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martedì 8 febbraio 2011

Se non ora, quando?

Pubblico l'appello alla mobilitazione delle donne italiane per Domenica 13 febbraio, in tutte le città d'Italia.

"In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.
Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia – hanno costruito la nazione democratica.
Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.
Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.
Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.
L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI CITTA’ ITALIANA"


A Milano la manifestazione si terrà in Piazza Castello, alle 14:30

venerdì 9 luglio 2010

lunedì 22 marzo 2010

Siamo tutti osservatori

"LA DISPERAZIONE più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile. 
E questa disperazione avvolge il mio paese da molto tempo" (Corrado Alvaro).


Non posso non segnalare questa iniziativa, sull'onda dell'intervento di Saviano di ieri, per diventare tutti osservatori alle prossime elezioni regionali. Per controllare, per testimoniare, per reagire.
Trovate qui, sul sito Valigia Blu, tutti i riferimenti per aderire e partecipare

La mia adesione e' incondizionata.


lunedì 8 marzo 2010

Se perdo, si rigioca la partita

E se ... il TAR riammettesse la lista PDL in Lazio, sulla base del Decreto "Salvaliste" di Berlusconi?
E se ... la Bonino vincesse e la Polverini, di conseguenza, perdesse ?
E se ... il governo, scontento di questo risultato, chiedesse al parlamento di non trasformare in legge il DDL Salvaliste entro 60 giorni?
La conseguenza: bisognerebbe rifare le elezioni in Lazio !!

In altre parole: sul voto pende la spada di Damocle del gradimento del risultato: se non piace, si rifà.

Ma vi sembra possibile?


domenica 28 febbraio 2010

Minzolini, Vigorelli: affarucci di Berlusconi


Mentre su FaceBook si ingrandisce a dismisura il gruppo che protesta per le false notizie date dal TG1 sul processo Mills, il controllore di tutte le televisioni nazionali (mister Berlusconi) è preoccupato.
No, non per il gruppo su FB, di quello si fa un baffo.
E' preoccupato perchè c'e' ancora una piccola isoletta televisiva che sfugge al suo controllo: Specchio, specchio delle mie brame, chi non fa parte del mio reame? e lo specchio fedele pronuncia: La7 di Telecom!

Detto - fatto: prende uno dei suoi fedelissimi e lo piazza, in men che non si dica, sullo scranno piu' strategico di Telecom: la direzione di Telecom Italia Media Broadcasting, cioe' la società che controlla le frequenze ed i ripetitori delle emittenti Telecom (La7 e MTV). Il fortunato prescelto e' Pietro Vigorelli, una carriera a servizio di Mediaset (e di Berlusconi).

Costui, il giorno della vittoria di Berlusconi alle elezioni del 1994, correva esultante per i corridoi di Saxa Rubra (sede RAI, presso cui lavorava allora) avvolto in un una bandiera di Forza Italia. Nel 1997 lascia la RAI e entra in Mediaset, dove ricopre vari incarichi, ultimo dei quali la vicedirezione di Canale 5.
Rimasto escluso dai giri di poltrone RAI nelle ultime nomine governative, viene ora ripescato per stabilire una testa di ponte in Telecom, società che, a piccoli passi e grazie ad accordi limitati ma significativi, sta lentamente entrando a far parte della galassia RAISET.

Quindi, niente da stupirsi se tra un po' anche il telegiornale di La7 comincera' a diffondere il verbo unico di regime.
E tutti vissero felici e contenti.


domenica 22 novembre 2009

Report e lo strapotere dei partiti: che fare?

Preannunciando l'inizio di Report, questa sera, Fabio Fazio ha detto: "una delle poche trasmissioni per cui paghiamo volentieri il canone RAI".
Niente di piu' giusto: la puntata di Report di stasera e' stata illuminante e istruttiva. Ha messo in fila concetti e fatti, in gran parte noti, dando un quadro, a mio avviso, estremamente preoccupante del deficit di democrazia di cui soffre il nostro Paese.

Il tema della serata era il potere ed il bilanciamento tra i poteri, come espressione e garanzia della democrazia. Ricapitolo i tre punti critici principali, quelli per cui nel nostro Paese la democrazia e' in gravissimo pericolo, rimandandovi possibilmente alle registrazioni, se avete perso la puntata.

