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lunedì 28 marzo 2011

Punizione divina?

Stanno avvenendo cose strane in questo Paese. Molto strane. Al punto che mi chiedo, una volta di piu', se tutto cio' sia serio o se stiamo precipitando non già nel ridicolo (quello l'abbiamo già raggiunto e superato), ma nel grottesco.

L'uomo piu' imputato dell'universo, pretenderebbe di trasformare un processo in un derby: squadra del cuore contro resto del mondo. E' capitato oggi a Milano.

Il Paese piu' indeciso del mondo, che l'altro ieri stava con Gheddafi, ieri con la Francia, oggi contro la Francia, domani chissà, resta escluso dalla video conferenza preparatoria della riunione tra tutti i paesi che partecipano alle azioni contro la Libia: quando si fa sul serio, i giullari non servono.

Abbiamo un presidente del consiglio che prima va in giro per il mondo a reclamizzare le nostre segretarie come le piu' belle del mondo, per attirare investimenti, e quando questi investimenti arrivano, fa una legge per bloccarli.

Forum, una trasmissione delle reti Mediaset, cerca di mettere una stampella al disastroso risultato della ricostruzione all'Aquila, invitando una "sedicente" commerciante aquilana, che dice che tutto funziona e la città è rinata. Smascherata nel giro di 12 ore.

In Germania, invece, il nostro presidente del consiglio viene usato nello spot per far pagare il canone televisivo ai tedeschi. Della serie: se non pagate, diventate come loro. "Una democrazia è forte quando ha media liberi". Qualche secolo fa, un simile affronto sarebbe valso una dichiarazione di guerra.

A capo (vice presidente, per la verità) della maggiore organizzazione scientifica nazionale, il CNR, c'è un creazionista, uno che nega la teoria evoluzionista darwiniana (e organizza pure un congresso per ribadirlo) e che afferma, in una intervista a Radio Maria, che il terremoto giapponese è una punizione di Dio (a proposito, andate al link e sottoscrivete la petizione per chiederne le dimissioni: è il minimo che possiamo fare).


E questo è solo la sintesi dell'ultima settimana: ma cosa abbiamo fatto di male per meritarci una simile sciagura? sarà anche questa una punizione di Dio ?

venerdì 4 febbraio 2011

Legge elettorale: la vogliamo cambiare si o no?

Mettiamo in chiaro una cosa: quando Berlusconi dice che non se ne va perchè la maggioranza degli italiani lo ha votato, dice un'emerita ... bugia.
Infatti, nel 2008, quando gli aventi diritto al voto in Italia erano 47 milioni 126 mila, il suo partito ha avuto 13 milioni 629 mila voti, pari a circa il 29%, cioè meno di 3 italiani su 10 lo hanno votato.
Se poi guardiamo alle elezioni successive, quelle del 2009 per il Parlamento europeo, a fronte di 50 milioni e 410 mila aventi diritto, ha raccolto solo 10 milioni e 807 mila voti, con una percentuale del 21.4%, quindi circa 2 italiani su 10 (vuol dire, grossolanamente, che 1 italiano su 10, in un anno, lo ha abbandonato).
Berlusconi si trova al governo del nostro Paese e con la maggioranza assoluta del Parlamento che lo sostiene (anche se per un voto soltanto) semplicemente grazie ad una legge elettorale, fatta da PDL e Lega nel 2006, che definire "porcellum", come ha fatto Calderoli, è un eufemismo.
Tre sono i motivi principali per cui tale legge deve essere cancellata e modificata prima possibile e credo siano ormai piu' che risaputi.
Primo: le liste bloccate. Il cittadino viene privato del diritto di votare direttamente i suoi rappresentanti, puo' soltanto mettere una croce sul simbolo di un partito, al quale viene demandata la scelta delle persone da eleggere, secondo una lista prefissata.
Secondo: il premio di maggioranza. Il partito o la coalizione che ha anche un solo voto piu' degli altri, prende tutto, si aggiudica la maggioranza assoluta dei seggi.
Terzo: il Senato regionale. Mentre i Deputati vengono scelti a livello nazionale (cioè in base ai voti ottenuti dal partito a livello nazionale), per il Senato vale la conta dei voti regione per regione, e quindi gli eletti vengono scelti su base regionale (una sottospecie di federalismo, cui evidentemente la Lega, come sempre preda di strabismo geografico, teneva molto). In seguito a questa modalità, se si andasse a votare oggi, con le previsoni che danno i sondaggi e supponendo che i contendenti siano i tre "poli" del momento (centro-sinistra, centro-destra, centro), nessuno dei tre avrebbe la maggioranza del Senato, facendoci precipitare nella piu' totale ingovernabilità.
A questo punto, credo che la domanda sia molto semplice: perchè nessuno dei partiti di opposizione presenta in Parlamento una proposta per la modifica dell'attuale legge elettorale? perchè non si comincia a parlare di questo tema? capisco che trovare un accordo sul sistema elettorale è praticamente impossibile, ogni partito ha la sua soluzione, ma una politica dei "piccoli passi" non potrebbe cominciare a dare l'impressione di fare qualcosa di utile per il Paese? ad esempio, la semplice introduzione della preferenza (unica) restituirebbe ai cittadini la possibilità di scegliere il proprio rappresentante, seppur all'interno di una lista proposta dal partito. Questo renderebbe gli eletti piu' attenti agli interessi dei cittadini, piuttosto che a quelli del capo partito che li ha nominati, contribuendo a restituire un barlume di moralità al carozzone della politica.
Sarebbe poi opportuno ridurre il premio di maggioranza, oppure vincolarlo al raggiungimento di una percentuale minima o di un distacco notevole dagli avversari. Magari a scapito della governabilità, si riconoscerebbe maggior peso ad una "minoranza qualificata", in grado di contrastare efficacemente eventuali colpi di mano della maggioranza.
Insomma, come già espresso piu' volte su questo blog, la mia speranza è che i leader dell'opposizione (e penso soprattutto a Bersani ed al PD) tirino fuori un po' di coraggio e comincino a fare qualcosa di concreto per il Paese.
Purtroppo, credo che anche su questo argomento, la mia speranza andrà irrimediabilmente delusa.

