venerdì 23 gennaio 2009

Abbiamo bisogno di DEMOCRAZIA





Oggi vi voglio segnalare un appello, comparso recentemente sul Corriere della Sera, a firma di molti intellettuali, artisti, qualche politico, che chiedono una serie di innovazioni per restituire piena democrazia a questo Paese.
Il testo completo lo si puo' trovare qui, dove vengono raccolte anche le adesioni.

domenica 18 gennaio 2009

Una petizione da Alex Zanotelli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa petizione da Alex Zanotelli, a cui vi invitiamo ad aderire ed a diffondere in rete. Mi sembra veramente importante. Grazie a chi ce l'ha mandata ed a chi la vorra' pubblicizzare.
Fabio
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Carissima, carissimo,riceviamo questo appello da padre Alex Zanotelli, ti preghiamo di inoltrarlo, firmandolo, ai seguenti indirizzi:
segreteria.ministro@difesa.it
segreteria.frattini@esteri.it
http://www.rrrquarrata.it/nuovo/html/
No Africom a Napoli e a Vicenza
12 gennaio 2009 - Alex Zanotelli
Le comunità cristiane in Italia hanno appena celebrato il Natale, una festa così carica di messaggi di pace. La stessa Giornata Mondiale della Pace (1 gennaio) è venuta ad accentuare questo tema per i credenti. Ma noi cristiani ci accorgiamo di quello che stiamo celebrando? Come facciamo a proclamare la pace in chiesa mentre non ci accorgiamo che la neghiamo con le scelte violente sia nostre che dei nostri governi? …
Come possiamo celebrare il Natale, la festa della vita ,con il massacro dei bimbi palestinesi,vera strage degli innocenti?
Come possiamo celebrare il Natale senza che questo “urlo” di sofferenza umana, dei palestinesi come anche di tanti altri popoli (dai congolesi ai ceceni), non venga a disturbare le nostre coscienze addormentate di cristiani di Occidente?
Ci rendiamo conto che tanta di questa sofferenza è dovuta alle scelte militaristiche dei nostri governi?
Un esempio incredibile è l’annuncio fatto poco prima di Natale dal nostro Ministro degli Esteri Frattini, che AFRICOM, il supremo comando Americano per le truppe di terra e di mare per l’Africa, troverà posto a Napoli e a Vicenza. Africom, creato nel 2007 dal presidente Bush e inaugurato il primo ottobre 2008 a Stoccarda (Germania), è guidato oggi dal generale afro-americano William “Kid” Ward. Il generale ha speso il 2008 a cercare una base per questo Comando in Africa. Ma la forte azione diplomatica del Sudafrica contro la presenza di Africom nel continente, ha impedito agli USA di trovarla.
Come ultima chance gli americani hanno pensato di trovarla nel paese più vicino all’Africa, la Spagna ed esattamente a Rota (Cadice), ma Zapatero si è opposto. Non rimaneva che l’Italia! E il governo Berlusconi è stato ben felice di dare il benvenuto ad Africom a Vicenza e a Napoli (Nel 2008 il comitato campano Pace e Disarmo aveva scritto un libro dal titolo profetico: Napoli chiama Vicenza, che descrive la pesante militarizzazione del territorio campano dotato di sette basi militari: USA e NATO!).
Il ministro Frattini ha anche detto che si tratta di “strutture di comando che operano nel quadro NATO”. Bugia! Il comando Africom è uno dei sei comandi unificati del Pentagono. Frattini ha anche dichiarato che non ci sono truppe da combattimento, ma solo componenti civili. Altra bugia!Africom è il comando unificato militare statunitense che ha come scopo la lotta al terrorismo e l’addestramento dei militari africani oltre alla protezione degli enormi interessi americani in Africa.
E proprio per potenziare Africom, gli USA hanno costituito due nuovi corpi: i Marines per l’Africa (MAFORAF) e il Diciassettesimo Stormo dell’aeronautica militare USA con il nome di AFAFRICA. Quest’ultimo opererà soprattutto da Vicenza e Sigonella, oggi la più grande base aerea nel Mediterraneo. Le forze armate USA hanno fatto già sapere che 750 militari verranno assegnati a Napoli e a Vicenza. Frattini ha anche detto che la scelta del governo è stata presa dopo aver informato i paesi africani che hanno espresso grande supporto per questa decisione! Strana democrazia quella del governo Berlusconi che tiene nascosta una tale decisione al Parlamento e consulta invece i governi africani!
Il nostro Governo dando il suo consenso a Washington contribuisce alla nuova operazione di stampo coloniale mirante al controllo delle aree strategiche dell’Africa.
Le domande che sorgono sono molte e inquietanti sia per il nostro governo e parlamento, sia per le amministrazioni della Campania e di Napoli, sia per la chiesa italiana.
Governo e parlamentoIn quali sedi e con quali procedure è stata presa questa decisione di grande importanza strategica?Perché il Parlamento italiano non è stato informato e non c’è stato nessun dibattito parlamentare?Il PD ha qualcosa da dire a riguardo?Oppure c’è un accordo bipartisan su tutto questo?
Regione Campania e Comune di NapoliLa regione campana, nella persona del suo presidente Bassolino, è stata almeno consultata?E la sindaca di Napoli, Rosa Iervolino, è stata almeno interpellata, dato che Africom sarà posizionato a Napoli?
Chiesa italianaCome mai che la CEI non ha alcuna parola da dire su scelte militaristiche così scellerate?
Come mai gli istituti missionari e le realtà missionarie laicali come la FOCSIV non reagiscono a decisioni militaristiche così gravi?Come facciamo ad inviare missionari, suore, laici in Africa se non denunciamo scelte come queste che rendono l’Africa sempre più schiava e sfruttata?Se , come missionari, vogliamo proclamare buona novella ai poveri, dobbiamo avere il coraggio di denunciare con forza queste virate militaristiche del nostro governo.Non e’ questa la missione globale a cui come missionari siamo chiamati?
Mi aspetto una presa di posizione pubblica da parte degli istituti missionari operanti in Africa.
A tutti chiedo di inviare una mail al Ministro degli Esteri Frattini e al Ministro della Difesa La Russa , protestando per la scelta di Africom a Vicenza e a Napoli.
Alex Zanotelli

