mercoledì 22 dicembre 2010

Fallimento conclamato

La Politica che si arrabatta per sopravvivere, facendo lo slalom tra votazioni alla Vanna Marchi, leggi "ad personam" vere o annunciate, esternazioni para-fasciste di qualche nostalgico d'altri tempi e manovre serpeggianti che ottengono il solo effetto di confondere gli amici, piu' che gli avversari.
Intanto il Paese va da un'altra parte, scende in piazza anche sfidando le manganellate e chiede a gran voce ascolto, solidarietà e futuro.
Ormai è fin troppo evidente che questi partiti, questi politici non hanno nè capacità, nè interesse a capire ciò che sta succedendo nel Paese. E' un fallimento conclamato.
Rinunciate, andate via, la vostra stagione è finita. C'avete provato, ci state provando da decenni, ma non ci siete riusciti. Avete fallito.
Oppure ravvedetevi, chiedete scusa a chi vi ha pagato lo stipendio finora e uscite dai vostri palazzi dorati per capire cosa sta succedendo, per parlare con la gente, per ascoltare i consigli da chi lavora, studia, lotta tutti i giorni per un'Italia migliore.

venerdì 17 dicembre 2010

Il PD al bivio

Ho come l'impressione che l'intervista di oggi su Repubblica al segretario del PD, Bersani, possa diventare una specie di pietra miliare, vorrei quasi dire 'tombale', nel processo di disgregazione di quel partito.
La fiducia ottenuta per soli tre voti dal premier Berlusconi sta cominciando a produrre i suoi infausti frutti. Ancora una volta lo scaltro nano manda in confusione l'opposizione, che si mostra quindi in tutta la sua debolezza.
Io credo che quello che serve al Paese, oggi, non sia un'alleanza in grado di battere o "di andare oltre" Berlusconi. Non serve nemmeno, credo, continuare a blaterare dei pur gravi problemi del Paese, della crisi economica, della disoccupazione, senza poter fare nulla di concreto.
Quello che manca oggi è la credibilità. L'intera classe politica italiana ha completamente perso la sua credibilità, ammesso che ne abbia mai avuta, naturalmente.
Il PD, anzi, il suo segretario, dovrebbe capire una cosa fondamentale: il mondo è cambiato e le cose non funzionano piu' come una volta. Percio', non si vince sommando i voti del PD con quelli del terzo polo solo perchè la loro somma oggi è superiore ai numeri di Berlusconi. Perchè, oggi, gli elettori scelgono la proposta che percepiscono come la piu' credibile, oppure possono anche non votare.
Perciò, volere a tutti i costi un'alleanza col centro, serve solo a demoralizzare una volta di piu' i suoi potenziali elettori, col rischio di perderne una buona parte. Chi voleva andare al centro c'è già andato, come Rutelli, la Binetti e i loro fedelissimi.
Secondo punto: le primarie. Bersani dice che le primarie provocano divisioni. Io sono convinto che toglierle provocherebbe un disastro molto piu' grave, perchè al momento sono l'unico, piccolo strumento con cui i cittadini partecipano alla scelta dei loro rappresentanti, l'unico contatto tra la politica e la gente. Il PD finora è stato l'unico partito cosi' coraggioso da utilizzarle, anche se con qualche dubbio, ma eliminarle lo farebbe ripiombare in quell'area di distacco e di inarrivabile e antipatico privilegio che già caratterizza tutti gli altri partiti.
Certo, forse l'esito delle primarie potrebbe premiare qualcun altro, Vendola ad esempio. E' un rischio da correre. Sarebbe forse meglio scoprire direttamente alle elezioni che Bersani le ha perse comunque ? Se gli elettori del centro sinistra preferiscono Vendola, lo votano alle primarie come alle elezioni. Di questo Bersani se ne deve fare una ragione.
Mi permetto infine di dare qualche altro piccolo consiglio ai dirigenti del PD.
Spendete un pomeriggio alla settimana a leggere i blog ed i commenti dei vostri potenziali elettori in Facebook: avreste modo di sapere, in anticipo, che aria tira dalle parti del centro sinistra.
Date una ripulita alle fila del partito, applicando qualche regola che il vostro statuto non ha voluto implementare fino in fondo: due mandati e poi si torna a casa, no agli inquisiti, via le primedonne con idee traballanti (alla Calearo, per intendersi), scegliete piuttosto qualche semplice militante, anche ad occhi chiusi, sarebbe sempre meglio di certa gente.
Poi magari fate in modo che i soldi dei cittadini non vadano nelle tasche dei partiti, come un referendum di qualche anno fa aveva chiesto. Dimezzatevi lo stipendio, ve ne resterebbero piu' dei precari e degli operari che tirano la fine del mese comunque, anche se con qualche sacrificio. Insomma, rendetevi credibili non per quello che dite, ma per quello che fate (mi sembra un principio cosi' ovvio che mi vergogno perfino a scriverlo).
Se farete cosi' vedrete che saranno gli altri a cercarvi, a chiedervi le alleanze, a votare per voi.
Solo se sarete disposti a "perdere" qualcosa, forse, finalmente vincerete. E, assieme a voi, vinceremo anche tutti noi ed il nostro Paese. Per favore.

