Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post

domenica 4 dicembre 2011

Nuovo governo, stessa pioggia (di tasse)


Monti
L'avvento di Monti, anche se foriero di non ben definiti sacrifici, ci aveva per molti aspetti fatto un immenso piacere. Il professore milanese aveva sostituito il governo peggiore di tutta la nostra storia democratica, quel Berlusconi contro cui si era accanita molta della nostra denuncia, della nostra migliore e vitale energia.
E quando ormai pareva che non ci sarebbe stata alternativa al nano di Arcore per almeno ancora un anno e mezzo, ecco che un tornado finanziario-speculativo, tanto grave quanto improvviso, aveva costretto il sultano brianzolo a dimettersi, lasciando la scena al professore bocconiano.
Senz'altro questa sostituzione improvvisa e quasi insperata ci ha inebriato, al punto che in poche settimane Monti è diventato il salvatore della Patria, l'uomo da tutti agognato e da tutti adulato.
Ma, come nei migliori sogni, il risveglio è spesso traumatico e la realtà, temporaneamente dimenticata per far posto alle aspettative ed alla speranza, si ripresenta improvvisamente con la sua impietosa durezza.
E cosi', oggi conosciamo la tanto attesa "manovra": bastonate a chi ha una pensione e a chi ancora la sta aspettando, bastonate a chi possiede almeno una casa, a chi ha sempre denunciato i propri redditi, al punto da superare certe soglie, aumento dell'IVA (e quindi a carico di tutti noi), tagli agli enti locali (e quindi a tutti noi).
La domanda, a questo punto, come si dice sorge spontanea: che cosa è cambiato rispetto a prima? in che cosa questo governo si sta differenziando dal precedente (e dai precedenti)? Occorrevano i bocconiani per aumentare l'IVA? o per tagliare le pensioni? non si poteva finalmente dare quel segnale di cambiamento di rotta, di novità di approccio che tanti di noi si aspettavano da questi signori?
Nulla che riguardi i costi della politica, le sacche di privilegio, l'evasione fiscale, gli sprechi di denaro pubblico, le spese folli per armamenti inutili. E anche la tanto annunciata "equità" sembra aver lasciato il posto alla piu' semplice "continuità". Forse non abbiamo ancora tutti i dettagli, ma la strada scelta pare essere sempre la stessa: far pagare i soliti noti, docili e onesti pagatori di sempre, facili da raggiungere, sicuri, rassegnati.
Ora la palla passa ai partiti. Sarà interessante capire cosa farà la sinistra: accolto Monti come il salvatore della patria, ora dovrà decidere come schierarsi: appoggiarlo, rischiando di perdere consensi tra i suoi sostenitori delusi e demoralizzati? sfiduciarlo, passando per quelli che minacciano la stabilità dell'Europa, dell'Euro, dei mercati ? non sarà una scelta facile.
Io ritengo irrinunciabili tre cose:
1. dire forte e chiaro a Monti ed all'intero Paese che questa è una manovra ingiusta e stracotta, nella tradizione dei peggiori governi che l'hanno preceduto;
2. dire forti e chiare quali sono le proprie contro-proposte: un elenco preciso e dettagliato, con tanto di cifre e previsioni, dei provvedimenti che garantirebbero maggiore equità e lo stesso gettito, non nello stile del governo ombra di veltroniana memoria (talmente ombra che non l'ha visto nessuno), ma con chiarezza e concretezza quanto un vero governo dovrebbe avere;
3. fatti i primi due passi (il primo facile, il secondo molto piu' difficile), credo che verrebbe naturale assumersi la responsabilità di votare contro questo provvedimento, costi quello che costi, perchè esistono altre strade, percorribili da subito, che portano agli stessi risultati economici rispettando la giustizia sociale.Solo cosi' i partiti della sinistra si possono veramente presentare (anche per le prossime elezioni che si avvicinano) come concreta forza di governo, capace di scelte e comportamenti all'altezza della situazione. Ma ci vuole coraggio e determinazione: ne saranno capaci?
PS del 6 Dicembre: i dettagli della manovra, ormai noti completamente, hanno per fortuna smentito alcune delle affermazioni qui sopra, come l'IRPEF (che non c'è) o l'extra tassazione dello scudo (di cui non si sapeva) o l'eliminazione delle Giunte provinciali. Rimane il fatto che due terzi della manovra è fatta di tasse, solo un terzo di riduzione di spesa, peraltro in gran parte a carico degli enti locali. Da apprezzare l'auto riduzione del proprio stipendio, da parte del Governo e la partecipazione emotiva ai sacrifici per tutti. Il giudizio a questo punto rimane sospeso, in attesa di riforme piu' strutturali (che necessariamente richiedono tempo) per ottimizzare la macchina statale e renderla piu' efficiente ed economica.
Continua il balletto dei partiti, che ancora una volta dimostrano la loro inconsistenza ideologica, sempre e solo alla ricerca della convenienza immediata, di piccolo cabotaggio. Ma pagherà, questa volta?

