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martedì 14 dicembre 2010

Anche Veltroni e Di Pietro dovrebbero dare le dimissioni

E' facile, in momenti come questo, farsi prendere dallo scoramento.
Molti, forse tutti noi, ci aspettavamo che la data odierna, 14 dicembre, segnasse la fine dell'era berlusconiana, conseguenza e nello stesso tempo causa del marciume che invade l'Italia in questi ultimi tempi. Lo speravamo, anche se avevamo quasi il timore di ammetterlo.
Ed infatti, non è successo. Dopo la diaspora dei finiani, la contro-diaspora dei finiani pentiti, che di fatto hanno riportato in bilico la conta.

Ma la vera goccia, che ha fatto traboccare il famoso vaso, sono stati i tre "transfughi" che, abbandonando le fila di quella che era, ad inizio legislatura, l'opposizione, hanno determinato la vittoria, pur risicata, dei "fiduciosi". Sto parlando di Calearo e Cesario (ex-PD) e di Scilipoti, eletto nelle fila dipietriste. Auto definendosi "movimento di responsabilità", hanno votato la fiducia a Berlusconi e si sono fiondati (cosi' dicono le cronache) nell'ufficio del premier subito dopo il voto. Per incassare il premio, probabilmente.
Non voglio spendere piu' di tante parole su tali figuri, in fin dei conti mercenari e prezzolati sono sempre esistiti e anche costoro non finiranno certo nei testi di storia come eroi del ventunesimo secolo.
Vorrei invece soffermarmi un attimo su qualcun altro, su chi ha scelto questi personaggi, li ha inseriti in lista, in una posizione tale da garantirne l'elezione. Mi riferisco a Veltroni, segretario del PD nel 2008, che ha personalmente candidato Calearo come capo lista nel nord-est e Cesario in Campania, e a Di Pietro, che ha scelto e approvato il nome di Scilipoti.

Loro sono i veri responsabili, loro sono le acute menti che hanno saputo valutare la coerenza, la convinzione, le potenzialità di questi uomini probi, loro hanno avuto l'intuito di consegnare un seggio parlamentare, la rappresentanza di decine di migliaia di cittadini onesti e in buonafede a personaggi dal profilo alto e dalla incrollabile coerenza. Grazie anche ad una legge elettorale che mette tutta la responsibilità della scelta dei parlamentari nelle mani dei segretari di partito, sottraendola ai cittadini elettori.

Ebbene, io credo che Veltroni e Di Pietro dovrebbero dare una spiegazione, dovrebbero giustificare le loro scelte e ammettere i loro errori politici, dimostrando che, almeno loro, sono uomini degni di essere chiamati tali. Nell'unico modo possibile: rassegnando le dimissioni e sparendo dalla scena pubblica per sempre.
Non si puo' sempre incolpare Berlusconi di tutti i mali, anche l'insipienza e gli errori di chi sta dall'altra parte sono almeno corresponsabili del fallimento della Politica e dell'Etica nel nostro Paese.
Siate seri, chiedete scusa e andatevene. Per il nostro bene e per il vostro.

giovedì 19 agosto 2010

Una proposta dirompente: primarie anche per la Camera ed il Senato

Interrompo il silenzio "vacanziero" del mio blog per rilanciare una proposta che ho raccolto nella rete e che mi pare quanto mai sensata.
Stiamo vivendo un momento di grande incertezza, in cui non si sa come andrà a finire tra pochi mesi: si voterà subito, con l'attuale legge elettorale definita "porcata" da chi l'ha strenuamente voluta, oppure avremo un governo di transizione con l'obiettivo di fare una nuova legge per scegliere il nuovo parlamento?
Credo che questa seconda possibilità sia veramente improbabile, proprio perchè sarà difficile unire tutte le opposizioni, con l'aggiunta dai finiani, sotto un unico cappello e soprattutto metterli d'accordo attorno ad un'unica proposta di legge elettorale, che vada bene per tutti.
Percio', penso che un partito minimamente serio dovrebbe cominciare a mettere in cantiere autonomamente quei meccanismi per la scelta dei propri candidati che garantiscano la volontà dei cittadini, dei suoi elettori e che con l'attuale legge elettorale vengono assolutamente disattesi.
Percio', la proposta che ho trovato in un gruppo di discussione in Facebook (un gruppo per un nuovo PD, gruppo al quale vi invito caldamente ad iscrivervi ed a partecipare) mi pare quanto mai azzeccata: il PD (e magari tutto il centrosinistra unito) faccia le primarie non solo per il candidato premier, ma anche per scegliere i singoli candidati da inserire nelle liste per la Camera e per il Senato.
Credo che un'azione di questo tipo avrebbe un impatto dirompente sulla disaffezione imperante che circola ormai con chiara evidenza in tutto l'insieme degli elettori e, forse piu' marcatamente, negli elettori del centro sinistra.
In realtà l'idea non è nuova, sarà attuata, come è avvenuto per le elezioni regionali, dal Movimento 5 Stelle, ideato da Beppe Grillo: le persone da candidare nelle liste del movimento vengono scelte attraverso votazioni effettuate in Internet, previa auto-presentazione dei candidati con brevi video o interviste. Mi pare un'ottima pratica e non capisco perchè partiti che vogliono presentarsi come "democratici" e vicini alla gente abbiano tante remore nel "copiarla".
Le Primarie per Camera e Senato darebbero ai cittadini quella possibilità di scelta dei candidati che al momento viene loro preclusa e lasciata solo ai capi partito. Rompere questo meccanismo, voluto dalle destre per avere la certezza della vittoria, restituendo di nuovo ai cittadini la parola e la scelta dai candidati sarebbe veramente una novità nel panorama politico attuale, ormai dominato da pochi oligarchi di dubbie capacità e privi di ogni valore etico.
Andare contro corrente, aggirare le leggi insane con atti di coraggio, rimettendo il potere nelle mani dei cittadini, potrebbe essere quel segnale di novità, di rinnovamento, di risveglio che tutti, nel centro sinistra e non solo, oggi si aspettano dagli asfittici partiti nazionali.
Chiediamo semplicemente un atto di coraggio a chi si propone come guida politica del Paese per i prossimi anni: non deludeteci, potrebbe essere la vostra ultima occasione