martedì 14 dicembre 2010

Anche Veltroni e Di Pietro dovrebbero dare le dimissioni

E' facile, in momenti come questo, farsi prendere dallo scoramento.
Molti, forse tutti noi, ci aspettavamo che la data odierna, 14 dicembre, segnasse la fine dell'era berlusconiana, conseguenza e nello stesso tempo causa del marciume che invade l'Italia in questi ultimi tempi. Lo speravamo, anche se avevamo quasi il timore di ammetterlo.
Ed infatti, non è successo. Dopo la diaspora dei finiani, la contro-diaspora dei finiani pentiti, che di fatto hanno riportato in bilico la conta.

Ma la vera goccia, che ha fatto traboccare il famoso vaso, sono stati i tre "transfughi" che, abbandonando le fila di quella che era, ad inizio legislatura, l'opposizione, hanno determinato la vittoria, pur risicata, dei "fiduciosi". Sto parlando di Calearo e Cesario (ex-PD) e di Scilipoti, eletto nelle fila dipietriste. Auto definendosi "movimento di responsabilità", hanno votato la fiducia a Berlusconi e si sono fiondati (cosi' dicono le cronache) nell'ufficio del premier subito dopo il voto. Per incassare il premio, probabilmente.
Non voglio spendere piu' di tante parole su tali figuri, in fin dei conti mercenari e prezzolati sono sempre esistiti e anche costoro non finiranno certo nei testi di storia come eroi del ventunesimo secolo.
Vorrei invece soffermarmi un attimo su qualcun altro, su chi ha scelto questi personaggi, li ha inseriti in lista, in una posizione tale da garantirne l'elezione. Mi riferisco a Veltroni, segretario del PD nel 2008, che ha personalmente candidato Calearo come capo lista nel nord-est e Cesario in Campania, e a Di Pietro, che ha scelto e approvato il nome di Scilipoti.

Loro sono i veri responsabili, loro sono le acute menti che hanno saputo valutare la coerenza, la convinzione, le potenzialità di questi uomini probi, loro hanno avuto l'intuito di consegnare un seggio parlamentare, la rappresentanza di decine di migliaia di cittadini onesti e in buonafede a personaggi dal profilo alto e dalla incrollabile coerenza. Grazie anche ad una legge elettorale che mette tutta la responsibilità della scelta dei parlamentari nelle mani dei segretari di partito, sottraendola ai cittadini elettori.

Ebbene, io credo che Veltroni e Di Pietro dovrebbero dare una spiegazione, dovrebbero giustificare le loro scelte e ammettere i loro errori politici, dimostrando che, almeno loro, sono uomini degni di essere chiamati tali. Nell'unico modo possibile: rassegnando le dimissioni e sparendo dalla scena pubblica per sempre.
Non si puo' sempre incolpare Berlusconi di tutti i mali, anche l'insipienza e gli errori di chi sta dall'altra parte sono almeno corresponsabili del fallimento della Politica e dell'Etica nel nostro Paese.
Siate seri, chiedete scusa e andatevene. Per il nostro bene e per il vostro.

venerdì 26 novembre 2010

Far bella figura con le idee degli altri

Ci sono delle cose che io non riesco a capire.
Una di queste è perchè in Italia ogni cosa debba servire a dividere in due, gli uni contro gli altri.
Mi riferisco alla trasmissione "Vieni via con me" ed alla necessità, ormai pare all'obbligo, di dare spazio alle contro-repliche degli esclusi: ma perchè ogni volta che uno esprime un concetto, ci deve essere un altro che propaganda il concetto opposto? Fazio e Saviano hanno dato voce a quelle che sono le loro convinzioni, perchè adesso bisogna obbligatoriamente sentire anche l'altra campana? non vi piace come hanno impostato la trasmissione? e fatevene un'altra! avete almeno altre due rete a vostra completa disposizione (anzi, 5), trovatevi un conduttore che sappia fare quello che Fazio e Saviano hanno saputo fare.

