare a mettere in cantiere autonomamente quei meccanismi per la scelta dei propri candidati che garantiscano la volontà dei cittadini, dei suoi elettori e che con l'attuale legge elettorale vengono assolutamente disattesi.
Percio', la proposta che ho trovato in un gruppo di discussione in Facebook (un gruppo per un nuovo PD, gruppo al quale vi invito caldamente ad iscrivervi ed a partecipare) mi pare quanto mai azzeccata: il PD (e magari tutto il centrosinistra unito) faccia le primarie non solo per il candidato premier, ma anche per scegliere i singoli candidati da inserire nelle liste per la Camera e per il Senato.
Credo che un'azione di questo tipo avrebbe un impatto dirompente sulla disaffezione imperante che circola ormai con chiara evidenza in tutto l'insieme degli elettori e, forse piu' marcatamente, negli elettori del centro sinistra.
In realtà l'idea non è nuova, sarà attuata, come è avvenuto per le elezioni regionali, dal Movimento 5 Stelle, ideato da Beppe Grillo: le persone da candidare nelle liste del movimento vengono scelte attraverso votazioni effettuate in Internet, previa auto-presentazione dei candidati con brevi video o interviste. Mi pare un'ottima pratica e non capisco perchè partiti che vogliono presentarsi come "democratici" e vicini alla gente abbiano tante remore nel "copiarla".
Le Primarie per Camera e Senato darebbero ai cittadini quella possibilità di scelta dei candidati che al momento viene loro preclusa e lasciata solo ai capi partito. Rompere questo meccanismo, voluto dalle destre per avere la certezza della vittoria, restituendo di nuovo ai cittadini la parola e la scelta dai candidati sarebbe veramente una novità nel panorama politico attuale, ormai dominato da pochi oligarchi di dubbie capacità e privi di ogni valore etico.
Andare contro corrente, aggirare le leggi insane con atti di coraggio, rimettendo il potere nelle mani dei cittadini, potrebbe essere quel segnale di novità, di rinnovamento, di risveglio che tutti, nel centro sinistra e non solo, oggi si aspettano dagli asfittici partiti nazionali.
Chiediamo semplicemente un atto di coraggio a chi si propone come guida politica del Paese per i prossimi anni: non deludeteci, potrebbe essere la vostra ultima occasione

giovedì 29 luglio 2010

Fini ? un fuoco di paglia ...

Dopo una giornata al calor bianco, con esternazioni ormai esplicite di reciproco disprezzo, è di questa sera la notizia che Fini tende la mano a Berlusconi e gli propone una tregua: calmiamo le nostre tifoserie e manteniamo l'impegno con gli elettori.
Segno di forza o di debolezza? propendo per la seconda: Fini, politico troppo intelligente per farsi mettere nell'angolo, evidentemente non ha in mano le carte giuste per portare fino in fondo la partita. Fini ha una duplice esigenza, prima di rompere il patto con l'imperatore: innanzi tutto, non essere quello che fa cadere il governo, non puo' assumersi la responsabilità di essere additato come la causa del disastro, della fine del PDL e del governo - verrebbe inchiodato alle sue responsabilità da tutta la macchina della propaganda berlusconiana e sarebbe fatto fuori in pochi istanti.
Secondo, e piu' importante motivo, prima di presentarsi come nuovo partito diviso dal PDL, deve riorganizzare la sua base, deve conoscere su chi puo' contare, non tanto in parlamento, quanto sul territorio, nelle città e nei paesi dove in caso di nuove elezioni si svolgerà la battaglia elettorale, sia per la scelta dei candidati, sia per la raccolta delle firme che per la campagna elettorale.
Percio', finchè non sarà pronto, Fini se ne guarderà bene dal mandare tutto a monte, e in ogni caso, deve puntare a farsi buttar fuori piuttosto che andarsene sbattendo la porta (e facendo crollare la casa).