1. La legge elettorale: i cittadini sono stati privati della possibilita' di scegliere le persone, di esprimere la preferenza. Quindi, gli elettori scelgono il partito, mentre il partito sceglie chi sara' eletto e chi no. di conseguenza, ogni eletto, depuitato o senatore che sia, deve ringraziare non tanto gli elettori, quanto il capo del suo partito, il solo che lo ha scelto effettivamente.

2. le continue richieste di fiducia: ogni discussione, ogni modifica, ogni emendamento viene eliminato, quando il governo chiede la fiducia su un provvedimento, una proposta di legge. Il voto diventa palese, quindi, essendo ogni deputato e senatore tenuto al guinzaglio dal suo capo-partito, non c'e' modo di votare in maniera difforme da quanto chiesto dal partito, cioe' dal governo. In questo modo, il governo si sostituisce al parlamento, determinando quali sono le leggi da votare e come devono essere fatte, frutto quasi sempre di accordi fatti in altre sedi tra i partiti di maggioranza.

3. Il Parlamento, ed in particolare l'opposizione, hanno perso quindi la loro funzione: l'ordine del giorno lo decide la maggioranza, le leggi devono avere la copertura finanziaria, che viene garantita solo per i progetti di legge del governo, non si puo' discutere nel merito dei provvedimenti legislativi, perche' ogni modifica viene impedita dalla richiesta di fiducia. Quindi, l'opposizione non ha modo di fare alcuna proposta di legge, in quanto regolarmente respinta dalla maggioranza. In Parlamento arriva solo cio' che viene deciso dal governo (infatti, l'80% delle leggi approvate sono di iniziativa governativa), inoltre, vengono fatti passare provvedimenti eterogenei, fatti di articoli che non c'entrano niente uno con l'altro: solo come esempi recenti, la privatizzazione dell'acqua (non necessariamente urgente) e' stata messa col decreto di attuazione delle norme europee (magari piu' urgente); il reato di clandestinita' (che avrebbe meritato discussione e ragionamenti specifici) infilato nel decreto sicurezza. E cosi' via.

Ma vi pare che funzioni una democrazia fatta cosi'? quella che viene sbandierata come l'investitura popolare per questo governo, in realta' non e' stata altro che un assegno in bianco, fiducia ottenuta carpendo la buona fede, anzi direi meglio, la dabbenaggine del popolo, infinocchiato dai martellamenti ad arte dei mezzi di comunicazione principali, saldamente nelle mani di Berlusconi.

A questo punto, che fare? in realtà le modifiche da apportare al sistema mi sembrano evidenti, ma il problema e': come richiederle? come attuarle? il problema in realta' e' lo strapotere dei partiti, che non si piegheranno certo al volere o al bene dei cittadini.
Ma una soluzione la dobbiamo trovare, e in fretta, prima che il nostro Paese venga travolto dalla sete di potere di chi lo governa.

mercoledì 18 novembre 2009

Bambini affamati e cani senza coda

Devo ammettere che mi e' particolarmente difficile scrivere qualcosa, stasera.
Non perchè manchino gli spunti o il materiale, ma solo perchè lo sconforto ha ormai raggiunto un livello quasi insormontabile.
Ma non vi sentite anche voi vittime di continua ingiustizia?
Non passa giorno che il nostro governo non ci prenda a schiaffi, non si prenda beffe di noi, cittadini di questo Paese.

Solo per restare nelle ultime settimane: non bastava introdurre lo scudo fiscale, che regala l'immunità ad evasori e trafficanti.
Non bastava la proposta di cancellare la stragrande maggioranza dei processi, mandando a casa completamente perdonati i ladri e i delinquenti e sbeffeggiando le vittime di quei reati, che non potranno mai piu' ottenere giustizia.
Poi la finanziaria, con tutte le sue contraddizioni e i provvedimenti improvvisati, come fossero estratti a caso dal cappello del mago.
Ora la questione dell'acqua privata, strappata al Parlamento e blindata con la richiesta di fiducia, impedendo qualsiasi dibattito.

Io mi metto nei panni di un giovane, un ragazzo o una ragazza che si affaccia in questi anni al panorama politico, pieno di speranze e di ideali: che cosa puo' pensare, che sentimenti potrà nutrire verso un modo di fare politica basato sull'interesse personale spudorato e la menzogna fatta unica regola di convivenza?
Berlusconi e il suo governo, con il loro comportamento, con le leggi che hanno fatto e stanno facendo, hanno la grave responsabilità di aver rubato la speranza alle nuove generazioni di questo Paese, di aver tarpato le loro ali, di avergli impedito di credere nella possibilità di realizzare un mondo piu' giusto, piu' onesto.