Allora, se RadioRAI suona "Il ragazzo della via Gluck", dopo dovrà trasmettere una melodia cantata da Ligresti? oppure se si intervista un imprenditore che si oppone al pizzo, dopo bisogna sentire anche la voce di chi quel pizzo passa a ritirarlo? magari è cosi' che si deve fare, cosi' che finalmente appena finito il TiGi di Minzolini ne mandiamo subito in onda un altro con dentro qualche notizia. Ma capite che cosi' facendo si contribuisce solo alle contrapposizioni, alle spaccature, al muro contro muro? ce ne sono già fin troppi di "dibattiti all'ultimo sangue" in TV, basta, fate parlare solo chi ha qualcosa da dire!

Capisco che i dieci milioni di ascoltatori di "Vieni via con me" facciano gola, ma se la destra non riesce a tirar fuori nessun conduttore capace di fare gli stessi ascolti, perchè c'è bisogno ad ogni costo di saltare sul carro del vincitore per sbadierare la propaganda opposta? ma non siete capaci di trovare una qualche vostra idea originale?

Mi auguro che la contro-replica non ci sia, oppure che, se Fazio e Saviano saranno obbligati ad ospitarla, si rifiutino e se ne vadano sbattendo la porta: è ora di finirla di fare bella figura con le idee degli altri.

martedì 23 novembre 2010

La Costituzione: ARTICOLO 17 - La Libertà di riunione

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Una serie di articoli che sembrano scontati, quasi inutili. Oggi è ovvio avere la libertà di riunirsi, dove ci pare, senza bisogno di avvisare o chiedere il permesso ad alcuno. Ma in passato, nei mesi appena precedenti la nascita di questa Costituzione, non era cosi' scontato, non si poteva fare cosi' liberamente. E in molti Paesi, anche ai nostri giorni, questa libertà è negata ai cittadini.
Credo comunque esista, almeno nel parlare comune, un equivoco importante: spesso si dice "riunione o manifestazione non autorizzata", In realtà, la Costituzione non richiede "l'autorizzazione", ma è sufficiente l'avviso. Cioè, non si deve chiedere il permesso ed attendere l'autorizzazione (come invece avveniva durante il regime fascista, quando peraltro l'autorizzazione veniva concessa solo in casi particolari), ma è sufficiente "preavvisare", cioè avvertire che si farà una riunione in luogo pubblico. Se sussisteranno poi particolari condizioni che mettono a rischio la sicurezza, l'autorità provvederà a vietare la riunione. Concretamente, il silenzio dell'autorità equivale all'autorizzazione.
Sembra una differenza da poco, ma in realtà è notevole: non è l'autorità che rilascia una concessione, bontà loro, ma è il cittadino che esercita i diritti garantiti dalla Costituzione.

venerdì 5 novembre 2010

Effetto Dalai Lama

Lo chiamano proprio cosi', effetto Dalai Lama.
Si tratta praticamente delle ripercussioni economiche causate ad uno Stato a seguito di visite o incontri ufficiali dei suoi leaders proprio col Dalai Lama. Ripercussioni economiche che si concretizzano in diminuzione di esportazioni verso la Cina, diminuzioni stimate oltre l'8% nei due anni successivi la visita in questione.
L'effetto è stato studiato e quantificato in una ricerca di A.Fuchs e N.Klann, dell'Università di Gottinga (Germania).
I due studiosi, con una serie di tabelle e ricerche molto circostanziate (l'immagine qui sopra è tratta proprio dal loro studio), dimostrano che ogni qual volta il Dalai Lama è stato ricevuto da autorità governative di un paese, la Cina ha applicato a quel paese delle ritorsioni, sotto forma, in ultima analisi, di diminuzione degli ordini e delle merci importate. Lo studio ha preso in considerazione gli anni dal 1991 al 2008 analizzando visite ed esportazioni in 159 Paesi di tutto il mondo.
In realtà questo danno alle esportazioni è riscontrabile solo da quando Hu Jintao, l'attuale Presidente, è salito al vertice del potere cinese e questo percio' conferma quanto tale effetto sia stato effettivamente pensato e venga attuato dalle autorità cinesi.
Tutto cio' la dice lunga, se ne avessimo ancora bisogno, sul grado di libertà che vige in quel Paese, e non solo relativamente alla libertà ed alla democrazia, ma anche semplicemente a livello di mercato e di economia.