Percio', per ora, io credo che Fini non sia altro che un fuoco di paglia, una guerra interna al PDL per giocarsi leadership e candidature per la prossima scadenza elettorale, ma senza una reale e precisa volontà di rinnovare e moralizzare la politica in Italia.
Berlusconi, dall'altro lato, avrebbe tutto l'interesse ad accelerare l'espulsione dell'infedele, proprio per il motivo opposto, per non concedergli il tempo di organizzarsi. Ma sa altrettanto bene che senza di lui e con una Lega Nord arrabbiata per non essere riuscita a portare a casa alcun risultato concreto sul fronte del federalismo, la sua carriera politica sarebbe praticamente e definitivamente conclusa. Ed allora, potrebbero finalmente iniziare tutti i processi che lo vedono imputato e sarebbe la fine.

La partita quindi non si risolverà nel modo che, credo, tutti noi speriamo, con la caduta del cavaliere. Piuttosto io penso ci sarà una convivenza sotto lo stesso tetto, almeno per un altro anno, tra scaramucce e riappacificazioni, in una lotta interna la cui unica vittima sarà, com'è ovvio, l'intero Paese.
Spero di sbagliarmi, ma, si sa, tra varie ipotesi equiprobabili, si verifica sempre la piu' sfavorevole.

venerdì 23 luglio 2010

PD = Prevedo Disastri ...

Un'altra occasione mancata.
Hanno atteso la consegna in Corte di Cassazione del milione e quattrocentomila firme raccolte in tutta Italia in due mesi a favore del Referendum per l'acqua pubblica, e subito qualcuno è spuntato da dentro il PD, qualche "giovane speranza" - la classe dirigente di domani - per prenderne le distanze, per dichiararsi contrario, fondando un "Comitato per il NO" assieme al PDL.
Già Bersani aveva fatto nascere dei dubbi, con le sue dichiarazioni a favore del referendum, ma senza firmarlo, posizione che rappresenta in modo egregio il problema del PD: siamo con voi, ma anche contro.
Insomma, ancora una volta il PD ha voluto rimarcare la sua incapacità a scendere accanto alle persone, a tornare ad essere un partito di popolo, che capisce, anzi anticipa i problemi della gente, li interpreta, li sorregge e propone soluzioni.
Niente di tutto questo, almeno nel partito nazionale. Fortunatamente in periferia, nelle sezioni, centinaia di militanti hanno non solo firmato, ma anche contribuito alla raccolta delle firme. Questo in qualche modo costituisce una speranza, una nota positiva e dimostra ancora di piu' quanto ampia sia la frattura della classe dirigente del partito rispetto non solo al Paese, ma anche rispetto ai propri militanti.
Il sondaggio mensile pubblicato da Repubblica, mostra in realtà un fenomeno comprensibile e facilmente interpretabile: gli elettori si stanno lentamente stancando di Berlusconi e del suo governo, ma non cambiano schieramento, non passano dall'altra parte, semplicemente perdono ogni ultimo residuo di fiducia nella politica e si allontanano definitivamente. Anche dall'opposizione: il calo dei consensi infatti colpisce tutti i partiti, perfino la Lega accusa qualche colpo negativo. Vuol dire che il PD non rappresenta un'alternativa, non è percepito come un partito credibile, in grado di offrire una proposta seria e condivisibile.
Purtroppo il PD non riesce a capire la lezione, continua a perseverare nella sua via dell'incertezza, del voler scimmiottare la destra per rubarle consensi, senza accorgersi che invece perde anche quelli che ha.
Sulla questione dell'acqua e delle privatizzazioni, in realtà, il PD ha un passato piuttosto compromettente: la prima proposta di legge sulla privatizzazione è infatti targata DS, nella persona dell'ex-senatrice Lanzillotta, anche se con modalità meno drastiche di quello che ha poi fatto il governo Berlusconi. Pero' evidentemente la nostalgia per un certo modo di fare politica, di accondiscendere i desideri dei potenti, per poter raccogliere qualche briciola al momento opportuno, non è un'invenzione recente.
E poi c'è la vicenda Vendola e la leadership del centrosinistra. Ovviamente, il PD, in quanto partito piu' ampio (ma fino a quando?), si aspetta di essere l'unico chiamato ad esprimere il futuro leader della (eventuale) coalizione e di governo. Quindi, ogni candidatura che arrivi da altre direzioni, "è fuori contesto".
Forse un po' di autocritica e un ripensamento sugli ultimi sondaggi che riguardano il PD dovrebbero suggerire maggior cautela da parte dei suoi dirigenti: l'Italia si aspetta molto dalla politica di sinistra, dopo tanti anni di opposizione e di diatribe interne. Credo che l'intelligenza di un politico debba anche dimostrarsi facendo un passo indietro, quando serve. Oppure ammettendo gli errori e cambiando strada.