martedì 13 luglio 2010

Il fallimento della politica, lo svilimento della democrazia

Il momento è uno dei piu' delicati e decisivi degli ultimi anni: il PDL è ormai allo sbando, dilaniato dalle mire di supremazia dei suoi stessi luogotenenti, di cui molti indagati per corruzione, accusati di aver tentato di sviare o mitigare indagini che stavano tentando di far luce sui loro loschi traffici.
E' pensabile che Berlusconi non sapesse nulla di tutto questo o piuttosto il mandante di piu' alto livello è proprio lui? forse non lo sapremo mai, forse riusciranno a insabbiare tutto, uno volta ancora.
Ma una cosa è certa: oggi il nostro Paese è nelle mani di un partito, di poche persone che stanno dimostrando tutta la loro incapacità, la loro inadeguatezza, la loro malafede.

Continuare ad essere governati da questa manica di disonesti è inconcepibile, se ne devono andare, in un modo o in un altro. Forse è il momento che Fini si prenda le sue responsabilità e rompa definitivamente con questi loschi figuri. Vedremo se ne sarà capace o se anche lui guarderà alle solite piccole questioni di bottega per trarre il maggior vantaggio da tutta la vicenda.

Ci sono pero' altre due o tre cose irrinunciabili.

1. Per problemi eccezionali, provvedimenti eccezionali. Altro che legge contro le intercettazioni: un politico, se vuole essere eletto e governare deve collegare il suo telefono a internet e ogni sua parola deve essere resa pubblica, deve poter essere ascoltata da tutti. Se non gli va, non faccia politica, se stia a casa sua. Come facciamo a fidarci ancora di qualcuno? come possiamo scegliere a chi affidare il governo della cosa pubblica, del nostro Paese, della nostra vita? vogliamo sapere cosa dicono e cosa pensano, cosa scrivono e cosa decidono, altro che privacy. Almeno finchè non troveremo persone di cui potremo tornare a fidarci.

2. Non ha piu' alcun senso andare a votare nuovamente con l'attuale legge elettorale, il "porcellum", che toglie ai cittadini ogni possibilità di scegliere i propri candidati: se non si cambierà immediatamente questa legge, non ha senso andar a votare, perchè i partiti continueranno a perpetuare quel sistema di cooptazione dall'alto dei candidati, scegliendo quelli piu' docili e funzionali al mantenimento di questo schifo di politica. L'associazione Libertà e Giustizia ha lanciato un appello per chiedere di non votare piu' con questa legge, ma di tornare almeno alla precedente (il "mattarellum"), che garantiva un po' piu' di democrazia.

3. L'opposizione: in tutto questo frastuono di indagini, mazzette, camorristi e faide interne, mentre il Paese va a rotoli, l'opposizione non dice nulla, se non frasi del tipo: è inaccettabile, Berlusconi ha fallito, che schifo. Ma possibile che non arrivi mai una proposta? come pretendete di essere l'alternativa a questo fallimento di un partito di governo, se non dite mai niente di alternativo, di costruttivo, di sostanzioso? Evidentemente siamo di fronte ad un'intera classe politica incapace di intendere e di volere, veramente non c'è distinzione tra uno e l'altro, tra destra e sinistra, tra chi governa e chi fa finta di opporsi.

La prima Repubblica è finita sotto ai colpi di tangentopoli. L'attuale, la seconda, forse non è nemmeno mai nata. Se vogliamo cominciare a pensare alla terza, sarà bene azzerare tutto e ricominciare, rimettendo nelle mani del popolo, definito come sovrano dalla nostra Costituzione, le scelte e i relativi strumenti per rifondare su basi nuove questa nostra debole democrazia.

venerdì 14 maggio 2010

I partiti in Italia: IDV e la democrazia che non c'è

Imperversa la bufera sui partiti italiani: il PDL è sconquassato da diatribe interne, scandali e arresti, il PD dai dubbi organizzativi, "primarie si, primarie no", IDV da lotte intestine che chiedono più democrazia interna.

Lo Stato, inteso come insieme delle leggi e dei sistemi di garanzia della democrazia, regolamenta ogni minimo aspetto della vita delle persone, sia fisiche sia giuridiche. La Costituzione, i codici civile e penale e tutte le altre leggi dello Stato stabiliscono regole e sanzioni per le persone, per le società personali o di capitali, per le associazioni, prevedendo pene e ammende per chi non si comporta secondo le leggi.
Quindi, mentre sappiamo, fin nei minimi dettagli, come deve svolgersi la vita in un condominio, niente invece ci viene detto per i partiti: come devono organizzarsi, su quali principi e quali regole devono fondarsi, quali garanzie devono assicurare. Niente di niente. Eppure la Costituzione stabilisce che i partiti sono gli attori e gli strumenti per la vita democratica della Repubblica, i soggetti attraverso i quali i cittadini partecipano e gestiscono lo Stato, la cosa pubblica. Qualcosa di piu' grande e rilevante di un condominio, mi pare.

Sulla base di queste considerazioni, ho voluto approfondire la conoscenza delle regole e degli statuti che ogni partito, in piena autonomia, ha voluto darsi. La situazione che ne emerge, a mio avviso, è preoccupante: altro che paladini della democrazia, spesso i partiti sono strumenti, blindati e inattaccabili, nelle mani di pochissime persone, a volte anche di una sola. Con anche, a volte, regole e organizzazioni al limite della legalità. Almeno per quanto io ne capisca.