Un Parlamento che dedica mezz'ora al convegno della FAO e ai gravi problemi della nutrizione e della fame del mondo, mentre sbatte via due giorni di discussione sulla coda dei cani, senza riuscire nemmeno a trovare un accordo, ma che Parlamento e'? quali valori, quali priorità comunica ai suoi cittadini?

Penso siate d'accordo con me che la desolazione sia totale e che etica e giustizia abbiano ceduto definitivamente il passo all'imbroglio, alla stupidità ed alla sopraffazione.


sabato 14 novembre 2009

Pubblico l'appello di Roberto Saviano al presidente del consiglio


Condivido in pieno l'appello di Roberto Saviano a Berlusconi. Per questo l'ho firmato (qui) e per questo lo pubblico.
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SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO


sabato 5 settembre 2009

Se potessi me ne andrei

E' passato molto tempo, quasi due mesi, dall'ultimo post.
Non e' stata colpa delle ferie, o dell'impossibilità a collegarmi, o della mancanza di tempo.
E' solo perchè lo scoramento è forte, delusione e senso di impotenza sono alle stelle.

Mi riferisco naturalmente agli avvenimenti della sfera politica e sociale del nostro Paese. Gli ultimi mesi sono stati un crescendo di eventi nefasti: dopo la vittoria del PDL, il lodo Alfano, le leggi sulla sicurezza, sull'immigrazione, la riforma Gelmini, i provvedimenti anticrisi, le Elezioni Europee e amministrative, il referendum elettorale, papi, gli outing leghisti, le minacce alla libertà di informazione. Sempre piu' questo è il Paese di "nani e ballerine", come diceva Guccini. Nani non di statura (anche ...), ma soprattutto di livello morale, di statura culturale. E ballerine, vogliose di mostrare tette e chiappe, carne fresca per il mercato mediatico.

Non è Berlusconi che mi fa ribrezzo (come propone un gruppo su FB), e' l'Italia che non mi piace più, l'Italia che vota e sostiene questi partiti di governo, l'Italia che passa il suo tempo davanti al televisore, bevendosi tutto come oro colato, l'Italia che vota Lega perchè così gli immigrati spariscono, l'Italia che non accetta i diversi, i Rom, i neri, i gay e li vorrebbe eliminare.

Se potessi me ne andrei da questo Paese: basta, via, che ci faccio con questa gente?
So per certo che questo scoramento è comune a tanti, persone intelligenti, istruite, che hanno nutrito grandi speranze di cambiamento: speranze riposte nei partiti di opposizione (per un rinnovamento soprattutto dei metodi e dei processi decisionali interni), nell'esito del referendum (come unica possibilità di iniziare una nuova stagione di riforme), nella Chiesa, con una presa di posizione forte e chiara a favore della giustizia e dell'etica politica.
Niente di tutto questo, ogni speranza si è spenta nel giro di qualche settimana.
Quindi non fara' differenza che vinca Franceschini o Bersani, che Grillo fondi il suo Movimento di Liberazione o meno, che Bagnasco difenda Boffo o attacchi Feltri. Non cambierà nulla, si continuerà a scivolare verso il fondo, ammesso che non l'abbiamo già raggiunto.

Forse, in qualche palazzo della capitale, o in qualche villa marina o brianzola, qualcuno sta brindando al successo: la rinascita democratica è fatta, mission accomplished: grande uomo quel Gelli, aveva visto giusto.

martedì 14 luglio 2009

DIRITTO ALLA RETE


Questo blog aderisce allo sciopero dei blog, indetto per il 14 luglio per protestare contro il DDL Alfano sulle Intercettazioni, che limita la liberta' dei bloggers.
Vai al link della campagna: qui

mercoledì 3 giugno 2009

20 anni fa: piazza Tian'anmen




Nella notte tra il 3 ed il 4 giugno 1989 (esattamente 20 anni fa), le autorita’ cinesi sopprimevano nel sangue, con l’uso dei carri armati, la protesta degli studenti e dei giovani cinesi, in piazza Tienanmen, a Pechino. finiva cosi, con la morte di decine, di centinaia di giovani, una settimana di protesta, per chiedere liberta’ e democrazia.