venerdì 5 novembre 2010

Effetto Dalai Lama

Lo chiamano proprio cosi', effetto Dalai Lama.
Si tratta praticamente delle ripercussioni economiche causate ad uno Stato a seguito di visite o incontri ufficiali dei suoi leaders proprio col Dalai Lama. Ripercussioni economiche che si concretizzano in diminuzione di esportazioni verso la Cina, diminuzioni stimate oltre l'8% nei due anni successivi la visita in questione.
L'effetto è stato studiato e quantificato in una ricerca di A.Fuchs e N.Klann, dell'Università di Gottinga (Germania).
I due studiosi, con una serie di tabelle e ricerche molto circostanziate (l'immagine qui sopra è tratta proprio dal loro studio), dimostrano che ogni qual volta il Dalai Lama è stato ricevuto da autorità governative di un paese, la Cina ha applicato a quel paese delle ritorsioni, sotto forma, in ultima analisi, di diminuzione degli ordini e delle merci importate. Lo studio ha preso in considerazione gli anni dal 1991 al 2008 analizzando visite ed esportazioni in 159 Paesi di tutto il mondo.
In realtà questo danno alle esportazioni è riscontrabile solo da quando Hu Jintao, l'attuale Presidente, è salito al vertice del potere cinese e questo percio' conferma quanto tale effetto sia stato effettivamente pensato e venga attuato dalle autorità cinesi.
Tutto cio' la dice lunga, se ne avessimo ancora bisogno, sul grado di libertà che vige in quel Paese, e non solo relativamente alla libertà ed alla democrazia, ma anche semplicemente a livello di mercato e di economia.

