Spero che se Marchionne porterà via veramente dall'Italia la Fiat, almeno abbia il buon gusto di cambiarle nome. Per non creare confusione nella clientela.
Quanto detto domenica dall'AD di FIAT è una chiara dimostrazione di quanto siamo messi male oggi in Italia, nei rapporti tra imprenditori e lavoratori, tra classe dirigente e operai. E' un rapporto malato, squilibrato, segnato da reciproca sfiducia e scollamento. Lo stesso che abbiamo piu' volte stigmatizzato e cercato di spiegare anche tra politica e gente comune.
Dare la colpa agli operai per tutti i mali che minano la competitività del nostro Paese, mi sembra miope, oltre che ingiusto: se le cose vanno bene, il merito è dei managers, che si intascano poderosi premi e dividendi. Se invece vanno male, la colpa è degli operai. Anzi, si cerca di dividere tra loro i lavoratori, di metterli in conflitto gli uni contro gli altri, per poterli sfruttare meglio: divide et impera, dicevano i romani.
Ma perchè in Germania, o negli Stati Uniti, dove il lavoro costa due o tre volte piu' che da noi, le cose vanno molto meglio?
Una cosa credo faccia la vera differenza e sia indispensabile se vogliamo rinnovare il modo di intendere il lavoro: il senso di appartenenza. Un lavoratore tedesco è orgoglioso di lavorare per la sua azienda, perchè sa che l'imprenditore si fida di lui e lo sa valorizzare. Negli Stati Uniti è ancora piu' spinto questo "sense of belonging", addirittura con manifestazioni che a volte rasentano il ridicolo o il grottesco. Noi Italiani siamo esattamente all'opposto: il nostro datore di lavoro è visto come una controparte, non si perde occasione per cercare di denigrarlo, di "fregarlo". Sentimenti specularmente e abbondantemente ricambiati dal "padrone", in maniera reciproca. Percio' ogni occasione è buona per cercare di trarre i massimi vantaggi a se stessi (sia da una parte che dall'altra), a volte anche rischiando di compiere veri e propri abusi o addirittura dei reati (non mancano gli esempi, da una parte e dall'altra).
In Germania i sindacati siedono nei consigli di amministrazione delle aziende, anche se in minoranza, ne condividono scelte e responsabilità, perchè hanno capito che una impresa che funziona bene fa il bene di tutti. Gli imprenditori apprezzano questa presenza ed il comportamento responsabile dei sindacati, perchè sanno che senza di loro non si va da nessuna parte. Ciascuna delle due parti sa che l'altra è indispensabile per ottenere quella sicurezza e quel benessere che diviene "bene comune" per tutti. Non mancano le contrapposizioni, non mancano le trattative, nemmeno gli scioperi mancano, ma alla fine si cerca il maggior consenso possibile, per il bene di tutti.
Da noi, no: l'AD della maggiore fabbrica italiana, una delle poche industrie manifatturiere ormai rimaste, dice in televisione che la parte italiana delle sue fabbriche non produce un Euro di utile operativo, per colpa delle richieste esose e dei comportamenti assenteisti degli operai. Il ministro delle Finanze addirittura dice che la sicurezza sul lavoro e i diritti "perfetti" sono un lusso, che in Cina o in Bulgaria non si possono permettere: loro lavorano e noi siamo in cassa integrazione.
Mi vengono in mente poche eccezioni che confermano questa regola ormai diffusa: la Ferrero e l'Esselunga sono due aziende "padronali", un proprietario (o una famiglia) che decide la politica industriale, le strategie. Nessun azionariato diffuso, società non scalabili in borsa, aziende che non hanno come priorità massima il dover produrre dividendi per i loro azionisti. Sindacalizzazione ai minimi e comunque morbida. Eppure sono due società sane, la prima esporta in tutto il mondo, la seconda è costantemente oggetto delle mire di gruppi stranieri, sempre rifiutate. Due aziende i cui dipendenti sono orgogliosi di lavorarvi, di appartenere a quel gruppo di persone che tutte assieme hanno fatto la fortuna di quel marchio, di quella "intrapresa". Imprenditori "illuminati", lavoratori valorizzati e contenti.