martedì 2 novembre 2010

In California il più grande impianto ad energia solare

Pochi giorni fa (25 ottobre), il Governo americano, nella persona del Segretario agli Interni Ken Salazar, ha posto l'ultima firma sul decreto che autorizza la costruzione di quello che sarà il piu' grande impianto ad energia solare (termico) del mondo. Si tratta di 4 unità di produzione, ciascuna da 250 MW, che sorgeranno a Blythe, in California. Il sito ospiterà percio' un impianto di produzione di energia dal calore del sole della potenza di 1.000 MW, circa la stessa potenza che caratterizza oggi una centrale nucleare. Con qualche piccola differenza: nessun inquinamento radioattivo, niente scorie da riciclare e, soprattutto, ad un costo pari a circa la metà di quello di una centrale nucleare.
Si tratta di solare termico: cioè i raggi del sole vengono concentrati con l'uso di specchi parabolici su di un tubo, in cui scorre uno speciale fluido, che si riscalda ad altissime temperature e viene usato per la produzione di vapore. Questo a sua volta aziona una normale turbina elettrica. Per le particolari caratteristiche di tale fluido, è possibile anche "conservare" questa energia termica in appositi contenitori, trasformandola in energia elettrica in momenti successivi, ad esempio durante la notte, quando il sole non splende, ma la domanda di elettricità rimane alta.
La concessione per la costruzione della centrale solare è ottenuta da Solar Millennium LLC, una joint venture tra due società tedesche: Solar Millennium AG, società specializzata in impianti di questo tipo e Ferrostaal Group, società di progettazione industriale presente in piu' di 60 Paesi nel mondo.L'inizio dei lavori per i primi due generatori è previsto entro la fine del 2010.
La nuova centrale solare sarà in grado di coprire le esigenze di elettricità di quasi 750.000 famiglie americane, circa 2 milioni di persone (pari all'intera popolazione della Calabria, ad esempio), evitando emissioni di CO2 (anidride carbonica) per un milione di tonnellate all'anno.
Notizie di questo tipo, difficilmente si sentono in televisione, qui da noi.