Apparentemente quei ragazzi sono morti inutilmente, il regime cinese e’ ancora li’ al suo posto, piu’ duro e forte che mai.
Ma in tutto il mondo il loro grido di liberta’ e’ ancora vivo, non e’ stato dimenticato, non sara’ mai dimenticato.
La censura cinese continua a bloccare l’accesso a Internet ed ai siti piu’diffusi nel resto del mondo: FB, Twitter, YouTube ed i piu’ importanti siti di bloggers. Anche questo nostro blog non e’ visibile in Cina (l’ho sperimentato di persona).

Pubblico qui alcune foto che ho fatto io stesso, l’inverno scorso. Ho voluto visitare la piazza Tienanmen per vedere con i miei occhi il luogo in cui si e’ svolto quell’orribile massacro, dopo quei giorni che per tutti, anche per me, avevano rappresentato un momento di grande speranza.
La piazza e’ completamente transennata, vi si accede solo passando attraverso severi controlli di polizia, metal detector, ispezioni di borse e zaini.

Ma da quella piazza non riusciranno mai a tener fuori la memoria di quei giorni e la speranza che tutto cio’ non sia accaduto invano, che un giorno, non lontano, chiunque possa entrarvi liberamente e liberamente esprimere le proprie opinioni.

martedì 19 maggio 2009

Berlusconi si deve dimettere!

Non ci sono vie di mezzo, non ci sono scuse, non c’e’ piu’ spazio per le mezze verita’ e per le smentite: la sentenza del processo Mills dice inequivocabilmente che Berlusconi ha corrotto Mills per non farsi condannare.

In un paese serio, se Berlusconi fosse una persona seria, se ne sarebbe gia’ andato, altro che Lodo Alfano, altro che “giustizia ad orologeria”.

E se non bastasse questo, basterebbe il silenzio sulle 10 domande di Repubblica, che erano nella testa di tutti gli italiani seri, dopo dichiarazioni e smentite dei vari attori della vicenda Noemi Letizia.

Berlusconi sta tentando in tutti i modi di resistere, di proteggersi, continuando a smentire anche la realta’. Basta, se ne deve andare, si deve dimettere: l’Italia e’ stanca di questo teatro, e’ stanca di essere derisa da tutto il mondo per colpa di Berlusconi.

Se Berlusconi avesse veramente a cuore l’Italia e gli Italiani, se ne sarebbe gia’ andato. Chiediamo tutti insieme, a gran voce, le dimissioni di Berlusconi.