Quanti lavoratori in Italia possono dire altrettanto? vantarsi di lavorare per una certa società, esserne fieri? ce ne sono, senz'altro, ma forse si contano sulle dita delle mani.
Caro Marchionne, forse quello che ti serve per aumentare il valore delle azioni FIAT lo troverai in Polonia o in Brasile o in Serbia. Ma se il trattamento che verrà riservato a quelle maestranze sarà lo stesso di quello usato qui da noi, il tuo successo sarà effimero e passeggero. E non andrai lontano.
Il rispetto per gli altri essere umani è l'ingrediente indispensabile per lasciare un segno, per rimanere nella storia positiva di un Paese. Purtroppo, è ormai merce assai rara dalle nostre parti.
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martedì 26 ottobre 2010
mercoledì 21 ottobre 2009
Posto fisso: forse Tremonti pensava al suo

Certo, perchè, da quanto riportano le cronache, pare che il clima fra Tremonti ed il capo sia quanto mai bollente: non c'è più il feeling di una volta e forse anche il fido economista si sta preparando al "dopo".
Sembra proprio, infatti, che la posizione espressa dal ministro Tremonti sia in qualche modo condivisa, o almeno apprezzata, in certe aree del centro-destra, oltre che, ovviamente, in ampie zone del sindacato e della sinistra. Berlusconi quindi è stato costretto a condividere pubblicamente le idee del suo ministro per non lasciarli troppa corda e prevenire l'accerchiamento.
Non sappiamo se le cose stiamo veramente così. Di sicuro, il nervosismo nella destra è molto alto e ci si sta, giorno dopo giorno, avvicinando alla resa dei conti. Staremo a vedere.
Sul tema specifico del posto fisso o flessibile, sono convinto anch'io che non si può più tornare indietro. I tempi in cui l'unico modo di assumere era quello "a tempo indeterminato" credo siano definitivamente conclusi.
Questo non vuol dire che mi vada bene come stanno andando le cose ora. Un conto è la flessibilità, un conto la più totale precarietà. Si deve andare, più velocemente possibile, verso un sistema in cui chi accetta il rischio di un lavoro precario, venga opportunamente pagato. Non come ora, dove il datore di lavoro ha un vantaggio esplicito e notevole nell'assumere in maniera flessibile (in termini economici e di flessibilità della forza lavoro), mentre il lavoratore ne paga tutte le conseguenze (in termini economici e di precarietà).
Quindi: mi vuoi assumere in maniera temporanea? mi paghi (molto) di più di un assunto a tempo indeterminato. Poi sarò eventualmente io a scegliere se mi conviene di più un posto sicuro, pagato meno, o un posto a rischio, ma ben retribuito. Oppure, dal punto di vista dell'imprenditore: voglio la flessibità della mia manodopera? Beh, mi costa di più. Voglio risprmiare? Assumo a tempo indeterminato.
Tra l'altro è così nei principali paesi europei: in Inghilterra, o nella vicina Svizzera, posso essere licenziato dall'oggi al domani, ma guadagno il doppio di un equivalente lavoratore a posto fisso.
E' così semplice!!
giovedì 15 ottobre 2009
Divide et impera

Lo dicevano gia' i Romani: se vuoi governare tranquillo, fa in modo che i tuoi nemici siano divisi.
Oggi si e' compiuto un passo drammaticamente importante, storico, in questa direzione. La firma separata del contratto dei metalmeccanici, separata per quanto riguarda i sindacati: UILM e FIM-CISL hanno firmato, gli altri (FIOM, della CGIL) e UGL (anche se per motivi diversi) no, e' un eclatante esempio di come il detto dei nostri antenati latini sia sempre attuale.
