Non si è ancora spento l'entusiasmo per il referendum del 12 e 13 giugno - quello che ha fermato i programmi di rinascita nucleare del nostro governo ed ha restituito all'acqua la sua posizione di bene essenziale per la vita, escludendone la "rilevanza economica" - che si profila all'orizzonte una nuova chiamata alle urne (referendarie) per cancellare l'ignobile legge elettorale definita "porcellum".
1.210.466: tanti sono stati i cittadini che, anche a costo di lunghe file (vedi foto presa a Milano, al banchetto in piazza S.Babila) hanno voluto firmare la richiesta di abrogazione di una legge antidemocratica e fatta apposta per proteggere la Casta.
Cosi' tanti, che anche il ministro Maroni, leghista della prima ora, afferma "Sono rimasto impressionato dal numero di firme raccolte in così poco tempo: anche questo è un segnale forte, sono dell'opinione che vada ascoltato e che si debba procedere al referendum". Eppure la Lega è forse il partito che piu' soffrirebbe per l'abrogazione di una legge che lei stessa ha voluto e preparato. Va dato atto al ministro di aver fatto un'affermazione coraggiosa e controcorrente, sperando non sia solo una nuova mossa della partita che Maroni sta giocando su un altro tavolo, quello della leadership all'interno della Lega stessa.
Alcuni osservatori, solo due giorni fa, attribuivano proprio alla Lega l'intenzione di rovesciare il tavolo ed andare al voto anticipato, per riuscire a votare una volta in piu' con la vecchia legge.
Staremo a vedere come andranno le cose, nelle prossime settimane.
Non pare invece altrettanto coraggiosa la posizione del PD, ancora una volta in bilico tra il si e il no: Parisi, braccio destro di Prodi e membro della Direzione del PD, è addirittura nel comitato promotore del referendum, ma Bersani, segretario dello stesso partito, non si schiera, non firma, e afferma che il referendum non è la strada da seguire per le riforme. Salvo poi saltare immediatamente sul carro del vincitore quando il numero di firme dice che la gente, gli elettori - in massa - vogliono cancellare questa legge elettorale.
Per la verità, la base del PD ha attivamente partecipato alla raccolta firme, nelle loro feste, nelle piazze, nei municipi governati dal PD. Ma la posizione defilata del segretario, che non ha voluto metterci direttamente la sua faccia, lascia come sempre trasparire la paura di prendere una posizione netta, precisa e chiara. Per non scontentare l'UDC, forse, contrario da sempre al referendum, e possibile, agognato alleato di futuri, ipotetici scenari. Sta di fatto che, per recuperare qualche voto al centro, il PD continua a non convincere schiere di potenziali elettori a sinistra, di fatto minando, giorno dopo giorno, l'unica vera possibile alternativa: un centro-sinistra serio e coerente, compatto e propositivo.
Sabato sera Bersani ha cosi' parlato del successo per le firme raccolte: "abbiamo aiutato la raccolta firme, abbiamo fatto un disegno di legge elettorale, siamo andati incontro a qualcosa che si era mosso prima di noi. Il partito che ho in testa - ha concluso - si comporta così".
Affermazioni, mio avviso, sconcertanti.
E' vero, hanno "aiutato a raccogliere le firme", ma detto da uno che non ha nemmeno firmato, suona un po' stonato, se non arrogante.
"Abbiamo fatto un disegno di legge elettorale", poi, vuol dire che non si crede nel referendum e che lo si vuole evitare: e allora, per cosa avete aiutato a raccogliere le firme?
Ancora: "siamo andati incontro a qualcosa che si è mosso prima di noi" è una palese dichiarazione di impotenza e di incompetenza, di incapacità ad individuare le cose importanti, di intercettare i bisogni delle persone e di precorrere i tempi, tutte cose che, personalmente, mi aspetterei come ovvie dal maggiore partito di opposizione del Paese.
"Il partito che ho in testa si comporta cosi'". Bene. Almeno sappiamo che è esattamente questo il PD che vuole Bersani.
Ma è veramente questo che serve agli Italiani?

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