martedì 12 maggio 2009

Referendum: lettera di Guzzetta agli elettori del centro-sinistra


Pubblico una lettera aperta scritta da Giovanni Guzzetta, Presidente del Comitato per il referendum elettorale, per spiegare le ragioni del SI agli elettori del centro sinistra
Fabio
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Care elettrici e cari elettori del centrosinistra,
sul referendum del 21 giugno ci sono, legittimamente, posizioni diverse. Soprattutto dopo l’annuncio del Presidente Berlusconi che voterà sì. Esse confermano la natura trasversale del movimento referendario. Sono differenze di merito, non legate all’appartenenza di schieramento, ma al merito della questione. Con moltissimi di voi nel 2007 abbiamo raccolto le firme dietro ai banchetti. E’ stato un momento di grande coinvolgimento civile, che ci ha consentito di raggiungere la quota di sottoscrizioni 820.916.
L’Italia ha bisogno di riforme. In particolare di riforme istituzionali che siano la precondizione perché la politica offra soluzioni effettive ai problemi del Paese. Oggi, invece, la politica è ancora troppo occupata nelle migliaia di beghe legate ai microinteressi di partito, se non di corrente, all’interno dei partiti. Oggi la politica è inconcludente e ciò che riesce a fare è frutto della pressione dell’emergenza. E lo fa con gli strumenti dell’emergenza. Il Parlamento è uno spettatore inerme e, sostanzialmente, non esercita più né la funzione legislativa né quella di controllo. L’opposizione, quale che essa sia, non ha strumenti adeguati di vigilanza. I dibattiti sono delle stanche liturgie.
In questi anni il nostro sistema politico è cambiato. Sono nati due grandi partiti che al momento raccolgono più del 70 % dei consensi degli elettori. Le altre minoranze sono garantite tanto quanto nelle altre democrazie avanzate.
Siamo sulla buona strada. Molto c’è ancora da fare. A cominciare dalla democrazia interna ai partiti.
A nostro modo di vedere, i problemi istituzionali sono fondamentalmente due. I governi di coalizione e la totale privazione dei cittadini del potere di scegliere le persone. Sulla scheda elettorale non troviamo nessun nome, ma soltanto simboli di partiti coalizzati tra di loro.
I governi di coalizione sono un male perché assegnano ai partiti, anche minuscoli, che li compongono, il potere di ricattare il resto della maggioranza. Lo abbiamo visto in modo drammatico con il governo Prodi della scorsa legislatura. Lo vediamo oggi nei rapporti conflittuali tra lega e PDL. E, con l’approssimarsi delle elezioni, sarà sempre peggio. Perché ogni partito pur nella stessa coalizione correrà per sé, contro i suoi stessi alleati. Una situazione assurda.
Che il Parlamento sia fatto di nominati è uno scandalo talmente grande che non abbisogna di molte parole. Basta una domanda: se i parlamentari non rispondono ai cittadini, ma alle cinque o sei persone che li hanno nominati, perché mai dovrebbero fare gli interessi dei cittadini?
In questo sistema trionfano i partiti. Ma partiti di fatto irresponsabili, in cui i vizi prevalgono sulle virtù. Che pensano alle rendite di posizione, più che ad offrire una visione per il paese.
C’è una lunga tradizione di governi di coalizione in Italia fin dall’unità d’Italia. Le più importanti personalità dell’Assemblea costituente, nell’immaginare l’organizzazione dello Stato, si rammaricavano di questa circostanza pur riconoscendone, in quel momento, l’ineluttabilità. Parlo di uomini come Mortati, Calamandrei, Einaudi, Moro, Ruini, Ambrosini, Tosato e tanti altri.
Costantino Mortati ad esempio si doleva che in Italia non potesse essere introdotto un sistema di tipo inglese, “perché mancano in Italia i presupposti necessari per un buon funzionamento di un tal regime (manca la dualità di partiti; manca la disciplina di partito) e il popolo non potrebbe fare designazioni nette che orientassero nella scelta del Governo”. E Calamandrei individuava così il problema dell’Italia: ”come si fa a far funzionare una democrazia che non possa contare sul sistema dei due partiti, che, in Italia, in questo momento non esiste e che ancora per qualche tempo non esisterà, ma che deve invece funzionare sfruttando o attenuando gli inconvenienti di quella di pluralità dei partiti la quale non può governare altro che attraverso un governo di coalizione?” Perché, aggiungeva, “E’ il governo di coalizione che non ha coesione, che si frantuma”. E come dargli torto guardando all’instabilità, alla lentezza, ai mercanteggiamenti continui della politica.
Oggi noi siamo a un passo dal realizzare quel sogno che i costituenti dovettero per necessità abbandonare. Il sogno di una democrazia semplice, nella quale, fatta salva la rappresentanza delle minoranze, la competizione si svolga tra due grandi partiti. Un sistema nel quale gli elettori scelgano una persona, un partito e un Premier.
Il referendum è stato promosso con questo obiettivo: adeguare le istituzioni ad una spinta che esiste già nella società. E’ questo ciò che gli italiani nella stragrande maggioranza vogliono, e lo hanno dimostrato in ogni occasione, quando hanno urlato la loro richiesta di unità negli schieramenti. Altro che bipartitismo coatto!
I tanti benpensanti immobilisti della nostra politica oggi paventano il rischio di un esito che incoronerebbe Berlusconi imperatore. Facendo finta di non sapere che l’attuale legge, così com’è, già prevede che il partito di Berlusconi, come qualunque altro, potrebbe già andare da solo.
Non so se Berlusconi abbia bisogno del referendum. Certamente ne ha bisogno quel centrosinistra, che negli ultimi cent’anni ha coltivato la malattia del frazionismo e dello scissionismo più di chiunque altro.
Constatare, dopo la batosta delle ultime elezioni politiche, che la sinistra del PD è riuscita nuovamente a dividersi pure per le europee, la dice lunga sulla gravità del male.
I tanti autorevoli sostenitori del referendum nel centrosinistra e nel centrodestra dimostrano come questo movimento non sia nato per favorire qualcuno, ma per propiziare quel cambiamento di cui l’Italia ha gran bisogno. Ma ve li immaginate Obama o Gordon Brown che andassero di fronte al paese dicendo che la politica che vogliono realizzare è loro impedita da un alleato dell’uno o dell’otto per cento?
Dico a voi, così come ho detto agli italiani di ogni schieramento: non fatevi convincere da chi profetizza imminenti dittature, soltanto per conservare lo status quo. Non fatevi travolgere dalla “sindrome dei perdenti” di chi dice che con il maggioritario il centrosinistra non andrà mai al governo. E allora tanto vale adoperarsi per un sistema elettorale in cui nessuno può vincere, così poi tutto si rinvia al mercato sulla formazione dei governi in Parlamento.
Coltivate anche voi l’ambizione che le vostre idee non rimangano pura testimonianza, ma si trasformino in soluzioni di governo, scelte dai cittadini e liberate dal ricatto dei nanetti-parassiti. Così come avviene nelle grandi democrazie dell’alternanza. L’Italia si merita di più dei profeti di sventura, interessati a sopravvivere gestendo l’esistente.
Giovanni Guzzetta