Comincio da quello che mi pare l'esempio piu' emblematico ed eclatante: l'Italia dei Valori. Alla faccia della sua immagine di strenuo e quasi unico difensore della legalità, contro i soprusi e le leggi "ad personam" del governo e di Berlusconi, il partito è organizzato come una proprietà privata, con tanto di filo spinato e accessi blindati, nelle mani di un unico proprietario: Antonio Di Pietro.
In pratica, IDV è strutturato come una associazione, composta da 9 persone (nella precedente versione erano addirittura 7), definita "Ufficio di Presidenza". Queste persone, sostanzialmente tutte di nomina del Presidente (= Di Pietro) sono le uniche abilitate, per statuto, a modificare lo statuto stesso. Tra queste, vi è il Tesoriere (Silvana Mura), unico autorizzato a chiedere e incamerare i rimborsi elettorali. Quindi, potere e soldi (pubblici) sono saldamente nelle mani di pochissimi, anzi di una sola persona: il Presidente.
Al di sotto si questa "cellula plenipotenziaria", vi è il partito, con le sue strutture territoriali, ma (Art.3) con "propria responsabilità amministrativa, finanziaria, contabile, fiscale e civile" e senza poter "in alcun modo vincolare o impegnare il partito nazionale" (cioè l'associazione di cui sopra). Quindi è come se il partito territoriale fosse costituito di entità separate, con propria autonomia anche finanziaria (vivono infatti delle tessere, che non vengono versate al livello nazionale, per non avere alcun legame vincolante) e che ricevono di volta in volta l'autorizzazione (anche formale e a tempo determinato) per "concorrere alle competizioni elettorali" e per poter utilizzare il simbolo del partito, detenuto formalmente dal Presidente (= Di Pietro). L'ufficio di Presidenza (l'associazione di cui sopra) puo' sciogliere qualsiasi struttura territoriale, in caso di "grave violazione dello Statuto nazionale o delle direttive di ordine generale impartite". Della serie: o fai come dico io, o ti elimino.
Le assemblee territoriali (secondo i regolamenti approvati dall'ufficio di Presidenza) eleggono dei "delegati", che, assieme a (quasi) tutti gli eletti nelle liste del partito, partecipano al Congresso (da tenere ogni 4 anni), che a sua volta elegge il Presidente del partito. Questo è l'unico barlume di democrazia interna, anche se, per come sono andate le cose all'ultimo congresso (febbraio 2010), pare che alle minoranze non sia dato praticamente alcuno spazio: le varie mozioni sono state presentate in 5 minuti, senza discussione e senza votazione. Il presidente (= Di Pietro) e' stato eletto per acclamazione.

In conclusione, mi risulta difficile immaginare come una struttura così centralistica, così personalistica, basata sul carisma di una singola persona, possa parlare, coerentemente e convintamente, di democrazia, di come proteggerla e di come favorirla. Non capisco poi come personalità di spicco, famose e rispettabili per la loro storia e le loro azioni, possano convintamente far parte di un partito così spudoratamente contraddittorio nell'applicazione delle piu' basilari regole della trasparenza, della correttezza e della democrazia. In ultimo, purtroppo, non mancano gli esempi, anche recenti - vedi la questione sui referendum sull'acqua pubblica - per confermare i sospetti che alla fine tutto si faccia e si muova per incamerarsi i rimborsi elettorali, una montagna di milioni di Euro, che escono dalle nostre tasche, approfittando della buona fede e della speranza di cambiamento della gente.
Ma se questa è la parte che vorrebbe candidarsi ad essere "la migliore", che ne sarà del resto?
L'appuntamento è a tra poco, per l'analisi delle regole di qualche altro partito. Augurandoci "buona fortuna".

venerdì 9 aprile 2010

Riforme? ne basta una, fondamentale: la legge elettorale

Resto convinto che le riforme non siano la cosa più importante che serve a questo Paese in questo momento (vedi il mio post più sotto).
Visto però che si continua a parlarne tanto, dico anch'io la mia.
La prima (e credo anche unica) cosa da riformare, a mio avviso, è la legge elettorale: ridare ai cittadini la possibilità di scegliere il proprio candidato, togliendo questo potere alle segreterie dei partiti, è il primo passo fondamentale. Come effetto collaterale, altrettanto importante, ogni eletto si sentirebbe debitore nei confronti dei suoi elettori, non nei confronti del segretario di partito che l'ha nominato. Forse i parlamentari comincerebbero a pensare almeno un po' al bene cittadini e non solo del partito.
La reintroduzione della preferenza sarebbe quindi il primo passo. In alternativa, forse ancora meglio, si potrebbe arrivare al collegio uninominale col doppio turno: si presenta chi vuole, anche senza tante barriere di raccolta firme o quorum, si vota, i due che arrivano primi vanno al ballottaggio. Questo porterebbe ad una naturale riduzione del numero di partiti, concentrando le scelte sostanzialmente su due schieramenti. Insomma, una specie di maggioritario che consentirebbe una maggiore governabilità e minore dispersione.

Oltre a questa, andrebbe poi riformato il Parlamento: riduzione dei parlamentari, attribuzione di poteri diversi alle due camere, con la fine del bicameralismo perfetto che richiede la doppia approvazione per ogni cosa e introduzione di una forma di senato regionale paritario (ogni regione conta uguale), con specifici poteri.

Basta. Tutto il resto è populismo. Il presidenzialismo è una riforma che servirebbe solo a perpetuare il predominio di una persona che, con l'alibi della elezione diretta da parte dei cittadini, si sentirebbe autorizzato a qualsiasi abuso (ne abbiamo esempi di questo tipo, già ai giorni nostri).
Il bilanciamento dei poteri così com'è oggi, mi pare che vada benissimo, nonostante quello che l'informazione di regime ci vuole far credere: se dei problemi ci sono, sono solo problemi personali di Berlusconi, insofferente  verso ogni forma di controllo.
In ogni caso, anche una eventuale elezione diretta del capo dello stato, dovrebbe essere fatta col doppio turno, se proprio si vuole farla, per evitare di farsi governare da uno eletto col 25% dei voti, caso concreto che si potrebbe verificare.