martedì 26 ottobre 2010

Fabbrica Italiana Automobili Torino

Spero che se Marchionne porterà via veramente dall'Italia la Fiat, almeno abbia il buon gusto di cambiarle nome. Per non creare confusione nella clientela.
Quanto detto domenica dall'AD di FIAT è una chiara dimostrazione di quanto siamo messi male oggi in Italia, nei rapporti tra imprenditori e lavoratori, tra classe dirigente e operai. E' un rapporto malato, squilibrato, segnato da reciproca sfiducia e scollamento. Lo stesso che abbiamo piu' volte stigmatizzato e cercato di spiegare anche tra politica e gente comune.
Dare la colpa agli operai per tutti i mali che minano la competitività del nostro Paese, mi sembra miope, oltre che ingiusto: se le cose vanno bene, il merito è dei managers, che si intascano poderosi premi e dividendi. Se invece vanno male, la colpa è degli operai. Anzi, si cerca di dividere tra loro i lavoratori, di metterli in conflitto gli uni contro gli altri, per poterli sfruttare meglio: divide et impera, dicevano i romani.
Ma perchè in Germania, o negli Stati Uniti, dove il lavoro costa due o tre volte piu' che da noi, le cose vanno molto meglio?
Una cosa credo faccia la vera differenza e sia indispensabile se vogliamo rinnovare il modo di intendere il lavoro: il senso di appartenenza. Un lavoratore tedesco è orgoglioso di lavorare per la sua azienda, perchè sa che l'imprenditore si fida di lui e lo sa valorizzare. Negli Stati Uniti è ancora piu' spinto questo "sense of belonging", addirittura con manifestazioni che a volte rasentano il ridicolo o il grottesco. Noi Italiani siamo esattamente all'opposto: il nostro datore di lavoro è visto come una controparte, non si perde occasione per cercare di denigrarlo, di "fregarlo". Sentimenti specularmente e abbondantemente ricambiati dal "padrone", in maniera reciproca. Percio' ogni occasione è buona per cercare di trarre i massimi vantaggi a se stessi (sia da una parte che dall'altra), a volte anche rischiando di compiere veri e propri abusi o addirittura dei reati (non mancano gli esempi, da una parte e dall'altra).
In Germania i sindacati siedono nei consigli di amministrazione delle aziende, anche se in minoranza, ne condividono scelte e responsabilità, perchè hanno capito che una impresa che funziona bene fa il bene di tutti. Gli imprenditori apprezzano questa presenza ed il comportamento responsabile dei sindacati, perchè sanno che senza di loro non si va da nessuna parte. Ciascuna delle due parti sa che l'altra è indispensabile per ottenere quella sicurezza e quel benessere che diviene "bene comune" per tutti. Non mancano le contrapposizioni, non mancano le trattative, nemmeno gli scioperi mancano, ma alla fine si cerca il maggior consenso possibile, per il bene di tutti.
Da noi, no: l'AD della maggiore fabbrica italiana, una delle poche industrie manifatturiere ormai rimaste, dice in televisione che la parte italiana delle sue fabbriche non produce un Euro di utile operativo, per colpa delle richieste esose e dei comportamenti assenteisti degli operai. Il ministro delle Finanze addirittura dice che la sicurezza sul lavoro e i diritti "perfetti" sono un lusso, che in Cina o in Bulgaria non si possono permettere: loro lavorano e noi siamo in cassa integrazione.
Mi vengono in mente poche eccezioni che confermano questa regola ormai diffusa: la Ferrero e l'Esselunga sono due aziende "padronali", un proprietario (o una famiglia) che decide la politica industriale, le strategie. Nessun azionariato diffuso, società non scalabili in borsa, aziende che non hanno come priorità massima il dover produrre dividendi per i loro azionisti. Sindacalizzazione ai minimi e comunque morbida. Eppure sono due società sane, la prima esporta in tutto il mondo, la seconda è costantemente oggetto delle mire di gruppi stranieri, sempre rifiutate. Due aziende i cui dipendenti sono orgogliosi di lavorarvi, di appartenere a quel gruppo di persone che tutte assieme hanno fatto la fortuna di quel marchio, di quella "intrapresa". Imprenditori "illuminati", lavoratori valorizzati e contenti.
Quanti lavoratori in Italia possono dire altrettanto? vantarsi di lavorare per una certa società, esserne fieri? ce ne sono, senz'altro, ma forse si contano sulle dita delle mani.
Caro Marchionne, forse quello che ti serve per aumentare il valore delle azioni FIAT lo troverai in Polonia o in Brasile o in Serbia. Ma se il trattamento che verrà riservato a quelle maestranze sarà lo stesso di quello usato qui da noi, il tuo successo sarà effimero e passeggero. E non andrai lontano.
Il rispetto per gli altri essere umani è l'ingrediente indispensabile per lasciare un segno, per rimanere nella storia positiva di un Paese. Purtroppo, è ormai merce assai rara dalle nostre parti.

mercoledì 20 ottobre 2010

Fini: un colpo al cerchio ed uno alla botte

Avevo già avuto modo di esprimere le mie perplessità sulla strategia di Fini e del suo nuovo partito (in questo post).
Mi pare che il voto favorevole al Lodo Alfano Costituzionale (ed ancor piu' il voto contrario all'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro Lunardi, respinto ieri dalla Camera proprio con i voti di FLi) sia un altro tassello che va a confermare un quadro a mio avviso già chiaro: a Fini ed ai suoi "futuristi" non interessano i principi, i contenuti, le idealità, ma semplicemente agiscono in un'ottica di interesse personale ritenuta la migliore per ottenere il loro scopo: acquistare peso e contare più possibile nei confronti di Berlusconi e della Lega.
Non si spiegherebbe altrimenti la loro enunciazione a parole di totale dedizione ai principi di legalità, di eguaglianza di fronte alla Legge, di lotta alla corruzione, non accompagnata però dal quei comportamenti che dovrebbero obbligatoriamente servire a rendere credibile quanto dicono: come molti altri politici, dicono una cosa, ma coi fatti ne dimostrano un'altra.
La votazione a favore del Lodo Alfano costituzionale e la strenua difesa di Lunardi da parte di FLI dicono che valgono di piu' le strategie di posizionamento all'interno della destra e nei confronti di un possibile elettorato da conquistare, piuttosto che l'amore per l'uguaglianza e la legalità da un punto di vista sostanziale.
Oggi Fini non puo' presentarsi come colui che fa cadere il Governo, come il guastatore che manda tutti alle elezioni. Primo, perchè la legislatura non ha ancora raggiunto la metà dei cinque anni previsti, precludendo ai parlamentari (i suoi ma anche gli altri) quei privilegi che invece avranno al raggiungimento dei 2 anni e mezzo.
Secondo, perchè difficilmente potrebbero avere un successo elettorale se passeranno come coloro che spaccano tutto e non tengono in debito conto i gravi problemi del Paese.
Quindi, profilo basso ed evitare ogni occasione di rottura, lamentandosi del Governo e di Berlusconi, ma di fatto sostenendolo in ogni possibile occasione. Nel frattempo si deve lavorare per organizzare il partito nel Paese ed essere più pronti possibile quando veramente si andrà alle elezioni.
Ancora una volta, quindi, non l'interesse del Paese, il bene dei cittadini al primo posto, ma l'interesse del partito, il calcolo subdolo di cosa conviene per la propria conservazione, i propri privilegi.
A me pare una scelta controproducente, ma forse, in un Paese in cui la politica è malata e gli elettori sono frastornati da pifferai inconcludenti, magari sortirà gli effetti voluti.