Non voglio entrare nel merito del contenuto dell'accordo, se 112 Euro siano tanti o pochi (solo come riferimento, a gennaio 2008 - il contratto precedente - erano stati concessi 127 Euro), ma il fatto che per la prima volta da trent'anni il sindacato dei metalmeccanici si e' presentato spaccato alla controparte.
E' un grande successo per il governo, infatti tutti i suoi ministri brindano e si lasciano andare alle lodi piu' esagerate. Dice Sacconi - Ministro del Welfare: "La sottoscrizione del contratto dei metalmeccanici in tempi brevi e con rilevanti contenuti di welfare conferma la positività del nuovo modello contrattuale e la semplificazione delle relazioni industriali che grazie ad esso si sta realizzando. Le nuove regole infatti tolgono al contratto nazionale quell'improprio carico di significati - anche di carattere ideologico - facendone un momento importante ma inserito in un continuo contesto di interazione tra le parti sociali nella dimensione dei territori e delle aziende". Che, riletto, significa: senza i comunisti il mondo e' migliore.
Se i sindacati firmatari fossero seri (ma sappiamo che non lo sono, altrimenti non si sarebbero comportati cosi'), l'accordo dovrebbe ora essere sottoposto al referendum dei lavoratori, come avvenne due anni fa per il precedente contratto. Se venisse bocciato, sarebbe una bocciatura per il modello "separatista" del trio Berlusconi-Bonanni-Angeletti. Che il minuto successivo dovrebbero andarsene, per aver dilapidato un capitale (l'unità sindacale, appunto) di valore inestimabile.
L'accordo potrebbe anche essere approvato dai lavoratori, nel qual caso se ne dovrebbe andare Epifani, che dimostrerebbe di non aver capito che il paese sta andando, purtroppo, da tutt'altra parte.
In ogni caso, un accordo come questo non puo' passare nella piu' totale indifferenza, come se niente fosse, come sta avvenendo.
In ultimo, per chi ancora non lo conoscesse, andate a rileggervi il malaugurato "Piano di rinascita democratica" (pagina 14, si ritrovano quasi le parole di Sacconi), redatto in tempi non sospetti - era il 1976 - dal capo piduista Licio Gelli: un altro risultato positivo per Berlusconi, tessera P2 n.1816
martedì 13 ottobre 2009
Celestina: da "portaborse" a eroe nazionale

Questo post è dedicato a Celestina, ex (immagino) "portaborse" dell'onorevole Carlucci (PdL).
Il giudice Michele Forziati ha stabilito con la sua sentenza che la suddetta Celestina svolgeva compiti di "segretaria particolare" (dal 2004 al 2006) e quindi i rimborsi in nero ricevuti dall'onorevole Carlucci, oltre ad essere in nero, appunto, erano anche inadeguati. Percio', l'onorevole in questione dovrà rimborsare alla sua assitente ben 10,170.39 Euro, piu' interessi.
Naturalmente non posso prendermela solo con il PdL, visto che i portaborse registrati sono solo 194, su un totale, apparente, di 500 e passa (erano 57 nel 2007). Quindi piu' di 300 sono tuttora "collaboratori a titolo non oneroso", praticamente pagati in nero.
Quindi, Celestina, che ha avuto il coraggio di rivolgersi al giudice, deve giustamente diventare l'eroina della battaglia alla Casta, ai furboni del "predico bene e razzolo male", distribuiti, credo, uniformemente in tutti i partiti.
Onore a Celestina. La migliore portaborse degli ultimi 150 anni.
Fonte: Corriere della Sera.
venerdì 11 settembre 2009
Rinnovi contrattuali: la moda della partecipazione agli utili ... ed ai rischi
Comincia a farsi strada, sia a livello politico e governativo, sia a livello sindacale, l'idea di legare le retribuzioni dei dipendendti, o almeno gli aumenti contrattuali, a forme di partecipazione agli utili aziendali.