Naturalmente, le ultime dichiarazioni di Berlusconi vanno nella direzione esattamente opposta a quanto appena detto, sia sulla legge elettorale, sia sul presidenzialismo. Questo la dice lunga sulla sua idea di democrazia: sa benissimo che tre persone su quattro, in Italia, non votano per lui e per il suo partito e l'unico modo per vincere e' evitare le coalizioni "contro", come potrebbe verificarsi con il doppio turno.

Mi auguro che l'opposizione sia abbastanza intelligente per: primo, farsi sentire (battete un colpo se ci siete!); secondo, mostrarsi unita e mantenere fissi alcuni paletti fondamentali, senza farsi trascinare in diatribe e divisioni che servirebbero solo a perpetuare lo strapotere di chi sta producendo solo enormi danni a questo Paese.

giovedì 8 aprile 2010

Italia malata

E' di oggi la notizia che le famiglie italiane sono sempre piu' povere, per colpa della crisi e della perdita del lavoro. Il numero dei disoccupati continua ad aumentare, per colpa di una congiuntura che da mesi ci viene presentata come finita, ma che in realtà sembra voler durare ancora a lungo. Chi lavora è fortunato, ma rischia ogni giorno la vita: gli incidenti nei cantieri e nelle fabbriche italiane ormai si susseguono ad un ritmo che ci fa quasi diventare indifferenti (18 morti da inizio d'anno solo in Lombardia!). Il Paese frana ad ogni acquazzone, mettendo a repentaglio persone, paesi, intere regioni e distruggendo in un istante intere vite di centinaia di persone.
Insomma, siamo pieni di problemi che minacciano la vita stessa dei cittadini di questo povero Paese, problemi che dovrebbero essere in cima alle priorità di un qualsiasi governo, eletto dagli stessi cittadini che si aspettano ora azioni indispensabili e coraggiose.


Invece, la politica di questo strano Paese litiga su chi deve essere il regista delle riforme, su chi ha vinto di più le elezioni, su come deve essere eletto il presidente-padrone della repubblica, produce leggi con l'unico scopo di proteggere il manovratore, per impedirne il legittimo controllo da parte della magistratura e dei cittadini, riorganizza l'amministrazione statale non per migliorarne l'efficienza, ma per consentirle di fare più tranquillamente i suoi sporchi affari, inventa opere pubbliche totalmente inutili e avulse da ogni minimo collegamento con la realtà, ma che saranno fonte di arricchimento smisurato per chi riuscirà a metterci sopra le mani.


Gli Italiani non hanno bisogno di una repubblica presidenziale, non hanno bisogno di ministeri trasformati in S.p.A. per mangiare meglio, non hanno bisogno di processi abbreviati al solo scopo di far sapere subito alle vittime che non avranno mai giustizia. Gli Italiani non hanno bisogno di questa politica.
Chiedono solo che qualcuno si occupi di loro, chiedono che qualcuno li aiuti a tirare la fine del mese, chiedono Giustizia per ogni morte sul lavoro, per ogni Euro pubblico impropriamente intascato da amministratori disonesti. Chiedono innanzitutto attenzione, non solo la settimana prima delle elezioni, ma sempre, ogni giorno.


E dico soprattutto ai capi dell'opposizione: svegliatevi, smettetela di sprecare tempo ed energie in inutili lotte tra di voi, per chi è più bravo, per chi arriva prima. Cominciate a occuparvi delle cose, dei problemi, della gente che paga il vostro stipendio.
Se l'Italia sta andando in rovina, è anche colpa vostra.





lunedì 22 marzo 2010

Siamo tutti osservatori

"LA DISPERAZIONE più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile. 
E questa disperazione avvolge il mio paese da molto tempo" (Corrado Alvaro).


Non posso non segnalare questa iniziativa, sull'onda dell'intervento di Saviano di ieri, per diventare tutti osservatori alle prossime elezioni regionali. Per controllare, per testimoniare, per reagire.
Trovate qui, sul sito Valigia Blu, tutti i riferimenti per aderire e partecipare

La mia adesione e' incondizionata.


martedì 16 marzo 2010

L'opposizione chieda le dimissioni di Berlusconi

Se c'e' una cosa che l'opposizione deve fare, in questo momento di confusione, e' dimostrarsi compatta e risoluta nel chiedere, ad una voce, le dimissioni del premier.

Naturalmente, sono ben consapevole che l’ampia maggioranza di cui dispone il Governo non consentirà di ottenere in tal modo la sua fine anticipata; tuttavia, per lo meno, si costringerebbe il Premier a dover presenziare nell’aula parlamentare, per essere messo di fronte alle proprie responsabilità e queste sarebbero conosciute da tutto il paese, visto che le suddette sarebbero trasmesse in diretta sui canali RAI: “chi di tv ferisce di tv perisce”…E con le sue televisioni, Berlusconi ha ferito a morte questo paese.

E' inutile lanciare strali o minacciare il Capo del Governo di dimissioni tramite i mass-media, o nei discorsi in piazza, se poi a queste parole non vengono fatti seguire atti formali. Ritengo dovrebbe essere un atto dovuto, da parte di un’opposizione che voglia veramente dirsi tale.

Inoltre, c'e' sempre il rischio che, dopo le elezioni regionali, si ricominci a parlare di larghe intese, di riforme condivise e via dicendo. Ma questa maggioranza ha dimostrato di non volere il bene dei cittadini, ha sempre e solo difeso gli interessi privati del suo capo, anche di fronte ad evidenti e certificate prove della sua disonestà (basti pensare al processo Mills). Spero quindi che queste esternazioni di antiberlusconismo non siano soltanto spot elettorali, dopo di che si ritorna al piccolo cabotaggio di prima.