martedì 26 ottobre 2010

Fabbrica Italiana Automobili Torino

Spero che se Marchionne porterà via veramente dall'Italia la Fiat, almeno abbia il buon gusto di cambiarle nome. Per non creare confusione nella clientela.
Quanto detto domenica dall'AD di FIAT è una chiara dimostrazione di quanto siamo messi male oggi in Italia, nei rapporti tra imprenditori e lavoratori, tra classe dirigente e operai. E' un rapporto malato, squilibrato, segnato da reciproca sfiducia e scollamento. Lo stesso che abbiamo piu' volte stigmatizzato e cercato di spiegare anche tra politica e gente comune.
Dare la colpa agli operai per tutti i mali che minano la competitività del nostro Paese, mi sembra miope, oltre che ingiusto: se le cose vanno bene, il merito è dei managers, che si intascano poderosi premi e dividendi. Se invece vanno male, la colpa è degli operai. Anzi, si cerca di dividere tra loro i lavoratori, di metterli in conflitto gli uni contro gli altri, per poterli sfruttare meglio: divide et impera, dicevano i romani.
Ma perchè in Germania, o negli Stati Uniti, dove il lavoro costa due o tre volte piu' che da noi, le cose vanno molto meglio?
Una cosa credo faccia la vera differenza e sia indispensabile se vogliamo rinnovare il modo di intendere il lavoro: il senso di appartenenza. Un lavoratore tedesco è orgoglioso di lavorare per la sua azienda, perchè sa che l'imprenditore si fida di lui e lo sa valorizzare. Negli Stati Uniti è ancora piu' spinto questo "sense of belonging", addirittura con manifestazioni che a volte rasentano il ridicolo o il grottesco. Noi Italiani siamo esattamente all'opposto: il nostro datore di lavoro è visto come una controparte, non si perde occasione per cercare di denigrarlo, di "fregarlo". Sentimenti specularmente e abbondantemente ricambiati dal "padrone", in maniera reciproca. Percio' ogni occasione è buona per cercare di trarre i massimi vantaggi a se stessi (sia da una parte che dall'altra), a volte anche rischiando di compiere veri e propri abusi o addirittura dei reati (non mancano gli esempi, da una parte e dall'altra).
In Germania i sindacati siedono nei consigli di amministrazione delle aziende, anche se in minoranza, ne condividono scelte e responsabilità, perchè hanno capito che una impresa che funziona bene fa il bene di tutti. Gli imprenditori apprezzano questa presenza ed il comportamento responsabile dei sindacati, perchè sanno che senza di loro non si va da nessuna parte. Ciascuna delle due parti sa che l'altra è indispensabile per ottenere quella sicurezza e quel benessere che diviene "bene comune" per tutti. Non mancano le contrapposizioni, non mancano le trattative, nemmeno gli scioperi mancano, ma alla fine si cerca il maggior consenso possibile, per il bene di tutti.
Da noi, no: l'AD della maggiore fabbrica italiana, una delle poche industrie manifatturiere ormai rimaste, dice in televisione che la parte italiana delle sue fabbriche non produce un Euro di utile operativo, per colpa delle richieste esose e dei comportamenti assenteisti degli operai. Il ministro delle Finanze addirittura dice che la sicurezza sul lavoro e i diritti "perfetti" sono un lusso, che in Cina o in Bulgaria non si possono permettere: loro lavorano e noi siamo in cassa integrazione.
Mi vengono in mente poche eccezioni che confermano questa regola ormai diffusa: la Ferrero e l'Esselunga sono due aziende "padronali", un proprietario (o una famiglia) che decide la politica industriale, le strategie. Nessun azionariato diffuso, società non scalabili in borsa, aziende che non hanno come priorità massima il dover produrre dividendi per i loro azionisti. Sindacalizzazione ai minimi e comunque morbida. Eppure sono due società sane, la prima esporta in tutto il mondo, la seconda è costantemente oggetto delle mire di gruppi stranieri, sempre rifiutate. Due aziende i cui dipendenti sono orgogliosi di lavorarvi, di appartenere a quel gruppo di persone che tutte assieme hanno fatto la fortuna di quel marchio, di quella "intrapresa". Imprenditori "illuminati", lavoratori valorizzati e contenti.
Quanti lavoratori in Italia possono dire altrettanto? vantarsi di lavorare per una certa società, esserne fieri? ce ne sono, senz'altro, ma forse si contano sulle dita delle mani.
Caro Marchionne, forse quello che ti serve per aumentare il valore delle azioni FIAT lo troverai in Polonia o in Brasile o in Serbia. Ma se il trattamento che verrà riservato a quelle maestranze sarà lo stesso di quello usato qui da noi, il tuo successo sarà effimero e passeggero. E non andrai lontano.
Il rispetto per gli altri essere umani è l'ingrediente indispensabile per lasciare un segno, per rimanere nella storia positiva di un Paese. Purtroppo, è ormai merce assai rara dalle nostre parti.

martedì 19 ottobre 2010

Enel Green Power: denaro "verde" per finanziare il nucleare

Nuova mossa ad effetto per ENEL, che da oggi apre la sua offerta di vendita delle azioni di Enel Green Power, il braccio "verde" della potente utility dell'energia.
Annusati gli umori dell'opinione pubblica, piuttosto contrari alla rinascita del nucleare, su cui molto ha puntato, si veste di nuovi colori e soprattutto apre le mani per raccogliere un po' di contante dal mercato.
E cosi' scorpora le attività relative alla produzione di energia da fonti rinnovabili e con grande eco e una campagna pubblicitaria dagli effetti "vintage", lancia la sua offerta di azioni della nuova società Enel Green Power.
Grande furbata.
Perchè travestendosi da paladina della eco-sostenibilità e del rispetto dell'ambiente, mette sul mercato un pezzo di società sicuramente appetibile e nel frattempo raccoglie parecchi miliardi di Euro per finanziare gli sviluppi del nucleare, che, si sa, non sono a buon mercato.
Credo che sarebbe buona cosa rimanere fuori da simili manovre, anzi, continuare nella campagna di abbandono dell'Enel, scegliendo di sottoscrivere il contratto di fornitura di energia elettrica per le nostre case con operatori che effettivamente evitino di investire nel nucleare e siano vera garanzia di rispetto dell'ambiente.
In altri paesi sono state lanciate campagne di boiccottaggio di società pesantemente coinvolte nella rinascita nucleare. Ad esempio, in Gran Bretagna è stata lanciata la campagna "Boycott EDF", società francese che sta fortemente premendo per costruire in Inghilterra ben 4 impianti nucleari, nonchè partner di ENEL per il presunto nucleare italiano.
Facciamo vedere che gli italiani non vogliono il nucleare, cambiando il nostro operatore elettrico. Non finanziamo con le nostre bollette chi vuole riportare il nostro Paese sotto l'incubo dell'insicurezza atomica. Potete trovare valide alternative all'Enel in questa pagina FaceBook.
Oppure chiedetemi informazioni direttamente qui, inserendo un vostro commento.