martedì 19 ottobre 2010

Enel Green Power: denaro "verde" per finanziare il nucleare

Nuova mossa ad effetto per ENEL, che da oggi apre la sua offerta di vendita delle azioni di Enel Green Power, il braccio "verde" della potente utility dell'energia.
Annusati gli umori dell'opinione pubblica, piuttosto contrari alla rinascita del nucleare, su cui molto ha puntato, si veste di nuovi colori e soprattutto apre le mani per raccogliere un po' di contante dal mercato.
E cosi' scorpora le attività relative alla produzione di energia da fonti rinnovabili e con grande eco e una campagna pubblicitaria dagli effetti "vintage", lancia la sua offerta di azioni della nuova società Enel Green Power.
Grande furbata.
Perchè travestendosi da paladina della eco-sostenibilità e del rispetto dell'ambiente, mette sul mercato un pezzo di società sicuramente appetibile e nel frattempo raccoglie parecchi miliardi di Euro per finanziare gli sviluppi del nucleare, che, si sa, non sono a buon mercato.
Credo che sarebbe buona cosa rimanere fuori da simili manovre, anzi, continuare nella campagna di abbandono dell'Enel, scegliendo di sottoscrivere il contratto di fornitura di energia elettrica per le nostre case con operatori che effettivamente evitino di investire nel nucleare e siano vera garanzia di rispetto dell'ambiente.
In altri paesi sono state lanciate campagne di boiccottaggio di società pesantemente coinvolte nella rinascita nucleare. Ad esempio, in Gran Bretagna è stata lanciata la campagna "Boycott EDF", società francese che sta fortemente premendo per costruire in Inghilterra ben 4 impianti nucleari, nonchè partner di ENEL per il presunto nucleare italiano.
Facciamo vedere che gli italiani non vogliono il nucleare, cambiando il nostro operatore elettrico. Non finanziamo con le nostre bollette chi vuole riportare il nostro Paese sotto l'incubo dell'insicurezza atomica. Potete trovare valide alternative all'Enel in questa pagina FaceBook.
Oppure chiedetemi informazioni direttamente qui, inserendo un vostro commento.

domenica 10 ottobre 2010

Un altro stop per il "rinascimento" nucleare negli Stati Uniti

L'impianto nucleare di Calvert Cliffs
L'americana Constellation Energy ha definitivamente rinunciato al terzo reattore nucleare presso l'impianto di Calvert Cliffs (Maryland - US): troppo costoso e non economicamente conveniente l'interesse da pagare (880 M$, pari all'11.6%) per ottenere il prestito da 7.6 miliardi di dollari concesso dall'amministrazione statale.
Questo è un duro colpo non solo per il piano di rinascita nucleare varato da Bush e appoggiato da Obama, ma soprattutto per la francese EDF, la società che avrebbe dovuto costruire il reattore.
Quindi, le due società francesi coinvolte nell'affare sfumato, si trovano ancor piu' in pessime acque, vedendo svanire un'altra possibilità di business che pareva concreta.
La prima, EDF (società elettrica francese, corrispondente alla nostra ENEL) era già in piena crisi con l'impianto di Flamanville, in Normandia, in notevole ritardo temporale e fuori budget per i costi.
La seconda, AREVA, la società che ha progettato e detiene la tecnologia del reattore EPR, sempre piu' in difficoltà non solo per le beghe giudiziarie relative all'impianto di Olkiluoto (Finlandia), dove non riesce a rispettare budget e tempi di consegna, già slittati di almeno 3 anni, ma anche sotto indagine per supposti seri problemi di sicurezza del suo reattore, sollevati proprio nelle ultime settimane, che sembra mostrare dei punti deboli nella struttura pressurizzata, al punto da far ipotizzare possibili disastri simili a quello avvenuto a Chernobil nel 1986.