La mozione di sfiducia e' una richiesta ai capi dell'opposizione che sta ormai montando in maniera decisa dalla rete, dal popolo viola, dalle basi degli stessi partiti.
Vi invito percio' ad unirvi, scrivendo ai capi dei partiti di opposizione presenti in Parlamento e copiando questo post, semplicemente cliccando sui link qui sotto:

venerdì 29 gennaio 2010

Candidati ineleggibili: la Casta non molla (DUE)

Solo due post fa (vedi qui), avevo scritto dei doppi incarichi di alcuni parlamentari e dell'interpretazione "addomesticata" della legge.
Oggi Repubblica scrive della riunione della Giunta per le Elezioni della Camera (accuratamente spartita tra i partiti in Parlamento: 6 PDL + Lega, 1 UDC, 1 API, 4 PD), che a maggioranza ha stabilito la compatibilità di tutti i casi in esame: 12 parlamentari con doppio incarico (presidenti di provincia o sindaci) o addirittura triplo (Molgora, sottosegretario all'Economia, presidente della provincia di Brescia e deputato).
La giunta per le elezioni ha sentenziato il vuoto legislativo. La legge che vieta il doppio incarico esiste, in realtà, fin dal 1957, pero' una "elastica" sentenza della Corte Costituzionale nel 2004 (applicata al sindaco di Palermo, del PDL) ha stabilito che un sindaco non puo' diventare deputato, ma un deputato puo' diventare sindaco (o presidente di provincia).

Ma non e' questo il problema vero: una decisione presa da parlamentari non poteva che essere a favore degli stessi.
Volevo richiamare la vostra attenzione su come questa decisione e' stata presa, sui voti che hanno sostenuto questa scelta: 6 della maggioranza, 1 dell'UDC, 1 del PD (Tidei). Hanno votato contro: 2 del PD (Lenzi e Nannicini), 1 di API (Pisicchio). Migliavacca, del PD, nonche' presidente della giunta, si e' astenuto.

Io credo che da queste posizioni si debbano trarre degli utili insegnamenti da applicare per le prossime elezioni regionali: Lega, PDL e UDC hanno votato a favore della casta e contro l'interesse dei cittadini, difendendo il doppio (o triplo) incarico (e stipendio). Pisicchio (eletto con IDV, poi saltato in Allenza per l'Italia - gruppo misto) ha votato per l'incompatibilita', dimostrando, nonostante il salto della quaglia attuato pochi mesi fa, di continuare a credere almeno un po' nella necessità della politica di fare un passo indietro.
Ma la posizione piu' strana, come purtroppo capita spesso, e' quella del PD, che si e' spaccato: uno a favore del doppio incarico, due contro, uno astenuto.
Ancora una volta mi viene da chiedermi: ma da che parte sta il PD? con i cittadini o contro di loro? come si puo' aver fiducia di un partito in cui non esiste una chiara linea a cui tutti si attengono, nemmeno su questioni così, apparentemente, semplici ?
E' ora di dire basta a questi comportamenti ambigui ed opportunistici, pretendiamo pulizia, onestà, vogliamo che i nostri parlamentari lavorino per noi cittadini, per il nostro bene, non per il loro privato privilegio, per il loro interesse.
Basta, la democrazia deve essere restituita ai cittadini, che devono poter scegliere i loro rappresentanti.
Basta con i doppi giochi, i doppi stipendi, i salti della quaglia da uno schieramento all'altro.
Basta.


martedì 15 dicembre 2009

L'aggressione a Berlusconi

Credo che l'unico atteggiamento da tenere, in questo momento, sia il silenzio.



domenica 22 novembre 2009

Report e lo strapotere dei partiti: che fare?

Preannunciando l'inizio di Report, questa sera, Fabio Fazio ha detto: "una delle poche trasmissioni per cui paghiamo volentieri il canone RAI".
Niente di piu' giusto: la puntata di Report di stasera e' stata illuminante e istruttiva. Ha messo in fila concetti e fatti, in gran parte noti, dando un quadro, a mio avviso, estremamente preoccupante del deficit di democrazia di cui soffre il nostro Paese.

Il tema della serata era il potere ed il bilanciamento tra i poteri, come espressione e garanzia della democrazia. Ricapitolo i tre punti critici principali, quelli per cui nel nostro Paese la democrazia e' in gravissimo pericolo, rimandandovi possibilmente alle registrazioni, se avete perso la puntata.

1. La legge elettorale: i cittadini sono stati privati della possibilita' di scegliere le persone, di esprimere la preferenza. Quindi, gli elettori scelgono il partito, mentre il partito sceglie chi sara' eletto e chi no. di conseguenza, ogni eletto, depuitato o senatore che sia, deve ringraziare non tanto gli elettori, quanto il capo del suo partito, il solo che lo ha scelto effettivamente.

2. le continue richieste di fiducia: ogni discussione, ogni modifica, ogni emendamento viene eliminato, quando il governo chiede la fiducia su un provvedimento, una proposta di legge. Il voto diventa palese, quindi, essendo ogni deputato e senatore tenuto al guinzaglio dal suo capo-partito, non c'e' modo di votare in maniera difforme da quanto chiesto dal partito, cioe' dal governo. In questo modo, il governo si sostituisce al parlamento, determinando quali sono le leggi da votare e come devono essere fatte, frutto quasi sempre di accordi fatti in altre sedi tra i partiti di maggioranza.

3. Il Parlamento, ed in particolare l'opposizione, hanno perso quindi la loro funzione: l'ordine del giorno lo decide la maggioranza, le leggi devono avere la copertura finanziaria, che viene garantita solo per i progetti di legge del governo, non si puo' discutere nel merito dei provvedimenti legislativi, perche' ogni modifica viene impedita dalla richiesta di fiducia. Quindi, l'opposizione non ha modo di fare alcuna proposta di legge, in quanto regolarmente respinta dalla maggioranza. In Parlamento arriva solo cio' che viene deciso dal governo (infatti, l'80% delle leggi approvate sono di iniziativa governativa), inoltre, vengono fatti passare provvedimenti eterogenei, fatti di articoli che non c'entrano niente uno con l'altro: solo come esempi recenti, la privatizzazione dell'acqua (non necessariamente urgente) e' stata messa col decreto di attuazione delle norme europee (magari piu' urgente); il reato di clandestinita' (che avrebbe meritato discussione e ragionamenti specifici) infilato nel decreto sicurezza. E cosi' via.