Noi, poveri elettori di sinistra, orfani di una classe dirigente all'altezza della situazione, continuiamo a sperare.

martedì 13 luglio 2010

Il fallimento della politica, lo svilimento della democrazia

Il momento è uno dei piu' delicati e decisivi degli ultimi anni: il PDL è ormai allo sbando, dilaniato dalle mire di supremazia dei suoi stessi luogotenenti, di cui molti indagati per corruzione, accusati di aver tentato di sviare o mitigare indagini che stavano tentando di far luce sui loro loschi traffici.
E' pensabile che Berlusconi non sapesse nulla di tutto questo o piuttosto il mandante di piu' alto livello è proprio lui? forse non lo sapremo mai, forse riusciranno a insabbiare tutto, uno volta ancora.
Ma una cosa è certa: oggi il nostro Paese è nelle mani di un partito, di poche persone che stanno dimostrando tutta la loro incapacità, la loro inadeguatezza, la loro malafede.

Continuare ad essere governati da questa manica di disonesti è inconcepibile, se ne devono andare, in un modo o in un altro. Forse è il momento che Fini si prenda le sue responsabilità e rompa definitivamente con questi loschi figuri. Vedremo se ne sarà capace o se anche lui guarderà alle solite piccole questioni di bottega per trarre il maggior vantaggio da tutta la vicenda.

Ci sono pero' altre due o tre cose irrinunciabili.

1. Per problemi eccezionali, provvedimenti eccezionali. Altro che legge contro le intercettazioni: un politico, se vuole essere eletto e governare deve collegare il suo telefono a internet e ogni sua parola deve essere resa pubblica, deve poter essere ascoltata da tutti. Se non gli va, non faccia politica, se stia a casa sua. Come facciamo a fidarci ancora di qualcuno? come possiamo scegliere a chi affidare il governo della cosa pubblica, del nostro Paese, della nostra vita? vogliamo sapere cosa dicono e cosa pensano, cosa scrivono e cosa decidono, altro che privacy. Almeno finchè non troveremo persone di cui potremo tornare a fidarci.

2. Non ha piu' alcun senso andare a votare nuovamente con l'attuale legge elettorale, il "porcellum", che toglie ai cittadini ogni possibilità di scegliere i propri candidati: se non si cambierà immediatamente questa legge, non ha senso andar a votare, perchè i partiti continueranno a perpetuare quel sistema di cooptazione dall'alto dei candidati, scegliendo quelli piu' docili e funzionali al mantenimento di questo schifo di politica. L'associazione Libertà e Giustizia ha lanciato un appello per chiedere di non votare piu' con questa legge, ma di tornare almeno alla precedente (il "mattarellum"), che garantiva un po' piu' di democrazia.

3. L'opposizione: in tutto questo frastuono di indagini, mazzette, camorristi e faide interne, mentre il Paese va a rotoli, l'opposizione non dice nulla, se non frasi del tipo: è inaccettabile, Berlusconi ha fallito, che schifo. Ma possibile che non arrivi mai una proposta? come pretendete di essere l'alternativa a questo fallimento di un partito di governo, se non dite mai niente di alternativo, di costruttivo, di sostanzioso? Evidentemente siamo di fronte ad un'intera classe politica incapace di intendere e di volere, veramente non c'è distinzione tra uno e l'altro, tra destra e sinistra, tra chi governa e chi fa finta di opporsi.