giovedì 20 maggio 2010

Europa: in che mani siamo?

L'altalena delle borse e delle quotazioni dell'Euro di questi ultimi giorni, fanno vedere con chiarezza quanto sia debole e indifeso il sistema finanziario europeo.
Le scorribande degli speculatori mondiali hanno provocato profonde perdite e repentini guadagni con percentuali assolutamente inusuali, almeno in anni recenti. E senz'altro alcuni - pochi - avranno intascato rendite enormi, a danno del solito "parco buoi", i non addetti ai lavori, che come sempre si accollano le perdite.

Una domanda viene però spontanea in queste condizioni: ma i nostri politici, quelli che governano e prendono le decisioni di politica monetaria, finanziaria ed economica, sono all'altezza delle situazione ?
Una risposta precisa è forse impossibile, solo il tempo (e i risultati delle scelte di questi giorni, visibili solo tra molti mesi) potrà dire se le azioni e le decisioni prese sono quelle giuste. Nel frattempo, non ci resta che fare qualche considerazione, molto semplice, da non addetti ai lavori.

Primo: è evidente una mancanza di "governance" unitaria, di una posizione univoca e, in qualche modo, al di sopra delle parti, per la gestione delle questioni economiche in Europa. A parte la Banca Centrale Europea, unico organo comunitario di qualche peso, la politica finanziaria, fiscale e monetaria è nelle mani di ciascun singolo stato, che la interpreta e la definisce in base alle proprie, locali e limitate, esigenze, molto spesso dettate da banali, quanto miopi, considerazioni elettorali (cioè, vincere le elezioni).
Va da se' che questa situazione mostra tutta la sua debolezza nell'affrontare in maniera adeguata la situazione: una moneta, adottata da 16 paesi europei, ognuno dei quali agisce e si muove per proprio conto, diventa inevitabilmente bersaglio degli speculatori, essendo intrinsecamente incapace di porre in essere politiche e difese condivise e immediate, quando necessario.
In conclusione: l'adozione di una moneta unica avrebbe richiesto, fin da subito, una "governance" al di sopra delle parti, naturalmente espressione delle esigenze e dei governi di tutti i paesi, ma sostanzialmente autonoma nel muoversi e nell'agire quotidiano. Un'autorità di gestione, agile e autorevole, in grado di determinare gli indirizzi di natura finanziaria, economica e di tutto quanto connesso (quindi fino alla materia tributaria e fiscale), indispensabile se vogliamo tendere alla vera e sostanziale unità economica dell'Europa, unica possibilità per dare solidità alla moneta comune.