martedì 13 gennaio 2009

La crisi del PD è veramente irreversibile?

Vi segnalo un interessante articolo a firma Gianfranco Brunelli, apparso di recente sul quindicinale “Il Regno“, rivista di attualita’ e documenti delle Edizioni Dehoniane. Tanto per chiarire, la rivista e’ ritenuta molto vicina all’area prodiana del PD ed in qualche modo, ne e’ anche la voce ufficiosa.

L’articolo, dal titolo “PD, procede la crisi“, lamenta il fallimento dell’esperienza del PD, “avviato al declino“, perche’ e’ un “partito privo di identita’ culturale e di progetto politico“. L’insuccesso alle elezioni abruzzesi mostra infatti che l’elettorato del PD lo sta ormai abbandonando, perche’ non riesce a coglierne la novita’, l’identita’ specifica. Come dice Brunelli: “un partito senza passato e senza futuro, che vive solo del presente dei suoi dirigenti, della dialettica del loro potere personale“.

Aprire a Casini, come leader dei cattolici (dopo aver isolato al proprio interno gli stessi cattolici democratici), interloquire con Bossi per guadagnare qualche carattere federalista (il PD del Nord), mettersi al tavolo con Berlusconi sulla giustizia (le larghe intese) “non costituisce di per se’ alcuna identita’ “.

Ma la carenza piu’ grave all’interno del PD e’ la totale mancanza di democrazia: criticare Berlusconi per la sua gestione del PdL e di fatto comportarsi nello stesso modo, mina alla base la credibilita’ del leader. La domanda di partecipazione espressa dal popolo delle primarie, quel 14 ottobre del 2007, e’ andata completamente dispersa, l’appellativo “democratico” non si e’ concretizzato in alcun modo. La costituzione del nuovo partito si e’ rivelata essenzialmente come l’ultimo passo della transizione PCI - PDS - DS, ultimo atto della storia post-comunista. Niente a che vedere con una vera e nuova formazione democratico-riformista, come era nelle aspettative di molti di quelli che sono andati a votare quel giorno.
Nessuno dei grandi temi del paese e’ stato mai discusso e votato da alcun organismo interno e nessuna linea politica e’ emersa dalle riunioni della costituente, espressa dal voto delle primarie. Brunelli afferma addirittura che “la questione morale che oggi emerge anche nel PD ha nel deficit di democrazia interna la propria radice” (per la gestione dei ‘cacicchi’ locali).

Percio’ il PD e’ destinato ad un ruolo sempre piu’ marginale, non potendosi proporre ne’ come credibile alternativa all’attuale maggioranza, ne’ come propositore di soluzioni ai gravi problemi che attanagliano oggi il paese.

Se questo articolo in qualche modo rappresenta il pensiero di Prodi e dei suoi piu’ vicini collaboratori, tra poco assisteremo a qualche manovra dentro, e magari fuori, al PD.
Sinceramente, me lo auguro.

L’articolo completo lo trovate qui.

venerdì 9 gennaio 2009

La Cina non è poi così vicina ...


Ho passato due settimane di pace, di silenzio, di serenita’: mi sono allontanato un po’ dall’Italia. Niente notizie RAI o Mediaset, niente governicchio, niente ministri prime-donne, niente nani. La pace.

Sono stato in Cina.

Ho provato emozioni forti: la Grande Muraglia, la Citta’ Proibita, piazza Tiennamen … ho respirato la storia, antica e recente.