La prima Repubblica è finita sotto ai colpi di tangentopoli. L'attuale, la seconda, forse non è nemmeno mai nata. Se vogliamo cominciare a pensare alla terza, sarà bene azzerare tutto e ricominciare, rimettendo nelle mani del popolo, definito come sovrano dalla nostra Costituzione, le scelte e i relativi strumenti per rifondare su basi nuove questa nostra debole democrazia.

sabato 10 luglio 2010

L'ultima cena

Non mi scandalizza che Berlusconi apra la porta a Casini, per sostituire quell'infedele di Fini: sappiamo bene che il Premier è privo di ogni principio morale e per ottenere quello che gli serve scenderebbe a patti anche col diavolo, se potesse.
Ne mi scandalizzo se il tutto avviene in casa di Vespa: a casa sua - a Trinità dei Monti - o a Porta a Porta cambia poco, il compito di reggi-moccolo gli viene sempre bene.
E neppure la presenza dell'establishment economico-finanziario, rappresentato da Draghi e da Geronzi, mi sorprende piu' di tanto: si sa che le banche si infilano dappertutto e, quando c'è da mangiare, si buttano a pesce.
Quello che veramente mi scandalizza, di questa cena di una sera romana di mezza estate, e mi fa pensare tutto il peggio possibile, è la presenza del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, praticamente il primo ministro del Papa. Cosa ci faceva in quella cena? era proprio indispensabile la sua presenza? è proprio necessario che la Chiesa si occupi, in maniera cosi' clandestina (ma poi neanche tanto), cosi' spudorata, cosi' subdola, della politica italiana? Non sono cosi' ingenuo da non pensare - anzi, da non sapere - che questo tipo di incontri sono sempre avvenuti e continueranno, purtroppo, ad avvenire, ma non riesco a tacere lo sdegno per una Chiesa debole con i potenti e assente con i deboli.
Dico assente perchè "questa" Chiesa, rappresentata dallo stuolo di cardinali e prelati che soggiornano beatamente in Vaticano non si sporca certo le mani con la realtà dura e cruda contro cui si battono ogni giorno certi preti, suore e laici "di frontiera" che in nome dello stesso Dio professato dalle pance piene al di la' del Tevere, spendono e a volte perdono la propria vita per chi non ha nulla, per chi non sa nemmeno come fare ad arrivare a sera.
Ratzinger, il Papa che calza scarpe Prada, ha affermato giusto poche settimane fa, all'ombra della tendina che protegge dal sole la sua finestra su Piazza S.Pietro, che "dobbiamo essere vicini ai poveri".
Parole sante, ma perchè non comincia a spiegare ai suoi fedelissimi che sulle terrazze di Trinità dei Monti è difficile incontrarne?

lunedì 21 giugno 2010

Fedeladrismo ... sport nazionale

Berlusconi continua ad aver fretta di approvare il suo DDL "Intercettazioni": modificatelo, ma approvatelo prima delle ferie, dice.
Perche' il tempo stringe. Ed anche il cerchio si stringe, attorno ai loschi affari che cricche di ogni parte e di ogni colore stanno portando avanti dalle Alpi alla Sicilia.
E' di questi giorni (ma l'informazione nazionale non ne ha parlato) una raffica di arresti che ha colpito i capi della Comunità Montana di Morbegno, i responsabili della "Eventi Valtellinesi" (che gestisce i grandi eventi in valle, che siano campionati di sci o festival della salsiccia), nonche' ex assessori e capi dell'opposizione (di destra). Quasi tutti nominati con voti di Lega e PDL, ma anche con l'appoggio del centrosinistra. I dettagli si possono trovare qui e qui. Fondamentali, anche questa volta, le intercettazioni, che hanno rivelato come gli arrestati spendevano e gestivano soldi pubblici a scopi privati. A danno, questa volta, della regione Lombardia: eloquente esempio di corruzione federalista.
Si sviluppa intanto l'inchiesta partita dalla Protezione Civile, che vede l'incriminazione anche di Lunardi (ex-ministro del Governo Berlusconi) e del cardinale Sepe (che, promette, collaborerà con la giustizia italiana, nei termini previsti dal Concordato - in altre parole, non dirà nulla). Che il Vaticano fosse dentro fino al collo si era intuito, ora cominciano ad arrivare le prime verifiche.