In altri termini, anziche' concedere aumenti di stipendio per contratto, validi per tutta una categoria (ad esempio, i metalmeccanici), trasformare in tutto o in parte l'incremento retributivo in azioni o in diritti di opzione sulle azioni della societa' di appartenenza.
Il tutto, accompagnato da sgravi fiscali e/o contributivi, validi per il lavoratore e per il datore di lavoro (di fatto a carico della fiscalita' generale, quindi di tutti i cittadini).
La proposta viene da Tremonti, subito seguito entusiasticamente da Sacconi, che addirittura promette una legge per fine anno. Con un vincolo, pero', per non scontentare gli industriali: "far partecipare i lavoratori agli utili, non alla gestione".
Aperture quasi euforiche sono subito venute anche da una parte dei sindacati, UIL e UGL, mentre la CISL chiede di contare anche nella gestione e la CGIL rimane molto critica.
La questione e' in effetti ancora molto confusa e bisognera' attendere la proposta di legge del Governo prima di poter giudicare compiutamente. Per ora esiste solo una proposta di legge del Sen. Ichino, che ha cercato di redigere un testo "bipartizan".
Il tema e' comunque molto delicato e discutibile.
Se da un lato e' infatti condivisile agganciare una parte della retribuzione dei lavoratori ai risultati dell'azienda, ad una produttivita' misurabile, e' dall'altro lato incomprensibile liquidare questa quota, che gli spetta, con delle azioni, quindi con una partecipazione al capitale di rischio, per di piu' senza poter in alcun modo partecipare o esprimere un parere sulla gestione dell'azienda. Il dipendente vedrebbe il suo lavoro retribuito con qualche cosa che potrebbe avere un certo valore oggi, la meta' domani, valere zero dopodomani. Mi pare un "raddoppio" del rischio per i lavoratori: se per caso l'azienda fosse in difficolta', potrebbero sia perdere il posto di lavoro, sia veder azzerato il valore dei titoli con cui la loro attivita' e' stata (parzialmente) retribuita.
Ci sono poi una serie di implicazioni che meriterebbero qualche ulteriore approfondimento.
Prima tra tutte: la co-gestione. Se i lavoratori partecipano agli utili (nel bene nel male) devono in qualche modo anche poter conoscere, valutare e discutere le linee industriali e finanziarie, le scelte aziendali che determinano i risultati. Altrimenti, che senso ha? Su questo punto, la proposta Ichino lascia piena liberta' (ci puo' essere o meno), mentre Confindustria ha una chiusura assoluta.
I benifici fiscali: a cosa servono? forse solo per invogliare a scegliere questa modalita' di retribuzione, a cui verrebbero limitati e condizionati, a spese di tutti i cittadini, anche di chi non c'entra. Ma, messa cosi', suona come il solito specchietto per allodole, utile solo ad attirare nella trappola e consentire di spennarti senza troppo soffrire.
I benefici contributivi - pensionistici: anche qui, di chi e' il vantaggio? sempre in attesa di maggiori dettagli, sembrerebbe che la retribuzione sotto forma di utili sarebbe esente da contributi, ma pure non conterebbe per i calcoli pensionistici. Quindi, alla fine, ci guadagnerebbe solo il datore di lavoro; oppure potrebbero contare per la pensione, ma i relativi costi sarebbero ancora una volta a carico della collettivita' intera. Per poi dire: le pensioni costano troppo, cambiamo le regole (in peggio, come sempre).
Ultimo, ma non meno importante: se il lavoratore sciopera, sciopera contro se stesso ? anche questo e' un aspetto interessante ...
giovedì 5 marzo 2009
Passata la festa, gabbato lo santo
La saggezza popolare, alla fine, ha sempre ragione.