Ho colto molte contraddizioni: mentre l’intero popolo cinese e’ ancora orgoglioso per le recenti Olimpiadi, lo stadio di Pechino (il “nido”) e’ chiuso e si sono venduti sedili, lavandini e ogni cosa asportabile e vendibile. Cosi’ per altre due o tre strutture olimpiche che ho visto.
Mentre i giovani, con la loro laurea in mano, passano da una ditta all’altra, guadagnando somme che ai loro padri era impedito anche solo immaginare, i vecchi chiedono l’elemosina agli angoli delle strade.
Mentre la crisi imperversa in tutto il mondo, a Shanghai si costruisce un nuovo piano di palazzo o di grattacielo ogni mezz’ora.
Mentre il pianeta e’ sommerso di paccottiglia “made in China”, i cinesi fanno la fila per comprare scarpe o camicie “made in Italy” (per i “talocchi” tutto il mondo e’ paese).
Mentre tutti esprimono cieca fiducia nel loro leader supremo e nel partito unico, meta’ dei siti Internet del mondo sono censurati, non sono accessibili. Persino questo blog (covo di pericolosi contro-rivoluzionari) non si riesce ad aprire.



Ma quello che colpisce di piu’, e’ l’espressione rassegnata di quasi tutti i cinesi, sia che corrano freneticamente inseguendo il loro sogno di ricchezza, sia che lentamente, col loro grembiule azzurro, contribuiscano a mantenere il decoro e la pulizia delle strade.
Un’espressione in cui traspariscono gli anni di divieti, di persecuzioni, di rieducazioni, di miseria, di fame.

Ma nonostante tutto, mi portero’ sempre nella memoria l’improvvisa soddisfazione di centinaia di giovani, nel veder salire al cielo la loro piccola mongolfiera, una lanterna illuminata, che si aggiungeva alle innumerevoli lucine rosse nella notte di capodanno: anche quest’anno sara’ un anno fortunato !

Non posso che augurarglielo di cuore


mercoledì 24 dicembre 2008

Buone Feste!!

Rivolgo a tutti gli amici e lettori i miei migliori auguri per questo periodo di festa:

Buon Natale a chi ci crede
Buon Riposo a chi se lo puo’ permettere
Buon Anno a tutti, con un piccolo omaggio musicale

A presto !

venerdì 19 dicembre 2008

Election Day: bisogna includere anche il referendum elettorale

Vi segnalo la lettera di Giovanni Guzzetta e Mario Segni al Corriere della Sera, lettera destinata al Ministro Maroni, per chiedere l’inclusione del referendum elettorale, che si dovra’ tenere nel prossimo giugno, nell’Election Day del 6 e 7 giugno 2009.

Con questa semplice scelta, si potrebbero risparmiare almeno 150 milioni di Euro: “Con questa somma si possono fare tante cose, come mettere in sicurezza un ampio numero di scuole pubbliche, rimodernare ospedali, potenziare la social card.”

Ci aspettiamo una scelta di grande rigore e serieta’, che, come dicono gli autori della lettera’, potrebbe “rafforzare la fiducia nelle istituzioni” da parte dei cittadini italiani. E sapppiamo tutti quanto ce ne sia bisogno.


martedì 16 dicembre 2008

Elezioni in abruzzo: una lezione per tutti

Mi auguro che chi di dovere analizzi con attenzione i risultati delle elezioni abruzzesi e tragga le opportune conclusioni.

Ma vediamo che cosa e’ successo.
Nel 2005 avevano votato circa 830.000 elettori (68.6%). Ora hanno votato in 640.000 (53%). Sono percio’ mancati 190.000 votanti (15.6% - degli aventi diritto - in meno).

Nel 2005, i voti per lista erano questi:
Forza Italia: 117.500 voti, AN: 81.900, DC: 20.500. Totale dei tre: 219.900 voti
D.S.: 136.350, Margherita: 122.950. Totale dei due: 259.300 voti
IDV: 17.900, UDC: 61.800, SDI: 38.100, Rif.Com. + Com.Ital.: 57.500.
Il centro-sinistra aveva vinto ed era stato eletto Del Turco, poi arrestato per tangenti.

Veniamo al 2008:
PDL: 191.000 voti (quasi 30.000 voti in meno rispetto al 2005);
PD: 106.400 (quasi 153.000 voti in meno che nel 2005);
UDC: 30.500 (meno della meta’ del 2005);
Socialisti: 9.400 (28.700 voti in meno);
Rif.Com. + C.I.: 25.400 (32.000 voti in meno);
IDV: 81.500 (63.600 voti in piu’ rispetto al 2005).