Il secondo punto, è piu' legato a come stanno andando oggi le cose ed alle scelte concrete dei politici del momento: siamo sicuri che gli attuali capi dei governi europei (con relativi ministri economici) sappiano il fatto loro? basta prendere ad esempio la Grecia: negli ultimi anni, i governanti locali hanno falsificato i numeri di bilancio dello stato, con la complicità di importanti società di rating, facendo vedere la situazione molto meno grave di quanto non fosse. Ma vi pare possibile? Ora, per colpa di un gruppo di persone senza scrupoli, anche se eletti dal popolo, non solo gli abitanti di quel paese, ma anche tutti noi, cittadini europei, paghiamo delle conseguenze pesanti e forse non del tutto ancora chiare.
Ma anche rimanendo in casa nostra, quali competenze puo' avere un governo con a capo una persona che ha costruito la sua fortuna prima costruendo palazzi, poi con il business delle TV, peraltro nate e cresciute in base a leggi ingiuste e improvvisate, frutto di clientelismi e, magari, anche di corruzione? Quali studi ha fatto Berlusconi? cosa ne sa di Macro-Economia e di Economia Politica ? mentre lui faceva lo "chansonnier" sulle navi da crociera, gli statisti della sua generazione si facevano il mazzo all'università.
E il ministro dell'economia? lui almeno è laureato (anche se in Giurisprudenza), ma ha sempre fatto il consulente tributario, oltre ad insegnare all'Università ed essere stato il pupillo economico di De Michelis ...
Provate a leggervi il curriculum di Timothy Geithner, suo corrispondente nell'amministrazione Obama. Giusto per capire la differenza ...
Per affrontare momenti cosi' critici e determinanti per la qualità della vita di tutti noi e per il futuro dei nostri figli, servirebbero persone in grado di raccogliere, degnamente, la fiducia dei cittadini, persone preparate e sicuramente interessate, prima di tutto, al bene del proprio paese. Non saltimbanchi, nani o illusionisti, sempre pronti a proteggere prima i loro affari e mai gli altri, provincialotti arricchiti, mezze tacche da operetta, gente che non solo non conosce le leggi dell'economia mondiale, ma nemmeno sa usare a dovere i congiuntivi.
In mano a questa gente, il futuro dell'Europa intera non puo' essere che preoccupante e incerto.
Forse è ormai tempo che ce ne rendiamo conto e cominciamo a fare qualcosa.

venerdì 5 febbraio 2010

Difesa Servizi spa: non solo appalti, ma anche centrali nucleari

La legge Finanziaria 2010 prevede, tra le altre cose, la costituzione della societa' per azioni "Difesa Servizi spa", a cui verrebbe assegnata la gestione di tutto quanto riguarda il funzionamento del Ministero della Difesa, esclusi gli "armamenti".
Non solo quindi i servizi tipici di caserme e ministeri (mense, pulizie, manutenzioni, ecc.) gestiti in deroga ad ogni controllo, gara o altro, ma soprattutto la gestione delle dismissioni dei siti abbandonati, non piu' necessari dopo l'eliminazione della leva obbligatoria.
Le nostre citta' sono piene di siti militari, caserme ormai abbandonate, spesso inglobate dai quartieri residenziali, quindi una risorsa di valore enorme per i costruttori affamati di nuovi spazi edificatorii.
Ma questo è niente. Sentite qui.
Nel DDL 1152-RF (di prossima discussione al Senato) c'e' il seguente art. 2-bis: "Il Ministero della difesa, nel rispetto del codice dei beni culturali e del paesaggio, allo scopo di soddisfare le proprie esigenze energetiche, nonché per conseguire significative misure di contenimento degli oneri connessi e delle spese per la gestione delle aree interessate, può affidare in concessione o in locazione o utilizzare direttamente, in tutto o in parte, i siti militari, le infrastrutture e i beni del demanio militare (...) con la finalità di installare impianti energetici destinati al miglioramento del quadro di approvvigionamento strategico dell'energia, della sicurezza e dell'affidabilità del sistema (...) nel quadro degli obiettivi comunitari in materia di energia e ambiente".

Detto in altri termini: il Ministro della Difesa puo' realizzare (anche) centrali nucleari nelle aree del demanio militare, senza dover chiedere il permesso a nessuno, senza pareri delle regioni, con la possibilità di rivendere l'energia prodotta e pagarsi le spese di gestione del Ministero.

Forse è il caso che di questo si cominci a parlarne in giro, prima di trovarci la cosa fatta.



lunedì 28 settembre 2009

Così va l'economia ai nostri giorni ...

Storiella divertente, ma esplicativa:

E' agosto sulle spiagge del Mar Nero. Sta piovendo e la città è totalmente deserta.
Sono tempi duri e tutti hanno debiti e vivono a credito.
Improvvisamente arriva in città un ricco turista.
Entra nell'unico albergo, lascia una banconota da 100 euro sul bancone della reception e va a vedere le stanze di sopra per sceglierne una.
Il proprietario dell'albergo prende i 100 euro e corre a pagare il suo debito col macellaio.
Il macellaio prende i 100 euro e corre a pagare il suo debito con l'allevatore di maiali.
L'allevatore di maiali prende i 100 euro e corre a pagare il suo debito col suo fornitore di mangime e carburante.
Il fornitore di mangime e carburante prende i 100 euro e corre a pagare il suo debito con la prostituta della città, che in questi tempi difficili gli fornisce i suoi servizi a credito.
La prostituta prende i 100 euro e corre all'albergo a pagare il proprietario per le camere che le fornisce a credito quando porta i suoi clienti.
Il proprietario dell'albergo prende i 100 euro e li posa sul bancone della reception in modo che il turista non sospetti nulla.
In quel momento, dopo avere ispezionato le stanze, viene giù il turista, riprende i suoi 100 euro e, dopo avere detto che non gli piacciono le stanze, lascia la città.
Nessuno ha guadagnato nulla.
Comunque, l'intera città non ha più debiti e guarda al futuro con ottimismo.

E' questo il modo in cui si fanno gli affari, oggigiorno



sabato 22 novembre 2008

emergenza sicurezza: il TG non ne parla, quindi è finita

E’ vero che si puo’ avere una sola paura per volta, e che ora ci sono dei problemi molto piu’ gravi che in passato, ma la classifica delle paure degli italiani e’ molto cambiata, da qualche mese a questa parte.

Praticamente, l’emergenza sicurezza, quella su cui si e’ giocata la battaglia elettorale e che ha portato alla vittoria della destra, e’ finita, gli italiani l’hanno rimossa dalla testa della classifica delle paure piu’ diffuse, sostituendola con altre paure, la crisi economica, la perdita del posto di lavoro, eccetera.

Dopo che i TG nazionali (e non solo, anche i vari ‘talk show’ politici, da Porta a Porta in giu’) hanno fomentato l’allarme criminalita’, legandola all’immigrazione, appena prima della campagna elettorale (trascinando anche le testate editoriali e televisive tradizionalmente non legate alla destra), ora non ne parla piu’ nessuno e la gente smette di aver paura per la propria sicurezza, o almeno diminuisce la percezione di questo pericolo.

Ora i TG parlano di crisi economica, di disoccupazione, posti di lavoro persi, banche che falliscono e puntualmente questa diventa la prima preoccupazione, balzando in testa ai sondaggi dell’istituto Unipolis (Osservatorio di Pavia, con il contributo di Ilvo Diamanti).

In realta’, quello che misura veramente il grado di sicurezza, cioe’ il numero di crimini, di scippi, di omicidi, di furti, ecc., ha cominciato a diminuire fin dal 2007, quindi molto prima delle elezioni e si e’ stabilizzato nel corso del 2008 (dai pochi dati che ci sono al momento).

Sara’ perche’ ora abbiamo i millitari per strada ? se e’ bastato mettere due o tre soldatini a stazionare sul marciapiede davanti a qualche bar (basta vedere a Milano dove sono, in via Padova o in Corso Buenos Aires), beh, allora avevamo dei criminali proprio da poco, non c’era da preoccuparsi nemmeno prima.

Intanto, pero’, abbiamo un governo di destra, che ha costruito la sua vittoria proprio sul tema sicurezza, un governo nelle mani dell’uomo che possiede le maggiori reti televisive del paese e che ora controlla anche quelle pubbliche (in realta’ non ha mai smesso di controllarle anche durante il governo di centro-sinistra, lo sappiamo dalle famose intercettazioni), un governo che ogni giorno di piu’ si dimostra incompetente e inadeguato ad affrontare i veri problemi che ci troviamo davanti.

Comunque, questa analisi mostra come sia importante il controllo dei mezzi di informazione per determinare gli spostamenti dell’opinione pubblica, per pilotarne le scelte e le decisioni. Secondo voi questa la possiamo chiamare “democrazia” ?

Secondo me, no


martedì 7 ottobre 2008

Tremonti: Robin Hood o sceriffo di Nottingham ?

Che i media, totalmente nelle mani del capo del governo, distorcano o limitino l’informazione, e’ un fatto ormai assodato. Chi ha visto la trasmissione “Anno Zero” di tre settimane fa, dedicata ad Alitalia, ha avuto modo di constatarlo di persona.

Vorrei pero’ segnalare un altro esempio un po’ piu’ nascosto, di cui quasi nessuno ha parlato. Solo l’Espresso, in una sua uscita di luglio, ha citato l’argomento.