venerdì 18 giugno 2010

Opposizione: "ha da passa' 'a nuttata"

Il periodico sondaggio pubblicato da Repubblica sul gradimento di governo e partiti, ancora una volta mostra una situazione che dovrebbe far pensare molti. Non escludo che chi di dovere lo stia facendo, di certo non ne abbiamo ancora le prove e i risultati.
A fronte di una sostanziale stabilità di governo, premier e partiti di maggioranza, anche se ai livelli piu' bassi degli ultimi due anni, quello che, a mio avviso è preoccupante, è il calo, limitato ma evidente, innegabile e costante, dei partiti di opposizione. Tutti: PD, IDV e UDC.
Forse il controllo pressochè totale dei mezzi di informazione, da parte di Berlusconi, sta dando i suoi frutti, al punto che l'immagine dell'opposizione presentata dai media è cosi' poco significativa che la gente comincia a prenderla per vera.
Pero', non mancando le fonti di informazione alternative, prima di tutte le rete, e soprattutto a fronte delle nefandezze che questo governo sta portando avanti, mi sarei aspettato un consolidamento di una certa parte dell'opinione pubblica attorno ai partiti che cercano di contrastare tali azioni, anche perchè si sa che quando la situazione si fa piu' grave, di solito, le file si serrano e aumenta la compattezza di chi cerca di opporsi al potere che spadroneggia.
Invece, niente. Segno che la sfiducia e la delusione ormai la fanno da padroni.
Il PD è uscito dalle Regionali con le ossa rotte. Ma anzichè consolidarsi, cercando di stringere il legame con la gente, la base popolare che lo dovrebbe sostenere, si è dedicato a lotte interne (c'è addirittura chi discute sul simbolo!), oppure a intrallazzi di palazzo, per non perdere del tutto quel potere da cui sono stati costretti ad allontanarsi forzatamente (esempio: la Bresso, trombata in Piemonte, è diventata presidente del comitato delle Regioni Europee, incarico che le ha fatto ritirare il ricorso contro possibili brogli elettorali che avrebbero fatto vincere Cota, come riporta l'Espresso).
IDV, nonostante il traino di ben tre referendum che dovrebbero essere particolarmente sentiti dagli elettori e dare buona visibiltà, si sta auto-massacrando con lotte intestine, espulsioni incrociate, comitati di ex-soci fondatori, insomma, uno stillicidio di forze ed energie che mostrano in modo evidente la crisi che pervade il partito.
UDC e la pletora di micro movimenti di centro, fatti da ex di una parte e dell'altra, non riescono a decollare o ad aggregarsi, ma restano frammentati in mille partitucoli incapaci di vincere e soprattutto di convincere.
Nel sondaggio di Repubblica non si parla dei partiti, non presenti in Parlamento, della sinistra estrema, ma credo che sia meglio stendere un velo pietoso su questo argomento: ho da tempo perso il conto delle formazioni che costituiscono questo arcipelago, con continue divisioni e riaggregazioni che hanno mischiato a tal punto le carte da assomigliare ad un mosaico, piu' che ad un quadro.

Insomma, pare proprio che la vita di questo infausto governo sia garantita piu' dall'inconsistenza dell'opposizione, che dai propri (presunti) meriti.