Quindi, credo che si possa dire quanto segue:

  • il centro-destra non arriva nemmeno ai voti che aveva avuto nel 2005 (per non parlare delle Politiche dell’aprile scorso, dove aveva guadagnato 344 mila voti), quindi mi pare non ci sia molto da cantar vittoria: non c’e’ stato alcun effetto “traino” del governo di destra, anzi, mi pare proprio il contrario;
  • i socialisti, a cui apparteneva Del Turco,vedono il loro bottino diviso per quattro: al loro posto cambierei mestiere
  • persiste l’abbandono dell’estrema sinistra: meno della meta’ dei voti (esattamente come alle Politiche 2008: i pochi rimasti sono fedeli);
  • l’UDC, quasi scomparso dei TG nazionali, si divide per due;
  • PD: passa da 260 mila voti del 2005 ai 106 attuali (277 mila alle Politiche 2008 !!!): sostanzialmente, si potrebbe dire che quelli che non sono andati a votare erano tutti del PD. Praticamente, una fuga di cervelli. In massa.
  • IDV: e’ la vera novita’, peraltro attesa: da 18 mila a 81 mila (piu’ di 4 volte tanto), passando per i 58 mila voti delle Politiche 2008. Propabilmente ha raccolto sia dal PD, sia dai socialisti, sia dall’estrema sinistra. E’ Di Pietro il vero vincitore, premiato per la linea politica che ha tenuto contro il governo Berlusconi, in contrasto con quella del PD, decisamente bocciata dagli elettori.
Nel PD c’e’ gia’ chi si lamenta delle alleanze fatte in Abruzzo (con l’IDV di Di Pietro), avrebbe preferito l’UDC: per questo - affermano - abbiamo perso. E cosi’ dicendo dimostrano di non aver capito niente.
Io mi auguro che i leaders del PD abbiano cosi’ tanto acume politico da capire che hanno solo due possibilita’: o se ne vanno definitivamente e ritornano alle loro occupazioni precedenti (ammesso che ne abbiamo mai avute, in caso contrario possono sempre cominciare finalmente a lavorare), oppure che cambino decisamente rotta, magari chiedendo consiglio a chi ha dimostrato, quanto meno, di capire qualcosa di piu’ dell’elettorato che vorrebbero rappresentare.

Le elezioni abruzzesi sono state un piccolo assaggio di quello che potrebbe accadere l’anno prossimo alle Europee o alle Amministrative di primavera.
Mi auguro che comunque la lezione venga presa in seria considerazione dal PD e che si cerchi finalmente di costruire un partito nuovo, onesto e effettivamente “democratico”.
In caso contrario, credo che il tunnel in cui siamo entrati all’inizio di quest’anno, ci ospitera’ ancora a lungo.


giovedì 11 dicembre 2008

Un governo miope ci puo' solo portare nel baratro

Gia’ l’Italia ha i suoi problemi strutturali, frutto di 30 anni di governi di coalizione che puntavano solo alla rielezione, piuttosto che al risanamento ed all’interesse dei cittadini.
Ora il governo Berlusconi prosegue in questa direzione, incapace di avere una visione del futuro che non sia puramente il perpetuarsi degli interessi particolari, vuoi della solita casta dei politici, vuoi di un gruppetto di imprenditori capaci solo di rischiare con i soldi degli altri.

La posizione del governo italiano nella discussione del piano europeo di riduzione delle emissioni di CO2, che io stento a credere sia condivisa dai cittadini pensanti del nostro paese, ci sta costringendo nell’angolo, in una posizione non solo difficile per le nostre relazioni con gli altri paesi europei, ma soprattutto relegandoci tra i paesi piu’ retrogradi e dannosi per la salute dell’intero pianeta.

Siamo gia’ al 44-esimo posto nella classifica dei 57 paesi con maggiori emissioni di CO2, per quanto riguarda le azioni intraprese per la riduzione di emissioni. Nei primi 5 posti della classifica, cioe’ i paesi che stanno facendo di piu’ per l’ambiente, ci sono Svezia, Germania e Francia, seguiti da India e Brasile. Noi, invece, siamo in compagnia di Arabia Saudita, USA e Cina (che non hanno mai ratificato il trattato di Kyoto). Tra l’altro, l’anno scorso eravamo in posizione 41, ora peggiorata a 44. E, per quanto sta dimostrando di saper fare questo governo, non mi pare proprio che la situazione sia destinata a cambiare, se non in peggio.

In questa trattativa con la Comunita’ Europea, l’Italia e’ quella che piu’ di tutti sta trascinando l’intero continente al ribasso, compromettendo definitivamente il Piano del 3 x 20 (20% di emissioni di CO2 in meno, 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili, il tutto entro il 2020). E’ una posizione assolutamente opposta a quella in cui si sta muovendo il mondo intero, anche se con difficolta’, Stati Uniti del neo presidente Obama in testa.

Anziche’ pensare ai disastri che stanno avvenendo in campo economico, fianziario, ambientale, il nostro governo pensa alla riforma della costituzione (peraltro gia’ bocciata due anni fa dalla maggioranza dei cittadini, con un referendum dedicato), pensa al PD che lo paragona ad un dittatore (perche’, non e’ vero?), pensa a Di Pietro, che vuole mettere in galera i ladri.

Insomma, questo governo non e’ all’altezza della situazione: la gravita’ dei problemi richiederebbe persone piu’ preparate, piu’ lungimiranti, meno attaccate ai loro meschini interessi di bottega e piu’ concentrate sull’interesse di tutti noi, cioe’ i cittadini di questo paese.