La recente manovra finanziaria, approvata a meta’ luglio, se ben analizzata, fa vedere come l’immagine del ministro Tremonti, novello Robin Hood, sia semplicemente costruita da stampa e TV, dicendo alcune cose, ma tacendone altre: in realta’ sono molto piu’ numerosi i provvedimenti, contenuti nel DPEF o in decreti emanati in giugno e luglio di quest’anno, che rendono il nostro molto piu’ simile all’ingordo e cattivo Sceriffo di Nottingham.

Ecco alcuni dettagli, per far capire da che parte stia mandando l’acqua il ministro.

Grandi strombazzamenti per la Robin Tax, 2 miliardi di gettito a carico delle aziende petrolifere (che comunque li stanno gia’ trasferendo pari pari ai consumatori). Silenzio assoluto sulla proroga fino a fine anno della famigerata “Cip6″, quella quota che tutti paghiamo sulla bolletta elettrica a favore di “energie rinnovabili e assimilabili” (assimilabili vuol dire: anche quelle non rinnovabili): un regalo di 3 miliardi di Euro a favore di Saras (famiglia Moratti), Erg (famiglia Garrone), Edison e altri, che quella quota intascano da decenni.

Tutti ricordiamo la tanto pubblicizzata “tessera annonaria” per i vecchietti nulla-tenenti, ma poi neanche a parlarne di sgravi per i lavoratori dipendenti. Oppure, con l’inflazione programmata al 1.7% nel prossimo triennio, come verra’ recuperata nei contratti di lavoro l’inflazione reale al 3.8% ? Fra tre anni, tessera per tutti.

Il nostro ministro amava farsi riprendere, nei mesi scorsi, con la scatola dei pelati Cirio sulla scrivania, per far capire che lui aveva sempre in mente la questione, a difesa dei poveri investitori truffati da Cirio e Parmalat. Ma nel contempo rimanda all’anno prossimo la “Class action”, azione legale collettiva che sola potrebbe difendere gruppi di persone colpite dalla stessa truffa.

Nessuno parla poi delle norme anti-evasione, istituite da Visco, e diligentemente cancellate da Tremonti: il registro clienti - fornitori non e’ piu’ obbligatorio, il limite per pagamenti in contanti alzato da 5 mila a 12 mila Euro, non piu’ obbligatorio il conto corrente dell’attivita’ professionale separato da quello personale, non piu’ obbligatoria la scritta “non trasferibile”, con tanto di codice fiscale del traente, sugli assegni bancari, e cosi’ via. Evasori di ogni ordine e grado, commercialisti dalla fantasia fertile, professionisti dal braccino corto, ringraziano, ma sotto voce.

Veniamo agli enti locali: cancellata l’ICI, unica tassa veramente federalista. Sostituita, ma solo a parole, da contributi romani (i leghisti dove sono?). I comuni, intanto, riducono i servizi per bilanciare le minori entrate.
C’era una norma, introdotta dalla legge Merloni, anni 90, che stabiliva un contributo del 2% a favore di quei professionisti, dipendenti degli stessi enti locali, che avessero progettato le opere pubbliche internamente, anziche’ pagare il 10% a professonisti esterni. A favore di un risparmio dell’8% dei costi dell’opera. La Finanziaria 2009 mantiene questo 2%, ma solo una parte di esso diventa incentivo per i professionisti interni che progettano (lo 0.5%), il restante 1.5% deve essere versato alle casse dello stato (i leghisti dove sono?).

Altra chicca, sempre per gli enti locali: dopo i roboanti piani casa della campagna elettorale berlusconiana, una leggina nuova nuova stabilisce che i comuni possono vendere le case popolari agli inquilini, ma il prezzo non sara’ quello di mercato, bensi’ un prezzo basato sul canone di affitto. Come dire: buoni tutti a fare il bolscevico con i soldi degli altri.

La lista potrebbe continuare (allarme sicurezza, ma taglio degli organici per polizia e guardia di finanza, taglio della spesa sanitaria per le regioni in rosso, ma proposta di eliminare il ticket su radiografie e affini, quelle su cui c’e’ il margine maggiore a favore delle cliniche private convenzionate, taglio del 22% delle spese per la Giustizia, ma riforma delle cause civili in modo che possano essere risolte, da chi se lo puo’ permettere, in modo extragiudiziale).