Purtroppo, dovremmo dire in questo caso, trattandosi del licenziamento di 40 operai della ditta SMI, che si occupa della manutenzione presso la Eurallumina di Portovesme (Sulcis, in Sardegna).
La Eurallumina e’ una ditta che produce allumina, una materia prima della filiera dell’alluminio. E’ di proprieta’ della Rusal, multinazionale russa. I proprietari hanno deciso di chiudere lo stabilimento in Sardegna, vicino a Carbonia. Quindi il posto di lavoro e’ praticamente perso per 900 persone, tra dipendenti e indotto. Un disastro per una zona dove non e’ cosi’ facile riconvertirsi e trovare un altro lavoro.
In campagna elettorale (per l’elezione del Presidente della regione), Berlusconi in persona ed il suo pupillo Cappellacci, avevano promesso grandi cose, visti i buoni rapporti tra Berlusconi e Putin: c’avrebbe messo lui una buona parola e tutto si sarebbe risolto.
Ma, come si diceva in apertura, la festa e’ finita (con la vittoria del suddetto Cappellacci, provvido di buoni propositi) e per Eurallumina la festa sta finendo proprio male. Infatti, fonti sindacali informano che sono partiti i primi 40 licenziamenti proprio per la SMI, ditta appaltata dalla Rusal per la manutenzione in Eurallumina.
I sindaci della zona, con in testa quello di Carbonia, Pierluigi Carta, stanno manifestando dal 26 febbraio a Roma, davanti a palazzo Chigi, sperando almeno in un colloquio con colui che appena un mese fa aveva promesso di intercedere presso il suo compagno (di merende) Putin. Invece niente, non li ha ricevuti nemmeno un usciere di palazzo. Pare che il capo non abbia tempo (ma come? un mese fa andava in Sardegna tutti i fine-settimana per la campagna elettorale, ora dove li passa i suoi week end?) e nemmeno qualche sottosegretario riesce a liberarsi.
Vatti a fidare delle promesse di un politico !!
venerdì 5 dicembre 2008
Un fiocco nero contro le morti sul lavoro

Riceviamo questa segnalazione da Rifondazione Comunista della provincia di Milano. Ci associamo e diffondiamo l’appello. Chi vuole aderire puo’ mandare una mail a: iodicobasta@gmail.com
Il 6 dicembre dello scorso anno le fiamme della fonderia Thyssen a Torino, bruciarono la vita di sei lavoratori, giovani lavoratori che persero il loro futuro, per sempre.
Una così grande tragedia, la sofferenza dei famigliari, dei compagni di lavoro, di tutti, fu un grido che non si poteva non ascoltare, ci disse che quando di lavoro si muore la società intera porta una ferita profonda, ci disse ciò che già sapevamo: ogni giorno vi sono morti, ogni giorno gli incidenti sono migliaia, di lavoro ci si ammala e l’amianto ha ucciso e uccide ancora.
Sono lavoratori italiani, rumeni, curdi, slavi, indiani e di tante altre parti del mondo. Il popolo degli invisibili, del lavoro nero, le vittime ignote pagano il prezzo più alto. Nulla rende la vita più precaria della morte.
Dicemmo allora: mai più morti sul lavoro, non si può restare indifferenti, rifiutiamo l’assuefazione. Lanciammo una campagna per il diritto alla dignità e alla vita sul lavoro. Ci mobilitammo. Ricordate la catena umana in Piazza del Duomo? Il nostro sentire comune?
Oggi diciamo che non abbiamo dimenticato e perciò proponiamo di far ancora sentire la nostra voce rivolta al mondo del lavoro, la voce di quanti ancora nutrono sentimenti di solidarietà, di appartenenza, capaci di indignarsi.