Abbiamo bisogno di Statisti con la S maiuscola, di persone che sappiano immaginare come sara’ il mondo tra 50 anni e da subito sappiano indirizzarsi in quella direzione, anche con dei sacrifici, anche se costa. Non ci servono i commercialisti di Sondrio, le soubrettes del varieta’, le prime-donne del gossip televisivo, piu’ attente al loro look che ai problemi urgenti che abbiamo.

Mi piacerebbe che il popolo della rete (almeno quello, visto che ne abbiamo ancora la possibilita’) si facesse sentire, cominciasse a premere su questa classe politica di incapaci: l’unica nostra possibilita’ di salvezza e’ che se ne vadano. Per sempre.



venerdì 5 dicembre 2008

Un fiocco nero contro le morti sul lavoro


Riceviamo questa segnalazione da Rifondazione Comunista della provincia di Milano. Ci associamo e diffondiamo l’appello. Chi vuole aderire puo’ mandare una mail a: iodicobasta@gmail.com

Il 6 dicembre dello scorso anno le fiamme della fonderia Thyssen a Torino, bruciarono la vita di sei lavoratori, giovani lavoratori che persero il loro futuro, per sempre.

Una così grande tragedia, la sofferenza dei famigliari, dei compagni di lavoro, di tutti, fu un grido che non si poteva non ascoltare, ci disse che quando di lavoro si muore la società intera porta una ferita profonda, ci disse ciò che già sapevamo: ogni giorno vi sono morti, ogni giorno gli incidenti sono migliaia, di lavoro ci si ammala e l’amianto ha ucciso e uccide ancora.

Sono lavoratori italiani, rumeni, curdi, slavi, indiani e di tante altre parti del mondo. Il popolo degli invisibili, del lavoro nero, le vittime ignote pagano il prezzo più alto. Nulla rende la vita più precaria della morte.

Dicemmo allora: mai più morti sul lavoro, non si può restare indifferenti, rifiutiamo l’assuefazione. Lanciammo una campagna per il diritto alla dignità e alla vita sul lavoro. Ci mobilitammo. Ricordate la catena umana in Piazza del Duomo? Il nostro sentire comune?

Oggi diciamo che non abbiamo dimenticato e perciò proponiamo di far ancora sentire la nostra voce rivolta al mondo del lavoro, la voce di quanti ancora nutrono sentimenti di solidarietà, di appartenenza, capaci di indignarsi.

Proponiamo che nella settimana che va dal 6 dicembre (anniversario della tragedia della Thyssen), al 12 dicembre (giornata di mobilitazione dei lavoratori e lavoratrici per lo sciopero generale, che auspichiamo sia anche di popolo), vengano assunte iniziative, anche simboliche, alle quali tutte e tutti possono partecipare e autorganizzare. Iniziative che segnino la nostra ribellione e la volontà di impedire che la strage continui, che ogni giorno si ripetano i drammi, che dicano a noi stessi e a tutti: ciascuno faccia la sua parte. Mai più morti sul lavoro!

In particolare proponiamo che dal 6 al 12 dicembre (giorno dello sciopero generale):

- ognuno porti un fiocco nero intorno al braccio, sulla giacca o sulla borsa, come segno di lutto e di indignazione contro le morti sul lavoro;

- nelle sedi istituzionali vengano assunti impegni per il futuro e atti simbolici per sottolineare quanto sconvolgente sia il susseguirsi di morti e incidenti, e consiglieri e assessori portino un fiocco nero durante una seduta.

Questa settimana di impegno su questo terreno, organico a tutti gli obiettivi dello sciopero generale, sarà utile per valorizzare quanto già è stato fatto, in questo anno, per contrastare lo stillicidio di vite e in difesa della salute, a tutti i livelli: numerose infatti sono state le iniziative di sensibilizzazione nella società, nelle scuole e nelle istituzioni a tutti i livelli, dalle zone del decentramento al livello nazionale, con l’approvazione del Testo unico per la sicurezza sul lavoro, che va difeso dagli attacchi di Governo e Confindustria, e la legge fa finanziata e applicata.

E in particolare sarà utile per non fermarci, molto resta da fare: va costruita una diffusa coscienza nella società, la base per poter dire un giorno: “ il dramma delle morti sul lavoro appartiene al passato”.

Questa nostra “piccola” proposta ha il senso di sollecitare la visibilità di un sentire comune, di valorizzare la politica dei contenuti e dei valori di giustizia sociale che così gravemente sono aggrediti e scossi. È un’idea, se sarà da molti condivisa e praticata diventerà un fatto.


giovedì 27 novembre 2008

Milano da bere? si, ma per dimenticare

Milano ne esce proprio male.
Per una citta’ che vorrebbe rappresentare la punta di diamante della modernita’, lanciata a tutta velocita’ (?) verso l’Expo 2015, la Milano motore dell’economia e della rinascita urbana, per questa citta’ la faccenda Biagi - Saviano e’ proprio una brutta figura.