venerdì 1 maggio 2009

I rischi del Referendum

La data del referendum elettorale e’ stata fissata per il 21 giugno: e’ mancato il coraggio di fissarlo al 6-7 giugno, assieme alle Europee (troppo esplicito il ricatto della Lega di far cadere il governo), e’ mancato anche il coraggio, giustamente, di fissarlo il 14 (gli italiani non avrebbero capito lo spreco). E cosi’, come quasi sempre accade (anche nelle migliori famiglie, ahime’), si sceglie la splendida via di mezzo, ennesimo esempio di cerchiobottismo (un colpo alla botte, un colpo al cerchio).

Ora, a tutti quegli italiani che non saranno chiamati a votare per i ballottaggi, si porra’ il problema se partecipare o meno al referendum e poi, a tutti, se votare SI o NO ai tre quesiti.

La legge elettorale che uscira’ dal referendum, se passeranno i SI, non sara’ una buona legge.
Si correranno dei rischi: la dittatura della maggioranza, il potere assoluto del nano, un’Italia definitivamente consegnata nelle mani di un partito-azienda al comando di una sola persona, dove la parola “liberta’” e’ solo un abbellimento estetico con finalita’ pubblicitarie.

E’ evidente che potrebbe essere conveniente, per Berlusconi, all’indomani della vittoria dei SI, andare immediatamente ad elezioni anticipate, vincendo in splendida solitudine e scrollandosi di dosso anche i ricatti della Lega.
Do’ per scontato che non ci saranno colpi di mano, in caso di vittoria dei SI, da parte di Berlusconi, tipo colpo di stato strisciante, abolizione della democrazia o modifica dei principi fondamentali della costituzione, cosa per altro da dimostrare (se succedesse questo sarebbe tutto un altro paio d maniche), pero’ siamo sicuri che questa situazione possibile con la vittoria del SI sarebbe peggiore di cio’ che sta avvenendo adesso?

Certo, potrebbe accadere che un partito con il 25% dei voti ottiene la maggioranza assoluta, ma oggi, di fatto, per come stanno le cose, un partito con l’8% dei voti (la Lega) sta determinando le scelte di questo governo. Nel nuovo sistema, invece, chi vincera’ si prendera’ in toto la responsabilita’ dell’azione di governo e se, come in questi giorni, sara’ tutt’altro che entusiasmante ed efficace, non potra’ incolpare altri dell’impossibilita’ di governare e di decidere, si presentera’ ai cittadini con i risultati che sara’ riuscito a portare a casa.
E i cittadini sceglieranno se continuare o se cambiare manovratore.

In questi giorni, si sta facendo strada nel PD la tentazione di tenere le cose come stanno: meglio il solito consociativismo piuttosto che il PdL da solo al governo. Mi sembra un atteggiamento da irresponsabili, la solita paura di vincere, di prendersi le responsabilita’ di guidare ora l’opposizione, domani, spero, il governo.
Il PD deve rendersi conto che, rappresentando oggi il maggior partito di opposizione, dovrebbe diventare, nel tempo, l’alternativa all’attuale governo, aprendosi e aggregando in se’ tutte le componenti oggi (come ieri) disperse in una pletora di gruppuscoli inconcludenti, anche se portatori, ciascuno, di un pezzetto di verita’.
Credo che sia proprio del PD la responsabilita’ di cominciare una nuova politica, nella scelta dei candidati (attraverso primarie aperte anche a persone non strettamente appartenenti al partito), nella linea politica (che cerchi di ascoltare anche le esigenze di altre formazioni di sinistra), nei gesti concreti della politica locale e nazionale (favorendo la democrazia in primo luogo al suo interno).