Proponiamo che nella settimana che va dal 6 dicembre (anniversario della tragedia della Thyssen), al 12 dicembre (giornata di mobilitazione dei lavoratori e lavoratrici per lo sciopero generale, che auspichiamo sia anche di popolo), vengano assunte iniziative, anche simboliche, alle quali tutte e tutti possono partecipare e autorganizzare. Iniziative che segnino la nostra ribellione e la volontà di impedire che la strage continui, che ogni giorno si ripetano i drammi, che dicano a noi stessi e a tutti: ciascuno faccia la sua parte. Mai più morti sul lavoro!
In particolare proponiamo che dal 6 al 12 dicembre (giorno dello sciopero generale):
- ognuno porti un fiocco nero intorno al braccio, sulla giacca o sulla borsa, come segno di lutto e di indignazione contro le morti sul lavoro;
- nelle sedi istituzionali vengano assunti impegni per il futuro e atti simbolici per sottolineare quanto sconvolgente sia il susseguirsi di morti e incidenti, e consiglieri e assessori portino un fiocco nero durante una seduta.
Questa settimana di impegno su questo terreno, organico a tutti gli obiettivi dello sciopero generale, sarà utile per valorizzare quanto già è stato fatto, in questo anno, per contrastare lo stillicidio di vite e in difesa della salute, a tutti i livelli: numerose infatti sono state le iniziative di sensibilizzazione nella società, nelle scuole e nelle istituzioni a tutti i livelli, dalle zone del decentramento al livello nazionale, con l’approvazione del Testo unico per la sicurezza sul lavoro, che va difeso dagli attacchi di Governo e Confindustria, e la legge fa finanziata e applicata.
E in particolare sarà utile per non fermarci, molto resta da fare: va costruita una diffusa coscienza nella società, la base per poter dire un giorno: “ il dramma delle morti sul lavoro appartiene al passato”.
Questa nostra “piccola” proposta ha il senso di sollecitare la visibilità di un sentire comune, di valorizzare la politica dei contenuti e dei valori di giustizia sociale che così gravemente sono aggrediti e scossi. È un’idea, se sarà da molti condivisa e praticata diventerà un fatto.
giovedì 4 settembre 2008
Sopravvivere ... a progetto
La societa’ per cui lavoro, dopo otto (ripeto: otto!) anni di rinnovi semestrali o annuali, non ha piu’ rinnovato il contratto ad alcune segretarie con contratto interinale, di fatto cacciandole.
E’ stato un dramma per noi (col posto fisso), che abbiamo lavorato gomito a gomito per tutto questo tempo, figurasi per loro: chi ha il mutuo da pagare (aperto con la garanzia dei genitori), chi un figlio ed un marito con stipendio normale (l’ultima settimana del mese si metteranno a dieta, che fa sempre bene), chi, pur da sola, deve comunque sbarcare il lunario. Tutte, comunque, con l’angoscia di cosa succedera’ loro da lunedi’ prossimo.
Da giovani, credevamo che la qualita’ della vita non potesse che migliorare, che il mondo fosse destinato a distribuire benessere a tutti, che la Giustizia non potesse che estendersi a tutti, un po’ alla volta. Insomma, che al passare del tempo non potessimo che stare meglio, tutti. Abbiamo sempre pensato che l’intera societa’ fosse incamminata verso il miglioramento e che indietro ormai non si tornava piu’.
E’ duro accorgersi che tutto cio’ non e’ vero, che se qualcuno sta meglio, c’e’ sempre qualcuno che sta peggio.
E’ questo lo sviluppo? e’ questo il benessere? finche’ continueremo a misurare la qualita’ della nostra vita con il PIL, con gli utili per azione, con i fatturati, continueremo a chiudere gli occhi sui disastri che questi numeri comportano.
E continueranno ad esserci altre ‘Marta’, altre ‘Antonella’, altre ‘Francesca’ che nel loro ultimo giorno di lavoro torneranno a casa piangendo.
Sara’ il caso di cambiare, prima che sia troppo tardi, per non doverci piu’ vergognare del mondo che abbiamo costruito.
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