Già molte volte ho esposto su queste pagine la necessità per il PD di rifondarsi su basi apertamente e sinceramente popolari, trasparenti e progressiste, lasciando perdere antiche nostalgie di tempi ormai definitivamente passati. Molte volte ho richiamato la necessità per IDV di cominciare finalmente a sperimentare la democrazia interna, prima di pretendere di trapiantarla nel Paese. Molte volte ho sperato che tutte le forze di centro sinistra riuscissero a parlarsi e, mettendo in comune quello che di meglio e di piu' vero, onesto e nuovo ciascuno ha nei propri cromosomi, si possa finalmente dare vita ad una coalizione che faccia della libertà, della giustizia, della pace, della democrazia e del rispetto dell'ambiente i pilastri della propria azione, dando una nuova speranza a milioni di persone che, dopo ripetute batoste e delusioni, si sta allontanando, forse definitivamente, dalla politica.

Spesso i periodi di crisi si sono rivelati come i piu' fecondi per la nascita di idee e persone eccezionali, che hanno saputo far ripartire le società, rifondarle e farle rinascere. Ma forse non abbiamo ancora toccato il fondo e ci tocca pazientare ancora un po' e stringere i denti: come si dice: "ha da passa' 'a nuttata". Speriamo non sia la notte polare, altrimenti ... "ha da passa' 'a stagione".

venerdì 14 maggio 2010

I partiti in Italia: IDV e la democrazia che non c'è

Imperversa la bufera sui partiti italiani: il PDL è sconquassato da diatribe interne, scandali e arresti, il PD dai dubbi organizzativi, "primarie si, primarie no", IDV da lotte intestine che chiedono più democrazia interna.

Lo Stato, inteso come insieme delle leggi e dei sistemi di garanzia della democrazia, regolamenta ogni minimo aspetto della vita delle persone, sia fisiche sia giuridiche. La Costituzione, i codici civile e penale e tutte le altre leggi dello Stato stabiliscono regole e sanzioni per le persone, per le società personali o di capitali, per le associazioni, prevedendo pene e ammende per chi non si comporta secondo le leggi.
Quindi, mentre sappiamo, fin nei minimi dettagli, come deve svolgersi la vita in un condominio, niente invece ci viene detto per i partiti: come devono organizzarsi, su quali principi e quali regole devono fondarsi, quali garanzie devono assicurare. Niente di niente. Eppure la Costituzione stabilisce che i partiti sono gli attori e gli strumenti per la vita democratica della Repubblica, i soggetti attraverso i quali i cittadini partecipano e gestiscono lo Stato, la cosa pubblica. Qualcosa di piu' grande e rilevante di un condominio, mi pare.

Sulla base di queste considerazioni, ho voluto approfondire la conoscenza delle regole e degli statuti che ogni partito, in piena autonomia, ha voluto darsi. La situazione che ne emerge, a mio avviso, è preoccupante: altro che paladini della democrazia, spesso i partiti sono strumenti, blindati e inattaccabili, nelle mani di pochissime persone, a volte anche di una sola. Con anche, a volte, regole e organizzazioni al limite della legalità. Almeno per quanto io ne capisca.

Comincio da quello che mi pare l'esempio piu' emblematico ed eclatante: l'Italia dei Valori. Alla faccia della sua immagine di strenuo e quasi unico difensore della legalità, contro i soprusi e le leggi "ad personam" del governo e di Berlusconi, il partito è organizzato come una proprietà privata, con tanto di filo spinato e accessi blindati, nelle mani di un unico proprietario: Antonio Di Pietro.
In pratica, IDV è strutturato come una associazione, composta da 9 persone (nella precedente versione erano addirittura 7), definita "Ufficio di Presidenza". Queste persone, sostanzialmente tutte di nomina del Presidente (= Di Pietro) sono le uniche abilitate, per statuto, a modificare lo statuto stesso. Tra queste, vi è il Tesoriere (Silvana Mura), unico autorizzato a chiedere e incamerare i rimborsi elettorali. Quindi, potere e soldi (pubblici) sono saldamente nelle mani di pochissimi, anzi di una sola persona: il Presidente.
Al di sotto si questa "cellula plenipotenziaria", vi è il partito, con le sue strutture territoriali, ma (Art.3) con "propria responsabilità amministrativa, finanziaria, contabile, fiscale e civile" e senza poter "in alcun modo vincolare o impegnare il partito nazionale" (cioè l'associazione di cui sopra). Quindi è come se il partito territoriale fosse costituito di entità separate, con propria autonomia anche finanziaria (vivono infatti delle tessere, che non vengono versate al livello nazionale, per non avere alcun legame vincolante) e che ricevono di volta in volta l'autorizzazione (anche formale e a tempo determinato) per "concorrere alle competizioni elettorali" e per poter utilizzare il simbolo del partito, detenuto formalmente dal Presidente (= Di Pietro). L'ufficio di Presidenza (l'associazione di cui sopra) puo' sciogliere qualsiasi struttura territoriale, in caso di "grave violazione dello Statuto nazionale o delle direttive di ordine generale impartite". Della serie: o fai come dico io, o ti elimino.
Le assemblee territoriali (secondo i regolamenti approvati dall'ufficio di Presidenza) eleggono dei "delegati", che, assieme a (quasi) tutti gli eletti nelle liste del partito, partecipano al Congresso (da tenere ogni 4 anni), che a sua volta elegge il Presidente del partito. Questo è l'unico barlume di democrazia interna, anche se, per come sono andate le cose all'ultimo congresso (febbraio 2010), pare che alle minoranze non sia dato praticamente alcuno spazio: le varie mozioni sono state presentate in 5 minuti, senza discussione e senza votazione. Il presidente (= Di Pietro) e' stato eletto per acclamazione.