I fatti: la commissione, composta di consiglieri comunali, che deve decidere l’assegnazione degli “Ambrogini d’oro“, il massimo riconoscimento della citta’ ai suoi cittadini piu’ illustri, nega il premio sia ad Enzo Biagi - illustre giornalista bolognese, ma vissuto a Milano per gran parte della sua vita, scomparso un anno fa - sia a Roberto Saviano - scrittore e giornalista, sotto protezione per le minacce di morte ricevute dalla camorra, dopo il suo libro “Gomorra”.
Per quest’ultimo, non passa nemmeno l’assegnazione della cittadinanza onoraria, proposta come alternativa per trovare una soluzione di compromesso.

Quando una qualsiasi questione, anche la piu’ oggettiva, come puo’ essere la situazione di pericolo di vita per una persona a causa delle sue idee (come sta succedendo per Roberto Saviano) diventa materia ideologica, da condividere o da avversare solo perche’ viene da una parte anziche’ dall’altra, allora vuol dire che chi e’ preposto a queste scelte, i politici che ci amministrano, hanno perso qualsiasi credibilita’, qualsiasi fiducia, qualsiasi residua possibilita’ di rappresentarci.

Enzo Biagi e’ stato un grande giornalista, amante della liberta’ fin dalla prima ora, fedele alle sue idee, anche se non condivise da tutti. Ha dato fastidio al potere costitito, perche’ l’ha criticato ed il potere costituito l’ha fatto scomparire (mediaticamente). Ora, un’appendice remota - ma poi neanche tanto - di quel potere costituito sta tentando di eliminarlo ancora, per cancellarne anche la memoria.

Roberto Saviano sta vivendo sotto scorta, nascondendosi e muovendosi di continuo, per sfuggire alla promessa di eliminazione giuratagli da una organizzazione mafiosa e criminale. La citta’ di Milano non riesce nemmeno a esprimergli solidarieta’ accogliendolo, simbolicamente, tra i suoi cittadini.

Ci sono stati giorni in cui essere milanesi era motivo di orgoglio e di vanto.
Oggi ce ne vergognamo.

E’ arrivato ormai il momento, ed e’ questo, in cui le persone intellettualmente libere, oneste, la parte migliore di questa citta’ e di questo Paese, si sveglino, si organizzino, si tirino su le maniche e diano il loro indispensabile contributo a ricostruire la nostra povera Italia.
Prima che sia troppo tardi



lunedì 24 novembre 2008

La soluzione alla crisi: spendete !

Credo che il nostro povero paese sia ormai alla frutta.
Siamo ostaggio di una classe politica assolutamente inadeguata per far fronte alle sfide ed ai problemi che dobbiamo affrontare.
Non puo’ il nostro primo ministro chiederci di consumare di piu’: ma che razza di soluzione e’? ma con quali soldi? con quali risorse? ma cosa ne sa, quello li’, del paese reale? e cosa dovremmo consumare? quello che ci dira’ lui, oppure quello che vogliamo, quello che ci pare? prodotti italiani, immagino, in linea con la migliore tradizione autarchica che l’italiano medio ha sempre saputo sfoderare nei momenti di crisi.

Mentre il mondo va dalla parte opposta.

Io da un governo serio mi aspetto iniziative e investimenti che sappiano finalmente individuare la strada che questo paese deve percorrere, che valorizzi le sue specificita’, le sue risorse, le sue ricchezze. Per uscire dalla crisi dobbiamo capire cosa siamo capaci di fare, quale sia la nostra arma vincente, il nostro punto di forza. Penso, ad esempio, semplicemente, al ricchezze artistiche, al turismo. E che dire dell’energia solare, che qui da noi e’ cosi’ abbondante e gratis? ma lo sapete che la meta’ (e’ vero, la meta’!) dei pannelli solari installati AL MONDO e’ in Germania? dove tra pioggia e neve funzionano per meta’ dell’anno? no, noi andiamo a dire che bisogna modificare i parametri di Kyoto, perche’ il nostro povero paese non puo’ permetterseli. Ma vi sembra possibile?

Niente di tutto questo e’ stato fatto, anche prendendo gli ultimi 20 anni. Non e’ piu’ un problema di destra o di sinistra. E’ una classe politica che non e’ in grado di governare l’Italia.

Per questo e’ urgente fondare un movimento nuovo, fatto di persone competenti, come ce ne sono molte nel nostro paese, scelte per la loro bravura, preparazione, serieta’, non solo per la fedelta’ al capo (degli altri, magari, come Villari). Un movimento civico, al di fuori degli schemi bloccati con cui i nostri politici attuali leggono la realta’, un movimento di popolo, che metta al primo posto la rinascita dell’Italia.

Basta politici di professione, che pensano solo a perpetuare la loro poltrona, basta favori ad una classe imprenditoriale capace solo di rischiare con i soldi degli altri, con le protezioni della politica. Basta con una opposizione che non sa nemmeno individuare i problemi, gli basta solo mantenere un equilibrio insignificante quanto ipocrita che mostri la distanza da Berlusconi e da Di Pietro nello stesso tempo.