Insomma, brutto periodo per la tecnologia nucleare francese. Non rimane ormai che la fiducia di Berlusconi, che ha scelto proprio i francesi per la realizzazione dei prossimi 4 impianti italiani ... se ce la farà.

venerdì 8 ottobre 2010

Firmiamo per la proroga della detrazione del 55%

Aderisco volentieri all'appello al neo-ministro Romani perchè si adoperi per la proroga della detrazione del 55% per tutti gli interventi a favore del risparmio energetico e delle energie sostenibili.


Cosa sono le detrazioni del 55%?
La Finanziaria del 2007 ha introdotto la possibilità di beneficiare di detrazioni d’imposta per chi realizza interventi volti a migliorare l’efficienza energetica della propria residenza. In particolare si può chiedere la restituzione in cinque anni del 55% della spesa sostenuta per riduzione delle dispersioni termiche degli edifici, installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda, installazione di caldaie a condensazione e costruzione di nuovi edifici ad altissima efficienza energetica.

Per ogni altro dettaglio o approfondimento: www.cinquantacinquepercento.it

Per sottoscrivere l'appello: appello al ministro Romani



giovedì 16 settembre 2010

L'etica ? non abita piu' qui

Quello che sta succedendo in Parlamento in questi giorni è una dimostrazione di quanto il senso etico dei nostri governanti sia ormai a livelli da terzo mondo, tanto che perfino Napolitano si è preso la briga di richiamare all'ordine la classe politica.
Due gli episodi che vale la pena sottolineare, solo gli ultimi, senz'altro non gli unici.

Lo chiamano "gruppo di responsabilità nazionale", sono una ventina di deputati di vari partitucoli dentro al gruppo misto, che, mettendosi una mano sulla coscienza, sono disposti a sacrificarsi ed a votare a favore del governo per consentirgli di sopravvivere fino alla fine legislatura. Detta cosi', dà l'idea di persone che in nome di un interesse piu' alto, la stabilità del governo, appunto, sono disposte a rinunciare alla loro specificità, alla loro identità di residui partitici di altri tempi ed a votare pro-Berlusconi.
Il Marketing quindi vince sulla sostanza: il nome altisonante, la responsabilità nazionale, li eleva a disinteressati servitori dello stato. In realtà, è la solita compravendita dei voti, un "voto di scambio" bello e buono: in cambio del sostegno al Governo, si promettono posti di vice-ministro, di sottosegretario, di passacarte riconosciuto. Tant'è che la nomina del nuovo ministro allo Sviluppo, il sostituto di Scaiola (dimessosi piu' di quattro mesi fa!), prevista entro settimana scorsa, è nuovamente sospesa, rimessa in gioco dal risiko delle poltrone che si sta svolgendo in queste ore. E la posta in gioco, si sa, è molto alta.

Secondo fatto: passata quasi in silenzio, una dichiarazione di Stracquadanio, pasdaran del PDL, rende bene qual'è la cultura che domina nella nostra classe politica. Riporto dal Corriere della Sera: "Se anche una deputata o un deputato facessero coming out e ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza - insiste Stracquadanio - non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato". Con parole piu' chiare: prostituirsi per fare carriera (politica) è pienamente accettabile.
Che questi comportamenti siano sempre avvenuti, non è un segreto per nessuno. Io pero' continuo a pensare che siano retaggio della società feudale dei secoli passati, una aberrazione inaccettabile per una società civile, per una cultura in cui le persone sono tutte uguali, sia davanti alla legge che davanti alle opportunità.

Che il nostro presidente del consiglio sia privo di ogni valore etico e morale, è un dato di fatto. Ma che i suoi valori da Don Rodrigo della bassa Brianza diventino la normalità, la regola, nel nostro povero e bistrattato Paese, è una cosa che davvero non riesco a comprendere e ad accettare.

mercoledì 15 settembre 2010

PD: verso la resa dei conti finale?