Da questo referendum deve partire la rinascita della politica in Italia.

Abbiamo bisogno di crescere e quindi di pensare a come sara’ l’Italia domani, dobbiamo riuscire a vedere un futuro senza Berlusconi e quindi a ragionare semplicemente in termini di funzionamento dello Stato e di bene per tutti i cittadini. Il 21 giugno deve essere l’inizio di questo cammino.

Se vogliamo che il berlusconismo finisca, cominciamo a pensare con che cosa vogliamo sostituirlo: e’ il primo passo per mettere la parola fine a questi anni di liberta’ vigilata.

mercoledì 22 aprile 2009

Niente battute sull'imperatore ...

E’ proprio vero che di questi tempi non manca il materiale per i nostri blogs …

Ecco qui cosa succede in RAI quando qualcuno prova a fare una battuta, piu’ o meno sarcastica, sul capo: parte immediatamente l’ordine di recuparare, rispondere, nascondere, aggiustare…

Tutti sono pronti e allenati, dal capo all’ultima valletta, l’importante e’ che certe scene incresciose non si vedano o non restino impunite.

E’ per questo che ho vietato al mio televisore di sintonizzarsi su RAI UNO … in realta’ ormai di canali me ne sono rimasti pochi …

martedì 21 aprile 2009

La Russa non sa quel che dice, ma anche Franceschini qualche volta farebbe meglio a tacere …

Io non riesco a capire perche’ ogni anno si debba litigare sul significato e sulla partecipazione alla ricorrenza del 25 aprile.

L’Italia era o non era sotto il dominio tedesco, che, all’indomani dell’8 settembre 1943, da alleato era diventato il nemico occupante? Reduce da un ventennio di dittatura fascista, occupata dai carri armati tedeschi, l’Italia non era piu’ un paese libero. E giustamente gli italiani migliori, piu’ coraggiosi e idealisti (e fa niente se erano rossi, bianchi, verdi o gialli) presero in mano il loro destino ed il loro paese e combatterono e diedero la vita per liberarlo, un metro alla volta, un giorno alla volta.

Questo dice la Storia. Se La Russa afferma una cosa diversa (”I partigiani rossi meritano rispetto, ma non possono essere celebrati come portatori di libertà“) dice una stronzata. Punto. E quindi non merita di essere ne’ un rappresentante di questa Italia, ne’ tanto meno, un ministro di questa Repubblica. Percio’ farebbe bene innanzi tutto a smentire e poi ad andarsene.

Detto questo, non posso evitare anche un commento sull’errore strategico di Franceschini: come altre volte, il PD sta facendo di tutto per cacciarsi nei pasticci, per mostrare il fianco e farsi colpire stupidamente.

Mi riferisco all’invito fatto a Berlusconi di partecipare alla manifestazione di Milano proprio per il 25 Aprile. Ora, io dico, puo’ il segretario (putativo) di un partito che mira a diventare partito di governo, cadere in un errore cosi’ palese? Berlusconi, che invece e’ piu’ scaltro e spregiudicato, ne approfittera’ immediatamente: verra’ a Milano (o in qualunque altro posto), sara’ subissato dai fischi dalla parte piu’ radicale e intransigente della sinistra, e poi per 4 settimane non fara’ altro che ripetere, in tutte le trasmissioni televisive d’Italia, in piena campagna elettorale, che lui e’ vittima dei comunisti, lui cosi’ buono e volonteroso, cosi’ attivo e accondiscendente.

E, dopo la vetrina del terremoto, via con altri 4 punti di gradimento messi in cascina.

Alla fine del 2007, era stato Veltroni a tendere la mano a Berlusconi per toglierlo dall’angolo in cui l’avevano costretto i suoi stessi alleati. Ora, Franceschini gli porge su un piatto d’argento un’occasione di pubblicita’ gratuita e spettacolare.