Basta. Basta. Basta.

Qui, o si fa la nuova Italia, o ce ne andiamo. L’unica vera alternativa e’ la fuga per chi ha un minimo di cervello. E non solo per chi ha vent’anni, ma anche per chi dopo tanto lavoro, sforzi, contributi (economici e non) continua a vedere tutta questa fatica sprecata dai politici che negli ultimi vent’anni hanno governato, solo per difendere le proprie posizioni di potere.
Oppure facciamo un referendum per diventare un “land” della Germania, o una provincia staccata della Svezia. Staremmo senz’altro meglio.

Voglio degli amministratori che pensino a noi, come primo pensiero, e non al proprio tornaconto, successo o futuro. Basta.
C’e’ bisogno di gente nuova, giovane. Via questi babbioni incompetenti e corrotti: ci vogliamo svegliare, finalmente?

Aspetto con fiducia un minimo di segnale da qualcuno. Me lo auguro



sabato 22 novembre 2008

emergenza sicurezza: il TG non ne parla, quindi è finita

E’ vero che si puo’ avere una sola paura per volta, e che ora ci sono dei problemi molto piu’ gravi che in passato, ma la classifica delle paure degli italiani e’ molto cambiata, da qualche mese a questa parte.

Praticamente, l’emergenza sicurezza, quella su cui si e’ giocata la battaglia elettorale e che ha portato alla vittoria della destra, e’ finita, gli italiani l’hanno rimossa dalla testa della classifica delle paure piu’ diffuse, sostituendola con altre paure, la crisi economica, la perdita del posto di lavoro, eccetera.

Dopo che i TG nazionali (e non solo, anche i vari ‘talk show’ politici, da Porta a Porta in giu’) hanno fomentato l’allarme criminalita’, legandola all’immigrazione, appena prima della campagna elettorale (trascinando anche le testate editoriali e televisive tradizionalmente non legate alla destra), ora non ne parla piu’ nessuno e la gente smette di aver paura per la propria sicurezza, o almeno diminuisce la percezione di questo pericolo.

Ora i TG parlano di crisi economica, di disoccupazione, posti di lavoro persi, banche che falliscono e puntualmente questa diventa la prima preoccupazione, balzando in testa ai sondaggi dell’istituto Unipolis (Osservatorio di Pavia, con il contributo di Ilvo Diamanti).

In realta’, quello che misura veramente il grado di sicurezza, cioe’ il numero di crimini, di scippi, di omicidi, di furti, ecc., ha cominciato a diminuire fin dal 2007, quindi molto prima delle elezioni e si e’ stabilizzato nel corso del 2008 (dai pochi dati che ci sono al momento).

Sara’ perche’ ora abbiamo i millitari per strada ? se e’ bastato mettere due o tre soldatini a stazionare sul marciapiede davanti a qualche bar (basta vedere a Milano dove sono, in via Padova o in Corso Buenos Aires), beh, allora avevamo dei criminali proprio da poco, non c’era da preoccuparsi nemmeno prima.

Intanto, pero’, abbiamo un governo di destra, che ha costruito la sua vittoria proprio sul tema sicurezza, un governo nelle mani dell’uomo che possiede le maggiori reti televisive del paese e che ora controlla anche quelle pubbliche (in realta’ non ha mai smesso di controllarle anche durante il governo di centro-sinistra, lo sappiamo dalle famose intercettazioni), un governo che ogni giorno di piu’ si dimostra incompetente e inadeguato ad affrontare i veri problemi che ci troviamo davanti.

Comunque, questa analisi mostra come sia importante il controllo dei mezzi di informazione per determinare gli spostamenti dell’opinione pubblica, per pilotarne le scelte e le decisioni. Secondo voi questa la possiamo chiamare “democrazia” ?

Secondo me, no


venerdì 14 novembre 2008

Riecco la legge sull'editoria. E i blog rischiano ancora

C’aveva gia’ provato Prodi, un anno fa: allora il consiglio dei ministri aveva approvato il “DDL Levi-Prodi” che obbligava tutti i bloggers ad iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione, in pratica l’albo dei giornalisti).
La Rete si mobilito’ e il decredo fu fatto decadere.

Ora, a distanza di un anno, riappare in Commissione VII (Cultura) il PDL 1269 (PDL sta per Progetto di Legge, anche se ricorda altre sigle …), che ripropone la regolamentazione dell’editoria, comprendendo anche la rete.

Riporto i punti salienti, con un piccolo commento:

Articolo 2 - Comma 1: Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

Cio’ significa che ogni blog, anche questo, e’ considerato un prodotto editoriale, quindi rientra nell’ambito della legge.

Articolo 6 - Comma 1: Ai fini della presente legge, per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e alla distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.