Ma vi pare che funzioni una democrazia fatta cosi'? quella che viene sbandierata come l'investitura popolare per questo governo, in realta' non e' stata altro che un assegno in bianco, fiducia ottenuta carpendo la buona fede, anzi direi meglio, la dabbenaggine del popolo, infinocchiato dai martellamenti ad arte dei mezzi di comunicazione principali, saldamente nelle mani di Berlusconi.

A questo punto, che fare? in realtà le modifiche da apportare al sistema mi sembrano evidenti, ma il problema e': come richiederle? come attuarle? il problema in realta' e' lo strapotere dei partiti, che non si piegheranno certo al volere o al bene dei cittadini.
Ma una soluzione la dobbiamo trovare, e in fretta, prima che il nostro Paese venga travolto dalla sete di potere di chi lo governa.

venerdì 6 novembre 2009

9 Novembre 1989: un muro e' caduto


Stiamo vedendo e rivedendo in questi giorni i filmati di quella notte, in cui il popolo tedesco ha preso in mano il suo destino ed ha cambiato la storia dell'Europa intera.
Vedendo quei volti euforici, follemente felici, increduli, io provo una specie di invidia. Sono convinto che quelle persone, giovani o anziane, uomini, donne e bambini, abbiamo vissuto un momento di gioia cosi' intenso, come difficilmente possa accadere ad un essere umano nella sua storia.

Ma la gioia di quelle persone, cosi' intensa e indimenticabile, non puo' essere ancora completa e definitiva per l'esistenza, in vari luoghi del mondo, di altri muri e di altre divisioni. Non possiamo scordarcele: il muro tra Israele e Palestina, il confine tra le due Koree, tutti i confini caldi tra stati in tutti i continenti.
Ora, penso che sia una responsabilità nostra, di noi europei, che abbiamo vissuto la sofferenza di quella divisione e la gioia della sua eliminazione, intraprendere tutte le azioni, esercitare tutte le pressioni, percorrere tutte le strade necessarie per l'abbattimento di quelle barriere e per la soluzione dei problemi che le hanno generate.
Nessuno potrà dirsi libero fino a quando un solo uomo, una donna, un bambino non potranno esprimere in pieno tutta la loro libertà.


lunedì 26 ottobre 2009

Primarie del PD: e' finita!


Ragazzi, è finita. Le primarie sono concluse.
Chi ha vinto ha vinto, chi ha perso ha perso. Scordiamoci il passato e ricominciamo.
Ma proprio qui sta il punto: e adesso, che succede?
Ha vinto Bersani. Brava persona, nessun dubbio. Ma io l'associo ad una impostazione del partito "ortodossa", convenzionale, vetusta. Si contano gli iscritti, si contano le tessere. Decisioni rigorosamente prese per via gerarchica, livello dopo livello: i direttivi, i comitati provinciali, il comitato centrale.
Non sono convinto che sia quello che serve al Paese, forse andra' bene per l'attuale maggioranza. Avere una opposizione prevedibile e ortodossa e' piu' facile, non hai sorprese, capisci in anticipo le mosse. Ma ci serve questo?
Io continuo a sperare che non sara' cosi', ma ho l'impressione che non solo Bersani e' cosi', ma il popolo delle primarie che l'ha votato e' cosi, vuole questo. Spero di sbagliarmi.

Franceschini ha ammesso la sconfitta molto prima che fosse certa: animo nobile. Ha mantenuto in vita il partito dopo le batoste elettorali di quest'anno e dopo le dimissioni di Veltroni. Ha salvato la bandiera. Onore al capitano che lascia. Con lui forse, il partito avrebbe potuto essere un po' piu' giovanile, agile, a volte imprevedibile. Ma il popolo delle primarie non ha apprezzato i suoi
sforzi e ha deciso di mandarlo a casa.

Marino: che dire su Marino? Troppo avanti per questo partito, troppo deciso, troppo laico, forse. E non solo in contrapposizione alla corrente cattolica, ma anche per i militanti che credono, appunto, nel partito apparato, nel programma scolpito nel marmo, appeso in sede sotto la foto di Stalin, di Togliatti e di Berlinguer. Marino e' stato un marziano, un extraterrestre in queste primarie. Il suo 15% pero' non basta a controbilanciare l'altra parte, quella "centralista".

Dopo queste primarie, che partito e' il PD ?
Obiettivamente, si e' fatto di tutto per superare il dualismo ex-DS, ex-Margherita. I notabili del PD si sono schierati uniformemente tra i due principali contendenti: Bersani aveva D'Alema e la Bindi, Bassolino e Bachelet, Monaco e Pollastrini. Per Franceschini c'era Rutelli e Fassino, Serracchiani e Sassoli. Insomma, gli ex di una parte e dell'altra accuratamente distribuiti tra i due cadidati. Non bisognava dare l'impressione di una spaccatura verticale, altrimenti sarebbe stato un disastro. E su questo, tutto sommato, hanno vinto.
Secondo punto: la partecipazione. Circa tre milioni di partecipanti e' un buon numero, anche se non sono stati raggiunti i 3.4 milioni delle primarie di Veltroni. Quindi un calo c'e' stato, ma poiche' e' stato contenuto, si canta vittoria. Io, nel loro panni, un piccolo allarme lo lancerei: quanto meno, e' una tendenza che va invertita, perche' e' comunque un segnale di disaffezione o almeno di aspettative piu' chiare. Una risposta ci deve essere.

Ora, aspettiamo il PD alle prossime prove, in Parlamento e nei discorsi politici, vedremo che tipo di opposizione vorra' e sapra' fare, se riuscira' a recuperare quel consenso popolare e ad ascoltare i possibili alleati per rimettere insieme una seria alternativa, che riesca a denunciare ed a frenare la deriva personalistica e velatamente autoritaria del governo berlusconiano.
Se alla grande prova di democrazia di ieri seguiranno i fatti, noi non faremo mancare il nostro supporto.



sabato 26 settembre 2009

Parlamento mafioso ? PD contro IDV

Di Pietro ha esternato nuovamente, con parole pesanti. Come richiede una situazione pesante.
Prontamente, le istituzioni sono scattate, facendo quadrato e gridando all'untore.

