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venerdì 5 novembre 2010

Effetto Dalai Lama

Lo chiamano proprio cosi', effetto Dalai Lama.
Si tratta praticamente delle ripercussioni economiche causate ad uno Stato a seguito di visite o incontri ufficiali dei suoi leaders proprio col Dalai Lama. Ripercussioni economiche che si concretizzano in diminuzione di esportazioni verso la Cina, diminuzioni stimate oltre l'8% nei due anni successivi la visita in questione.
L'effetto è stato studiato e quantificato in una ricerca di A.Fuchs e N.Klann, dell'Università di Gottinga (Germania).
I due studiosi, con una serie di tabelle e ricerche molto circostanziate (l'immagine qui sopra è tratta proprio dal loro studio), dimostrano che ogni qual volta il Dalai Lama è stato ricevuto da autorità governative di un paese, la Cina ha applicato a quel paese delle ritorsioni, sotto forma, in ultima analisi, di diminuzione degli ordini e delle merci importate. Lo studio ha preso in considerazione gli anni dal 1991 al 2008 analizzando visite ed esportazioni in 159 Paesi di tutto il mondo.
In realtà questo danno alle esportazioni è riscontrabile solo da quando Hu Jintao, l'attuale Presidente, è salito al vertice del potere cinese e questo percio' conferma quanto tale effetto sia stato effettivamente pensato e venga attuato dalle autorità cinesi.
Tutto cio' la dice lunga, se ne avessimo ancora bisogno, sul grado di libertà che vige in quel Paese, e non solo relativamente alla libertà ed alla democrazia, ma anche semplicemente a livello di mercato e di economia.

venerdì 9 gennaio 2009

La Cina non è poi così vicina ...


Ho passato due settimane di pace, di silenzio, di serenita’: mi sono allontanato un po’ dall’Italia. Niente notizie RAI o Mediaset, niente governicchio, niente ministri prime-donne, niente nani. La pace.

Sono stato in Cina.

Ho provato emozioni forti: la Grande Muraglia, la Citta’ Proibita, piazza Tiennamen … ho respirato la storia, antica e recente.

Ho colto molte contraddizioni: mentre l’intero popolo cinese e’ ancora orgoglioso per le recenti Olimpiadi, lo stadio di Pechino (il “nido”) e’ chiuso e si sono venduti sedili, lavandini e ogni cosa asportabile e vendibile. Cosi’ per altre due o tre strutture olimpiche che ho visto.
Mentre i giovani, con la loro laurea in mano, passano da una ditta all’altra, guadagnando somme che ai loro padri era impedito anche solo immaginare, i vecchi chiedono l’elemosina agli angoli delle strade.
Mentre la crisi imperversa in tutto il mondo, a Shanghai si costruisce un nuovo piano di palazzo o di grattacielo ogni mezz’ora.
Mentre il pianeta e’ sommerso di paccottiglia “made in China”, i cinesi fanno la fila per comprare scarpe o camicie “made in Italy” (per i “talocchi” tutto il mondo e’ paese).
Mentre tutti esprimono cieca fiducia nel loro leader supremo e nel partito unico, meta’ dei siti Internet del mondo sono censurati, non sono accessibili. Persino questo blog (covo di pericolosi contro-rivoluzionari) non si riesce ad aprire.



Ma quello che colpisce di piu’, e’ l’espressione rassegnata di quasi tutti i cinesi, sia che corrano freneticamente inseguendo il loro sogno di ricchezza, sia che lentamente, col loro grembiule azzurro, contribuiscano a mantenere il decoro e la pulizia delle strade.
Un’espressione in cui traspariscono gli anni di divieti, di persecuzioni, di rieducazioni, di miseria, di fame.

Ma nonostante tutto, mi portero’ sempre nella memoria l’improvvisa soddisfazione di centinaia di giovani, nel veder salire al cielo la loro piccola mongolfiera, una lanterna illuminata, che si aggiungeva alle innumerevoli lucine rosse nella notte di capodanno: anche quest’anno sara’ un anno fortunato !

Non posso che augurarglielo di cuore