Ma quando avremo un leader che fara’ il bene del centro sinistra e non dell’altra parte?


mercoledì 15 aprile 2009

La lapide della libera informazione e’ sempre abbellita da fiori freschi


Vauro, vignettista di Anno zero, e’ stato allontanato: tagliato il suo contratto, praticamente cacciato.

E’ la prima conseguenza dopo le polemiche scatenate dalla trasmissione di giovedi scorso, quando Santoro aveva osato far vedere luci ed ombre della Protezione Civile e della macchina dei soccorsi in Abruzzo.

Sara’ uno dei “provvedimenti forti” minacciati da Berlusconi una settimana fa? puo’ essere. Di sicuro le voci fuori dal coro non sono contemplate dalla nuova impostazione che sta prendendo forma per l’informazione di governo, anzi, di regime.
In arrivo poi le nuove nomine dei direttori di testata: Belpietro arrivera’ al TG1 RAI, oppure, come riportano le ultime voci, al TG5. Mimun, altro fido scudiero della maggioranza benpensante si prendera’ qualcosa anche lui. E via dicendo.

Ancora una volta, non ci resta che rivolgerci alla rete, che sola ormai garantisce un minimo di liberta’, almeno finche’ non verra’ definitivamente zittita. E per fortuna sulla rete si possono ancora leggere notizie e commenti che non avremo mai modo di ascoltare dalle TV, pubbliche o private che siano.
Vi segnalo ad esempio questo articolo di Tana de Zulueta sul The Guardian (spero che l’inglese non sia un problema). Per ben rappresentare quale grado di liberta’ sia ancora possibile per la stampa in Italia, tra le altre cose, Tana scrive: “meta’ dei giornalisti in Italia lavora per Berlusconi, metre l’altra meta’ sa bene che un giorno potrebbe farlo“.

Quindi, come altre volte, vi do’ il mio consiglio (a costo di essere noioso): spegnete la TV e andate a fare una passeggiata (o al massimo collegatevi a Internet e girate un po’ il mondo).

domenica 12 aprile 2009

Ecco il link promesso: a proposito di regime … e di sciacalli

Nel post qui sotto, Sciacalli vicini e lontani, vi avevo promesso il link alla puntata di Matrix in cui chi si lamentava dell’efficienza dei soccorsi e’ stato immediatamente tagliato.

Andate qui e partite dal minuto 30:00. Dopo appena 30 secondi, il collegamento con Paganica viene interrotto e si da’ subito la parola al rappresentante della Protezione Civile per dare la giustificazione.

E’ evidente da questo documento come ogni critica, ogni voce contraria debba essere bandita, zittita, non si deve sentire, deve sparire, per non oscurare la fulgida luce dell’imperatore.

La polemica di oggi sulla trasmissione di Santoro di giovedi scorso, che aveva messo in luce tutta una serie di problemi, e’ un chiaro esempio di come la comunicazione in questo paese sia sempre piu’ sotto il diretto controllo del governo e chi non si allinea viene condannato.

Se non e’ regime questo …

giovedì 19 marzo 2009

La Lega e’ contro l’interesse dei cittadini

Appare chiaro dall’intervento di Maroni, durante il ‘question time’ di ieri, che anche alla Lega Nord non frega nulla dell’interesse dei cittadini.
Infatti, Maroni dice che non ci pensa nemmeno ad accorpare il Referendum nell’election day del 6-7 giugno.

Ecco quindi che 400 milioni di Euro prendono il volo e vengono bruciati solo perche’, se al referendum vincesse il SI, la Lega sarebbe costretta a fondersi con il PDL, se vuole veramente continuare a contare qualcosa.

In questo momento di crisi nera, in cui la gente perde il lavoro, non riesce a pagare il mutuo, non riesce ad arrivare a fine mese, i leghisti vogliono sperperare i soldi di tutti per i loro miseri interessi personali.

Mi auguro che gli italiani sensati, e ce ne sono molti, per fortuna, se ne ricordino, quando sara’ il momento di scegliere chi li deve rappresentare.

Intanto, lunedi 23 marzo, Giovanni Guzzetta e Mario Segni, rappresentanti del Comitato per i Referendum, saranno a Pontida, per chiedere al popolo leghista, in questo luogo considerato il simbolo della Lega, da che parte stia veramente: con il resto dei cittadini italiani o con quella classe politica miope e sprecona che si permette di prenderli a schiaffi cosi’ spudoratamente?