Ma siamo seri: se il parlamento legifera difendendo i delinquenti, allora non si capisce quale sia il rispetto che si deve al parlamento, alle istituzioni. E' un parlamento che si mette allo stesso livello dei delinquenti.
In questo, il temine usato da Di Pietro magari è eccessivo: mafioso vuol dire che con la minaccia, col ricatto, con la violenza si costringe qualcuno a favorire qualcun altro, a pagare per ottenere quello che gli spetta, a comportarsi in maniera compiacente con chi comanda, non secondo le leggi.
Nel nostro caso la cosa è molto più semplice, terra-terra: si concede l'assoluzione a chi ha commesso truffe, si cancellano con un colpo di spugna gli imbrogli commessi ai danni dei soci, dei clienti, dei dipendenti, dello stato, di tutti i cittadini.
Quindi, e' un parlamento che difende i ladri. Punto.

Quello che però mi sorprende di più, che continua a deludermi (anche se dovrei essermi ormai abituato), è il solito atteggiamento del PD: anziche' rincarare la dose, al limite raddrizzando il tiro troppo forte di IDV, si smarcano subito, prendendo le distanze da Di Pietro: parole che attentano alle istituzioni democratiche.
Ma è mai possibile che il PD non si renda conto di cosa si aspetta la gente onesta dalle istituzioni, dai partiti? non ricordano piu' che proprio il primo atto legislativo del governo Prodi, l'indulto, e' stato quello che ha cominciato a minare la credibilita' del centro-sinistra?
Continuo a stupirmi di questa miopia del PD, della sua incapacità di prendere posizioni chiare, di schierarsi. Non si puo' avere il piede in due scarpe, dire e non dire (vedi l'intervento di D'Alema di qualche giorno fa), sempre indeciso sulla posizione che gli conviene di più.

Non andremo mai da nessuna parte, finche' il maggior partito di opposizione non comincerà a fare opposizione. A meno che, tra un po', non ceda il primato a qualcun altro ... a questo punto non posso che augurarmelo.

sabato 5 settembre 2009

Se potessi me ne andrei

E' passato molto tempo, quasi due mesi, dall'ultimo post.
Non e' stata colpa delle ferie, o dell'impossibilità a collegarmi, o della mancanza di tempo.
E' solo perchè lo scoramento è forte, delusione e senso di impotenza sono alle stelle.

Mi riferisco naturalmente agli avvenimenti della sfera politica e sociale del nostro Paese. Gli ultimi mesi sono stati un crescendo di eventi nefasti: dopo la vittoria del PDL, il lodo Alfano, le leggi sulla sicurezza, sull'immigrazione, la riforma Gelmini, i provvedimenti anticrisi, le Elezioni Europee e amministrative, il referendum elettorale, papi, gli outing leghisti, le minacce alla libertà di informazione. Sempre piu' questo è il Paese di "nani e ballerine", come diceva Guccini. Nani non di statura (anche ...), ma soprattutto di livello morale, di statura culturale. E ballerine, vogliose di mostrare tette e chiappe, carne fresca per il mercato mediatico.

Non è Berlusconi che mi fa ribrezzo (come propone un gruppo su FB), e' l'Italia che non mi piace più, l'Italia che vota e sostiene questi partiti di governo, l'Italia che passa il suo tempo davanti al televisore, bevendosi tutto come oro colato, l'Italia che vota Lega perchè così gli immigrati spariscono, l'Italia che non accetta i diversi, i Rom, i neri, i gay e li vorrebbe eliminare.

Se potessi me ne andrei da questo Paese: basta, via, che ci faccio con questa gente?
So per certo che questo scoramento è comune a tanti, persone intelligenti, istruite, che hanno nutrito grandi speranze di cambiamento: speranze riposte nei partiti di opposizione (per un rinnovamento soprattutto dei metodi e dei processi decisionali interni), nell'esito del referendum (come unica possibilità di iniziare una nuova stagione di riforme), nella Chiesa, con una presa di posizione forte e chiara a favore della giustizia e dell'etica politica.
Niente di tutto questo, ogni speranza si è spenta nel giro di qualche settimana.
Quindi non fara' differenza che vinca Franceschini o Bersani, che Grillo fondi il suo Movimento di Liberazione o meno, che Bagnasco difenda Boffo o attacchi Feltri. Non cambierà nulla, si continuerà a scivolare verso il fondo, ammesso che non l'abbiamo già raggiunto.

Forse, in qualche palazzo della capitale, o in qualche villa marina o brianzola, qualcuno sta brindando al successo: la rinascita democratica è fatta, mission accomplished: grande uomo quel Gelli, aveva visto giusto.

mercoledì 3 giugno 2009

20 anni fa: piazza Tian'anmen




Nella notte tra il 3 ed il 4 giugno 1989 (esattamente 20 anni fa), le autorita’ cinesi sopprimevano nel sangue, con l’uso dei carri armati, la protesta degli studenti e dei giovani cinesi, in piazza Tienanmen, a Pechino. finiva cosi, con la morte di decine, di centinaia di giovani, una settimana di protesta, per chiedere liberta’ e democrazia.

Apparentemente quei ragazzi sono morti inutilmente, il regime cinese e’ ancora li’ al suo posto, piu’ duro e forte che mai.
Ma in tutto il mondo il loro grido di liberta’ e’ ancora vivo, non e’ stato dimenticato, non sara’ mai dimenticato.
La censura cinese continua a bloccare l’accesso a Internet ed ai siti piu’diffusi nel resto del mondo: FB, Twitter, YouTube ed i piu’ importanti siti di bloggers. Anche questo nostro blog non e’ visibile in Cina (l’ho sperimentato di persona).