Intanto, sotto una pioggia battente che allaga i prati e fa sprofondare nel fango i sempre fedeli scalmanati uditori, Umberto Bossi da Pontida ripete, come un disco rotto, i ritornelli del federalismo, del decentramento, della padania libera. Ma libera da che? dai ladri o dai giudici impiccioni?
In ogni caso, tranquilli: l'Italia è molto piu' unita di quanto non appaia dalle farneticazioni del trota padre, almeno quando si tratta di rubare.
E non so se di questo dobbiamo rallegrarci o preoccuparci.

venerdì 18 giugno 2010

Opposizione: "ha da passa' 'a nuttata"

Il periodico sondaggio pubblicato da Repubblica sul gradimento di governo e partiti, ancora una volta mostra una situazione che dovrebbe far pensare molti. Non escludo che chi di dovere lo stia facendo, di certo non ne abbiamo ancora le prove e i risultati.
A fronte di una sostanziale stabilità di governo, premier e partiti di maggioranza, anche se ai livelli piu' bassi degli ultimi due anni, quello che, a mio avviso è preoccupante, è il calo, limitato ma evidente, innegabile e costante, dei partiti di opposizione. Tutti: PD, IDV e UDC.
Forse il controllo pressochè totale dei mezzi di informazione, da parte di Berlusconi, sta dando i suoi frutti, al punto che l'immagine dell'opposizione presentata dai media è cosi' poco significativa che la gente comincia a prenderla per vera.
Pero', non mancando le fonti di informazione alternative, prima di tutte le rete, e soprattutto a fronte delle nefandezze che questo governo sta portando avanti, mi sarei aspettato un consolidamento di una certa parte dell'opinione pubblica attorno ai partiti che cercano di contrastare tali azioni, anche perchè si sa che quando la situazione si fa piu' grave, di solito, le file si serrano e aumenta la compattezza di chi cerca di opporsi al potere che spadroneggia.
Invece, niente. Segno che la sfiducia e la delusione ormai la fanno da padroni.
Il PD è uscito dalle Regionali con le ossa rotte. Ma anzichè consolidarsi, cercando di stringere il legame con la gente, la base popolare che lo dovrebbe sostenere, si è dedicato a lotte interne (c'è addirittura chi discute sul simbolo!), oppure a intrallazzi di palazzo, per non perdere del tutto quel potere da cui sono stati costretti ad allontanarsi forzatamente (esempio: la Bresso, trombata in Piemonte, è diventata presidente del comitato delle Regioni Europee, incarico che le ha fatto ritirare il ricorso contro possibili brogli elettorali che avrebbero fatto vincere Cota, come riporta l'Espresso).
IDV, nonostante il traino di ben tre referendum che dovrebbero essere particolarmente sentiti dagli elettori e dare buona visibiltà, si sta auto-massacrando con lotte intestine, espulsioni incrociate, comitati di ex-soci fondatori, insomma, uno stillicidio di forze ed energie che mostrano in modo evidente la crisi che pervade il partito.
UDC e la pletora di micro movimenti di centro, fatti da ex di una parte e dell'altra, non riescono a decollare o ad aggregarsi, ma restano frammentati in mille partitucoli incapaci di vincere e soprattutto di convincere.
Nel sondaggio di Repubblica non si parla dei partiti, non presenti in Parlamento, della sinistra estrema, ma credo che sia meglio stendere un velo pietoso su questo argomento: ho da tempo perso il conto delle formazioni che costituiscono questo arcipelago, con continue divisioni e riaggregazioni che hanno mischiato a tal punto le carte da assomigliare ad un mosaico, piu' che ad un quadro.

Insomma, pare proprio che la vita di questo infausto governo sia garantita piu' dall'inconsistenza dell'opposizione, che dai propri (presunti) meriti.