In conclusione, mi risulta difficile immaginare come una struttura così centralistica, così personalistica, basata sul carisma di una singola persona, possa parlare, coerentemente e convintamente, di democrazia, di come proteggerla e di come favorirla. Non capisco poi come personalità di spicco, famose e rispettabili per la loro storia e le loro azioni, possano convintamente far parte di un partito così spudoratamente contraddittorio nell'applicazione delle piu' basilari regole della trasparenza, della correttezza e della democrazia. In ultimo, purtroppo, non mancano gli esempi, anche recenti - vedi la questione sui referendum sull'acqua pubblica - per confermare i sospetti che alla fine tutto si faccia e si muova per incamerarsi i rimborsi elettorali, una montagna di milioni di Euro, che escono dalle nostre tasche, approfittando della buona fede e della speranza di cambiamento della gente.
Ma se questa è la parte che vorrebbe candidarsi ad essere "la migliore", che ne sarà del resto?
L'appuntamento è a tra poco, per l'analisi delle regole di qualche altro partito. Augurandoci "buona fortuna".

mercoledì 7 aprile 2010

Referendum Acqua bene comune: il primo problema

Che l'acqua sia un bene comune, credo che sia condiviso da tutti, almeno "da questa parte".
Sembra invece che la battaglia iniziata per toglierla alla gestione dei privati non sia altrettanto condivisa e considerata "comune": c'è chi si sta organizzando per conto proprio.
L'Italia dei Valori, nonostante gli incontri avvenuti nei mesi scorsi con la coalizione che promuove i tre referendum e pur condividendo i contenuti dei quesiti, intende procedere a promuovere autonomamente un proprio referendum sull’acqua, ponendo così la propria iniziativa in aperta competizione con quella comunemente condivisa.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua ha scritto a IDV una lettera (che riporto qui sotto), per il momento senza risposta, per cercare di convincerli a desistere da una iniziativa sbagliata e controproducente per tutta la coalizione.
Speriamo che capiscano ...

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Lettera aperta all’Italia dei Valori


Siamo le donne e gli uomini che in questi anni e in tutti i territori hanno promosso sensibilizzazione e cultura, mobilitazione e proposte contro la privatizzazione dell’acqua, per il suo riconoscimento come bene comune e diritto umano universale e per la ripubblicizzazione del servizio idrico.
Tutte e tutti assieme abbiamo costituito il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e presentato nel 2007 una proposta di legge d’iniziativa popolare sottoscritta da oltre 400.000 cittadini.
Il 20 marzo scorso abbiamo promosso una grande manifestazione di 200.000 persone, che ha inondato le strade di Roma e lanciato una nuova stagione di mobilitazione per il diritto all’acqua, attraverso la promozione di tre referendum per l’acqua pubblica.
Il 31 marzo abbiamo depositati i tre quesiti in Cassazione, insieme alla più vasta coalizione sociale che si è riusciti a costruire negli ultimi anni in questo Paese: oltre al popolo dell’acqua, sono con noi gran parte del mondo cattolico e religioso, il mondo ambientalista, l’associazionismo sociale e di movimento, le reti della cooperazione solidale, le associazioni dei consumatori, il mondo sindacale, il popolo viola e il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per l’Acqua Pubblica. Alcuni partiti hanno deciso di sostenere questa esperienza.
La cosa più straordinaria di questo movimento così ricco e variegato è che la gran parte delle persone che ne fanno parte sono cittadine e cittadini alla loro prima esperienza di attivismo sociale; uomini e donne che, su un bene essenziale come l’acqua, hanno deciso di mettersi in gioco in prima persona, di scommettere sul fatto che l’impegno sociale possa ancora significare partecipare al cambiamento sociale, alla ricostruzione di una democrazia reale e di una politica capace di parlare ai bisogni delle persone.
In queste ore abbiamo saputo che l’Italia dei Valori, nonostante gli incontri in precedenza avvenuti con la coalizione che promuove il referendum, intende procedere a promuovere autonomamente un proprio referendum sull’acqua, ponendo così la propria iniziativa in aperta competizione con quella comunemente condivisa.
Se tale intenzione corrispondesse al vero, chiediamo da subito all’IdV di fermarsi e, a questo scopo, abbiamo già inoltrato la richiesta di un incontro urgente.
Crediamo sia chiaro a tutte e tutti gli iscritti all’IdV l’enorme danno che una scelta del genere provocherebbe alla comune battaglia per l’acqua bene comune e all’idea di una nuova politica che possa generarsi a partire dalla partecipazione diretta delle cittadine e dei cittadini.
La battaglia per l’acqua ha già smosso milioni di coscienze, ha rimesso in discussione culture politiche sedimentate, ha già vinto culturalmente nel Paese.
È possibile portarla tutte e tutti assieme fino alla vittoria politica?
È possibile per una volta non anteporre gli interessi di appartenenza ad un obiettivo grande, condiviso e di civiltà, come quello per l’acqua bene comune?
È possibile per una volta parlare al Paese con un linguaggio nuovo, comune e comprensibile a tutte e tutti?
Comitato Promotore Referendum Acqua