Pubblico qui alcune foto che ho fatto io stesso, l’inverno scorso. Ho voluto visitare la piazza Tienanmen per vedere con i miei occhi il luogo in cui si e’ svolto quell’orribile massacro, dopo quei giorni che per tutti, anche per me, avevano rappresentato un momento di grande speranza.
La piazza e’ completamente transennata, vi si accede solo passando attraverso severi controlli di polizia, metal detector, ispezioni di borse e zaini.

Ma da quella piazza non riusciranno mai a tener fuori la memoria di quei giorni e la speranza che tutto cio’ non sia accaduto invano, che un giorno, non lontano, chiunque possa entrarvi liberamente e liberamente esprimere le proprie opinioni.

mercoledì 4 febbraio 2009

Per non dimenticare Giuseppe Gati


Cito da un gruppo di Facebook:
Per non dimenticare Giuseppe Gati.E' morto un ragazzo coraggioso, un ragazzo libero, un ragazzo che aveva il coraggio delle sue idee e le gridava in faccia senza timore anche ad un pregiudicato travestito da sindaco e protetto dalla forza pubblica e dai suoi amici, che hanno preso quel ragazzo a calci e pugni.
video
MI ha telefonato un minuto fa Sonia Alfano, con la voce rotta, mi ha detto che è morto Giuseppe Gatì, un ragazzo libero, un ragazzo coraggioso, un ragazzo che qualche settimana fa aveva contestato Vittorio Sgarbi presso la biblioteca comunale di Agrigento.Quello che successe allora ve lo faccio raccontare da lui stesso.
Con alcuni amici l’altro giorno mi sono recato presso la biblioteca comunale di Agrigento per contestare con volantini e videocamera Vittorio Sgarbi. Ci siamo soffermati su due punti in particolare: la condanna in via definitiva per truffa aggravata ai danni dello stato, e quella in primo e secondo grado, poi andata prescritta, per diffamazione del giudice Caselli. Dopo quasi due ore di ritardo ecco che arriva, in sala la gente rumoreggia e fischia. Subito dopo aver preso la parola, naturalmente con qualche volgarità annessa, inizia la nostra contestazione. Nel video non si vedono o sentono certe cose. Sono stato subito preso e spintonato da un vigile, mentre qualcuno tra la folla mi rifilava calci e insulti. Sgarbi, prima chiedeva che venisse sottratta la videcamera alla mia amica, e dopo cercava lui stesso di impossessarsene.Ma è importante sapere cosa succede dopo. I miei amici vanno via perchè impauriti, mentre io vengo trattenuto dai vigili. Si avvicina un uomo in borghese, che dice di appartenere alle forze dell’ordine e cerca di perquisirmi perchè vuole la videocamera (che ha portato via la mia amica). Io dico che non puo’ farlo e lui mi minaccia e mi mette le mani addosso. Arriva un altro personaggio, e minaccia di farmela pagare, ma i vigili lotengono lontano. Dopo vengo preso e portato in una sala appartata della biblioteca, dove la polizia prende i miei documenti e il telefonino. Chiedo di vedere un avvocato (ce n’era addirittura uno in sala che voleva difendermi), per conoscere i miei diritti, ma mi rispondono di no. Mi identificano piu volte e mi perquisiscono. Poi mi intimano di chiamare i miei amici, per farsi consegnare la videocamera, ma io mi rifiuto. Arriva di nuovo il presunto appartenente alle forze dell’ordine in borghese e mi dice sottovoce che lui dirà di esser stato aggredito e minacciato da me. Non mi fanno parlare, non mi posso difendere. Dopo oltre un’ora e mezza mi dicono che non ci sono elementi per essere trattenuto ulteriormente, mi fanno fermare il verbale di perquisizione e mi congedano con una frase che non posso dimenticare: “Devi capire che ti sei messo contro Sgarbi, che è stato onorevole e ministro…”.Quando mi ha telefonato Sonia stavo lavorando al computer. come 17 anni fa, quando mi chiamò mia moglie e mi disse che stavano dicendo alla televisione che c'era stato un attentato a Palermo, in Via D'Amelio. Ho provato una sensazione troppo simile a quella di allora.Si, lo so, è una cosa diversa, allora era stato una attentato, un attentato che aveva provocato una strage. Questa volta dicono che è stato un filo scoperto, un filo sul quale sembra che Giuseppe abbia camminato mentre lavorava vicino a un silos pieno di latte. L'autopsia dirà se le cose sono andate come si leggen in questo momento nelle prime notizie di agenzia.Ma io sento un nodo alla gola che non si scioglie. E' morto un ragazzo coraggioso, un ragazzo libero, un ragazzo che aveva il coraggio delle sue idee e le gridava in faccia senza timore anche ad un pregiudicato travestito da sindaco e protetto dalla forza pubblica e dai suoi amici, che hanno preso quel ragazzo a calci e pugni,Questa è la legalità ad Agrigento, essere forti con i deboli e deboli con i forti. ma questo ragazzo non era debole, era più forte di tutti noi, era una ragazzo che aveva il coraggio di fare quello che tutti noi doveremmo fare. Non assistere in silenzio a quello che sta accadendo in Italia, allo scempio della nostra Costituzione, all'assassinio senza spargimeto di sangue di magistrati, alla distruzione della nostra democrezia, ma gridare dovunque la nostra protesta, la nostra rabbia, la nostra voglia di Giustizia.Adesso Giuseppe, grideremo anche per te, te lo promettiamo, e la nostra rabbia diventerà più forte, più forte di tutto, non riusciranno più a fermarci.Fabio
Fabio

martedì 29 aprile 2008

Facciamo attenzione !!

Dal blog di Daniele Martinelli (vedi link amici, a lato):

Tra le lettere pubblicate oggi sul “Giornale” a pagina 42 ce n’è una a firma di una certa Simona Martinelli che chiede leggi per internet perché “bisogna evitare altri danni e impedire che un improvvisato senza professionalità come un comico si alzi una mattina e crei un blog d’informazione senza giornalisti”.
Teniamo alte le antenne e diffondiamo la Rete
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Fabio