Lo sceriffo di Nottingham, nella favola di Robin Hood, fa una brutta fine.
Ma, si sa, solo nelle favole tutto finisce col “felici e contenti”.
La realta’ e’ tutta un’altra storia.

giovedì 4 settembre 2008

Sopravvivere ... a progetto

La societa’ per cui lavoro, dopo otto (ripeto: otto!) anni di rinnovi semestrali o annuali, non ha piu’ rinnovato il contratto ad alcune segretarie con contratto interinale, di fatto cacciandole.
E’ stato un dramma per noi (col posto fisso), che abbiamo lavorato gomito a gomito per tutto questo tempo, figurasi per loro: chi ha il mutuo da pagare (aperto con la garanzia dei genitori), chi un figlio ed un marito con stipendio normale (l’ultima settimana del mese si metteranno a dieta, che fa sempre bene), chi, pur da sola, deve comunque sbarcare il lunario. Tutte, comunque, con l’angoscia di cosa succedera’ loro da lunedi’ prossimo.

Da giovani, credevamo che la qualita’ della vita non potesse che migliorare, che il mondo fosse destinato a distribuire benessere a tutti, che la Giustizia non potesse che estendersi a tutti, un po’ alla volta. Insomma, che al passare del tempo non potessimo che stare meglio, tutti. Abbiamo sempre pensato che l’intera societa’ fosse incamminata verso il miglioramento e che indietro ormai non si tornava piu’.

E’ duro accorgersi che tutto cio’ non e’ vero, che se qualcuno sta meglio, c’e’ sempre qualcuno che sta peggio.
E’ questo lo sviluppo? e’ questo il benessere? finche’ continueremo a misurare la qualita’ della nostra vita con il PIL, con gli utili per azione, con i fatturati, continueremo a chiudere gli occhi sui disastri che questi numeri comportano.
E continueranno ad esserci altre ‘Marta’, altre ‘Antonella’, altre ‘Francesca’ che nel loro ultimo giorno di lavoro torneranno a casa piangendo.

Sara’ il caso di cambiare, prima che sia troppo tardi, per non doverci piu’ vergognare del mondo che abbiamo costruito.


lunedì 28 luglio 2008

Un'altra mazzata per i precari


L’emendamento inserito nella Finanziaria, in via di preparazione in Parlamento, che riguarda i precari, e’ un’ennesima prova che al peggio non c’e’ limite.

Questa in sintesi, la questione: finora un lavoratore titolare di un contratto a termine, come dipendente effettivo o come finto autonomo (è il caso dei lavoratori a progetto), il quale riteneva che il contratto medesimo fosse viziato da qualche irregolarità (la durata, i contenuti per niente “autonomi”, …), poteva far ricorso al giudice del lavoro.
Se quest´ultimo stabiliva che il contratto era effettivamente irregolare, una condizione che sicuramente sussiste, tra gli altri, proprio per decine di migliaia di lavoratori a progetto, poteva imporre all´impresa di trasformare il rapporto di lavoro precario in un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Ora non più. Il governo, con l’emendamento di cui si diceva, intende togliere al giudice simile facoltà: l´impresa colta in fallo è tenuta al massimo a versare al lavoratore alcune mensilità di stipendio (massimo 6), a titolo di indennizzo. Né ha l´obbligo di rinnovare nemmeno il contratto a termine.

Confindustria plaude all’iniziativa: “e’ la direzione giusta“. Peccato che per migliaia di lavoratori precari, che per anni si sono visti rinnovare un contratto atipico, sottopagato, in deroga non solo a quanto stabilito dalla legge, ma anche ad ogni Giustizia sociale che deriva dal buonsenso, questa norma voglia dire la fine di ogni minima speranza di inserimento stabile in un mondo del lavoro che diventa sempre piu’ una giungla, dove il piu’ forte ha sempre ragione.

Mi auguro due cose.
Primo: che la norma venga eliminata dalla Finanziaria in discussione, ristabilendo un minimo di Giustizia per chi rappresenta sempre la parte piu’ debole del rapporto di lavoro.
Secondo: che almeno qualcuno dei precari che 4 mesi fa hanno votato questa maggioranza, dia segni di pentimento, aprendo finalmente gli occhi sulla vera anima di questo governo. Mi piacerebbe avere qualche contributo nei commenti proprio da qualcuno di loro. Oppure la questione non vi interessa ?