venerdì 29 gennaio 2010

Candidati ineleggibili: la Casta non molla (DUE)

Solo due post fa (vedi qui), avevo scritto dei doppi incarichi di alcuni parlamentari e dell'interpretazione "addomesticata" della legge.
Oggi Repubblica scrive della riunione della Giunta per le Elezioni della Camera (accuratamente spartita tra i partiti in Parlamento: 6 PDL + Lega, 1 UDC, 1 API, 4 PD), che a maggioranza ha stabilito la compatibilità di tutti i casi in esame: 12 parlamentari con doppio incarico (presidenti di provincia o sindaci) o addirittura triplo (Molgora, sottosegretario all'Economia, presidente della provincia di Brescia e deputato).
La giunta per le elezioni ha sentenziato il vuoto legislativo. La legge che vieta il doppio incarico esiste, in realtà, fin dal 1957, pero' una "elastica" sentenza della Corte Costituzionale nel 2004 (applicata al sindaco di Palermo, del PDL) ha stabilito che un sindaco non puo' diventare deputato, ma un deputato puo' diventare sindaco (o presidente di provincia).

Ma non e' questo il problema vero: una decisione presa da parlamentari non poteva che essere a favore degli stessi.
Volevo richiamare la vostra attenzione su come questa decisione e' stata presa, sui voti che hanno sostenuto questa scelta: 6 della maggioranza, 1 dell'UDC, 1 del PD (Tidei). Hanno votato contro: 2 del PD (Lenzi e Nannicini), 1 di API (Pisicchio). Migliavacca, del PD, nonche' presidente della giunta, si e' astenuto.

Io credo che da queste posizioni si debbano trarre degli utili insegnamenti da applicare per le prossime elezioni regionali: Lega, PDL e UDC hanno votato a favore della casta e contro l'interesse dei cittadini, difendendo il doppio (o triplo) incarico (e stipendio). Pisicchio (eletto con IDV, poi saltato in Allenza per l'Italia - gruppo misto) ha votato per l'incompatibilita', dimostrando, nonostante il salto della quaglia attuato pochi mesi fa, di continuare a credere almeno un po' nella necessità della politica di fare un passo indietro.
Ma la posizione piu' strana, come purtroppo capita spesso, e' quella del PD, che si e' spaccato: uno a favore del doppio incarico, due contro, uno astenuto.
Ancora una volta mi viene da chiedermi: ma da che parte sta il PD? con i cittadini o contro di loro? come si puo' aver fiducia di un partito in cui non esiste una chiara linea a cui tutti si attengono, nemmeno su questioni così, apparentemente, semplici ?
E' ora di dire basta a questi comportamenti ambigui ed opportunistici, pretendiamo pulizia, onestà, vogliamo che i nostri parlamentari lavorino per noi cittadini, per il nostro bene, non per il loro privato privilegio, per il loro interesse.
Basta, la democrazia deve essere restituita ai cittadini, che devono poter scegliere i loro rappresentanti.
Basta con i doppi giochi, i doppi stipendi, i salti della quaglia da uno schieramento all'altro.
Basta.


venerdì 8 gennaio 2010

Anno nuovo, stessa minestra. Anzi, peggiore.

Sono stato via per un po', non troppo lontano pero' per non sentire l'eco delle notizie italiane.
Ce n'e' per tutti i gusti e sinceramente non so da che parte cominciare. Dovro' scrivere piu' di un post, per descrivere lo sdegno e lo sconforto che queste notizie mi fanno sentire.
Ma andiamo per ordine.