Già molte volte ho esposto su queste pagine la necessità per il PD di rifondarsi su basi apertamente e sinceramente popolari, trasparenti e progressiste, lasciando perdere antiche nostalgie di tempi ormai definitivamente passati. Molte volte ho richiamato la necessità per IDV di cominciare finalmente a sperimentare la democrazia interna, prima di pretendere di trapiantarla nel Paese. Molte volte ho sperato che tutte le forze di centro sinistra riuscissero a parlarsi e, mettendo in comune quello che di meglio e di piu' vero, onesto e nuovo ciascuno ha nei propri cromosomi, si possa finalmente dare vita ad una coalizione che faccia della libertà, della giustizia, della pace, della democrazia e del rispetto dell'ambiente i pilastri della propria azione, dando una nuova speranza a milioni di persone che, dopo ripetute batoste e delusioni, si sta allontanando, forse definitivamente, dalla politica.

Spesso i periodi di crisi si sono rivelati come i piu' fecondi per la nascita di idee e persone eccezionali, che hanno saputo far ripartire le società, rifondarle e farle rinascere. Ma forse non abbiamo ancora toccato il fondo e ci tocca pazientare ancora un po' e stringere i denti: come si dice: "ha da passa' 'a nuttata". Speriamo non sia la notte polare, altrimenti ... "ha da passa' 'a stagione".

venerdì 14 maggio 2010

I partiti in Italia: IDV e la democrazia che non c'è

Imperversa la bufera sui partiti italiani: il PDL è sconquassato da diatribe interne, scandali e arresti, il PD dai dubbi organizzativi, "primarie si, primarie no", IDV da lotte intestine che chiedono più democrazia interna.

Lo Stato, inteso come insieme delle leggi e dei sistemi di garanzia della democrazia, regolamenta ogni minimo aspetto della vita delle persone, sia fisiche sia giuridiche. La Costituzione, i codici civile e penale e tutte le altre leggi dello Stato stabiliscono regole e sanzioni per le persone, per le società personali o di capitali, per le associazioni, prevedendo pene e ammende per chi non si comporta secondo le leggi.
Quindi, mentre sappiamo, fin nei minimi dettagli, come deve svolgersi la vita in un condominio, niente invece ci viene detto per i partiti: come devono organizzarsi, su quali principi e quali regole devono fondarsi, quali garanzie devono assicurare. Niente di niente. Eppure la Costituzione stabilisce che i partiti sono gli attori e gli strumenti per la vita democratica della Repubblica, i soggetti attraverso i quali i cittadini partecipano e gestiscono lo Stato, la cosa pubblica. Qualcosa di piu' grande e rilevante di un condominio, mi pare.

Sulla base di queste considerazioni, ho voluto approfondire la conoscenza delle regole e degli statuti che ogni partito, in piena autonomia, ha voluto darsi. La situazione che ne emerge, a mio avviso, è preoccupante: altro che paladini della democrazia, spesso i partiti sono strumenti, blindati e inattaccabili, nelle mani di pochissime persone, a volte anche di una sola. Con anche, a volte, regole e organizzazioni al limite della legalità. Almeno per quanto io ne capisca.