Sembra proprio che si stia avvicinando il momento della resa dei conti, della battaglia finale: allontanatesi le elezioni anticipate (tra pochi mesi saremo a metà legislatura, meglio sciolgliere le camere nella seconda metà), il PD si ritrova con in mani problemi non risolti, con un cerino che tra poco potrebbe scottare le dita a qualcuno.
Bersani, dopo mesi di fibrillazione della maggioranza, finalmente mette nero su bianco una proposta concreta: rimbocchiamoci le maniche! un po' poco per uno che, da statuto, dovrebbe candidarsi alla presidenza del consiglio.
Veltroni invece rispolvera lo "spirito del Lingotto" (spirito nel senso di ectoplasma) e invita i parlamentari del PD a sottoscrivere una lettera d'intenti, che per molti pero' non esiste. Pare che firmeranno solo alcuni ex-Margherita (forse non era stata sciolta bene, a suo tempo).
Chiamparino non lascia passare un giorno senza sparare bordate alla dirigenza, alla segreteria, alla nomenklatura. Sta studiando da candidato per le primarie. Per andare 'oltre'.
Bindi butta acqua sul fuoco.
Marini butta benzina.
Renzi e Civati buttano D'Alema.
Siamo al tutti contro tutti, molte buone idee in circolo, ma un po' alla rinfusa, non si capisce se sono ipotesi di lavoro, ultimatum, fabbriche del programma, o semplici appunti che gli eventi turbinosi di queste settimane rilanciano per aria.
Quanto durerà ancora questa agonia?

giovedì 19 agosto 2010

Una proposta dirompente: primarie anche per la Camera ed il Senato

Interrompo il silenzio "vacanziero" del mio blog per rilanciare una proposta che ho raccolto nella rete e che mi pare quanto mai sensata.
Stiamo vivendo un momento di grande incertezza, in cui non si sa come andrà a finire tra pochi mesi: si voterà subito, con l'attuale legge elettorale definita "porcata" da chi l'ha strenuamente voluta, oppure avremo un governo di transizione con l'obiettivo di fare una nuova legge per scegliere il nuovo parlamento?
Credo che questa seconda possibilità sia veramente improbabile, proprio perchè sarà difficile unire tutte le opposizioni, con l'aggiunta dai finiani, sotto un unico cappello e soprattutto metterli d'accordo attorno ad un'unica proposta di legge elettorale, che vada bene per tutti.
Percio', penso che un partito minimamente serio dovrebbe cominciare a mettere in cantiere autonomamente quei meccanismi per la scelta dei propri candidati che garantiscano la volontà dei cittadini, dei suoi elettori e che con l'attuale legge elettorale vengono assolutamente disattesi.
Percio', la proposta che ho trovato in un gruppo di discussione in Facebook (un gruppo per un nuovo PD, gruppo al quale vi invito caldamente ad iscrivervi ed a partecipare) mi pare quanto mai azzeccata: il PD (e magari tutto il centrosinistra unito) faccia le primarie non solo per il candidato premier, ma anche per scegliere i singoli candidati da inserire nelle liste per la Camera e per il Senato.
Credo che un'azione di questo tipo avrebbe un impatto dirompente sulla disaffezione imperante che circola ormai con chiara evidenza in tutto l'insieme degli elettori e, forse piu' marcatamente, negli elettori del centro sinistra.
In realtà l'idea non è nuova, sarà attuata, come è avvenuto per le elezioni regionali, dal Movimento 5 Stelle, ideato da Beppe Grillo: le persone da candidare nelle liste del movimento vengono scelte attraverso votazioni effettuate in Internet, previa auto-presentazione dei candidati con brevi video o interviste. Mi pare un'ottima pratica e non capisco perchè partiti che vogliono presentarsi come "democratici" e vicini alla gente abbiano tante remore nel "copiarla".
Le Primarie per Camera e Senato darebbero ai cittadini quella possibilità di scelta dei candidati che al momento viene loro preclusa e lasciata solo ai capi partito. Rompere questo meccanismo, voluto dalle destre per avere la certezza della vittoria, restituendo di nuovo ai cittadini la parola e la scelta dai candidati sarebbe veramente una novità nel panorama politico attuale, ormai dominato da pochi oligarchi di dubbie capacità e privi di ogni valore etico.
Andare contro corrente, aggirare le leggi insane con atti di coraggio, rimettendo il potere nelle mani dei cittadini, potrebbe essere quel segnale di novità, di rinnovamento, di risveglio che tutti, nel centro sinistra e non solo, oggi si aspettano dagli asfittici partiti nazionali.
Chiediamo semplicemente un atto di coraggio a chi si propone come guida politica del Paese per i prossimi anni: non deludeteci, potrebbe essere la vostra ultima occasione