Su quello che e' successo e sta succedendo a Rosarno (Calabria), vi segnalo questo intervento di Andrea Sarubbi, che mi pare lucido e completo. Quello che ci vuole prima di esprimere giudizi affrettati o opportunisti, come tanti stanno facendo.

Sulle vicende della candidature alle Regionali, non posso che esprimere il rammarico per alcune posizioni che mi sembrano particolarmente deludenti.
In primis, quella dell'UDC, che qualcuno ha chiamato "dei due forni": in una regione sto con la destra, in un'altra con la sinistra, a seconda di chi mi piace di piu' (o di chi mi conviene appoggiare). Qui non e' una questione di Polverini (in Lazio) o di Boccia (in Puglia), qui e' in gioco il quadro politico italiano. In pratica, con questa posizione ambigua, l'UDC vuole riaffermare la sua posizione chiave per far vincere l'uno o l'altro (tutto poi da dimostrare ...), ciao', in altri termini, un salto indietro di quasi 20 anni, al sistema proporzionale. Io la ritengo una sciagura per l'Italia, perche' e' il terreno giusto per far crescere inciuci, ricatti, compromessi al ribasso, insomma, quanto di peggio la prima Repubblica ci ha mostrato. Se l'obiettivo di un partito e' questo, io me ne starei ben lontano.
Ma veniamo al PD. Sia in Puglia che in Lazio, il PD ha dimostrato di non essere capace di tirar fuori un candidato che non fosse gia' "impegnato" con qualche incarico pubblico (Zingaretti, presidente della provincia di Roma, Emiliano sindaco di Bari). Ma che segnale e'? possibile che tra tante persone impegnate in questo partito, probabilmente, mi auguro, anche in gamba e con i titoli necessari, il PD non sia capace di trovare un candidato, se non qualcuno che ha gia' "vinto qualcosa"? come fa un partito cosi' a candidarsi alla guida di un paese allo stremo in mano ad una banda di incapaci come e' l'Italia al momento? da tempo non si vedono segnali positivi dal PD, ma questo comportamento mi sembra segno di una crisi che non si risolvera' tanto facilmente, anzi, per me potrebbe anche portare alla fine del PD.
In piu', l'avversione a Vendola in Puglia (presidente uscente e non mi pare con cattivi risultati), l'indecisione nei confronti della Bonino (personalita' senz'altro capace di far dimenticare le disgrazie del PD in Lazio, dopo Marrazzo, anche se esterna al PD), le altre incertezze in Calabria o in Umbria, insomma, tutto fa pensare a seri problemi di leadership dentro a questo partito, problemi che l'avvento di Bersani non e' ancora riuscito a risolvere. Se le primarie, sicure o minacciate nelle regioni citate, servono solo a togliere la patata bollente dalle mani dei leader e non vengono dalla volontà di dare voce alla gente, applicando il metodo della democrazia, fin dalla base, allora credo che la parabola discendente di questo partito sia appena all'inizio.
Su Penati, candidato in Lombardia, stendo un velo pietoso. D'accordo, la Lombardia e' una regione persa, troppo forte la destra con i suoi intrallazzi ciellini per poter sperare in una vittoria, ma proprio per questo forse era il caso di giocare una carta diversa, cambiare gioco, magari metterci un giovane che potesse raccogliere quelle simpatie da settori che alle ultime elezioni per la provincia di Milano hanno determinato la sconfitta di Penati. Quando la sconfitta è nei cromosomi ...

In ultimo, un accenno a IDV: Di Pietro ha scritto a Bersani, chiedendogli di decidere da che parte stare, prima di intraprendere qualsiasi discussione su alleanze e candidati. Non chiede poltrone, chiede chiarezza e coerenza.
Mi sembra il minimo, in un panorama ormai compromesso da opportunismo e calcolo personale.

All'inizio di ogni nuovo anno, tutti noi, sotto sotto, ci auguriamo che le cose cambino, che si risolvano i vecchi problemi e si possa stare meglio. Invece, puntualmente, non cambia nulla. E se cambia, lo fa in peggio.
Anche questo 2010 mi pare in linea con la tradizione.



giovedì 22 ottobre 2009

Aboliamo le province? Si, domani. Forse. Anzi, no.


Il 13 ottobre è stato veramente un giorno nero per la nostra Camera dei Deputati.
Dopo la bocciatura della legge contro l'omofobia, per presunta incostituzionalità, la seduta n.231 è proseguita con la discussione della questione sospensiva del DDL n.1990, che porta il titolo: "Modifiche agli articoli 114, 117, 118, 119, 120 e 133 della Costituzione, in materia di soppressione delle province".