Comincio da quello che mi pare l'esempio piu' emblematico ed eclatante: l'Italia dei Valori. Alla faccia della sua immagine di strenuo e quasi unico difensore della legalità, contro i soprusi e le leggi "ad personam" del governo e di Berlusconi, il partito è organizzato come una proprietà privata, con tanto di filo spinato e accessi blindati, nelle mani di un unico proprietario: Antonio Di Pietro.
In pratica, IDV è strutturato come una associazione, composta da 9 persone (nella precedente versione erano addirittura 7), definita "Ufficio di Presidenza". Queste persone, sostanzialmente tutte di nomina del Presidente (= Di Pietro) sono le uniche abilitate, per statuto, a modificare lo statuto stesso. Tra queste, vi è il Tesoriere (Silvana Mura), unico autorizzato a chiedere e incamerare i rimborsi elettorali. Quindi, potere e soldi (pubblici) sono saldamente nelle mani di pochissimi, anzi di una sola persona: il Presidente.
Al di sotto si questa "cellula plenipotenziaria", vi è il partito, con le sue strutture territoriali, ma (Art.3) con "propria responsabilità amministrativa, finanziaria, contabile, fiscale e civile" e senza poter "in alcun modo vincolare o impegnare il partito nazionale" (cioè l'associazione di cui sopra). Quindi è come se il partito territoriale fosse costituito di entità separate, con propria autonomia anche finanziaria (vivono infatti delle tessere, che non vengono versate al livello nazionale, per non avere alcun legame vincolante) e che ricevono di volta in volta l'autorizzazione (anche formale e a tempo determinato) per "concorrere alle competizioni elettorali" e per poter utilizzare il simbolo del partito, detenuto formalmente dal Presidente (= Di Pietro). L'ufficio di Presidenza (l'associazione di cui sopra) puo' sciogliere qualsiasi struttura territoriale, in caso di "grave violazione dello Statuto nazionale o delle direttive di ordine generale impartite". Della serie: o fai come dico io, o ti elimino.
Le assemblee territoriali (secondo i regolamenti approvati dall'ufficio di Presidenza) eleggono dei "delegati", che, assieme a (quasi) tutti gli eletti nelle liste del partito, partecipano al Congresso (da tenere ogni 4 anni), che a sua volta elegge il Presidente del partito. Questo è l'unico barlume di democrazia interna, anche se, per come sono andate le cose all'ultimo congresso (febbraio 2010), pare che alle minoranze non sia dato praticamente alcuno spazio: le varie mozioni sono state presentate in 5 minuti, senza discussione e senza votazione. Il presidente (= Di Pietro) e' stato eletto per acclamazione.

In conclusione, mi risulta difficile immaginare come una struttura così centralistica, così personalistica, basata sul carisma di una singola persona, possa parlare, coerentemente e convintamente, di democrazia, di come proteggerla e di come favorirla. Non capisco poi come personalità di spicco, famose e rispettabili per la loro storia e le loro azioni, possano convintamente far parte di un partito così spudoratamente contraddittorio nell'applicazione delle piu' basilari regole della trasparenza, della correttezza e della democrazia. In ultimo, purtroppo, non mancano gli esempi, anche recenti - vedi la questione sui referendum sull'acqua pubblica - per confermare i sospetti che alla fine tutto si faccia e si muova per incamerarsi i rimborsi elettorali, una montagna di milioni di Euro, che escono dalle nostre tasche, approfittando della buona fede e della speranza di cambiamento della gente.
Ma se questa è la parte che vorrebbe candidarsi ad essere "la migliore", che ne sarà del resto?
L'appuntamento è a tra poco, per l'analisi delle regole di qualche altro partito. Augurandoci "buona fortuna".

mercoledì 14 aprile 2010

I nodi irrisolti del PD

Ascoltavo oggi alla radio un'intervista al prof Mario Rodriguez, docente di comunicazione politica all'università di Padova.
Il tema era quello della crisi del PD, della sua difficoltà ad affermarsi presso l'attuale elettorato: un problema di comunicazione con la sua presunta base o ci sono altri problemi, più gravi, magari ?
La risposta di Rodriguez non escludeva qualche errore di comunicazione, ma indicava come principale problema del PD la sua incapacità a risolvere, una volta per tutte, la convivenza di diverse anime e l'ambiguità conseguente delle decisioni.
In sostanza, come nel mondo imprenditoriale, quando si attua un merging o un'acquisizione il risultato e' sempre una certa dose di ridondanza (di due aziende bisogna farne una, quindi alcuni ruoli, duplicati, devono essere semplificati, soppressi, con grande spargimento di sangue, di solito), anche nel PD non si sono mai fuse completamente le due anime di provenienza, i DS e la Margherita, per mancanza di coraggio o per l'impossibilità di vere azioni risolutive. La costante paura di perdere per strada parte degli adepti, prendendo strade che avrebbero potuto favorire una o l'altra delle due componenti fondatrici, ha condotto ad una politica incerta, ad una serie di non-scelte che si sono rivelate deleterie per l'intero partito.