Questo articolo definisce che chiunque realizza e distribuisce un prodotto editoriale, svolge attivita’ editoriale, anche se non c’e’ scopo di lucro

Articolo 7 - Comma 1: Ai fini della tutela della trasparenza, della concorrenza e del pluralismo nel settore editoriale, tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli Operatori di Comunicazione, …

Applicando le definizioni date finora, un blogger dovrebbe iscriversi al ROC

Articolo 8 - Comma 1: L’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa

A colui che e’ responsabile della pubblicazione del prodotto editoriale su Internet, essendo iscritto al ROC, si applica la normativa sulla responsabilita’ connessa ai reati di diffamazione, ecc. ecc. a mezzo stampa. In pratica, se qualcuno, in un commento ad un mio post, diffama qualcun’altro, io ne sono responsabile !!

Articolo 8 - Comma 3: Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro

Questo e’ il punto chiave: da qui sembra di capire che chi scrive un blog senza avere alle spalle una organizzazione imprenditoriale, non e’ obbligato ad iscriversi al ROC.
Ma che cos’e’ una organizzazione imprenditoriale ? Beppe Grillo ha delle persone che lo aiutano, magari stipendiate, vende dei prodotti, raccoglie della pubblicita’: e’ una organizzazione imprenditoriale ? sembra di si.
Ma se un blog ha dei semplici banner pubblicitari ? si tratta di una “attivita’ pubblicitaria continuativa”, che genera introiti, quindi e’ una attivita’ d’impresa, ma chi fa impresa per la sua attivita’ editoriale deve registrarsi al ROC.

Come vedete, la cosa non e’ chiara, si presta a varie interpretazioni, quindi in se’ molto pericolosa. Inoltre, la proposta di legge e’ in commissione, quindi modificabile e quel piccolo appiglio dell’articolo 8 potrebbe anche sparire. Ricordando poi che un anno fa fu il PD (che nasceva proprio in quei giorni) a proporre questa legge, non credo che possiamo stare troppo tranquilli.

La rete e’ libera, la rete e’ di tutti. Obama ha vinto la sua battaglia grazie alla rete. In Cina e in Russia invece la rete e’ sotto il controllo del governo: a chi vogliamo assomigliare ?



FATTO ! Silvio segna un altro punto

… si deve tenere presente che l’unita’ sindacale in atto e’ la peggiore nemica della democrazia sostanziale che si vuole restaurare. Sotto questo profilo, qualunque spesa per provocare la scissione e la nascita di una libera confederazione sindacale che raggruppi gli autonomi appare indispensabile, se non addirittura pregiudiziale …

i sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi, nella ricerca di un punto di leva per ricondurli alla loro naturale funzione, anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione di lavoratori.

per quanto concerne i sindacati, la scelta prioritaria e’ fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioe’ le linee gia’ esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari della UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi in una libera confederazione, oppure, senza toccare gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entita’ i piu’ disponibili fra gli attuali confederali allo scopo di rovegliare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti.

Vediamo se indovinate da dove arrivano queste citazioni.
No, non sono le memorie del giovane Silvio. Non e’ nemmeno una citazione da qualche quotidiano della settimana scorsa.

Queste sono parole di Licio Gelli, scritte di suo pugno nel Piano di Rinascita democratica, 1977.
Quest’uomo e’ un genio, oppure predice il futuro. Oppure, piu’ semplicemente, ha trovato in Silvio il suo naturale prosecutore (come del resto ha affermato lui stesso pochi giorni fa).

Quello che sta avvenendo in questi giorni, la famosa riunione a Palazzo Grazioli di qualche giorno fa tra Berlusconi, i suoi fidi scudieri ministri, la Marcegaglia e Bonanni e Angeletti, la conseguente rottura dell’unita’ sindacale, con CISL e UIL da una parte, CGIL dall’altra, e’ un altro obiettivo raggiunto dal nostro Silvio, un altro FATTO! da aggiungere al suo curriculum.

Come ho gia’ avuto modo di scrivere su queste pagine (web), quello che mi stupisce sempre e’ la totale apatia, rassegnazione, assuefazione della maggioranza del popolo italiano a questo regime, senza il minimo stupore, la minima incazzatura, una qualche reazione.

Che sia la dittatura della maggioranza silenziosa ?


lunedì 10 novembre 2008

Not in my name!

Per chi non la conoscesse ancora, segnaliamo la campagna “Not in my name” che condivido in pieno:

IF YOU ARE ITALIAN AND YOU FEEL LIKE PRIME MINISTER SILVIO BERLUSCONI IS NOT SPEAKING IN YOUR NAME WRITE IT DOWN ON A PIECE OF PAPER, TAKE A PICTURE AND SEND IT HERE (along with your name, last name and location)

Il blog, o sito, è questo.
E’ in inglese perché diretto agli altri, a quelli che ci leggono e guardano da lontano. Chiunque può partecipare a questa manifestazione spontanea, non apolitica ma certamente apartitica. Mandando una foto qualsiasi di se stesso con addosso, sopra, sotto, in mano, in fronte la scritta: I’m Italian and Prime Minister Silvio Berlusconi is not speaking in my name : “Sono italiano e il primo ministro Silvio Berlusconi non parla a mio nome”.