Su proposta dell'on.Donadi (IDV) ed altri, è finalmente arrivata in aula questa proposta, reale, concreta, di soppressione delle province, per manifesta inutilità, con un risparmio di almeno una decina di miliardi di Euro, mediante una modifica della costituzione laddove ne prevede l'esistenza.
Sembrava una strada in discesa: sia PDL che PD, in campagna elettorale, l'avevano promesso e sbandierato. Peccato che, una volta eletti, questi signori abbiano cambiato idea.
Così tutti si affrettano a dire: si, ma noi parlavamo delle province delle aree metropolitane. Oppure: noi siamo favorevoli, ma bisogna parlarne in maniera più organica.
Ancora una volta, quindi, le idee cambiano a seconda del contesto. Addirittura il relatore della proposta (Donato Bruno - PDL) in commissione, che generalmente presenta il provvedimento e lo difende, fa un intervento contrario e ne chiede il ritiro. Ufficialmente perchè vuole rimandare la questione al disegno di legge delle autonomie, che un giorno o l'altro arriverà in aula.

Seguono tutte le dichiarazioni di voto, ben motivate. PDL è contrario all'abolizione e voterà a favore della sospensiva. Lo stesso la Lega Nord. Il PD non perde l'occasione per dimostrare ancora una volta la sua indecisione: e' contro l'abolizione indiscriminata della porvince, ma voterà lo stesso contro la sospensiva, per onorare l'opposizione (che nobiltà!).
Restano IDV e UDC, che ci tengono alla loro coerenza e, come avevano detto in campagna elettorale, continuano a volere l'abolizione.

Si vota: la Camera approva (la sospensiva). Quindi il provvedimento viene affossato.
Risultato della votazione:
Presenti: 516, votanti: 514, astenuti: 2
Maggioranza: 258
Favorevoli: 261, Contrari: 253.

Ancora una volta, per 4 o 5 voti il provvedimento proposto dalla minoranza non passa.

Dimenticavo: non tutti i deputati erano presenti.
Mancavano: 27 (+35 in missione) del PDL, 22 (+6 in missione) del PD, 4 (+1 in missione) di IDV, 1 dell'UDC, 2 (+7 in missione) della Lega.
Ancora una volta le assenze nelle fila dell'opposizione sono determinanti per fermare una riforma che i cittadini continuano ad attendere. Mi sa che alle prossime scadenze elettorali, anche tanti cittadini saranno "in missione" ...
PS: qui trovate nomi e cognomi di chi ha votato e chi no



martedì 16 dicembre 2008

Elezioni in abruzzo: una lezione per tutti

Mi auguro che chi di dovere analizzi con attenzione i risultati delle elezioni abruzzesi e tragga le opportune conclusioni.

Ma vediamo che cosa e’ successo.
Nel 2005 avevano votato circa 830.000 elettori (68.6%). Ora hanno votato in 640.000 (53%). Sono percio’ mancati 190.000 votanti (15.6% - degli aventi diritto - in meno).

Nel 2005, i voti per lista erano questi:
Forza Italia: 117.500 voti, AN: 81.900, DC: 20.500. Totale dei tre: 219.900 voti
D.S.: 136.350, Margherita: 122.950. Totale dei due: 259.300 voti
IDV: 17.900, UDC: 61.800, SDI: 38.100, Rif.Com. + Com.Ital.: 57.500.
Il centro-sinistra aveva vinto ed era stato eletto Del Turco, poi arrestato per tangenti.

Veniamo al 2008:
PDL: 191.000 voti (quasi 30.000 voti in meno rispetto al 2005);
PD: 106.400 (quasi 153.000 voti in meno che nel 2005);
UDC: 30.500 (meno della meta’ del 2005);
Socialisti: 9.400 (28.700 voti in meno);
Rif.Com. + C.I.: 25.400 (32.000 voti in meno);
IDV: 81.500 (63.600 voti in piu’ rispetto al 2005).

Quindi, credo che si possa dire quanto segue:

  • il centro-destra non arriva nemmeno ai voti che aveva avuto nel 2005 (per non parlare delle Politiche dell’aprile scorso, dove aveva guadagnato 344 mila voti), quindi mi pare non ci sia molto da cantar vittoria: non c’e’ stato alcun effetto “traino” del governo di destra, anzi, mi pare proprio il contrario;
  • i socialisti, a cui apparteneva Del Turco,vedono il loro bottino diviso per quattro: al loro posto cambierei mestiere
  • persiste l’abbandono dell’estrema sinistra: meno della meta’ dei voti (esattamente come alle Politiche 2008: i pochi rimasti sono fedeli);
  • l’UDC, quasi scomparso dei TG nazionali, si divide per due;
  • PD: passa da 260 mila voti del 2005 ai 106 attuali (277 mila alle Politiche 2008 !!!): sostanzialmente, si potrebbe dire che quelli che non sono andati a votare erano tutti del PD. Praticamente, una fuga di cervelli. In massa.
  • IDV: e’ la vera novita’, peraltro attesa: da 18 mila a 81 mila (piu’ di 4 volte tanto), passando per i 58 mila voti delle Politiche 2008. Propabilmente ha raccolto sia dal PD, sia dai socialisti, sia dall’estrema sinistra. E’ Di Pietro il vero vincitore, premiato per la linea politica che ha tenuto contro il governo Berlusconi, in contrasto con quella del PD, decisamente bocciata dagli elettori.
Nel PD c’e’ gia’ chi si lamenta delle alleanze fatte in Abruzzo (con l’IDV di Di Pietro), avrebbe preferito l’UDC: per questo - affermano - abbiamo perso. E cosi’ dicendo dimostrano di non aver capito niente.
Io mi auguro che i leaders del PD abbiano cosi’ tanto acume politico da capire che hanno solo due possibilita’: o se ne vanno definitivamente e ritornano alle loro occupazioni precedenti (ammesso che ne abbiamo mai avute, in caso contrario possono sempre cominciare finalmente a lavorare), oppure che cambino decisamente rotta, magari chiedendo consiglio a chi ha dimostrato, quanto meno, di capire qualcosa di piu’ dell’elettorato che vorrebbero rappresentare.

Le elezioni abruzzesi sono state un piccolo assaggio di quello che potrebbe accadere l’anno prossimo alle Europee o alle Amministrative di primavera.
Mi auguro che comunque la lezione venga presa in seria considerazione dal PD e che si cerchi finalmente di costruire un partito nuovo, onesto e effettivamente “democratico”.
In caso contrario, credo che il tunnel in cui siamo entrati all’inizio di quest’anno, ci ospitera’ ancora a lungo.


lunedì 20 ottobre 2008

PD: un disastro annunciato

L’intervista di Veltroni, ieri sera, a “Che tempo che fa”, ha dimostrato in tutta chiarezza quanto il PD stia soffrendo per la pressione che gli arriva da Italia dei Valori. Al punto da sconfessare pubblicamente l’ex alleato accusandolo di ”essere molto lontano dall’alfabeto della cultura democratica del centro-sinistra“.

Sono parole esagerate, troppo forti, che dimostrano quanto grave sia la crisi in cui sta precipitando il PD.
Per tentare di salvare il salvabile, Veltroni fa delle affermazioni che non fanno altro che peggiorare ancora di piu’ la situazione. E l’errore di Veltroni sta nel non capire che i problemi del suo partito non arrivano da Di Pietro, non arrivano dall’esterno, ma piuttosto vengono dal suo stesso partito, dai suoi elettori, che in gran parte non vi si riconoscono piu’.

E’ poi sintomatica l’uscita di pochi minuti fa di Parisi, che sembra prendere le distanze dal disastro in cui Veltroni sta portando il suo partito.

A questo punto, io penso che prenda quota, sempre piu’, la possibilita’ che nasca una nuova formazione, qualcosa molto simile a quanto auspicato da Paolo Flores D’Arcais sulla sua rivista “Micro Mega“, e cioe’ una specie di Lista Civica d’Italia, con il coinvolgimento anche di Di Pietro, progetto che si sta aggregando e sta crescendo attorno alla necessita’ di fare un’opposizione piu’ seria, piu’ decisa, verso questo governo che, a forza di decreti e di colpi di mano, sta di fatto mettendo in discussione le stesse basi democratiche della nostra repubblica.

E’ un progetto arduo e rischioso, ma la buona volonta’ di molte persone, intellettuali o semplici cittadini, e’ la migliore garanzia del successo, o quanto meno della necessita’ di un simile tentativo.
Io auspico che ci sia l’adesione a questo progetto di chi non si sente piu’ rappresentato dal PD, che ha imboccato una strada che nessuno poteva nemmeno immaginare solo un anno fa, quando tutti abbiamo partecipato alle primarie, con grande speranza e rinnovato entusiasmo.
Sara’ poi naturale il coinvolgimento di Di Pietro, che piu’ volte ha gia’ espresso la necessita’ di svincolare il suo movimento, l’Italia dei Valori, dalla sua persona e di farne un soggetto politico moderno, riformista e compiutamente democratico.

Inoltre, mi piace lanciare da questo blog l’invito a Parisi, che ormai ha i giorni contati nel PD, dopo l’uscita di oggi, di aderire al progetto di Paolo Flores, e di contribuire, con la sua esperienza, la sua autorevolezza, le sue idee, alla crescita ed al successo di questo nuovo movimento. Prima che sia troppo tardi.