La mia impressione è che il PD sia sempre troppo preoccupato di stesso, della propria sopravvivenza, tanto da non prendere mai posizioni nette, chiare, ma restando sempre un po' nel limbo dell'attesa degli eventi, di fatto scontentando tutti. Questo lo si è visto molto chiaramente nell'incapacità di scegliere i candidati alle recenti elezioni regionali: quello che è successo in Puglia (dove poi è prevalso Vendola), in Lazio (candidata la Bonino), in Campania (con un De Luca compromesso con la giustizia), ma anche in Emilia (con la candidatura di Errani, sempre minacciato dal ricorso per ineleggibilità) dimostra l'incapacità del PD a ripensarsi "altro" da quanto non sia già stato, a liberarsi del passato e a fare propria una visione innovativa del futuro. D'altra parte, che futuro possono immaginare personaggi che sono dentro al partito (o nelle sue radici) fin dagli anni '70? Bersani, Veltroni, D'Alema, Franceschini, Bindi, Fassino ... tutta gente nata e cresciuta nella DC o nel PCI: con tutto il rispetto, possiamo aspettarci di più ?

E' di ieri la proposta di Prodi di far eleggere il segretario nazionale dai segretari regionali: francamente credo che questa proposta abbia dell'incredibile. Come si può pensare che tutto si risolva semplicemente cambiando la regola per scegliere il leader? innanzi tutto, bisogna averlo un leader, per poterlo scegliere. Secondo, penso che le primarie siano finora l'unica buona idea partorita dal PD: eliminarle di botto mi sembrerebbe più che una proposta correttiva, un suicidio.
Chiamparino ed altri parlano di "partito del nord" o di "partito federale", nel tentativo di scimmiottare la Lega, assumendo che basti questo per "radicarsi nel territorio". Per non parlare di Bersani che partecipa al festival di Sanremo, o Melandri che a Porta a Porta, parla di reality ... direi addirittura patetici.
Mi sembrano tutte proposte del tipo: la casa ha i pilastri danneggiati e sta per crollare da un momento all'altro ... rifacciamo l'intonaco della facciata.

Migliaia, milioni di elettori hanno abbandonato il PD in questi ultimi anni, preferendogli Di Pietro, Grillo o rinunciando al voto. Non sarà il caso che il PD cominci a chiedersi perchè? o meglio, cominci a chiedere proprio a questi elettori il perchè ? aprite le porte delle vostre sedi, buttate a mare le tessere e le votazioni dei direttivi e cominciate a scendere per strada, a parlare con le persone, ad ascoltare i bisogni della gente.
Chiedetevi perchè Vendola ha vinto, perchè Serracchiani ha battuto anche Berlusconi, l'anno scorso e, soprattutto, regalate un pezzettino di terra a Fassino, D'Alema, Bersani, Bassolino e Marini, perchè possano trascorrere serenamente la loro vecchiaia coltivando sane verdure nel loro orticello.
E poi magari ne riparliamo.

mercoledì 17 febbraio 2010

Dire, fare, rubare

Le ultime esternazioni di Berlusconi sono l'ennesima enunciazione di vuoti concetti, smentiti dai fatti e soprattutto dalle inchieste di questi giorni.
Loro sarebbero "quelli del fare": ma fare che cosa? quali riforme, miglioramenti, novità vi vengono in mente come risultato dell'azione di governo di questi ultimi due anni? a me solo la riforma della scuola, peraltro forse pilotata da motivazioni di risparmio, piu' che di maggior funzionalità e efficienza. Per il resto, piu' nulla. A parte le leggi ad personam, gli scudi fiscali e giuridici, i regali alle mafie e agli evasori. In questi due anni si e' parlato solo di lodo Alfano, di processo breve, di processi finiti per insufficienza di tempo.
E quindi che cosa hanno fatto ? niente. Hanno rubato pero', come gli arresti di questi giorni (un consigliere comunale a Milano, il presidente della provincia di Vercelli e infiniti altri - sto preparando la lista) dimostrano. Quello che sta venendo fuori e' un intreccio tra politica, appalti, imprenditori presi per il bavero e mafia, il tutto con lo scopo di trafficare sottobanco e garantirsi l'impunità.
Volete continuare ad essere governati da simili figuri ? si ? bene, allora votateli ancora alle prossime regionali.